Polimero
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un polimero (dal greco πολυ- e μέρος, traducibile in "che ha molte parti"[1]) è una macromolecola, ovvero una molecola dall'elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari (detti monomeri) uguali o diversi (nei copolimeri), uniti "a catena" mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame (covalente).
Per definire un polimero bisogna conoscere:
- la natura dell'unità ripetente;
- la natura dei gruppi terminali;
- la presenza di ramificazioni e/o reticolati;
- gli eventuali difetti nella sequenza strutturale che possono alterare le caratteristiche meccaniche del polimero.
Benché a rigore anche le macromolecole tipiche dei sistemi viventi (proteine, acidi nucleici, polisaccaridi) siano polimeri, nel campo della chimica industriale col termine "polimeri" si intendono comunemente le macromolecole di origine sintetica: materie plastiche, gomme sintetiche e fibre tessili (ad esempio il nylon), ma anche polimeri sintetici biocompatibili largamente usati nelle industrie farmaceutiche, cosmetiche ed alimentari, tra cui i polietilenglicoli (PEG), i poliacrilati ed i poliamminoacidi sintetici.
I polimeri inorganici più importanti sono a base di silicio (silice colloidale, siliconi, polisilani).[2][3][4]
Indice |
[modifica] Classificazione dei polimeri
I polimeri possono essere classificati in vari modi:
- I polimeri formati da monomeri tutti uguali, sono detti omopolimeri. Mentre quelli formati da monomeri di due o più specie differenti vengono detti copolimeri.
- A seconda della loro struttura, possono essere classificati in polimeri lineari o ramificati.
- In relazione alle loro proprietà dal punto di vista della deformazione, si differenziano in termoplastici, termoindurenti e elastomeri.
- Esistono polimeri naturali organici (ad esempio cellulosa e caucciù), polimeri artificiali, ossia ottenuti dalla modificazione di polimeri naturali (come l'acetato di cellulosa) e polimeri sintetici, ossia polimerizzati artificialmente (ad esempio PVC e PET).
- A seconda del tipo di processo di polimerizzazione da cui sono prodotti si distinguono in "polimeri di addizione" e "polimeri di condensazione".
[modifica] Classificazione dal diagramma sforzo-deformazione
Ogni materiale, in seguito ad uno sforzo risponde con una deformazione, a cui è associata un maggiore o minore allungamento percentuale. Nel caso dei polimeri si distingue tra:
- fibre
- polimeri termoindurenti
- polimeri termoplastici
- elastomeri.
In linea di massima, i polimeri con maggiore cristallinità (fibre) sono più fragili, mentre i polimeri amorfi (elastomeri) sono più duttili e più plastici.
A partire dal diagramma sforzo-deformazione è possibile ricavare i seguenti parametri:
- Modulo di elasticità: aumenta all'aumentare della cristallinità del polimero
- Tensione di rottura: diminuisce all'aumentare della cristallinità del polimero
- Allungamento percentuale alla rottura: aumenta all'aumentare della cristallinità del polimero
- Tensione di snervamento: aumenta all'aumentare della cristallinità del polimero.
[modifica] Classificazione dei polimeri per struttura
La struttura dei polimeri viene definita a vari livelli, tutti tra loro interdipendenti e decisivi nel concorrere a formare le proprietà reologiche del polimero, dalle quali dipendono le applicazioni e gli usi industriali.
[modifica] Classificazione in base alla struttura chimica
Esclusi i gruppi funzionali direttamente coinvolti nella reazione di polimerizzazione, gli eventuali altri gruppi funzionali presenti nel monomero conservano la loro reattività chimica anche nel polimero. Nel caso dei polimeri biologici (le proteine) le proprietà chimiche dei gruppi disposti lungo la catena polimerica (con le loro affinità, attrazioni e repulsioni) diventano essenziali per modellare la struttura tridimensionale del polimero stesso, struttura da cui dipende l'attività biologica della proteina stessa.
[modifica] Classificazione in base alla struttura stereochimica
L'assenza o la presenza di una regolarità nella posizione dei gruppi laterali di un polimero rispetto alla catena principale ha un notevole effetto sulle proprietà reologiche del polimero e di conseguenza sulle sue possibili applicazioni industriali. Un polimero i cui gruppi laterali sono distribuiti senza un ordine preciso ha meno probabilità di formare regioni cristalline rispetto ad uno stereochimicamente ordinato.
- Un polimero i cui gruppi laterali sono tutti sul medesimo lato della catena principale viene detto isotattico, uno i cui gruppi sono alternati regolarmente sui due lati della catena principale viene detto sindiotattico ed uno i cui gruppi laterali sono posizionati a caso atattico.
La scoperta di un catalizzatore capace di guidare la polimerizzazione del propilene in modo da dare un polimero isotattico è valsa il premio Nobel a Giulio Natta. L'importanza industriale è notevole, il polipropilene isotattico è una plastica rigida, il polipropilene atattico una gomma pressoché priva di applicazioni pratiche.
Due nuove classi di polimeri sono i polimeri comb e i dendrimeri.
[modifica] Classificazione in base al peso molecolare
I polimeri (al contrario delle molecole aventi peso molecolare non elevato o delle proteine) non hanno peso molecolare definito, ma variabile in rapporto alla lunghezza della catena polimerica che li costituisce. Lotti di polimeri sono caratterizzati da un parametro tipico di queste sostanze macromolecolari ovvero dall'indice di polidispersità (PI), che tiene conto della distribuzione di pesi molecolari riferibile ad una sintesi.
Si fa inoltre uso del grado di polimerizzazione, che indica il numero di monomeri costituenti il polimero, e che può essere:
- basso: sotto i 100 monomeri;
- medio: tra 100 e 1000 monomeri;
- alto: oltre i 1000 monomeri.
Dal grado di polimerizzazione dipendono le proprietà fisiche e reologiche del polimero, nonché le possibili applicazioni.
Nel caso in cui il grado di polimerizzazione sia molto basso si parla più propriamente di oligomero (dal greco "oligos-", "pochi").
[modifica] Polimeri amorfi e semicristallini
I polimeri amorfi sono generalmente resine o gomme. Essi sono fragili al di sotto di una data temperatura (la "temperatura di transizione vetrosa") e fluidi viscosi al di sopra di un'altra (il "punto di scorrimento"). La loro struttura può essere approssimata con l'immagine di un groviglio disordinato di spaghetti.
I polimeri semi-cristallini sono generalmente plastiche rigide; le catene di polimero, ripiegandosi, riescono a disporre regolarmente loro tratti più o meno lunghi gli uni a fianco degli altri formando regioni cristalline regolari (dette "cristalliti") che crescono radialmente attorno a "siti di nucleazione", questi possono essere molecole di sostanze capaci di innescare la cristallizzazione ("agenti nucleanti") o altre catene di polimero stirate dal flusso della massa del polimero.
[modifica] Polimeri reticolati
Un polimero viene detto "reticolato" se esistono almeno due cammini diversi per collegare due punti qualsiasi della sua molecola; in caso contrario viene detto "lineare" o "ramificato", a seconda che sulla catena principale siano innestate o meno catene laterali.
Un polimero reticolato si può ottenere direttamente in fase di reazione, miscelando al monomero principale anche una quantità di un altro monomero simile, ma con più siti reattivi (ad esempio, il co-polimero tra stirene e 1,4-divinilbenzene) oppure può essere reticolato successivamente alla sua sintesi per reazione con un altro composto (ad esempio, la reazione tra lo zolfo ed il polimero del 2-metil-1,3-butadiene, nota come vulcanizzazione).
Un polimero reticolato è generalmente una plastica rigida, che per riscaldamento decompone o brucia, anziché rammollirsi e fondere come un polimero lineare o ramificato.
[modifica] Copolimeri
| Per approfondire, vedi la voce copolimero. |
Quando il polimero è costituita da due unità ripetitive di natura diversa, si dice che esso è un copolimero.
Nell'ipotesi di avere due monomeri A e B, vi sono 4 modi di concatenamento dei monomeri stessi:[5]
- random: le unità ripetitive A e B si avvicendano in maniera casuale
- alternato: se le unità ripetitive si susseguono in coppia, prima il monomero A, poi il monomero B, poi di nuovo A e così via.
- a blocchi: se le unità ripetitive di uno stesso tipo (A) sono in blocchi che si alternano con i blocchi costituiti dall'altra unità ripetitiva (B)
- a innesto: se le unità ripetitive di uno stesso tipo (A) formano un'unica catena, sulla quale si innestano le catene laterali costituite dalle unità ripetitive del secondo tipo (B).
I copolimeri random, alternati e a blocchi sono copolimeri lineari, mentre i copolimeri a innesto sono polimeri ramificati.
[modifica] Elenco di polimeri
In base alle normative DIN 7728 e 16780 (nonché la ISO 1043/1[6]), ad ogni materia plastica è associata una sigla, che la identifica univocamente.
[modifica] Note
- ^ Risultati ricerca - Treccani Portale
- ^ Polimeri Inorganici
- ^ http://chimica-cannizzaro.it/files/le_frontiere_del_silicio.pdf
- ^ Brisi, op. cit., pp. 457-458
- ^ Brisi, op. cit., pp. 433-434
- ^ glossary
[modifica] Bibliografia
- Cesare Brisi, Chimica applicata, 3, Torino, Levrotto & Bella, 1997. pp. 431-458 ISBN 8-882-18016-6
- Vittorio Villavecchia; Gino Eigenmann, Gino Eigenmann, I. Ubaldini (a cura di) Nuovo dizionario di merceologia e chimica applicata (volume 5° Mangimi-Polistirene) , Hoepli, 1975. ISBN 8-820-30532-1
- Bernardo Marchese, Tecnologia dei materiali e chimica applicata , Liguori Editore Srl, 1975. pp. 405-445 ISBN 8-820-70390-4
- Filippo Cangialosi, Proprietà e lavorazione delle materie plastiche , EuroPass, ISBN 8-889-35400-3
- Arie Ram, Fundamentals of polymer engineering , (in inglese) Springer, 1997. ISBN 0-306-45726-1
- Ronald D. Archer, Inorganic and Organometallic Polymers , (in inglese) Wiley-VCH, 2001. ISBN 0-471-24187-3
- Leslie Howard Sperling, Introduction to physical polymer science , (in inglese) John Wiley and Sons, 2006. ISBN 0-471-70606-X
- Jan C J Bart, Polymer Additive Analytics: Industrial Practice and Case Studies , (in inglese) Firenze University Press, 2006. ISBN 8-884-53379-1
- Ulf W. Gedde, Polymer physics , (in inglese) Springer, 1995. ISBN 0-412-62640-3
[modifica] Voci correlate
- Polimerizzazione
- Chimica dei polimeri e delle macromolecole
- Materie plastiche
- Melt flow index
- Stampaggio di materie plastiche
- Grado di polimerizzazione
- Polimeri conduttori
[modifica] Altri progetti
Wikibooks contiene testi o manuali su Polimero
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Polimero
Wikizionario contiene la voce di dizionario «Polimero»
[modifica] Collegamenti esterni
- Materiali polimerici
- Polimeri
- La Macrogalleria
- I polimeri - Lanterna
- I polimeri - Luca Fambri - Theonis Riccò, Università di Trento
- Processing dei materiali polimerici
- Polimeri per il consolidamento dei materiali lapidei
- Polimeri - win.spazioinfo.com
- Polymers: commodities or specialties?
| Polimeri | ||
|---|---|---|
| Concetti di base | Monomero · Polimero · Oligomero · Copolimero · Materie plastiche · Grado di polimerizzazione · Tatticità | |
| Polimerizzazione | Polimerizzazione a catena · Polimerizzazione a stadi · Polimerizzazione in emulsione | |
| Termoplastici | Acrilonitrile butadiene stirene (ABS) · Policarbonato (PC) · Polietilene (PE) · Poliestere (PEs) · Polistirene (PS) · Polipropilene (PP) · Polivinilcloruro (PVC) · Nylon · Polimetilmetacrilato (PMMA) · Polisolfone (PSU) · Polietilene tereftalato (PET o PETE) · Acido polilattico (PLA) · Resine acriliche · Poliossimetilene (POM) · Polivinildenfluoruro (PVDF) · Polibutilene (PB) · Polietersulfone (PES) | |
| Termoindurenti | Resina epossidica · Polidiciclopentadiene · Poliammide · Poliimmide (PI) · Poliuretano (PU) | |
| Elastomeri | Gomme · Polimetilacrilato · Polibutadiene · Policloroprene · Poliisobutilene · Etilene Vinil Acetato (EVA) · Gomma SBR | |