Accattone

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Accattone
AccattonePasolini1961WP.jpg
Franco Citti in una scena del film.
Titolo originale Accattone
Paese di produzione Italia
Anno 1961
Durata 116 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Pier Paolo Pasolini
Soggetto Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini (con la collaborazione di Sergio Citti)
Produttore Alfredo Bini, Cino Del Duca
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli
Musiche Johann Sebastian Bach (brani da la Passione secondo Matteo)
Scenografia Flavio Mogherini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Accattone (1961) è il primo film diretto da Pier Paolo Pasolini, e può essere considerato la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti lavori letterari. In questa pellicola insegue una sua idea di narrazione epica e tragica.[1]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[2].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

"Accattone" è il soprannome di Vittorio, un sottoproletario romano il cui stile di vita è improntato al "sopravvivere" giorno per giorno. Accattone si fa mantenere da una prostituta, Maddalena, "sottratta" a un napoletano finito in carcere. L'uomo evita la vendetta degli amici del carcerato, incolpando Maddalena di tutto e abbandonandola. Maddalena finisce in carcere. Accattone, rimasto senza soldi, conosce la fame. Un giorno incontra Stella, una ragazza che lui cerca di convincere a prostituirsi, ma intanto se ne innamora. L'amore per Stella spinge Accattone a cercarsi un lavoro, guadagnandosi da vivere in modo onesto, ma la "redenzione" dura poco, infatti presto torna a rubare. Dopo un piccolo furto s'imbatte nella polizia e nel fuggire cade da una motocicletta e muore, compiendo così il destino che pesa su di lui sin dall'inizio.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è una metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante.[3]

Il film doveva essere prodotto da Federico Fellini, che tuttavia si tirò indietro all'ultimo momento, preoccupato dall'imperizia di Pasolini con le tecnicità del mezzo, a cui si avvicina per la prima volta con questo progetto. Il film sarà quindi prodotto da Alfredo Bini.

Le riprese del film furono effettuate tra l'aprile e il luglio 1961.

La scelta di utilizzare in massima parte attori non-professionisti esprime la convinzione di Pasolini che essi non sono "rappresentabili" da nessun altro che da essi stessi in quanto soggetti incontaminati, puri, privi delle sovrastrutture imposte dalla società.

Per girare gli esterni, la piccola troupe (composta, tra gli altri, dal giovane Bernardo Bertolucci in veste di aiuto regista) si spostava nei luoghi simbolo della periferia romana: via Casilina, via Portuense, via Appia Antica, via Baccina, Ponte Sant'Angelo, Acqua Santa, via Manuzio, Ponte Testaccio, il Pigneto, borgata Gordiani, Centocelle, la Marranella, Subiaco (il cimitero).

Il costo approssimativo del film si aggirò intorno ai cinquanta milioni, quanto un "film di serie B" di quegli anni.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Presentato alla 26ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 31 agosto 1961, il film di Pasolini ricevette dure contestazioni. Alla "prima" del film al cinema Barberini a Roma, un gruppo di giovani neofascisti cercò di impedire la proiezione, lanciando bottiglie d'inchiostro contro lo schermo, bombette di carta e finocchi tra il pubblico. Ci furono colluttazioni e la visione del film fu sospesa per quasi un'ora.

La pellicola uscì nelle sale il 22 novembre 1961. Il film sarà bloccato in sede di censura dal sottosegretario al Ministero del Turismo e Spettacolo Renzo Helfer[4] e ritirato da tutte le sale italiane.

Nel 1962 viene presentato al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia) e vince il Primo premio per la regia.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

La voce di Franco Citti è in realtà quella dell'attore Paolo Ferrari, scelto da Pasolini, che seguì personalmente il doppiaggio del film.

Promozione[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione dei manifesti del film, per l'Italia fu affidata al pittore cartellonista Sandro Symeoni.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962 l'avvocato e politico Salvatore Pagliuca fece causa a Pasolini e alla società Arco film perché nel film un criminale aveva il suo stesso nome, chiedendo il risarcimento dei danni morali e l'eliminazione del suo nome, ottenendo il risarcimento dei soli danni materiali. Pasolini citerà il politico nella poesia Poeta delle Ceneri.[5][6][7]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il cantautore inglese Morrissey fa riferimento al film in una canzone intitolata You Have Killed Me presente nel suo album del 2006 Ringleader of the Tormentors. Il primo verso della canzone è: «Pasolini is me, 'Accattone' you'll be...»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Dizionario del cinema", di Fernaldo Di Giammatteo, Newton&Compton, Roma, 1995, pag.16
  2. ^ Rete degli Spettatori
  3. ^ Isadora Cordazzo, "Accattone" di Pasolini: dal testo al film, Edizioni Pendragon, 2008
  4. ^ Pasolini e Fellini, una lunga infedeltà, Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini. URL consultato il 4-7-2014.
  5. ^ Breve descrizione dei singoli procedimenti giudiziari, Pagine corsare. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  6. ^ On. avv. Salvatore Pagliuca, Studio Legale Pagliuca, 2 ottobre 2006. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  7. ^ Procedimenti giudiziari ordinati per imputazione, Pagine corsare. URL consultato il 1º febbraio 2010.

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