De viris illustribus (Nepote)

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De viris illustribus
-Vite degli uomini illustri-
Titolo originale De viris illustribus
Altri titoli Gli uomini illustri
Non dubioto.Incipit.png
L'incipit del De excellentibus ducibus exterarum gentium
Autore Cornelio Nepote
1ª ed. originale anni 40 a.C. circa
Genere trattato
Sottogenere biografico
Lingua originale latino

Il De viris illustribus è un'opera biografica di Cornelio Nepote, scritta nella seconda metá del I secolo a.C..

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il De viris illustribus è una raccolta di biografie in sedici libri ripartiti in sezioni.
In base, infatti, ai frammenti citati in autori posteriori[1], si riesce a delineare la struttura dell'opera:

  • I sovrani stranieri/I sovrani dei Romani;
  • I capitani di paesi stranieri/I capitani Romani[2]
  • Gli oratori greci/Gli oratori romani[3]
  • I poeti greci/I poeti romani[4]
  • Gli storici greci[5]/Gli storici romani
  • I grammatici greci/I grammatici romani[6].

Dunque, i libri erano divisi per categorie (uomini di stato, comandanti, filosofi ecc.) e raccolti in coppie: in uno erano presentati i personaggi di origine romana, nel secondo quelli stranieri.

Annibale


Ci è pervenuto integralmente solo il libro dedicato ai condottieri stranieri (De excellentibus ducibus exterarum gentium), con le vite di Temistocle, Aristide, Pausania, Cimone, Lisandro, Alcibiade, Trasibulo, Conone, Dione, Ificrate, Cabria, Timoteo, Datame, Epaminonda, Pelopida, Agesilao, Eumene, Focione, Timoleonte, I Re (successori di Alessandro Magno), Amilcare Barca, Annibale. Inoltre ci sono pervenute anche le vite di due storici romani, Catone[7] e Attico.

Catone
Alcibiade

La trattazione delle vite segue un procedere schematico: parte con la nascita del personaggio, la famiglia, l'infanzia, l'educazione per concludere con i vizi, le virtù e le imprese.

Fonti e metodo[modifica | modifica wikitesto]

L'opera dipende molto dagli storici greci e da fonti spesso consultate troppo superficialmente dall'autore, così che sono presenti diversi errori: lo stesso Nepote cita spesso le sue fonti direttamente, come il Simposio di Platone o l'Agesilao di Senofonte, oltre alla menzione di Tucidide, Teopompo, Timeo, Dinone e Polibio.
A Cornelio Nepote, tuttavia, va il merito di aver saputo costruire, pur non avendo ricreato il contesto storico in cui essi vissero, una serie di personaggi-protagonisti che esprimono le diverse finalità morali dell'autore, che scrisse quasi sempre le sue opere per fini morali[8].

Lo scopo primario dell'opera era quello di delineare, dunque, tra vizi e virtù, un esempio di vita partendo da una serie di personaggi sentiti ancora come esponenti di un grande passato, che l'autore seppe ricostruire a distanza di tempo, quando ormai le rivalità fra modo greco e romano erano attenuate e influenzavano pertanto di meno il lavoro del biografo[9].. L'autore volle comparare i grandi stranieri, per lo più greci, e i grandi Romani ed indagare le qualità individuali di questi. La sua è una storiografia moralistica che vuol fare emergere con intento paideutico le principali virtù morali, ossia virtus, sapientia, pietas, abstinentia.
Il suo, tuttavia, non è un moralismo pesante e smaccato: Cornelio Nepote lascia, infatti, al lettore giudicare dagli eventi, con uno stimolo di riflessione sulla qualità morale delle persone che, secondo l'autore, incide significativamente sulla vita degli uomini.

Statua di Nepote ad Ostilia

Cornelio Nepote mostra, inoltre, nella Praefatio del De excellentibus ducibus exterarum gentium un atteggiamento di rispetto verso le culture non romane. Egli, infatti, sostiene che ogni cultura deve essere valutata sulla base di parametri interni alla stessa, non facendo riferimento a parametri esclusivamente assoluti. Infatti così scrive:

« Non dubito, Attico, che ci saranno moltissimi che giudicheranno questo (mio) modo di raccontare frivolo e piuttosto indegno dei caratteri di grandissimi uomini, quando leggeranno, riportato (da me), (il nome di) chi insegnò la musica ad Epaminonda, o (vedranno) ricordare fra le sue qualità (il fatto) che ballava con grazia e suonava il flauto con perizia. Costoro, se si renderanno conto che le cose onorevoli e (quelle) vergognose non sono le stesse per tutti, ma che tutto viene giudicato secondo le consuetudini degli antenati, non si stupiranno che io, nell'esporre le virtù dei Greci, mi sia adeguato alla loro morale. »

(Praefatio, 1)

Ciò testimonia un rispetto davvero raro per l'antichità, che nasce dalla convinzione che il singolo uomo non è portatore di un giudizio finale sul mondo. Quello, però, a cui l'autore mira è proprio mettere in evidenza le affinità delle diverse culture, ed in particolare la comunanza fra i grandi delle virtù morali.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

La scrittura di Nepote mostra grande linearità strutturale e sintattica (tutto corrisponde ad uno schema). Ciò è dovuto sia al carattere paideutico dell'opera, che quindi si rivolgeva non solo a chi ricercava notizie ma anche ad un uditorio non molto istruito, sia per l'espressa volontà di non ingenerare stanchezza nei lettori. I registri rimangono comunque molto vari: c'è un uso di tutte le strutture grammaticale e di molti registri di linguaggio; vi è poi un particolare gusto per alcune espressioni poco usate come il comparativo di minoranza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 20 nell'edizione di E. Malcovati, Torino, Paravia, 1969.
  2. ^ Plutarco rimanda alle biografie di Marco Claudio Marcello e Lucio Licinio Lucullo.
  3. ^ Due frammenti, in Aulo Gellio e san Girolamo, rimandano a una biografia di Cicerone.
  4. ^ Svetonio, De poetis, VI 3, p. 31, 2 R. rinvia a una biografia di Terenzio.
  5. ^ Nepote stesso, in Dione, III 2, rimanda a una biografia di Filisto.
  6. ^ Citato da Svetonio, De gramaticis, 4.
  7. ^ In III 5 Nepote stesso afferma che questa breve biografia é un riassunto di una vita più ampia.
  8. ^ A. Pinzone, Introduzione, in Storici latini, Roma, Newton Compton, 2011, pp. 598-599.
  9. ^ A. Pinzone, Introduzione, in Storici latini, Roma, Newton Compton, 2011, pp. 596-597.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Vite dei massimi condottieri, traduzione di e note di Carlo Vitali, Biblioteca Universale Rizzoli n.1959-1660, Milano, Rizzoli, I ed. febbraio 1961.
  • Opere, a cura di Leopoldo Agnes, Collana Classici latini, Torino, UTET, I ed. 1977.
  • Vite e frammenti, traduzione di , introd., note, indici e bibliografia a cura di Antonio Sartori, Collana I Classici di Storia, sezione greco-romana n.VII, Milano, Rusconi, I ed. 1980.
  • Gli uomini illustri, traduzione di e cura di Luca Canali, Collana Biblioteca di Cultura Moderna n.890, Bari, Laterza, I ed. 1983; Collana Oscar Classici Greci e Latini n.140, Mondadori, Milano, I ed. 2002.
  • Vite degli uomini illustri, 2 voll., a cura di G. A. Cornacchia, Bologna, Zanichelli, 1989.
  • Vite dei massimi condottieri, traduzione di Carlo Vitali, introd. e note di Emanuele Narducci, Collana Classici (poi Classici antichi n.553, ora Classici greci e latini), Milano, BUR, I ed. 1986, ISBN 978-88-17-16553-2.
  • Vite degli uomini illustri, traduzione di e cura di Cipriano Conti, introd. di Antonino Pinzone, Collana Grandi tascabili economici, Roma, Newton & Compton, 1995, ISBN 978-88-541-1365-7.
  • Vite dei massimi condottieri, traduzione di A. Sebastiani, introduzione di Federica Introna, Collana Classici greci e latini, Barbera, 2012, ISBN 978-88-7899-517-8.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • P.K. Marshall, The Manuscript Tradition of Cornelius Nepos, in "BICS", suppl. 37 (1977).
  • R. Stem, The Political Biographies of Cornelius Nepos, Ann Arbor, The University of Michigan Press, 2012.
  • La Roma di Cornelio Nepote, a cura di G. Solaro, Roma, Aracne Editrice, 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]