Mamma Roma

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Mamma Roma
Mamma Roma Guidonia.jpg
Scena del film girata a Guidonia
Titolo originale Mamma Roma
Paese di produzione Italia
Anno 1962
Durata 102 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Pier Paolo Pasolini
Soggetto Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini
Produttore Alfredo Bini
Casa di produzione Arco Film
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli
Musiche Antonio Vivaldi
Scenografia Flavio Mogherini
Interpreti e personaggi

Mamma Roma è un film drammatico italiano del 1962, scritto e diretto (il secondo dopo Accattone) da Pier Paolo Pasolini ed interpretato da Anna Magnani. E' considerata una delle interpretazioni principali dell'attrice romana.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Mamma Roma è una prostituta romana decisa a cambiare vita. L'occasione le si presenta quando il suo protettore convola a nozze e, di fatto, la libera da ogni legame di possesso. Mamma Roma ha un figlio, Ettore, ignaro della professione della madre, cresciuto nella cittadina di provincia Guidonia e per il quale lei sembra essere disposta ad atti di amore infinito. Donna di grande temperamento e di inesauribile forza, smessa "la vita" allestisce un carretto di verdura in un mercato di piazza e si trasferisce con il figlio in un piccolo appartamento alla periferia di Roma. Qui, secondo i sogni della madre, Ettore potrà ottenere il riscatto della propria condizione di sottoproletario e trovarsi un lavoro rispettabile.

Intanto, Ettore cresce nel nuovo ambiente, legandosi ad una compagnia di borgatari che organizzano piccoli furti. Si invaghisce anche di Bruna, una ragazza più grande di lui, un po' facile ma non maliziosa, e con lei inizia una relazione. Per farle dei regali arriva a rubare i dischi della madre e a rivenderli; e successivamente per difendere la ragazza da uno stupro del branco dei ragazzi, rimedia un violento pestaggio.

Mamma Roma viene a sapere della sua relazione e si indispettisce: vuole che il figlio aspiri al meglio. Decide dunque di muoversi, per procurargli un lavoro e per togliergli dalla testa Bruna. Va dal parroco e gli chiede un aiuto per trovare un lavoro ad Ettore (servire ai tavoli in una trattoria in Trastevere). Ma il parroco le consiglia di mandare il ragazzo a scuola. Allora organizza lei un ricatto ai danni del ristoratore: fa in modo che una sua amica prostituta (Biancofiore) lo adeschi e vada a letto con lui, per poi irrompere nella stanza col protettore di lei, in modo da mettere l'uomo con le spalle al muro (e così riesce nel suo intento). Alla stessa amica, chiede di avere una relazione sessuale col figlio, convinta che dopo questa esperienza il suo invaghimento per Bruna sparisca. Non paga, regala al figlio una moto.

Quando tutto sembra andare per il verso giusto, ricompare però il suo protettore. La sua nuova vita e il nuovo lavoro lo hanno stancato e vuole tornare a sfruttare mamma Roma. Per lei, che ha sempre nascosto il proprio passato al figlio, è un incubo che si materializza. Il protettore obbliga Mamma Roma a tornare a prostituirsi. Così, la donna inizia una doppia vita: di giorno al mercato; di notte sulla strada.

Quando viene sapere (da Bruna) del mestiere della madre, Ettore rientra nel brutto giro della gang del posto e riprende a rubare. Arrestato per aver rubato una radiolina ad un ricoverato d'ospedale, morirà tra i deliri della febbre mentre è in detenzione, legato a un letto di contenzione, invocando la madre.

Appena saputo della sorte del figlio, Mamma Roma corre a casa seguita da un gruppetto del mercato. Arrivata, si getta in preda alla disperazione sul letto di Ettore abbracciando i vestiti usati del figlio già morto in carcere. Allora tenta il suicidio gettandosi dalla finestra della camera del figlio ma viene fermata in tempo dal gruppetto che l'ha seguita. Le lacrime e una mano sul cuore di Mamma Roma; e una vista da lontano della Basilica di San Giovanni Bosco, concludono questo capolavoro di Pasolini.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Location[modifica | modifica sorgente]

Gli interni e gli esterni della casa dove vive Mamma Roma, all'inizio del film prima di trasferirsi, sono girati al "Palazzo dei Ferrovieri" di Casal Bertone. Le riprese della sua nuova casa sono invece effettuate al villaggio INA-Casa del quartiere popolare Quadraro. In particolare, gli esterni sono girati nell'adiacente Parco degli Acquedotti. In più scene è visibile, nello skyline della periferia sullo sfondo, allora in piena costruzione, la cupola della basilica di San Giovanni Bosco. Le scene finali girate di fronte all'ospedale sono ambientate a Tor Marancia avanti l'istituto San Michele (via Odescalchi).

Analisi del film[modifica | modifica sorgente]

Anna Magnani ed Ettore Garofolo in una scena del film

Film costruito sull'incantevole debolezza dell'umanità disagiata che sogna il riscatto della propria condizione attraverso un impossibile avanzamento sociale. Pasolini, allievo dello Storico dell'Arte Roberto Longhi (a cui il film è dedicato), rivela il suo gusto per l'immagine e compie un riuscito esperimento di commistione tra la drammatica recitazione di Anna Magnani e quella dei ragazzi di strada. Scrivendo nell'ottobre del 1962 su Vie Nuove si rivolge proprio a Longhi per esortarlo ad intervenire e mettere fine alle illazioni e alle incertezze interpretative riguardanti la scena della morte del protagonista sul letto di contenzione:

« Ah, Longhi, intervenga lei, spieghi lei, come non basta mettere una figura di scorcio e guardarla con le piante dei piedi in primo piano per parlare di influenza mantegnesca! Ma non hanno occhi questi critici? Non vedono che bianco e nero così essenziali e fortemente chiaroscurati della cella grigia dove Ettore (canottiera bianca e faccia scura) è disteso sul letto di contenzione, richiama pittori vissuti e operanti molti decenni prima del Mantegna? O che se mai, si potrebbe parlare di un’assurda e squisita mistione tra Masaccio e Caravaggio»
(Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove, 4 ottobre 1962[1][2])

Le vite di Mamma Roma e del figlio rappresentano un legame e un amore che trascende ogni tipo di volontà e contatto. La storia segue il loro rapporto che obbliga l'uno ad essere reciprocamente causa, effetto e riferimento delle vicissitudini dell'altro, in un legame che va oltre a qualsiasi tipo di circostanza e di avvenimento, come quello tra una madre e il proprio figlio e in cui probabilmente Pasolini rappresenta il suo forte legame con la madre che l'accompagna e lo insegue, esplicitandolo anche in poesie come Ballata delle Madri e Supplica a mia madre di Poesia in forma di rosa scritte negli stessi anni in cui ha scritto il film. Anche in questo film, come nel precedente Accattone, Pasolini utilizzò come colonna sonora diverse musiche di epoca barocca.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove, nº 40, 4 ottobre 1962.
  2. ^ Nico Naldini, Pasolini, una vita, Einaudi, 1989, p. 252.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma, Milano, Rizzoli, 1962.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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