Il fiore delle Mille e una notte
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| Il fiore delle Mille e una notte | |
| Titolo originale: | Il fiore delle Mille e una notte |
| Paese: | Italia, Francia |
| Anno: | 1974 |
| Durata: | 129 min |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Genere: | fantastico |
| Regia: | Pier Paolo Pasolini |
| Soggetto: | Le mille e una notte |
| Sceneggiatura: | Dacia Maraini |
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| Fotografia: | Giuseppe Ruzzolini |
| Montaggio: | Nino Baragli, Tatiana Casini Morigi |
| Musiche: | Ennio Morricone |
| Scenografia: | Dante Ferretti |
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Il fiore delle Mille e una notte è un film del 1974 di Pier Paolo Pasolini, prodotto da Alberto Grimaldi e ultimo film della cosiddetta "trilogia della vita".
Presentato in concorso al 27° Festival di Cannes, vinse il Grand Prix Speciale della Giuria.
Pasolini si recò a Lecce alla ricerca di doppiatori, in quanto vedeva nell'accento leccese delle somiglianze con la lingua araba.
[modifica] Trama
Seguendo l'architettura della raccolta di racconti orientali, organizzata nella forma attuale attorno al 1400, lo sviluppo narrativo de "Il fiore delle mille e una notte" procede secondo una struttura ad incastro. Il tema del viaggio di Nur-ed-Din alla ricerca dell'amata schiava Zumurrud che gli è stata rapita, ne costituisce il filo conduttore. Ad esso, nella forma di brevi apologhi o di racconti più strutturati, si intrecciano, in una sottile trama, sogni e racconti di amori felici o tragici, a costituire un unico luminoso arazzo, in cui le singole storie si fondono in un armonioso canto alla vita e all'amore.
[modifica] Caratteri generali
Girato in Yemen, Etiopia, Iran, India e Nepal, "Il fiore delle mille e una notte" - che pure ebbe un'accoglienza più tiepida da parte del pubblico, rispetto a Il Decameron e I racconti di Canterbury, con incassi molto inferiori, rappresenta il punto più ambizioso della Trilogia della vita.
Nei due film precedenti, la ricerca pasoliniana di un uomo riscattato dall'omologazione seriale dei costumi, dei modi, dello stesso apparire fisico, prodotte dal capitalismo e dalla società dei consumi - ricerca iniziata con i giovani sottoproletari delle periferie di Roma, di Accattone - si era rivolta ad un nostalgico passato letterario e storico. Qui tale ricerca sembra acquistare maggiore concretezza dall'esplorazione di aree geografiche, toccate solo marginalmente dallo sviluppo economico, in continuità con l'attenzione già rivolta da Pier Paolo Pasolini ai problemi del Terzo mondo, ad es. in Appunti per un'Orestiade africana.
Frotte di ragazzini urlanti che seguono, come in un coro di tragedia greca, i protagonisti della vicenda, correndo o ritraendosi paurosi, i tratti dei volti delle comparse, prese nella popolazione locale, il doppiaggio con l'accento pugliese, concorrono a rendere con efficacia questo abbraccio tra realtà e racconto, tra storia e mito.
È al sesso, all'atto sessuale in tutte le sue manifestazioni - eterosessuali, omosessuali, anche pedofile - nella purezza dei suoi modi, nella dolcezza dei corpi, nella serenità del reciproco abbandono, nell'assenza in esso di ogni forma di potere e di mercificazione, che è affidato il compito di illustrare il riscatto dell' uomo sulla Storia. Senza illusioni. Nel suo lucido pessimismo, il regista è perfettamente consapevole dell'inesorabile china della Storia, anche per il Terzo Mondo. È solo nell'arte che l'uomo può riscattarsi.
Tale pessimismo troverà di lì a poco manifestazione in Salò o le centoventi giornate di Sodoma, primo, e unico capitolo, di una Trilogia della morte.
Curiosamente, a questo film, benché fosse stato denunciato sin dalla sua prima proiezione in pubblico, per oscenità, furono risparmiate le peripezie giudiziarie degli altri. Il 15 agosto 1974, il giudice di Milano Caizzi dichiarò di «non doversi promuovere l'azione penale» contro il film giudicato «opera cinematografica di buon livello» e anche come «rappresentazione di una sensualità e di una affettività non malate... perché libere dall'idea del peccato, propria della tradizione cristiana».
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