Fortino del Pescara

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Fortino del Pescara
(Bagno penale borbonico)
Pescara Museo genti d'Abruzzo0002.JPG
via delle Caserme, a destra l'edificio del bagno penale
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàPescara
IndirizzoVia dei Bastioni
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1510-1557
StileRinascimentale, settecentesco, moderno
UsoFortezza e caserma (fino al 1943)
  • Museo delle Genti d'Abruzzo (dal 1982)
Realizzazione
ArchitettoErardo Balreduc
Proprietariocomune di Pescara
Bagno penale borbonico
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
CittàPescara
Coordinate42°27′43.42″N 14°12′47.33″E / 42.462061°N 14.213146°E42.462061; 14.213146Coordinate: 42°27′43.42″N 14°12′47.33″E / 42.462061°N 14.213146°E42.462061; 14.213146
Informazioni generali
TipoForte
StileRinascimentale
Costruzione1510-1557
CostruttoreErardo Balreduc
Primo proprietarioCarlo V d'Asburgo
Condizione attualeVisitabile, museo
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Il Fortino del Pescara, noto anche come Bagno Borbonico, era una fortezza militare, costruita nel 1510 per volere di Carlo V. Dopo varie trasformazioni del centro storico pescarese, nel 1998 è divenuta sede del Museo delle Genti d'Abruzzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del 1510 la città di Pescara era un agglomerato urbano molto dislocato, e in balia dei miasmi delle paludi del Porto Canale del fiume Pescara. Con il rischio inoltre di attacchi dei Turchi, Carlo V fece erigere delle torrette di controllo presso i porti delle principali città marinare adriatiche del centro sud, partendo da Giulianova, fino al profondo sud del Salento pugliese. Pescara, essendo un agglomerato urbano sufficientemente esteso, fu scelta come roccaforte marina del Giustizierato d'Abruzzo, essendo esattamente al centro dei due Abruzzi Citeriore e Ulteriore, presso il fiume Pescara che era il confine territoriale. Nel 1557 il progetto fu continuato da Erardo Balreduc. Il progetto era molto ambizioso, ossia quello di una fortezza esagonale, con relativi vertici minori sui lati dei vertici maggiori, controllante il piccolo agglomerato urbano di Portanuova, con fulcro nella Real Piazza di Pescara, e il villaggio di Castellammare.

Via dei Bastioni: a sinistra la fortezza

Nel XVIII secolo la fortezza era già di controllo dei Borboni partenopei, tuttavia, essendo ormai scomparsa la minaccia turca, le mura della fortezza furono in più punti demoliti, per favorire lo sviluppo urbano. Specialmente Castellammare Adriatico crebbe di popolazione, e iniziò una rivalità tra i due borghi, fino alla separazione nel 1807, con la proclamazione di Castellammare comune autonomo. La fortezza in quel periodo diventò un gruppo di caserme con carcere annesso, il bagno penale borbonico, che diventerà noto con le repressioni di Gioacchino Murat nel 1806 e più avanti con la repressione dei moti insurrezionali del 1848. Infatti il bagno penale fu descritta come una vera e propria camera di tortura dei carcerati, che morivano di stenti, per le ferite delle torture, e per le malattie causate dall'aria inquinata delle paludi fluviali. Nel 1853 ci fu una piena del fiume Pescara, che allagò il bagno penale, che proprio si affaccia sulla riva del fiume, provocando vittime tra i carcerati. Prima del 1861 vi fu rinchiuso anche il patriota Clemente De Caesaris, poi liberato per ordine di Giuseppe Garibaldi, e soprannominerà il bagno come "Sepolcro dei vivi". Sempre in seguito all'Unità d'Italia, la fortezza fu visitata da Vittorio Emanuele II, che si meravigliò dell'imponenza della costruzione per una piccola città dell'Adriatico. Nel 1882 ci fu il primo piano regolatore della città di Pescara, che previde la costruzione di nuovi spazi pubblici, l'ammodernamento delle vie di comunicazione e transito, e l'abbattimento di alcune parti della fortezza per ricavare abitazioni.

Nel primo '900 Gabriele d'Annunzio stesso, nelle sue Novelle della Pescara (1902), raccontò storie ambientate nel secondo Ottocento, testimoniando le condizioni precarie del carcere, nonché del metodo disumano con cui erano trattati i prigionieri. La caserma continuò ad esercitare il suo ufficio fino al bombardamento di Pescara del 1943. Fotografie storiche mostrano, prima della guerra, lo storico fortino ormai irriconoscibile, di cui era sopravvissuta soltanto la fascia presso il fiume, lungo la via dei Bastioni: un agglomerato rettilineo fortificato con tetto a spioventi e finestre. Dopo ulteriori danneggiamenti per la seconda guerra mondiale, il fortino è stato recuperato soltanto nel 1982. Il 13 marzo 1998 è inaugurato il Museo delle Genti d'Abruzzo nella sua sede attuale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Muro di via delle Caserme

Più che una fortezza, quella di Pescara era una vera piazzaforte, tra le più importanti affacciate sul mare Adriatico dell'Italia centrale. Era composta da una forma pentagonale con 7 bastioni: 5 a sud del fiume, e 2 a nord. Era sede di tre consolati: quello inglese, quello austriaco e quello turco.
I bastioni a punta, unitamente al cosiddetto rivellino, limite estremo di osservazione a nord-ovest, chiamato "mezzaluna", conferivano alla fortezza una strana forma geometrica a stella. Il fiume scorreva all'interno, dividendo a sud la cittadella dentro le mura dalla piazzaforte con i cannoni di zona Castellammare, a nord, gli spalti mutuavano il perimetro della piazzaforte. Un corridoio viario largo 10 metri, adibito a ronda, costituiva il primo fronte di controllo esterno. All'interno delle mura, postazioni fisse di sorveglianza armata insistevano sistematicamente ad una distanza di 60 metri.

In corrispondenza dei bastioni il camminatoio diventava unico corpo con il punto di sorveglianza. L'altezza dei bastioni era vincolata dalle necessità difensive e dal piano del terreno rispetto al fiume. Mediamente raggiungeva i 10 metri. In prossimità della "mezzaluna" la fascia di rispetto e di garanzia difensive era ancora maggiore. I punti maggiormente sensibili della piazzaforte svettavano in altezza con ulteriori costruzioni per l'osservazione e di difesa. Il muro di scarpa esterno era caratterizzato da una pendenza intorno ai 10°, riportava un'altezza di 4,60 metri, con forma della pietra circolare, inserita all'interno della struttura, per ammortizzare i carichi delle strutture superiori.
Un'ulteriori elevazione verticale di 2,50 metri concludeva in altezza il primo avanzato assetto ostativo d'ingresso alla cittadella. Il perimetro della cinta interna era di 2224 metri sulla destra e 673 sulla sinistra, l'edificio delle Caserme, sul lato fiume, rappresentava un'ulteriore cortina di difesa. Presso il ponte che collegava Porta Nuova a Castellammare c'era una torre di difesa di origini romane.
L'agglomerato di Pescara, dentro le mura, contava una Piazza Maggiore (l'attuale Piazza Garibaldi) e una Piazza d'Armi; nel XVII secolo aveva una superficie di 4500 mq, compresa la rete viaria. I bastioni della fortezza erano:

  • San Vitale (nord-ovest)
  • San Francesco (nord-est)
  • Sant'Antonio (ovest)
  • San Rocco (sud-ovest)
  • San Giacomo (sud)
  • San Nicola (sud-est)
  • San Cristoforo (est)

Secondo le cronache, alla maggior parte di questi bastioni corrispondevano dei luoghi di culto, in gran parte oggi scomparsi. Prima delle distruzioni del 1943 resistevano la chiesa del Sacramento o di San Cetteo (demolita nel 1933 per la nuova Cattedrale), la chiesa di Sant'Antonio, la chiesa del Rosario e la chiesa di San Giacomo in via dei Bastioni.
Nei pressi del Ponte D'Annunzio, a est, si trovava Porta Sala, dove si conduceva il sale marino nelle principali città del Regno di Napoli, e all'ingresso della zona nord della fortezza c'era un'ulteriore ingresso, detto Porta Cappuccini. Altre porte non più esistenti erano Porta San Cristoforo, Porta Ortona, Porta Nuova (presso Piazza Garibaldi, ricavata dall'arco della vecchia chiesa di Santa Gerusalemme) e Porta Chieti.

La porta maggiore si trovava su via delli Quartieri, avente forma di un arco romanico alto 6 metri e largo 4.

Muro di via delle Caserme - Museo delle Genti d'Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno è molto cambiato, in seguito ai restauri in stile moderno degli anni '80. L'intonaco è stato cambiato con sfumature di rosso e bianco, mentre la sala del carcere sotterraneo è stata lasciata intatta, nello stile settecentesco, con le volte tradizionali delle celle, e i cannoni borbonici. Le sale del moderno museo invece sono state allargate e cambiate profondamente dall'aspetto originale. La forma esterna è sempre quella di un complesso rettilineo di edifici a un piano solo, con il tetto a spioventi.

Il Museo delle Genti d'Abruzzo è stato inaugurato nel 1991 dall'ASTRA, e successivamente nel 1998 allestito nelle sale della fortezza. La descrizione :

Sala 1

Video sulla storia dell'uomo in Abruzzo 700.000 anni fa, descrivendo l'adattamento alle differenti condizioni climatiche della regione e lo stanziamento nelle grotte.

Sala 2

con reperti del Paleolitico (utensili in selce, e alcuni reperti romani dell'antica Aternum. I reperti sono stati rinvenuti nella Valle Giumentina di Caramanico Terme, e presso Popoli. Molti strumenti riguardano l'agricoltura pastorale, e i più conservati sono i reperti in ceramica di Catignano e Corropoli, segnando il passaggio dall'Età della Pietra a quella del Rame. I reperti dell'Età del Ferro riguardano sempre attrezzature pastorali come ricottiere, utensili, nonché le prime armature dei popoli italici del V secolo a.C. Tali reperti sono delle necropoli di Castiglione Casauria e Torre de Passeri.

Sala 3

È allestito un modellino di capanna a tholos in pietra, tipica dei pastori della Majella. Viene descritta la vita agreste abruzzese durante il tardo impero romano.

Sala 4

Alcuni oggetti del cristianesimo, tra i quali una statua romanica di San Michele Arcangelo. Il percorso fino al XX secolo attraversa le varie fasi dell'attività transumante abruzzese lungo i tratturi, fino alla rivalorizzazione dell'agricoltura nel XIX secolo con l'affermazione della borghesia.

Muro di via Caduta del Forte[modifica | modifica wikitesto]

Si conservano dei tratti di mura a scarpa in conci di pietra squadrati. Tale zona venne attaccata dai francesi nel 1799, quando Pescara venne presa a cannonate, ed era anche il magazzino principali dei cannoni, smantellato definitivamente negli anni '50. In alcune fotografie d'epoca era ancora possibile vedere il bastione di San Vitale, poi demolito quando il nuovo centro urbano di Pescara, dal 1927 in poi divenne la zona di Piazza Italia e Corso Vittorio Emanuele, con gli uffici amministrativi.
Ancora esistente è la chiesetta del Carmine, usata dai militari e oggi sconsacrata.
Fino al XVIII secolo era la chiesa principale di Castellammare Adriatico insieme alla Basilica della Madonna dei Sette Dolori, e successivamente venne soppiantata con la costruzione della chiesa del Sacro Cuore.
La facciata principale è circoscritta da una cornice aggettante, che prosegue verso il basso, con andamento spezzato e angolare, lungo tutto il perimetro. La volta interna rileva un ordito sottile di riquadri in stucco, arricchiti da motivi fitomorfi.
L'insieme attuale si presenta in stile tardo barocco, con l'interno ristrutturato in stile pseudo-classico nel 1997.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]