Dionisio I di Siracusa

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« Quivi si piangon gli spietati danni: Qui v' è Alessandro , e Dionisio fero , Che fé' Cicilia aver dolorosi anni.(Dante, Inferno, canto XII, 107) »
Dionisio (Dionigi) I di Siracusa
moneta raffigurante Dionisio (Dionigi) I di Siracusa, circa 405 a.C.

Dionìsio I (in greco Διονύσιος), detto il Vecchio, conosciuto anche come Dionigi (430 a.C.367 a.C.) fu un tiranno di Siracusa. Per la sua visione strategica, lungimiranza ed il potere accumulato divenne il più famoso dei tiranni greci, anzi, "il" tiranno, prototipo del potere assoluto in contrapposizione alla democrazia nell'antichità classica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Epoca dionigiana.

Dionisio mosse i suoi primi passi come ufficiale dell'esercito siracusano di Ermocrate del quale sposò la figlia che morì suicida dopo aver subito delle violenze dagli oppositori politici di Dionisio[1]. La figura di Dionisio emerse alle cronache della storia quando, nella primavera del 406 a.C., i cartaginesi invasero la Sicilia con un potentissimo esercito, espugnando Selinunte, Himera, Agrigento, Gela e Camarina; seguirono sette mesi di assedio di Siracusa. I siracusani si difesero valorosamente, proprio al comando del giovane Dionisio, nominato comandante supremo (strategòs autokrator). In questo frangente difficile, Dionisio riuscì a stipulare un trattato che metteva fine alla guerra delimitando le rispettive zone di influenza. Gli insediamenti punici, elimi e sicani sarebbero rimasti sotto il controllo cartaginese, le popolazioni di Selinunte, Akragas, Himera, Gela e Camarina sarebbero ritornate alle loro città pagando un tributo a Cartagine, con la condizione di non erigere mura e sistemi difensivi; mentre Leontini, Messina e i Siculi sarebbero rimasti liberi. Dionisio invece avrebbe governato Siracusa grazie anche all'appoggio del popolo che ebbe dalla sua parte con l'uso della demagogia, mettendo fine così al periodo di governo democratico delle poleis di Sicilia.[2]

A partire dal 405 a.C., Dionisio, all'inizio aiutato da Ipparino e Filisto, assunse per gradi il potere e regnò su tutto il territorio della Sicilia fino a Solunto, estendendo la sua potente influenza fino al golfo di Taranto e all'Adriatico. Dioniso creò il

« ... più grande dominio d'Europa prima di quello macedone, e quindi una delle tappe miliari nello sviluppo dell'idea stessa di Stato territoriale nel mondo greco. »
(Domenico Musti, Storia greca, p. 553)

Dopo essere salito al potere Dionisio sposerà due donne contemporaneamente: Doride di Locri e Aristomache (figlia di Ipparino, nobile e combattente a fianco di Dionisio) siracusana.

Già nel 404 a.C. aveva denunciato il trattato con Cartagine, iniziando a sottomettere varie colonie sicule e spingendosi fino ad Enna. Naxos fu distrutta. A seguito della conquista di Catania, i suoi abitanti furono deportati. Sotto la sua guida venne potenziato l'esercito: si adottarono armi di nuova concezione come le catapulte; in breve, una poderosa cinta muraria fu costruita attorno Siracusa. Dionisio, inoltre, mise insieme una potentissima flotta, sfruttando le vaste zone boschive dell'Etna.

Nel 400 a.C. fondò una città alle pendici dell'Etna e la chiamò Adranon. Nel 398 a.C., aprì di nuovo le ostilità contro Cartagine. Assediò Erice, che si arrese, mentre Motia, dopo un anno di assedio, fu distrutta e gli abitanti trucidati. L'anno dopo, il 396 a.C., i Cartaginesi ritornarono in forze ed invasero quasi tutta la Sicilia, distruggendo Messina e arrivando a minacciare anche Siracusa. Sembra però che, a causa della peste, dovettero venire a patti con Dionisio. L'accordo consisté in un grosso indennizzo e il permesso di tornare a casa. Sotto il comando di Dionisio vi furono molti altri conflitti con Cartagine con alterne fortune e spargimenti di sangue. Mentre nella guerra tra Sparta ed Atene, Dionisio sostenne la parte di Sparta.

Nel 389 a.C., sconfisse l'esercito della Lega italiota ad Elleporo e, dopo un lunghissimo assedio, espugnò Reggio; quindi distrusse Caulonia, donando il territorio di quest'ultima a Locri Epizefiri, città a lui alleata, e trasferì il potere della Lega alla città di Taranto, la cui politica era mantenere rapporti amichevoli con il tiranno.

Dionisio si spinse anche in territorio etrusco: attaccò e distrusse, infatti, il porto di Pirgi (oggi Santa Severa) ed il suo santuario di Ilizia, oltre a saccheggiare Cerveteri, nella campagna del 384 a.C..[3] Fondò colonie con la funzione di basi navali nel Tirreno, in Magna Grecia e lungo l'Adriatico (Ancona, Adria, Spalato, Traù). Morì nel 367 a.C.

La crudeltà di Dionisio[modifica | modifica sorgente]

Come tiranno Dionisio divenne presto famoso per la sua crudeltà e la spietatezza con cui trattava i suoi avversari. Plutarco narra che a uno dei compagni di Platone, Aristide di Locri, il tiranno chiese in sposa una delle figlie. Ma egli stizzito rispose che avrebbe preferito vederla morta piuttosto che in sposa ad un tiranno. Poi dopo che Dionisio ne fece ammazzare i figli tornò a fargli la stessa domanda, ed egli disse che era dispiaciuto della morte dei figli ma che non aveva ancora cambiato opinione[4].

Secondo le ricostruzioni di Claudio Eliano Dionisio avrebbe rinchiuso nella cavità oggi chiamato orecchio di Dionisio il poeta Filosseno, reo di non aver apprezzato le opere letterarie del tiranno.

La colonizzazione dell'Adriatico[modifica | modifica sorgente]

Colonie siracusane in Adriatico (in rosso)

Intorno al 387-385 a.C., Dionisio il Grande intraprese un intenso programma di colonizzazione dell'Adriatico[5] Questo fenomeno portò alla fondazione in Italia di Ankon (Ancona)[6] e di Adria (Adria); nella costa dalmata vide invece la fondazione di Issa (attuale Lissa), Dimos (attuale Lesina)[7] e Pharos (attuale Cittavecchia di Lesina); quest'ultima città fu fondata in collaborazione con gli abitanti dell'isola greca di Paro. Issa a sua volta poi fondò Tragyrion (attuale Traù).

Con questo programma di colonizzazione Dionisio si assicurò un controllo totale sulle rotte adriatiche che portavano il grano padano verso la madrepatria greca, permettendo così a Siracusa di competere con gli Etruschi in questo commercio. Inoltre risolse un grave problema di politica interna, mandando a popolare la colonia di Ancona coloro che non sopportavano il suo regime tirannico[6]; nella nuova città essi avrebbero potuto ristabilire le libertà democratiche da lui soppresse.

Dionisio e la cultura[modifica | modifica sorgente]

Dionisio fu un sovrano che amava circondarsi di personalità della cultura. Il suo interesse per le arti è anche dimostrato dal fatto che scrisse lui stesso delle opere letterarie.

« Dicono che Eschine per bisogno venne in Sicilia da Dionisio e che mentre fu negletto da Platone fu invece presentato a Dionisio da Aristippo e che offrì alcuni dialoghi a Dionisio, dal quale ricevette doni. »
(Diogene Laerzio, II 61)

Tra le persone della corte Aristippo scrisse dei lavori intitolati: Sentenza per Dionisio e Sulla figlia di Dionisio.

Il poeta Filosseno di Citera visse per un certo periodo alla corte di Dionisio e, secondo una leggenda, fu da quest'ultimo rinchiuso nelle latomie per aver espresso giudizi severi sui tentativi poetici del tiranno[8].

Dionisio e Platone[modifica | modifica sorgente]

Dionisio e la spada di Damocle

Uno dei motivi per cui è ricordato Dionisio fu il clamoroso gesto di vendere come schiavo Platone dopo aver avuto una serie di colloqui con lui. Platone dopo essere sopravvissuto alla disavventura, grazie all'intercessione di Archita amico di entrambi, tornò ad Atene dove ricevette una lettera di Dionisio in cui chiedeva di non parlare male di lui. Diogene Laerzio parla del dialogo avvenuto tra i due:

« Ma quando Platone conversando sulla tirannide affermò che il suo diritto del più forte aveva validità solo se fosse stato preminente anche in virtù, allora il tiranno si sentì offeso e, adirato, disse: "Le tue parole sanno di rimbambimento senile", e Platone: "Ma le tue sanno di tirannide". »
(Diogene Laerzio, III 18)
« Dionisio disse una volta a Platone che gli avrebbe tagliato la testa; Senocrate che era presente: «Nessuno colpirà la testa di Platone prima della mia» disse, indicando la sua testa. »
(Diogene, IV 11)

Monetazione al tempo di Dionisio I[modifica | modifica sorgente]

Dracma di Siracusa, IV secolo a.C.
Litra di Siracusa, IV secolo a.C.

Risalgono al tempo di Dionisio I due nominali in bronzo. Il più grande pesa circa 40 g e reca nel diritto una testa elmata di Atena, secondo il modello dello statere d'argento (o didramma) di Corinto, il rovescio mostra due delfini ai lati di una stella.

Il nominale più piccolo ha la stessa testa sul diritto e sul rovescio un ippocampo e pesa circa 8g. La più piccola è un tetrante e cioè un quarto del pezzo più grande. Questa monetazione è la dimostrazione di un'operazione finanziaria attuata con grande attenzione e modernità dal tiranno. Infatti il rapporto 1/4 si aveva tra dracma e litra, d'argento mentre la litra di bronzo di circa gr. 36 era suddivisa in quattro e ne era coniato un quarto. Analisi sperimentali hanno dimostrato che non vi è nessuna possibilità di identificare la litra di bronzo con la dramma.

Prima di Dionisio la litra di bronzo in Sicilia ha subito una riduzione nel tempo da circa gr. 108-106 a 36 g. Contemporaneamente lo statere di Corinto del peso di 8,5 g si sostituì al tetradramma d'argento (di norma 17,5 g). Il fenomeno non risulta normato da alcuna fonte né documento ma dai rinvenimenti attestati sembra implichi una profonda riforma che investe tutto il mediterraneo occidentale e la Sicilia.

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

« ...Quivi si piangon li spietati danni;
quivi è Alessandro, e Dïonisio fero
che fé Cicilia aver dolorosi anni... »
  • Il suo nome appare nella leggenda di Damocle.
  • La sua vita viene inoltre descritta nel romanzo Il tiranno di Valerio Massimo Manfredi.
  • Caravaggio durante il suo viaggio a Siracusa, visitò le latomie dove secondo la tradizione suggerì il nome di Orecchio di Dionisio alla cavità artificiale dove venivano imprigionati gli oppositori.
  • La trasmissione radiofonica di Radio Rai tre La storia in giallo ha dedicato una puntata al tiranno di Siracusa[9].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Dionisio non consentiva a nessuno di usare le forbici per tagliargli i capelli, egli si faceva bruciare le ciocche con carboni ardenti. Inoltre non era consentito a nessuno entrare nella sua camera senza essere stato accuratamente perquisito, neanche il figlio o il fratello erano esclusi.[10]
  • Durante la tirannia di Dioniso fu inventata la catapulta, utilizzata per l'assedio di Mozia e installata sopra le mura siracusane.
  • Egli fece costruire per la prima volta tetreres (quadriremi) e penteres (quinqueremi).
  • Era vittima di tanatofobia e vedeva ovunque assassini [11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vita di Dione, 3
  2. ^ Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, XIII.
  3. ^ Strabone, Geografia, V, 2,8.
  4. ^ Plutarco, Vita di Timoleonte, 6, 6-7
  5. ^ Lorenzo Braccesi – Grecità Adriatica
  6. ^ a b Strabone, Geografia, libro 5
  7. ^ Nel XIX secolo ci fu un ampio dibattito tra cittavecchiani e lesignani circa l'ubicazione della Pharos greca e della Faria romana. Per tutti: Simeone Gliubich, Faria Cittavecchia e non Lesina, Pietro Hektorović cittavecchiano e non lesignano, Zagabria 1873.
  8. ^ Plutarco, Moralia, Fortuna e virtù in Alessandro Magno, II.1
  9. ^ Radio 3 - La storia in giallo
  10. ^ Plutarco, Vita di Dione. 9, 3-4
  11. ^ M.Liberti, Grandi Fifoni su Focus Storia, aprile 2010, p.74

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Tiranno di Gela e Siracusa Successore
Trasibulo, poi la democrazia 405 a.C.-367 a.C. Dionisio II di Siracusa

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