Etiopia italiana

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Etiopia italiana
Etiopia italiana – Bandiera
(dettagli)
Motto: FERT
Dati amministrativi
Nome ufficiale الامبراطورية الايطالية من اثيوبيا
Impero Italiano d'Etiopia
Lingue ufficiali Italiano
Lingue parlate amarico, arabo
Inno Marcia Reale d'Ordinanza
Capitale Addis Abeba
Dipendente da bandiera Regno d'Italia
Politica
Forma di governo governatorato soggetto al Viceré d'Etiopia:
Re d'Italia, Re d'Albania e Imperatore d'Etiopia Vittorio Emanuele III
Nascita 9 maggio 1936 con Vittorio Emanuele III
Causa Guerra d'Etiopia
Fine 10 febbraio 1947 con Enrico De Nicola, presidente della Repubblica Italiana
Causa trattato di pace di Parigi
Territorio e popolazione
Bacino geografico Africa orientale
Massima estensione 792.050 km² nel 1937
Popolazione 5.200.000 ab. nel 1937
Economia
Valuta lira italiana
Commerci con Italia, Somalia Italiana, Governo dell'Eritrea, Libia
Religione e società
Religioni preminenti Islam, Copti
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie cattolicesimo, protestantesimo, animismo
Evoluzione storica
Preceduto da Etiopia Etiopia
Succeduto da Etiopia Etiopia

L'Etiopia italiana è stata una colonia italiana, creata dopo la conquista dell'Etiopia nel 1936 e subito integrata nell'Africa Orientale Italiana (insieme alla Somalia e all'Eritrea).

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Abissinia (l'odierna Etiopia) fu conquistata dalle truppe italiane, comandate dal Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio dopo la guerra del 1935-1936. La guerra si concluse, dopo sette mesi di combattimenti caratterizzati anche dall'impiego di armi chimiche da parte italiana, nonostante la firma del protocollo di Ginevra.

La vittoria fu annunciata il 9 maggio 1936 e il Re d'Italia Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore d'Etiopia, Mussolini quello di Fondatore dell'Impero, mentre a Badoglio fu concesso il titolo di Duca di Addis Abeba.

Con la conquista dell'Etiopia, i possedimenti italiani in Africa Orientale (Etiopia, Somalia ed Eritrea) furono unificati sotto il nome di Africa Orientale Italiana (A.O.I.), e posti sotto il governo di un Viceré.

Amedeo di Savoia Viceré d'Etiopia

L'Etiopia fu la colonia italiana, insieme all'Eritrea, più interessata dalla costruzione di nuove strade, infrastrutture, ponti e urbanizzazione, specie della capitale Addis Abeba secondo un piano regolatore prestabilito (nuovi quartieri, una nuova ferrovia). La occupazione relativamente breve, 5 anni, e le difficoltà di pacificazione della zona, non permisero il completamento dei progetti che puntavano a far diventare la zona "il fiore all'occhiello dell'Impero Italiano".

Quale membro della Lega delle Nazioni, l'Italia ricevette la condanna internazionale per l'occupazione dell'Etiopia, che era anch'essa uno stato membro. Mussolini rispose alla condanna dicendo che l'Italia aveva "vendicato Adua" ed eliminato lo schiavismo in Abissinia.[1]

Nei primi mesi del 1941 le truppe inglesi sconfissero gli Italiani e occuparono l'Etiopia, anche se alcuni focolai di resistenza italiana si mantennero attivi a Gondar fino all'autunno del 1941. Inoltre si ebbe anche una guerriglia italiana durata fino al 1943.

Il generale Muratori (capo delle "Milizie fasciste" dell'A.O.I.) coordinó l'azione di numerose "Bande" di guerriglieri etiopi guidati da ufficiali e soldati italiani nelle montagne abissine e organizzò una rivolta della tribú Azebo Oromo nel nord dell'Etiopia italiana contro gli Alleati nel gennaio 1942. Questa rivolta fu controllata dagli Inglesi solo nella primavera del 1943[2].

Gli inglesi reinsediarono il deposto Negus Haile Selassie, esattamente cinque anni dopo la sua cacciata.

Divisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

L' Etiopia italiana era stata suddivisa in tre governi con un regio decreto il 1º giugno 1936, al cui vertice vi era comunque la capitale Addis Abeba, sede del Viceré e del governatorato centrale (poi divenuto anch'esso governo con il regio decreto dell'11 novembre 1938, col nome di Scioà). Le capitali dei governi italiani erano a Gondar per l'Amhara, a Gimma per la Galla-Sidama e ad Harar Jugol per l'Harar. I territori di Amara, Galla-Sidama e Harar avevano formato all'epoca l'Impero d'Etiopia del Negus.

L'Etiopia italiana, dopo il r.d. dell'11/11/1938 che creò il nuovo Governo dello Scioà al posto del Governatorato di Addis Abeba, era così suddivisa:

La suddivisione amministrativa dell'Africa Orientale Italiana. Si noti come l'Etiopia italiana era stata ridotta, dopo la cessione all'Eritrea e Somalia di territori limitrofi.
Governo Capoluogo Popolazione
Amara Gondar 2.000.000 ab. Coat of arms of Amhara governorate-2.svg
Harar Harar 1.300.000 ab. Coat of arms of harar governorate.svg
Galla e Sidama Gimma 1.600.000 ab. Coat of arms of Galla-Sidamo governorate.svg
Scioà Addis Abeba 300.000 ab. Coat of arms of Scioa governorate.svg

Con la dichiarazione della nascita dell'Impero il 9 maggio del 1936, Badoglio divenne il primo Viceré d'Etiopia e Duca di Addis Abeba, fino a quando, nel giugno, venne designato Rodolfo Graziani. Il 21 dicembre 1937 gli succedette Amedeo di Savoia, duca di Aosta, che ebbe il trono dell'Etiopia fino alla definitiva perdita dei territori nel 1941. Lo seguirono brevemente Pietro Gazzera (dal 23 maggio al 6 luglio) e Guglielmo Nasi (fino al 27 novembre 1941).

I capi abissini, ras Sejum Mangascià, ras Ghetacciù Abaté e ras Kebbedé Guebret ricevuti a Roma da Benito Mussolini il 6 febbraio 1937, prestano atto di obbedienza dopo l'annessione dell'Abissinia all'Impero

Comunità italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Italo-etiopici.

In soli cinque anni la comunità italiana crebbe da poche centinaia nel 1935 a circa 5.000 nel 1940. Gli Italiani erano concentrati principalmente ad Addis Abeba, e in molti casi erano familiari di militari ed amministratori italiani di stanza in Abissinia.[3]

Essi rappresentavano una minima parte (0,12%) della popolazione dell'Etiopia italiana, che constava di oltre cinque milioni di abitanti nel 1940.

Gli Italiani favorirono in soli cinque anni la modernizzazione delle vie di transito (prima esistevano soltanto "piste"): una rete ferroviaria a grande traffico Assab-Dessié-Tendahò-pendici dell'Avàsc fin sotto Ancòber-Addis Abeba (circa 900 km); una rete stradale principale o fondamentale, affidata all'Azienda Autonoma Statale della Strada (Aass), massicciata e bitumata con le caratteristiche delle grandi autostrade (inesistenti in Italia allora) con opere d'arte grandiose per 10.794 km; strade secondarie per una spesa poliennale di 1.200 milioni; uno sviluppo ingente delle piste camionabili percorribili con automezzi per 7-8 mesi l'anno. I cantieri di lavoro furono spesso attaccati da bande armate verosimilmente equipaggiate dagli Inglesi. In totale, come primo impianto, si crearono 18.794 km di strade principali e secondarie oltre le piste.

Gli Italiani d'Etiopia inoltre stimolarono l'economia abissina e diedero vita ad una serie di Compagnie (in forma di Società Anonime, quindi con afflusso anche di capitale estero), a ciascuna delle quali venne assegnato un campo di studio, di ricerca e di attività. Una sommaria elencazione delle Compagnie può dare l'idea dell'entità dello sviluppo economico di quelle popolazioni, prime beneficiarie: le Compagnie per il cotone d'Etiopia; per le fibre tessili vegetali; quella italiana Semi e Frutti oleosi; Compagnia etiopica del latte e derivati; etiopica per la lavorazione delle carni; Cementerie d'Etiopia; Compagnia italiana studi e allevamenti zootecnici; Tannini d'Etiopia per l'industria dei laterizi in Etiopia; Compagnie per le pelli gregge d'Etiopia; per le essenze legnose; Compagnia etiopica mineraria; quella nazionale imprese elettriche d'Etiopia; l'ufficio consorziale per forniture e impianti telegrafonici in AOI; la Compagnia per la flora etiopica; Compagnia etiopica degli esplosivi; Industria per la birra dell'AOI; Industria di vastissime proporzioni per i trasporti automobilistici coordinati da una apposita agenzia (Citao). Naturalmente, nel quadro dell'attività di ogni singola compagnia, si svilupparono numerose aziende particolari, filiali, officine e indotto vario. In sostanza, lo sviluppo dell'Impero alleggerì il Meridione d'Italia, funzione questa già positivamente assolta con la Libia.

Tutto questo sviluppo fu interrotto dalla seconda guerra mondiale.

Con la caduta dell'impero nel 1941 iniziò un periodo di persecuzioni per la comunità italiana, che attualmente è ridotta a poche decine di persone[4].

Alcuni civili italiani dell'Etiopia parteciparono attivamente alla guerriglia italiana contro gli inglesi fino al 1943, come Rosa Dainelli. Questa dottoressa italiana nell'agosto del 1942, dimostrando grande coraggio ed abilità, riuscì a penetrare in un sorvegliatissimo deposito di munizioni di Addis Abeba facendolo saltare e sopravvivendo all'esplosione (Tra l'altro gli inglesi vi conservavano anche ingenti quantità di proiettili Fiocchi, preda di guerra, che intendevano usare per i loro nuovissimi mitragliatori Sten, per i quali erano ancora a corto di munizioni: per questa singola azione gli inglesi furono costretti a rimandarne l'impiego di diversi mesi).[5]

Dopo la caduta del Negus nel 1974 quasi tutti gli italiani d'Etiopia hanno dovuto rifugiarsi in Italia ed hanno perso le loro proprietà abissine. Attualmente gli Italo-etiopici sono organizzati nell'Associazione Italiana Profughi dall'Etiopia ed Eritrea (A.I.P.E.E.) [1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mockler, Antony. Haile Selassie's War: The Italian-Ethiopian Campaign, 1935-1941 p.89
  2. ^ Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale. pag. 82
  3. ^ Nicola Labanca. Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana.p.129
  4. ^ Franco Antonicelli. Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945 p. 83
  5. ^ http://www.storiain.net/arret/num80/artic4.asp Articolo su storiain.net

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonicelli, Franco. Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945. Mondadori. Torino, 1961.
  • Calace, Francesca (a cura di), «Restituiamo la Storia» – dagli archivi ai territori. Architetture e modelli urbani nel Mediterraneo orientale. Gangemi, Roma, 2012 (collana PRIN 2006 «Restituiamo la Storia»)
  • Del Boca, Angelo. Italiani in Africa Orientale: La conquista dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1985, ISBN 88-420-2715-4
  • Del Boca, Angelo. Italiani in Africa Orientale: La caduta dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1986, ISBN 88-420-2810-X
  • Labanca, Nicola. Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana. Il Mulino. Bologna, 2007. ISBN 88-15-12038-6
  • Maravigna, Pietro. Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi.Tipografia L'Airone. Roma, 1949
  • Mockler, Antony. Haile Selassie's War: The Italian-Ethiopian Campaign, 1935-1941. Random House. New York, 1984 ISBN 0-394-54222-3
  • Rosselli, Alberto. Storie Segrete. Operazioni sconosciute o dimenticate della seconda guerra mondiale. Iuculano Editore. Pavia, 2007
  • Sbiacchi, Alberto. Hailé Selassié and the Italians, 1941-43. African Studies Review, vol.XXII, n.1, April 1979.
  • Mauri, Arnaldo. Il mercato del credito in Etiopia, Giuffrè, Milano, 1967.
  • Calchi Novati, Gian Carlo. L'Africa d'Italia, Carrocci, Roma, 2011.
  • Tuccimei, Ercole. La Banca d'Italia in Africa, Presentazione di Arnaldo Mauri, Laterza, Bari, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]