Fortezza di Pescara

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Fortezza Regia di Pescara
Piazzaforte pescara.jpg
Ubicazione
StatoDue Sicilie Due Sicilie
Stato attualeItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
CittàPescara-Stemma.png Pescara
Coordinate42°27′43.42″N 14°12′47.33″E / 42.462061°N 14.213146°E42.462061; 14.213146Coordinate: 42°27′43.42″N 14°12′47.33″E / 42.462061°N 14.213146°E42.462061; 14.213146
Informazioni generali
TipoForte
StileRinascimentale
Costruzione1510-1557
CostruttoreErardo Balreduc
Primo proprietarioCarlo V d'Asburgo
Demolizionefine '800
Condizione attualeVisitabili caserme di fanteria adibite a museo
Informazioni militari
UtilizzatoreRegno delle Due Sicilie
Funzione strategicaBaluardo settentrionale del Regno di Napoli
Termine funzione strategica1864
Azioni di guerraAssalto ottomano 1566, Guerra di successione spagnola, Guerre napoleoniche (1798, 1799, 1800)
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Bagno penale borbonico
Pescara Museo genti d'Abruzzo0002.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàPescara
IndirizzoVia delle Caserme, 24
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1510-1557
StileRinascimentale, settecentesco, moderno
Uso
  • Carcere e Caserme di fanteria (fino al 1861)
  • Caserme di fanteria (fino al 1943)
  • Museo delle Genti d'Abruzzo (dal 1982)
Realizzazione
ArchitettoErardo Balreduc
Proprietariocomune di Pescara

La Fortezza Reale di Pescara, oggi nota anche come Bagno Borbonico, era una fortezza militare del Regno di Napoli costruita nel 1510 per volere di Carlo V. Dopo la demolizione di bastioni e cortine di fine 800, e le varie trasformazioni del centro storico pescarese, nel 1998 la caserma di fanteria, unica struttura rimasta, è divenuta sede del Museo delle genti d'Abruzzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara.

Prima del 1510, Pescara era una cittadina molto periferica e di scarsa rilevanza all'interno del Regno di Napoli. Per fronteggiare la concreta minaccia (che si materializzerà in città 50 anni dopo) di assalti ottomani, in quel periodo ripresi vigorosamente in tutte le coste italiane, Carlo V fece avviare il sistema difensivo delle torri di avvistamento, costruite presso i fiumi ed i porti delle principali città marinare, partendo da Martinsicuro per arrivare fino a Gaeta, sulla costa tirrenica, coprendo tutta la costa del meridione italiano. Pescara, essendo un agglomerato urbano sufficientemente esteso, fu scelta come roccaforte marina del Giustizierato d'Abruzzo. Nel 1557 la costruzione fu continuata da Erardo Balreduc. Il progetto era molto ambizioso, ossia quello di una fortezza pentagonale, con relativi vertici minori sui lati dei vertici maggiori, controllante il tratto di costa pescarese e l'agglomerato che vi sorgeva all'interno.

Via delle Caserme: a sinistra le caserme della fortezza

Nel XVIII secolo la fortezza era sotto il controllo dei Borbone partenopei, ed essendo ormai scomparsa la minaccia turca, le cortine furono in più punti demolite per favorire lo sviluppo urbano. La fortezza in quel periodo diventò un gruppo di caserme con carcere annesso, il bagno penale borbonico, che diventerà noto con le repressioni di Gioacchino Murat nel 1806 e più avanti con la repressione dei moti insurrezionali del 1848. Infatti il bagno penale fu descritto come una vera e propria camera di tortura dei carcerati, che morivano di stenti, per le ferite delle torture e per le malattie causate dall'aria inquinata delle paludi fluviali. Nel 1853 ci fu una piena del fiume Pescara, che allagò il bagno penale (che costeggia la riva del fiume), provocando numerose vittime fra i carcerati. Prima del 1861 vi fu rinchiuso anche il patriota Clemente De Caesaris, poi liberato per ordine di Giuseppe Garibaldi, che soprannominerà il bagno "Sepolcro dei vivi". Sempre in seguito all'Unità d'Italia la fortezza fu visitata da Vittorio Emanuele II, che si meravigliò dell'imponenza della costruzione per una piccola città dell'Adriatico. Nel 1882 venne approvato il primo piano regolatore della città di Pescara, che prevedeva la costruzione di nuovi spazi pubblici, l'ammodernamento delle vie di comunicazione e l'abbattimento di alcune parti della fortezza per ricavare abitazioni.

Nel primo '900 Gabriele d'Annunzio stesso, nelle sue Novelle della Pescara (1902), raccontò storie ambientate nel secondo Ottocento, testimoniando le condizioni precarie del carcere, nonché il modo disumano con cui venivano trattati i prigionieri. La caserma, una volta chiuso il carcere, continuò la sua attività fino al bombardamento di Pescara del 1943. Fotografie storiche mostrano, prima della guerra, lo storico fortino ormai irriconoscibile, di cui era sopravvissuta soltanto la fascia presso il fiume, lungo la via delle Caserme: un agglomerato rettilineo fortificato con tetto a spioventi e finestre. Dopo i danneggiamenti della la seconda guerra mondiale, la caserma è stata recuperata soltanto nel 1982, e dal 13 marzo 1998 vi ha sede il Museo delle Genti d'Abruzzo.

Planimetria della fortezza[modifica | modifica wikitesto]

Prima di Carlo V[modifica | modifica wikitesto]

Corso Manthoné e Piazza Unione

Nel periodo medievale, la storiografica abruzzese ha molto dibattuto sulla consistenza delle difese di Pescara, a partire dalla fortificazione del porto di Aternum, prima dell'edificazione della nuova Piazzaforte Reale, sostenendo comunque che la fortezza di Carlo V di Spagna venne edificata dopo l'attacco turco nei primi anni del '500 sulle coste abruzzesi. L'antica cittadella di Aternum o Piscaria, il cui porto e le campagne circostanti erano al tempo controllate dall'aristocrazia chietina, per la povertà e l'insalubrità del luogo (aveva due laghi paludosi posti a sud-est del fiume), aggiungendo la scarsezza degli abitanti, non doveva avere difese eccezionali, probabilmente limitate ad una cinta di mura ed al castello, di origine bizantina, che sorgeva nell'attuale piazza Unione.

Rilievi stratigrafici delle varie ricostruzioni delle mura, visibili nel locale adiacente l'ingresso al Museo delle Genti d'Abruzzo, testimoniano infatti che nel XIV-XV secolo Pescara fosse già cinta da mura. Le mura vennero rifatte da Ruggero II di Sicilia, dunque una ricostruzione normanna sopra la vecchia cinta fortificata bizantina. All'epoca la cinta era molto robusta nella parte a nord (attuale Lungofiume Sud, presso gli uffici del Museo), dove raggiungevano lo spessore di 3, 60 mt. Si suppone che questa porzione avesse tre torri di guardia, di cui due poste lateralmente il ponte romano che collegava la cittadella di Aternum alla piana a nord del fiume, dove si trovava la dogana regia per il passaggio delle barche. Di queste torri si conserva il rudere di una, quella al lato mare; secondo altri le torri normanne erano 6: una a sud, un'altra al raccordo sud-est, e le altre a sud-ovest. Il lato ovest della cinta muraria si sviluppava lungo l'attuale via Orazio, secondo l'archeologo A. Staffa, il lato sud delle mura era quello più esteso, correva lungo via Conte di Ruvo, e aveva 8 torri.

Il lato est dalla parte del mare presentava l'altra porta della città, la porta difesa dal maschio bizantino detto Propugnaculum, ossia il castello, che sorgeva in Piazza Unione. Il lato est era dunque più corto, l'ammiraglio turco Piri Reìs, nella sua mappa del 1518, descrisse Pescara come cinta da possenti mura trapezoidali, che racchiudevano il castello da un recinto fortificato lungo la riva Nord.

Carlo V

La ristrutturazione operata da Francesco del Borgo, e poi da Jacopo Caldora (prima metà del XV secolo), aveva fatto sì che Pescara potesse considerarsi già una fortezza di fatto. In documenti redatti da Girolamo Ravizza di Chieti, si nota comunque che la fortezza aveva dei punti deboli, per lo scarso numero dei difensori (nel 1482 erano 800 stradioti della cavalleria leggera veneziana, che espugnarono il castello). Le fasi iniziali della ricostruzione della fortezza di Carlo furono influenzate dall'attacco francese del 1527, e dal contraccolpo spagnolo, per non parlare poi delle scorribande ottomane sulle coste.
Una descrizione del 1531 parla di Pescara come un villaggio abbandonato, con un deposito e alcune locande; esisteva la Doganella delle pecore, testimone del passaggio in città del Tratturello Frisa-Rocca di Roseto (oggi Crognaleto), posta presso il ponte di legno costruito sulle fondamenta di quello romano di Aternum. Carlo V respinse l'offerta di 12 mila ducati da parte di Chieti per continuare ad avere il feudo, e reintegrò a Pescara i d'Avalos di Vasto. Con l'avvento al potere di Napoli del viceré Pedro Alvarez de Toledo, e con progetto di Eraldo di Balreduc, nel 1533 presero definitivamente avvio i lavori della nuova fortezza trapezoidale.

La Real Piazza di Pescara[modifica | modifica wikitesto]

La "Real Piazza" di Pescara, in un disegno dell'abate G.B. Pacichelli

Il progetto riguardò la costruzione delle mura attorno il piccolo villaggio di Aternum nella zona sud del fiume (il quartiere Pescara Vecchia), e a nord, attorno la doganella (la zona di Rampigna). La cinta muraria della riva sud (Museo delle Genti d'Abruzzo) e del lato ovest a monte, ricalcarono quello della preesistente muratura normanna, anche se vennero fatte arrivare delle maestranze specializzate da Milano. La cinta muraria ad est (lato mare) della fortezza cinquecentesca ricalcava quella preesistente, e venne rinforzata. Dunque una porzione consistente delle mura, almeno di quella di via delle Caserme, fu semplicemente rinforzata, mentre gli sforzi di edificazione ex novo della piazzaforte riguardarono nuovi tratti a sud, e dei vari bastioni lanceolati. Fu prolungata la cinta muraria di via Conte di Ruvo, e via Vittoria Colonna.

Vi fu un altro fatto che impresse ulteriore lena a compire i lavori di fortificazione: quando il pontefice Paolo IV chiamò nel 1556 il re di Francia Enrico II ad intervenire in Italia contro gli Spagnoli, promettendo l'investitura del regno di Napoli a uno dei figli. Il francese Carlo di Rohan-Gié duca di Guisa invase l'Abruzzo, e pur avendo conquistato Teramo e Campli, rimase bloccato dalla resistenza di Civitella del Tronto, e si ritirò perché gli Spagnoli erano intervenuti in favore del nuovo viceré Fernando Álvarez de Toledo Duca d'Alba, figlio di Filippo II di Napoli. Nella cacciata, il Duca d'Alba rilevò l'importanza strategica di Pescara, che avrebbe potuto costituire una seconda sentinella al fiume, come la fortezza di Civitella. I lavori di costruzione furono pertanto accelerati. In un documento di Afán de Ribera duca d'Alcalà del 1560 si cita Pescara, con 200 fuochi (circa 1000 abitanti), principalmente forestieri, con 50 famiglie che possedevano case e vigne; la maggior parte degli uomini erano usati come braccianti o forza lavoro per la costruzione del forte.

In una nuova relazione del 1558 del Maresciallo Bernardo di Aldana, si chiedeva la realizzazione della fortificazione con bastioni sia sulla riva nord che a sud, mentre il duca d'Alba, facendosi aiutare da Gian Tommaso Scala, il vero progettista ed esecutore della fortezza, concentrò l'azione edificatoria su Pescara, sulla riva destra, dove la cinta poteva essere completata in tempi rapidi. Tra il 1559 ed il 1560 fu eretto il bastione di San Giacomo, che era posto tra via Italica e via Vittoria Colonna, nel 1560 fu realizzato il terrapieno del bastione Sant'Antonio a monte del fiume, presso la vecchia torre normanna di via Orazio, completato successivamente, e nel 1562 si aggiunse il bastione di San Nicola, detto "Torrione"; era il bastione sud, presso l'odierno incrocio tra via Vittoria Colonna, viale Marconi e via Vespucci. Il 1563 fu l'anno di svolta per la fortezza, quando vennero realizzate le casermette per l'alloggiamento dei militari, mentre si lavorava al bastione San Rocco (presso la stazione ferroviaria Porta Nuova), e al bastione San Cristoforo o della Bandiera, che era posto lungo il lato est del fiume, coevo del Sant'Antonio al lato ovest. In una relazione del 1566 di Ferrante Loffredo, marchese di Trevico, la fortezza di Pescara poteva definirsi quasi completata

Giovanni Girolamo II Acquaviva d'Aragona

All'epoca dell'attacco turco di Piyale Paşa, nell'estate 1566, la fortezza di Pescara era ben difesa dal duca Giovan Girolamo I Acquaviva, e così il comandante preferì andare oltre, saccheggiando Ortona e Francavilla al Mare, dirigendosi poi per Vasto. Le mura nuove erano alte 8 metri sul piano di campagna, spesse 3,60 mt, e oltre alla cortina che correva per 3 lati, c'era il quarto strato lungo il lato nord del lungofiume, tra i bastioni Sant'Antonio e San Cristoforo (la via delle Caserme), la porzione più ampia delle mura, dove si trovava la Porta Reale, il principale ingresso dal ponte sul fiume. Il tutto era circondato da un fossato largo 20 metri, con i 5 bastioni lanceolati. Oltre a questi bastioni della porzione sud, che circondavano l'antica Aternum, ce n'erano due sulla riva nord, a guardia della doganella e del Corpo di Guardia: il San Vitale (Piazza Martiri Dalmati e Giuliani - via Caduta del Forte) e il San Francesco (via Caduta del Forte - Corso Vittorio Emanuele).
I bastioni Sant'Antonio e San Rocco presidiavano il lato ovest ed erano dotati di alti terrapieni, ampi fossati ricolmi di acqua del fiume, massicce mura perimetali e un tiro incrociato. La stessa cosa era presente sulla riva sud, dove il nemico aveva il fiume da valicare, e doveva esporsi al tiro degli assedianti posti sulle mura, e a quello dei bastioni Sant'Antonio e San Cristoforo.

Nelle cartine spagnole si mostra come il transito alla fortezza da nord-sud avvenisse attraverso il ponte romano, vigilato dalle mura dei bastioni San Viale sulla riva nord, e di Sant'Antonio sulla riva sud, e dalla grande torre medievale posta a guardia della doganella. Il passaggio fu poi dismesso e aperto un ponte levatoio centrale, la torre del dazio si trovava presso il parcheggio attuale della golena sud, e al Centro Nazareth. Il passaggio est-ovest, sempre secondo la piantina, avveniva attraverso un ponte di legno che collegava il terrapieno al lato ovest nei pressi del bastione Sant'Antonio, con la strada verso contrada Villa del Fuoco e Chieti.
Il transito ovest-est sulla riva sud in direzione mare (porto) e di Francavilla avveniva attraverso un altro ponte di legno che collegava il terrapieno del bastione San Cristoforo prospiciente la riva, con la via Marina. Interessante vedere che in questa carta, nella zona di Piazza Unione, si trovassero ancora le rovine del basamento del castello Propugnaculum d'epoca bizantina, sopra cui venne costruito il bastione San Cristoforo. In sostanza, la fortezza venne realizzata non per resistere all'assedio di eventuali nemici, ma per arrestare qualsiasi tentativo di attacco, in attesa dell'arrivo di rinforzi esterni; era un ottimo ricovero per le truppe e le guarnigioni, ed era organizzata con stabilimenti e depositi di viveri.

La fortezza nel Settecento e nell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Proprio per la posizione strategica del sito, e per l'esistenza stessa della grandiosa fortezza, Pescara subì dalla metà del Seicento al primo Settecento vari attacchi: Giovan Girolamo II Acquaviva d'Aragona che era il controllore della guarnigione militare di Pescara, nel 1707 dovette affrontare l'attacco austriaco nell'ambito della guerra di successione spagnola. Con 800 uomini il duca d'Atri tenne bloccato per un mese l'esercito assalitore di oltre 9 mila austriaci, tuttavia la fortezza in seguito venne presa. Nel 1734 durante la guerra di successione polacca, Spagnoli e Austriaci si scontrarono nuovamente a Pescara, in mano agli austriaci. Dopo che Carlo III di Borbone venne proclamato re di Napoli, gli spagnoli, insieme alla forze di Francesco Eboli duca di Castropignano, assediarono la fortezza, acquartierandosi presso il convento di San Giuseppe dei Cappuccini (oggi quartiere dell'ospedale). L'assedio ci fu il 20 giugno dell'anno, le cannonate austriache danneggiarono il convento, ma disponendo solamente di 800 uomini, vennero sconfitti e la fortezza occupata il 4 agosto 1734.

L'ultimo grande assedio della fortezza ci fu durante la proclamazione della Repubblica Partenopea nel 1799, quando gli insorti liberali Ettore Carafa e Gabriele Manthoné di Pescara, cercarono di deporre il governo borbonico anche nella città abruzzese. Fu da qui che la fortezza, iniziò ad essere smantellata, e le caserme poste sulla riva sud del fiume, presso il quartiere Porta Nuova, ospitarono le carceri per i dissidenti politici. Nel frattempo si crearono le municipalità, nel 1806, di Pescara e Castellammare Adriatico, che nel frattempo si era sviluppata a nord-est del fiume, sulla fascia collinare. Pescara fu inclusa nel distretto amministrativo provinciale di Chieti, e Castellammare in quello di Teramo.
Altro assedio, la fortezza, lo subì nel 1815 quando gli Austriaci con un bombardamento a cannoni effettuato da Colle Pizzuto e Villa del Fuoco, indussero i francesi a guardia del forte a dichiarare la resa. Tornarono i Borbone al governo di Pescara, che da quell'anno sino al 1853 si concentrarono su importanti operazioni di bonifica del territorio, prosciugando le paludi della Vallicella, a nord del fiume (presso il vecchio rione del Borgo Marino - attuale via N. Fabrizi), e del lago Palata.
La fortezza venne sempre più ridotta, le mura vennero adibite a case, e dove non occorrevano vennero demolite, mentre le caserme del corso divennero le prigioni ufficiali, dove vennero rinchiusi vari patrioti del Risorgimento, tra cui Clemente De Caesaris, dopo l'insurrezione dei "martiri Pennesi" nel 1837.

Non tutte le mura della fortezza vennero demolite, ma altre porzioni, come soprattutto alcuni bastioni, furono semplicemente interrati per permettere lo sviluppo edilizio borghese; infatti rinvenimenti nel sottosuolo hanno dimostrato come in molti punti si fossero create le fondamenta dei nuovi palazzi di Pescara, il ponte romano crollò nel 1703 e venne sostituito da uno di barche, e poi di ferro, dove passerà anche il treno della ferrovia, a partire dal 1863.

Il quartiere Porta Nuova dalla pianta di Pacichelli a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Corso Manthoné: la casa di G. D'Annunzio

Vedendo la mappa dell'abate Giovanni Battista Pacichelli della "Real Piazza" di Pescara, è possibile, con l'aiuto delle lettere dell'alfabetico della legenda, farsi un'idea chiara di com'era la fortezza.

Nel quartiere Porta Nuova è possibile riconoscere molti punti dell'antica fortezza: il perimetro è scandito, andando in senso anti-orario, e partendo dalla parte a sinistra del fiume, dove si trovava il bastione Sant'Antonio, da via Orazio (con ingressi sulla destra al centro mediante via dei Bastioni via Conte di Ruvo e via Vittoria Colonna), poi a quest'incrocio dove stava il bastione San Rocco, proseguendo in via V. Colonna fino all'incrocio con viale Marconi (nel piazzale dell'ex Tribunale stava il bastione San Giacomo), a detto incrocio si trovava il bastione San Nicola; e risalendo il viale Marconi fino a Piazza Unione, dove stava il bastione San Cristoforo, avveniva il collegamento con le mura della porzione di via delle Caserme. Il bastione San Cristoforo è ancora ben visibile dalla passeggiata del Lungomare Sud, così come la porzione degli spalti, dove sono sta incise delle iscrizioni commemorative che ricordano i principali personaggi che riguardarono la storia della piazzaforte, da Carlo V a Vittoria Colonna, don Cesare Michelangelo d'Avalos e Giovan Girolamo II Acquaviva d'Aragona.

Attraverso l'inserimento di cartellonistica turistica nel centro storico, è possibile riconoscere anche luoghi dove un tempo si trovavano edifici di pregio, come palazzi e chiese. Gran parte di queste strutture è andata distrutta con le trasformazioni del Novecento, e ancor più con le ricostruzioni post-belliche. La Piazza d'Armi della fortezza era l'attuale Piazza Garibaldi, dove si affacciano l'ex municipio, oggi sede del Circolo Aternino, e la facciata di un anonimo palazzo edificato sopra la storica costruzione del Palazzo Mezzanotte. Lungo il viale Gabriele d'Annunzio, che dal vecchio ponte romano del bastione Sant'Antonio, collega il centro alla nuova città, sviluppatasi dalla confluenza con via Italica in poi, verso sud, sino al viale Pindaro dove si trova oggi l'Università, all'altezza di Piazza Garibaldi si trovava la vecchia chiesa di San Cetteo o del SS. Sacramento.

Viale G. D'Annunzio e Duomo di San Cetteo

La chiesa del XVI-XVII secolo aveva la facciata rivolta verso Piazza Garibaldi, ed era provvista di una torre campanaria, demolita intorno al 1927 per pericoli statici; e nel 1933-38 tutta la chiesa venne abbattuta e rifatta daccapo per ospitare un luogo sacro maggiore, l'attuale Cattedrale di San Cetteo. Sempre su questa via fu costruito intorno al 1910 il Teatro comunale "Vicentino Michetti", tutt'ora esistente, in stile liberty, per lunghi anni sede culturale principale del comune.
Procedendo verso l'interno, oggi rappresentato dalle tre vie principali: via delle Caserme, Corso Gabriele Manthoné e via dei Bastioni, con incroci di via Catone, via Corfinio, Largo dei Frentani, si ha l'impianto della cittadella principale all'interno della piazzaforte.
Presso via Orazio si trovava il convento di Sant'Agostino, di cui oggi resiste una porzione adibita a uso civile (nei pressi, in via Aprutini si trovava anche il monastero celestiniano delle Benedettine, dove si trova il mercato coperto - l'area in origine non era abitata e le prime case stavano dopo Porta Nuova, in via D'Annunzio), in Largo dei Frentani di trova un palazzo ricavato dall'ex convento dei Francescani, mentre sempre sul piazzale si affaccia la chiesa moderna del Sacramento o dell'Adorazione, dove sino al 1944 si trovava la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli (caratterizzata prima della distruzione bellica dalla torre campanaria a cuspide conica, e poi con la sopraelevazione dell'oroligio pubblico), e sempre prima della guerra, poco più sulla sinistra, sorgeva la cappella del SS. Rosario, dove venne battezzato Gabriele d'Annunzio.

In corrispondenza della chiesa di San Giacomo, a sud si trova la Piazza E. Alessandrini, lungo via Conte di Ruvo, area dello storico bastione San Giacomo, ricoperta di terra per realizzare nel Novecento i giardini di Piazza XX Settembre, dove si trovavano la Prefettura e la Banca di Pescara, prima dell'unione con Castellammare nel 1927. Di storico si conserva solo il Monumento ai Patrioti Ettore Carafa e Gabriele Manthonè in mezzo al piazzale, oggi dominato dal palazzo degli ex Tribunali. Lungo via Conte di Ruvo, all'incrocio con viale Marconi, dove si trovava un altro bastione, negli anni 30 fu costruita la Camera di Commercio , dall'altra parte della via, nell'area dello storico bastione San Rocco, fu costruito il Grande Albergo "Pescara" in stile liberty, in corrispondenza della stazione Portanuova.

Importante anche ciò che resta, in via D'Annunzio, della storica chiesa di Santa Maria di Gerusalemme (V-VIII secolo ca), esistente ancora alla fine dell'Ottocento, che da ovest all'altezza di Porta Chieti, introduceva alla cittadella, mediante il monumentale arco. Dopo la demolizione, rimase solo l'arco monumentale, detto volgarmente "Porta Nuova", che divenne in seguito il toponimo della città vecchia. Nel primo decennio del Novecento anche l'arco venne distrutto, lasciando solo le fondamenta. In fotografie antiche è ancora possibile vedere l'impianto circolare di questa chiesa, collegata alla torre campanaria con l'orologio pubblico, che combaciava prrsso l'arco trionfale con il campanile della chiesa del Sacramento o di San Cetteo.

Dopo la demolizione e l'allargamento di via Umberto I (via D'Annunzio), nel primo ventennio del Novecento, l'orologio fu trasferito sul campanile della chiesa di san Giacomo. In altre fotografie è possibile vedere tracce del Bastione San Cristoforo presso la Piazza del Ponte o Piazza Vittorio Emanuele II (attuale Piazza Unione), dove si svolgeva il mercato settimanale. Una piccola bottega d'epoca del pesce, in disuso, è visibile appena fuori le vecchie mura, in via del Mare.

La casa del poeta D'Annunzio si trova quasi accanto il Circolo Aternino, procedendo lungo il corso Manthonè; prima di essa si trovava un'antica abitazione, oggi occupata da una palazzina liberty, dove visse il patriota Ettore Carafa, collegata allo storico palazzo che prospettava su Piazza Garibaldi, sostituito poi da una costruzione moderna. La casa di D'Annunzio prospetta, sulla parte di via delle Caserme, sulla muraglie di casermette del bagno penale borbonico, dal 1982 riconvertito in Museo delle Genti d'Abruzzo e biblioteca "Vittoria Colonna". In Piazza Unione termina la fortezza, e si può ancora vedere ciò che resta dell'antica Torre Propugnaculum, detta anche "Castello", riconvertita ad abitazione civile, avente una pianta quadrangolare. Lungo via delle Caserme si trova un moderno arco a tutto sesto, che in origine era pa porta maggiore di accesso alla Cittadella sal ponte romano, bombardato dagli alleati il 14 settembre 1943, pertanto la porta fu ricostruita
Nella parte a nord del fiume, il bastione San Francesco (via Caduta del Forte all'incrocio col corso Vittorio Emanuele II) è stato demolito e ricostruito nel 1936 da Pilotti riproponendo l'aspetto lanceolato, per ospitarci il Teatro Massimo, mentre il San Vitale, ancora visibile sino alla seconda guerra mondiale, è stato distrutto per il campo militare Rampigna (via Martiri Giuliani e via Spalti del Re). Sopra le caserme di guardia e la dogana è stata realizzata la moderna Questura di Pescara (via Spalti del Re), e di antico si conserva la cappella del Carmine (XVIII secolo).

L'abbattimento

La fortezza era ancora integra al tempo della visita nel 1960 del re Vittorio Emanuele II, il quale si espresse a favore della demolizione delle mura per far sviluppare la città. A causa delle mura infatti, e della palude delle Saline presso l'area della Pineta, Pescara si sviluppò al livello urbano con forte ritardo rispetto al vicino centro di Castellammare Adriatico, che nel 1881 vide uma serie di rinnovamenti, ad iniziare con lo spostamento della sede municipale dai Colli sulla marina. I bastioni vennero parzialmente demoliti o interrati, come nel caso di quello di Sant'Antonio e San Rocco, in corrispondenza della stazione Portanuova, dove si vede il rialzo del terreno. Altri lavori vennero eseguiti alla fine dell'800 con la bonifica della palude a sud-est per permettere l'espansione sul vecchio viale Umberto I, sino al quartiere della Pineta, edificato a partire dal 1910-13 con la costruzione del Kursaal.

La città, data la presenza della palude, si sviluppò dalle vecchie mura lungo gli assi di via Conte Conte di Ruvo, Piazza XX Settembre (ex area bastione San Giacomo), viale Marconi sino al bastione San Cristoforo, con la piazza del ponte di ferro, sostituito nel 1934 sal Ponte Lottorio, e nel 1947 dopo la distruzione, dal Ponte Risorgimento, che collega direttamente all'asse centrale castellamarese del corso Vittorio Emanuele. Negli anni '30 può dirsi ampiamente completato il processo di scavalcamento delle mura della fortezza, rimanendo solo la parte fortificata di via delle Caserme.

La strada storica del corso Manthonè è rimasta inalterata, cambiamenti evidenti si sono susseguiti nel perimetro storico prscarese nella ricostruzione del secondo dopoguerra, con l'edificazione di palazzi moderni lungo via D'Annunzio, via dei Bastioni, Piazza Unione, piazza Garibaldi, via Conte di Ruvo, l'area della dogana tra i bastioni san Vitale e San Francesco è diventata sede della Questura, e di nuovi edifici, la Piazza Unione è stata inoltre semi occultata sal moderno asse attrezzato autostradale che copre completamente il vecchio bastione, cartelli espositivi sono stati inseriti nella parte storica di Portanuova, in corso Manthonè.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Muro di via delle Caserme

Più che una fortezza, quella di Pescara era una vera piazzaforte, tra le più importanti affacciate sul mare Adriatico dell'Italia centrale. Era composta da una forma pentagonale con 7 bastioni: 5 a sud del fiume, e 2 a nord. Era sede di tre consolati: quello inglese, quello austriaco e quello turco.
I bastioni a punta, unitamente al cosiddetto rivellino, limite estremo di osservazione a nord-ovest, chiamato "mezzaluna", conferivano alla fortezza una strana forma geometrica a stella. Il fiume scorreva all'interno, dividendo la cittadella dentro le mura dalla piazzaforte; gli spalti mutuavano il perimetro della piazzaforte. Un corridoio viario largo 10 metri, adibito a ronda, costituiva il primo fronte di controllo esterno. All'interno delle mura, postazioni fisse di sorveglianza armata insistevano sistematicamente ad una distanza di 60 metri.

In corrispondenza dei bastioni il camminatoio diventava unico corpo con il punto di sorveglianza. L'altezza dei bastioni era vincolata dalle necessità difensive e dal piano del terreno rispetto al fiume. Mediamente raggiungeva i 10 metri. In prossimità della "mezzaluna" la fascia di rispetto e di garanzia difensive era ancora maggiore. I punti maggiormente sensibili della piazzaforte svettavano in altezza con ulteriori costruzioni per l'osservazione e di difesa. Il muro di scarpa esterno era caratterizzato da una pendenza intorno ai 10°, riportava un'altezza di 4,60 metri, con forma della pietra circolare, inserita all'interno della struttura, per ammortizzare i carichi delle strutture superiori.
Un'ulteriori elevazione verticale di 2,50 metri concludeva in altezza il primo avanzato assetto ostativo d'ingresso alla cittadella. Il perimetro della cinta interna era di 2224 metri sulla destra e 673 sulla sinistra, l'edificio delle Caserme, sul lato fiume, rappresentava un'ulteriore cortina di difesa. Presso il ponte che collegava Porta Nuova all' Arsenale, nei pressi dell'odierno ponte ferroviario, c'era una torre di difesa di origini romane.
L'agglomerato di Pescara, dentro le mura, contava una Piazza Maggiore (l'attuale Piazza Garibaldi) e una Piazza d'Armi (che grossomodo si estendeva fra via Vittoria Colonna e via Conte di Ruvo); nel XVII secolo aveva una superficie di 4500 m², compresa la rete viaria. I bastioni della fortezza erano:

  • San Vitale (nel campo Rampigna)
  • San Francesco (piazza Duca d'Aosta)
  • Sant'Antonio (nei pressi del sottopasso ferroviario della pista ciclabile sulla golena sud, al di sotto dell'Asse attrezzato)
  • San Rocco (nei pressi del sottopasso ferroviario della via Tiburtina)
  • San Giacomo, detto Cavaliere o Bastione centrale (in viale Vittoria Colonna all'altezza del Mediamuseum)
  • San Nicola, detto Torrione (su via dei Marrucini, all'incrocio con viale Marconi)
  • San Cristoforo, detto Bandiera o Telegrafo (piazza Unione)

Secondo le cronache, alla maggior parte di questi bastioni corrispondevano dei luoghi di culto, in gran parte oggi scomparsi. Prima delle distruzioni del 1943 resistevano la chiesa del Sacramento o di San Cetteo (demolita nel 1933 per la nuova Cattedrale), la chiesa di Sant'Antonio, la chiesa del Rosario e la chiesa di San Giacomo in via dei Bastioni.
Nei pressi del Ponte D'Annunzio, a est, si trovava Porta Sala, dove si conduceva il sale marino nelle principali città del Regno di Napoli, e all'ingresso della zona nord della fortezza c'era un'ulteriore ingresso, detto Porta Cappuccini. Altre porte non più esistenti erano Porta San Cristoforo, Porta Ortona, Porta Nuova (presso Piazza Garibaldi, ricavata dall'arco della vecchia chiesa di Santa Gerusalemme) e Porta Chieti.

La porta maggiore si trovava su via delli Quartieri, avente forma di un arco romanico alto 6 metri e largo 4; al posto della porta, bombardata durante la seconda guerra mondiale, c'è l'apertura in stile moderno che funge da ingresso per il Museo delle Genti d'Abruzzo.

Muro di via delle Caserme - Museo delle Genti d'Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno delle caserme è molto cambiato, in seguito ai restauri in stile moderno degli anni '80. L'intonaco è stato cambiato con sfumature di rosso e bianco, mentre la sala del carcere sotterraneo è stata lasciata intatta, nello stile settecentesco, con le volte tradizionali delle celle, e i cannoni borbonici. Le sale del moderno museo invece sono state allargate e cambiate profondamente dall'aspetto originale. La forma esterna è sempre quella di un complesso rettilineo di edifici a un piano solo, con il tetto a spioventi.

Disegno dell'antica fortezza spagnola di Pescara, divisa in due dal fiume: a sud il quartiere Portanuova, a nord il quartiere Rampigna con le caserme di cavalleria

Il Museo delle Genti d'Abruzzo è stato inaugurato nel 1991 dall'ASTRA, e successivamente nel 1998 allestito nelle sale della fortezza. La descrizione :

Sala 1

Video sulla storia dell'uomo in Abruzzo 700.000 anni fa, descrivendo l'adattamento alle differenti condizioni climatiche della regione e lo stanziamento nelle grotte.

Sala 2

Mostra di reperti del Paleolitico (utensili in selce), ed alcuni reperti romani dell'antica Aternum. Diversi I reperti rinvenuti nella valle Giumentina di Caramanico Terme, e presso Popoli. Molti strumenti riguardano l'agricoltura pastorale, e i più conservati sono i reperti in ceramica di Catignano e Corropoli, segnando il passaggio dall'Età della Pietra a quella del Rame. I reperti dell'Età del Ferro riguardano sempre attrezzature pastorali come ricottiere, utensili, nonché le prime armature dei popoli italici del V secolo a.C. Tali reperti sono delle necropoli di Castiglione Casauria e Torre de Passeri.

Sala 3

È allestito un modellino di capanna a tholos in pietra, tipica dei pastori della Majella. Viene descritta la vita agreste abruzzese durante il tardo impero romano.

Sala 4

Alcuni oggetti del cristianesimo, tra i quali una statua romanica di San Michele Arcangelo. Il percorso fino al XX secolo attraversa le varie fasi dell'attività transumante abruzzese lungo i tratturi, fino alla rivalorizzazione dell'agricoltura nel XIX secolo con l'affermazione della borghesia.

Muro di via Caduta del Forte[modifica | modifica wikitesto]

Si conservano dei tratti di mura a scarpa in conci di pietra squadrati. Tale zona venne attaccata dai francesi nel 1799, quando Pescara venne presa a cannonate, ed era anche il magazzino principali dei cannoni, smantellato definitivamente negli anni '50. In alcune fotografie d'epoca era ancora possibile vedere il bastione di San Vitale, poi demolito quando il nuovo centro urbano di Pescara, dal 1927 in poi divenne la zona del campo sportivo di Rampigna.
Ancora esistente e recentemente restaurata è la chiesetta del Carmine, probabilmente preesistente alla fortezza ed usata un tempo dalle guarnigioni militari, oggi sconsacrata.
Fino al XVIII secolo era la chiesa principale di Castellammare Adriatico insieme alla Basilica della Madonna dei Sette Dolori, e successivamente venne soppiantata con la costruzione della chiesa del Sacro Cuore.
La facciata principale è circoscritta da una cornice aggettante, che prosegue verso il basso, con andamento spezzato e angolare, lungo tutto il perimetro. La volta interna rileva un ordito sottile di riquadri in stucco, arricchiti da motivi fitomorfi.
L'insieme attuale si presenta in stile tardo barocco, con l'interno ristrutturato in stile pseudo-classico nel 1997 e nuovamente nel 2001 quando fu per l'occasione benedetta.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]