Panhard

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Una delle prime Panhard & Levassor, condotta da Émile Levassor

La Panhard è una azienda francese fondata a Parigi nel 1845 come Perrin, in seguito divenuta Perrin-Panhard, poi Panhard & Levassor e, infine, Panhard.

Unitamente alla Peugeot, la Panhard & Levassor è la più antica fabbrica francese di veicoli con motore a combustione interna[1].

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Tutto ebbe inizio nel 1845 quando, nell'allora periferia parigina del faubourg Saint-Antoin, un certo Paul Perin fondò una modesta segheria che con l'arrivo di un giovane socio, l'ingegnere René Panhard (1841-1908), nel 1867 estese il campo lavorativo alla metallurgia, trasformandosi in una piccola azienda dedita alla costruzione di ruote per carri e macchinari per la lavorazione del legno, denominata Perrin-Panhard.

La Guerra franco-prussiana del 1870 fu una grande occasione di crescita per la maison Perrin-Panhard, costretta ad ingrandirsi velocemente per soddisfare le molte commesse militari, ricevute in qualità di azienda che affiancava la lavorazione del legno e dei metalli. Nel 1878 si registra l'ingresso nella società di una altro ingegnere, Émile Levassor (1844-1897), amico ed ex compagno di studi di Panhard.

Nel 1886, alla morte del Perin, l'azienda assume la denominazione di Panhard et Levassor. Intanto un certo Édouard Sarazin, grazie all'amicizia che lo lega a Gottlieb Daimler, sta adoperandosi per ottenere l'esclusiva per la Francia dei brevetti per la fabbricazione del motore tedesco. La malattia e la morte che ne segue a breve impedisce a Sarazin di concludere la trattativa. Poco dopo la morte di Sarazin, la vedova, Louise, si fidanza con Émile Levassor e, assieme al nuovo compagno, entrano finalmente in possesso degli agognati brevetti.

Una carrellata di modelli Panhard nel 1935

Dopo aver convinto Armand Peugeot – altro illustre pioniere – a fabbricare alcuni quadricicli muniti del motore Daimler prodotto in Francia, nel 1889 René Panhard ed Émile Levassor decidono di produrre direttamente un veicolo automobile. Il debutto della Panhard et Levassor quale prima casa automobilistica francese, destinata a divenire tra le più illustri nella storia dell'automobile, fu del tutto casuale. L'azienda, infatti, aveva ottenuto la licenza di costruzione del motore Daimler, impegnandosi a produrne 30 unità che contava di vendere alla Peugeot. Tuttavia, Armand Peugeot, dato l'enorme impegno di spesa e l'incerto esito commerciale, si dichiarò disponibile ad acquistarne solo una parte. Non esistendo altri acquirenti disponibili, la Panhard et Levassor risolse il problema utilizzando i rimanenti motori per equipaggiare quadricili prodotti in proprio. Fu così che nel 1890 la Panhard et Levassor realizzò il prototipo della prima autovettura francese con motore a scoppio, precedendo di alcuni mesi il prototipo Peugeot. Dopo una serie di esperimenti, nel 1891 escono dalla fabbrica ben 6 esemplari di vettura (di cui 4 con motore sistemato anteriormente), tutte ovviamente munite del bicilindrico a V di Daimler di 1.060 cm³ (alesaggio mm 75 e corsa mm 120).

Anche nel triennio 1892-1894 le Panhard & Levassor monteranno lo stesso motore e dal 1895 il Daimler Phoenix a due cilindri paralleli di 1206 cm³. Anche i ritmi produttivi saranno in crescendo: dalle 6 unità nel 1891 si passerà a 19 nel’92 e si raddoppierà nel’94, anno in cui Panhard & Levassor costruiranno 38 veicoli.

Nel 1898 è la volta della "B1", un'autovettura che presentava l'innovazione, per un'auto da turismo, di un motore a 4 cilindri, costituito dall'accoppiamento di due motori di derivazione Daimler costruiti su licenza e dalla cilindrata di 2412 cm³.

Nei primi anni del XX Secolo, la produzione della Casa francese si diversificò in vari modelli e, a partire dal 1909, utilizzò per le sue vetture esclusivamente motori avalve, costruiti su licenza secondo il sistema Silent-Knigh dotati di valvole a fodero, analogamente a quanto fece nello stesso periodo la Peugeot con alcuni suoi modelli (tra cui le Type 174 e 184) ed in Germania la Mercedes con la serie Mercedes Knight. Tale tipologia di propulsori fu utilizzata per tutti i modelli, fino al secondo dopoguerra.

Nella seconda metà degli anni trenta la Panhard mise in produzione la "Dynamic" una vettura dalla carrozzeria filante con parafanghi fortemente carenati, secondo il gusto aerodinamico introdotto da Figoni, che in quel periodo furoreggiava in Francia.[1].

L'arrivo della Seconda guerra mondiale determinò il completo impegno nella costruzione di veicoli militari e motori d'aereo per la Casa francese che, all'indomani dell'armistizio, dovette riavviare la produzione abbandonando i modelli d'élite per dedicarsi a vetture più popolari, maggiormente richieste dal nuovo mercato, ormai indirizzato verso la motorizzazione di massa.

La Panhard Dyna nella versione da 850 cm³ presentata nel'54

Jean Panhard, il pronipote del fondatore che aveva assunto la guida dell'azienda nell'immediato dopoguerra, optò per lo sviluppo della Dyna-P, un prototipo dotato di pregevoli soluzioni tecniche quali la trazione anteriore ed un motore di concezione quasi aeronautica, con richiamo delle valvole a barre di torsione. Tali soluzione tecniche vennero mantenute anche nel modello di serie, la Dyna X realizzata con lamierati in alluminio[2]. A questo modello seguì poi nel 1954 la Dyna Z, erede della Dyna X. La Dyna Z mantenne intatta l'impostazione tecnica della Dyna X, ma propose un motore da 750 cm³, poi lievitato ad 850 cm³. L'accoglienza del pubblico per queste vetture era caloroso, ed i primi modelli ottennero un gran successo di vendite.

Anche in campo sportivo le Panhard ottennero un notevole ritorno d'immagine, oltre che economico: nel 1955 una Dyna Z conquistò il primo posto di classe al Rally di Montecarlo, mentre la meccanica Panhard venne sfruttata su licenza anche da altre piccole aziende automobilistiche come la DB e la Monopol.

I successi commerciali verranno ribaditi anche con il lancio del modello PL 17, che manteneva inalterata la meccanica delle ultime Dyna Z, ma con una linea ancor più elegante. Il motore da 848 cm³ venne potenziato a 60 CV: in questa configurazione ricevette il nome di Tigre.

Una Panhard 24 Coupé Tigre del 1966

Nel 1963 la Panhard stringe un accordo commerciale con Citroën e viene lanciata la serie 24, dotata sia di motori Aerodyne che di motori Tigre.

La Panhard LM64 (1964)

A quel punto cominciò il declino: il grande successo ottenuto da Panhard si rivoltò contro la Casa francese perché l'enorme domanda non riusciva ad essere soddisfatta in tempi accettabili, per cui si dovette sacrificare parte della qualità del prodotto. Per questo motivo i modelli proposti tra il 1963 ed il 1965 non vendettero molto, anche a causa del prezzo (in Italia una Panhard 24 con motore 850 cm³ costava più di un Alfa Romeo Giulia 1600). Ciò portò la Casa francese a fondersi con Citroën sempre nel 1965 per quel che riguarda il comparto fabbricazione di veicoli civili.

Il 1965 fu anche l'ultimo anno di partecipazione della Panhard ad un Salone automobilistico: nel 1969, l'azienda chiuse definitivamente i battenti.

Rimase il nome Panhard per quanto riguarda il comparto che si era specializzato nella fabbricazione di veicoli militari utilizzati da molti eserciti. Tra i prodotti ad uso bellico sono ad esempio importanti le autoblindo ERC, EBR e AML.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Dasso, La vecchia Panhard ha ammainato la sua gloriosa bandiera, Quattroruote, febbraio 1966

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b citroenet.org
  2. ^ panhardnet.org

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