I racconti di Canterbury (film)

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I racconti di Canterbury
I racconti di Canterbury.png
Scena del film: la novella di Perkin il festaiolo
Titolo originale I racconti di Canterbury
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1972
Durata 122 min (versione originale presentata al Festival di Berlino)
110 min (versione attuale rimontata da Pasolini)
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, grottesco, drammatico
Regia Pier Paolo Pasolini
Soggetto I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer
Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA Produzioni Europee Associate
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli
Effetti speciali Luciano Anzellotti
Musiche a cura di Pier Paolo Pasolini con la collaborazione di Ennio Morricone
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Danilo Donati
Trucco Otello Sisi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

I racconti di Canterbury è un film del 1972 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, tratto dall'omonima opera di Geoffrey Chaucer.

È l'episodio centrale della cosiddetta "trilogia della vita" di Pasolini, segue Il Decameron (1971) e precede Il fiore delle Mille e una notte (1974).
In Italia, come il capitolo precedente, il film venne ampiamente censurato e in un certo senso lo è anche oggi, mentre invece a Berlino la pellicola nel '72 vinse l'Orso d'oro come miglior film.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Come già fatto nel Decameron, Pier Paolo Pasolini per il suo film prende dall'opera di Chaucer (interpretato qui da lui stesso) otto racconti, rielaborandoli in chiave comica o grottesca e altri lasciandoli così come sono.
Tutte le novelle sono collegate al prologo nel quale Geoffrey Chaucer decide di partire con dei pellegrini per Canterbury, invitandoli a raccontare delle storie.

Trama completa[modifica | modifica sorgente]

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In un paese inglese vicino a Canterbury un gruppo di pellegrini si sta preparando per un lungo viaggio. Poco dopo alle porte della città giunge anche Geoffrey Chaucer (Pasolini) che viene ospitato all'interno della corte per rifocillarsi. Decisi finalmente a mettersi in viaggio per Canterbury a rendere omaggio all'arcivescovo Thomas Beckett, i pellegrini vengono consigliati da un individuo il quale li invita a raccontare una serie di novelle durante il viaggio per non annoiarsi.

Primo racconto: Ser Gennaio e la sposa Maggio[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista è Ser Gennaio (Sir January), un nobile ricco e con una grande e fastosa reggia, ma brutto, vecchio e rozzo. Infatti l'uomo passa l'intere giornate e banchettare cercando di trovare moglie e ci riesce sposando una giovane nel fiore degli anni che accetta la proposta solo per i soldi.
In verità la ragazza, Maggio, è innamorata di un altro bello e colto, il quale le fa recapitare una lettera dichiarandole tutto il suo amore. All'inizio Maggio non si cura dello spasimante ma, dopo essere uscita completamente disgustata da un rapporto sessuale con Gennaio, decide di unirsi al giovane.
Il sentimento è ancor più alimentato dalla perdita della vista di Gennaio che d'ora in poi diventa un vero e proprio calvario per Maggio, costretta ora a fargli da badante.
Passa qualche giorno e i due innamorati stabiliscono di incontrarsi nel giardino della casa di Gennaio, ove risiedono due maghi. Con la scusa di prendere un po' di more, Maggio convince Gennaio a farla salire sull'albero ove la aspetta il suo amato e, salita, lo bacia appassionatamente.
Tuttavia il piacere non dura molto perché uno dei maghi fa riacquistare la vista a Gennaio che, vedendo Maggio sbaciucchiarsi con l'altro, comincia a gridare. Il giovane fugge via e Maggio tenta di raggirare lo sciocco Gennaio dicendogli che tutto ciò è stato frutto della sua immaginazione dato che da poco aveva ripreso a vedere. Ser Gennaio si fa abbindolare e ritorna a casa felice con la sposa.

Secondo racconto: il diavolo e l'inquisitore[modifica | modifica sorgente]

Franco Citti nel ruolo del Diavolo

Un uomo (Franco Citti) sta osservando da una finestra un secondo personaggio che sta sbirciando qualcosa in una fessura. L'uomo è un ricattatore mandato dall'inquisizione inglese per scoprire rapporti omosessuali. Avendone individuati due, corre in chiesa a riferirlo all'inquisitore, mentre il misterioso figuro lo segue passo passo.
L'Inquisitore, recatosi dal primo dei due sodomiti, si fa corrompere con una grande cifra di denaro per non denunciarlo. Nel secondo caso, invece, poiché l'uomo non possiede denaro per corrompere l'inquisitore, si procede all'arresto. L'uomo viene immediatamente condannato al rogo e, mentre viene trascinato per la via urlante come un maiale al macello, l'uomo misterioso guarda la scena, spacciandosi per un venditore di frittelle.
L'uomo viene bruciato, sotto gli occhi di tutti e sotto il sorriso beffardo del venditore il quale segue sempre il messo ricattatore.
A cavallo di muli i due uomini conversano liberamente raccontandosi tutti i loro misfatti e imbrogli fino a quando l'uomo misterioso non si presenta. Dice di essere il Diavolo e di provenire dall'Inferno per recare sofferenza al genere umano. Il ricattatore ci crede e propone un accordo. I due ruberanno insieme e tutto ciò che il genere umano vorrà donare al diavolo, egli se lo prenderà.
I due giungono a un vecchio mulino ove una donna anziana sta lavando i panni. Il ricattatore vuole derubarla di 12 soldi, ma la vecchia non vuole cederglieli, facendo giuramento di donare piuttosto lui e la brocca d'oro che possiede al diavolo.
Un lampo di piacere di cupidigia brilla negli occhi del diavolo che si prende sia il vaso che la vita del suo compare.

Intermezzo[modifica | modifica sorgente]

La combriccola diretta a Canterbury si ferma per una sosta in una chiesa. Mentre gli altri si riposano, Chaucer prende nota delle novelle e ne incomincia un'altra: il racconto del cuoco.

Terzo racconto: Perkin il festaiolo[modifica | modifica sorgente]

Ninetto Davoli nel ruolo di Perkin il buffone

Prendendo spunto dal personaggio di Charlot, il festoso Ninetto Davoli imperversa nella città di Londra interpretando il buffone Perkin. Questi viene appena cacciato via da una bottega, perché troppo sciocco per intraprendere il lavoro di cuoco, e si mette in viaggio in cerca di avventure.
Dopo essersi scontrato con due poliziotti entra in una casa nobile dove vi è una festa di addio al celibato e prova a sedurre la sposa, ma il severo padre spedisce Perkin a calci in mezzo alla strada.
Tornato a casa senza aver concluso niente, Perkin viene mandato a letto senza cena e il giorno dopo trova un nuovo lavoro. Si tratta di vendere le uova alla gente, ma Perkin, mentre il padrone non guarda, si mette a giocare con tre ragazzi e per questo viene di nuovo mandato via, non prima di essersi messo d'accordo con i giovani per uscire quella sera. A notte fonda Perkin s'incontra di nuovo con i ragazzi e uno di quelli l'invita in casa sua per far l'amore con sua moglie, una nota prostituta. Il mattino seguente, mentre i tre dormono ancora, Perkin fa uno strano sogno: immagina di essere in una grande sala e di danzare assieme a migliaia di fanciulle tutte nude che ricambiano il suo desiderio. Ma il sogno viene interrotto dall'arrivo di due guardie che arrestano Perkin e l'esibiscono in pubblico affinché tutti possano prendersi gioco di lui.

Secondo intermezzo[modifica | modifica sorgente]

Geoffrey Chaucer, questa volta autore e non protagonista dei racconti, si sta dilettando con alcune letture trecentesche (compreso il Decameron di Giovanni Boccaccio) e poi si appisola. Ma la moglie lo richiama invitandolo a riprendere il corso delle storie.

Quarto racconto: Nicola e Alison[modifica | modifica sorgente]

Il giovane studente di canto Nicola ama alla follia Alison, moglie di un semplice legnaiolo. Tuttavia, pare che il loro amore stia per prendere una brutta piega. Nicola decide di rimanere nascosto nella soffitta per tre giorni, mentre i due suoi amici, Martin e Assalonne (di cui il primo omosessuale), si recano di notte sotto la casa del legnaiolo a fare la corte ad Alison.
Il giorno dopo il legnaiolo, svegliatosi presto, si reca in camera di Nicola e lo trova assorto in una profonda meditazione. Egli cerca di capire cosa stia succedendo, quando Nicola s'alza e comincia a gridare come un ossesso che presto ci sarà un Diluvio Universale peggiore di quello che è capitato a Noè e che subito bisognava fabbricare tre grandi recipienti di legno da poter contenere Alison, lui e Nicola stesso. Lo sciocco legnaiolo subito si mette a lavoro e poi, da copione, i tre si mettono dentro i pentoloni di legno, appesi a una trave, ad aspettare il diluvio.
Intanto in una chiesa vi è una grande festa alla quale stanno partecipando anche Assalonne e Martin. Quest'ultimo dice di non aver visto per tutto il giorno il legnaiolo e quindi incita l'amico a recarsi dalla sua Alison, che nel frattempo ha invitato nella sua stanza Nicola, dato che il legnaiolo è bell'addormentato.
Mentre Alison e Nicola si stanno baciando, Assalonne bussa alla finestra, ma viene rifiutato più vole dalla ragazza. Allora il giovane le chiede un bacio solo e Alison ha la brillante idea di fargli un brutto tiro: dato che è buio, espone dalla finestra il suo sedere e appena le labbra di Assalonne si poggiano sulla pelle, parte un profondo peto.
Assalonne fugge via indignato giurando vendetta e il giorno dopo rimedia un ferro ardente.
Tornato sotto la stessa finestra chiede ad Alison di affacciarsi un attimo per riavere un altro bacio in cambio di un anello. Allora Nicola pensa di ripagarlo con la stessa moneta dell'altra sera ed esibisce il sedere, venendo bruciato proprio nel cavo dell'ano. Urlando, Nicola fugge in bagno, mentre il legnaiolo al grido della parola "acqua", taglia a comando la fune, sfracellandosi al suolo.

Quinto racconto: la donna di Bath[modifica | modifica sorgente]

Laura Betti nel ruolo della donna di Bath

Nella festosa e colorata città di Bath, una donna è insoddisfatta del marito ormai vecchio e malato e corre con l'amica Isotta a sbirciare a una porta, ove uno studente forte e bello si sta facendo il bagno nudo. Subito la donna se ne innamora perdutamente e lo desidera, ma il giovane Giannozzo sembra evitarla. L'occasione per la donna accade durante una festa in cui detta le sue condizioni al giovane: sposarla immediatamente dopo la morte del marito per via di una predizione propizia. Il matrimonio avviene ma un giorno in casa la donna dubita della fedeltà del nuovo marito. Giannozzo, che ha intuito tutto, decide di rinfacciarle i suoi vizi di seduttrice sbirciando attraverso le porte e così la scaraventa contro una botte di ferro, rompendogli il cranio. Prima di morire, la donna chiama a sé Giannozzo per dargli un bacio, ma quando questi, ormai in lacrime, si avvicina alle sue labbra, la moglie l'addenta al naso.

Sesto racconto: gli studenti e il mugnaio[modifica | modifica sorgente]

Due giovani studenti di un'accademia di Cambridge, gestita da un rettore ormai in fin di vita, decidono di andare dal loro amico mugnaio a imparare come si semina e macina il grano. Mentre i due stanno lavorando nel mulino, il mugnaio fa scappare il loro cavallo per costringerli a produrre più sacchi di farina possibile. Dopodiché i due ragazzi si mettono alla ricerca del cavallo, mentre il mugnaio se la ride di cuore.
Arrivata la notte, mentre l'allegra famigliola del mugnaio sta mangiando, i due ragazzi ritornano e bussano alla porta, chiedendo ospitalità. Il padrone li invita a dormire assieme a loro nella stanza, ma a notte fonda gli studenti decidono di divertirsi: infatti uno va a letto con la figlia del mugnaio e l'altro, alzatasi la moglie per andare in bagno, sposta velocemente la culla vicino al letto nuziale, facendo confondere la donna al ritorno dal bisogno. Così la moglie si mette a letto con l'altro studente e le due coppie passano una notte d'incanto. Il mattino dopo all'alba, l'amante di Moly, la figlia del mugnaio, si sveglia e si reca in un letto e conversando con il mugnaio, credendolo il compagno, rivelandogli tutto ciò che ha fatto e questi, montando su tutte le furie, lo aggredisce facendo una gran baraonda di letti rovesciati e di grida. Per fortuna i due riescono a filarsela appena in tempo e a rubare qualche sacco di farina al mugnaio.

Terzo intermezzo[modifica | modifica sorgente]

Mentre Chaucer è ancora intento a scrivere i suoi racconti, nella grande rimessa ove si sono fermati i pellegrini per Canterbury, quattro amici molto giovani fanno l'amore con delle prostitute.
Uno di questi a un certo punto esce e si mette a mostrare il fallo alle pellegrine e si mette a recitare dei versi in onore del vino, urinando su tutti i presenti.

Settimo racconto: i tre amici e "la Morte"[modifica | modifica sorgente]

In una piccola contea passa silenziosa una carrozza con a bordo il cadavere di un giovane: Rufo. I suoi tre amici se ne stanno a bere nella locanda e vogliono sapere in che circostanza sia morto. A loro viene riferito che questi una notte, ubriaco, abbia invocato molte volte la Morte e che questa l'abbia portato con sé. I ragazzi non credono alla storia e giurano di vendicare l'amico, mettendosi in marcia verso la campagna. Lì trovano un vecchio viandante (doppiato da Eduardo De Filippo) molto triste per la perdita della giovinezza. I giovani lo scambiano per una spia e vogliono ucciderlo per la morte del loro amico, ma questi si schernisce e li indirizza verso una quercia, ove vi è un tesoro. Infatti i tre ragazzi quando arrivano trovano ogni tipo di ricchezze: gioielli, rubini, smeraldi e corone d'oro. I giovani non sanno come portarsi tutto a casa e allora uno di loro spedisce un altro a comprare dei fiaschi di vino e del pane per passare la notte, mentre gli altri fanno la guardia. Il selezionato si reca al mercato e compra l'occorrente, ma anche del veleno, con l'intento di uccidere gli amici per impossessarsi dell'oro. Ma mentre questi sta mischiando il veleno nel vino, anche gli altri due stanno complottando contro il ragazzo. Infatti vogliono prima giocare con lui e poi pugnalarlo.
Giunge l'amico e i tre bevono dalle fiasche e poi i due congiurati commettono il delitto, ma dopo un po' muoiono anche loro, avvelenati dal vino.

Ottavo racconto: il frate avido[modifica | modifica sorgente]

Per un lurido frate goloso di ricchezze c'è una brutta giornata che l'aspetta. L'uomo si reca da un ricco signore in fin di vita, bramando la sua eredità. Questi dichiara che ciò che cerca si trova poco sotto il suo sedere e il frate vi ci infila la mano, ottenendo una sgradevole sorpresa.
Quella notte in casa del frate giunge un angelo che l'invita a seguirlo all'inferno. Giunti in un'atmosfera surreale, piena di dolore e sofferenza, di diavoli di mille colori e di dannati impiccati, molestati o inforcati dai demoni, l'angelo si rivolge a Satana, chiedendogli quale sia la pena per i frati avidi. Questi alza la coda e scarica un tremendo peto, imitato subito da tutti gli altri diavoli che scorreggiando fanno uscire fuori dall'ano una moltitudine di piccoli frati come se fossero feci.

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Geoffrey Chaucer ha terminato il suo libro di racconti, mentre i pellegrini giungono esultanti finalmente a Canterbury per rendere omaggio a Beckett. Chaucer conclude il suo libro con la frase: "Qui finiscono i racconti di Canterbury, narrati solo per il piacere di raccontarli. Amen".

La sceneggiatura originale[modifica | modifica sorgente]

Essa differisce dal film soprattutto in due ambiti. Innanzitutto, nella sceneggiatura le figure dei narratori sono ben presenti negli intervalli fra un racconto e l'altro, come nel poema di Chaucer; inoltre lo stesso poeta, impersonato da Pasolini, inizia un racconto che viene poi interrotto dall'Oste perché troppo noioso.

Nella versione definitiva, le sequenze di introduzione ai racconti da parte dei personaggi furono eliminate, il racconto dello stesso Chaucer fu tolto e restarono solo alcuni spunti della cornice generale ai racconti costituita dalla presenza "a posteriori" di Geoffrey Chaucer (interpretato da Pasolini) che rifletteva sul suo lavoro. Parzialmente mantenuta, questa cornice fu ridotta e inserita nel film soltanto al termine di quattro racconti.

Era inoltre differente l'ordine dei racconti, che inizialmente si presentava così:

  • 1. Racconto del mugnaio (Nicola e Alison)
  • 2. Racconto del legnaiolo (gli studenti e il mugnaio)
  • 3. Racconto del cuoco (Perkin il festaiolo)
  • 4. Racconto di Chaucer (ser Thopas)
  • 5. Racconto della donna di Bath
  • 6. Racconto del mercante (ser Gennaio e Maggio)
  • 7. Racconto del frate (il diavolo e l'inquisitore)
  • 8. Racconto dell'inquisitore (il frate avido)
  • 9. Racconto del venditore di indulgenze (i tre amici e il brigante la Morte)

Presentazione[modifica | modifica sorgente]

Il film, girato da settembre a novembre 1971, fu presentato il 2 luglio 1972 al XXIII festival di Berlino in una versione di lavorazione della durata di due ore e venti minuti; la giuria del festival gli attribuì l'Orso d'oro.[1].

Problemi con la censura[modifica | modifica sorgente]

Il film, vincitore di un Orso d'oro a Berlino, viene proiettato per la prima volta a Benevento il 2 settembre 1972, ma con il divieto ai minori di 18 anni, viste le molte scene forti di cui è permeato. Dopo tre giorni arrivano le prime denunce per oscenità, ma il tribunale beneventano (le denunce scattarono nella città dove si tenne la "prima") non riscontra i reati contestati e archivia il procedimento. Ma in un secondo momento la stessa Procura cambia idea, sequestra il film e rinvia a giudizio il regista Pasolini, il produttore Alberto Grimaldi e l'esercente locale proprietario del cinema dove era avvenuta la proiezione. Gli imputati sono assolti, sentenza confermata anche in Appello e Cassazione e, nel dicembre del '73, il film torna in libertà in tutta Italia. Questa serie di problemi, sequestri e dissequestri, si ripresenterà altre volte nella carriera di Pasolini come regista.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pasolini e l'umiliazione segreta di Chaucer, Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini, Cineteca di Bologna

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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