Chiesa di Santa Maria presso San Celso

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Coordinate: 45°27′16.56″N 9°11′15.53″E / 45.454599°N 9.187647°E45.454599; 9.187647

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso
La facciata del santuario
La facciata del santuario
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana cattolica di rito ambrosiano
Titolare Celso
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Architetto Gian Giacomo Dolcebuono, Giovanni Battagio
Stile architettonico rinascimentale, manierismo
Inizio costruzione 1493
Completamento fine XVI secolo

Santa Maria presso San Celso (nome completo: Santa Maria dei Miracoli presso San Celso) è un antico santuario di Milano, posto in corso Italia al civico 37.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Iniziata da Gian Giacomo Dolcebuono e da Giovanni Battagio nel 1493, in pieno Rinascimento per accogliere un'icona miracolosa della Madonna, fu forse inizialmente prevista a pianta centrale, anche se nel proseguimento, piuttosto rapido dei lavori, venne dotata di una navata ed un atrio porticato antistante la facciata. La costruzione fu una delle prime costruzioni pienamente rinascimentali di Milano.

La cupola[modifica | modifica wikitesto]

La prima parte ad essere costruita fu infatti la cupola ottagonale, coperta all'esterno da un tiburio con un loggiato ad arcatelle, ornato da dodici statue in cotto di Agostino Fonduli secondo la tradizione architettonica lombarda. Nel 1494 venne richiesto a Giovanni Antonio Amadeo di fornire un modello e nel 1498 lo stesso si incaricò di procurare colonne e capitelli per il tiburio.

Navata e coro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1506 all'impianto originario venne aggiunto, sempre ad opera di Amadeo, un corpo longitudinale con una navata, coperta da una monumentale volta a botte cassettonata e cappelle laterali, al presbiterio fu anche aggiunto un coro poligonale a deambulatorio, sul modello del Duomo di Milano.

Quadriportico[modifica | modifica wikitesto]

Il prospetto esterno del portico

Nel primo XVI secolo, dopo un concorso vinto nel 1505 da Cristoforo Solari, fu aggiunto il classicheggiante quadriportico, costituito su tre lati dalla successione di semicolonne corinzie che inquadrano archi e sono sormontati da una trabeazione, secondo un modello ricavato dall'architettura romana, molto innovativo per l'epoca. Il prospetto esterno del portico, verso la strada è stato variamente attribuito a Cesare Cesariano oppure a Cristoforo Lombardo (il Lombardino) o allo stesso Solari.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un progetto di Cesariano non realizzato, l'imponente ed ornatissima facciata, in marmo di Carrara, fu progettata da Galeazzo Alessi verso la fine del XVI secolo in stile manierista. Realizzata da Martino Bassi, che semplificò il disegno alessiano, è decorata da numerose statue e rilievi di Stoldo Lorenzi ed Annibale Fontana.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La decorazione pittorica fu realizzata in due fasi distinte: la prima, successiva al 1535, riflette le preferenze venete e manieristiche introdotte nel periodo della dominazione spagnola, mentre la successiva esibisce le tendenze controriformate espresse dal 1565 da Carlo Borromeo. Il primo momento testimonia di un periodo di transizione sia politico che artistico: con la morte dell’ultimo degli Sforza, Francesco II (1535), il Ducato entra a far parte dei possedimenti spagnoli di Carlo V d'Asburgo mentre, dal punto di vista pittorico, le morte del Bramantino (1530) e di Bernardino Luini (1532) evidenziano l’esaurirsi della precedente stagione pittorica. L’egemonia anche culturale esercitata dai nuovi dominatori impone l'aprirsi della città al gusto della pittura veneta e manieristica. La chiesa, che per un decreto ducale del 1491 godeva di grande autonomia rispetto al clero ed era retta da un Capitolo di diciotto nobili, divenne uno dei luoghi centrali per le nuove tendenze e per i rapporti tra dominatori spagnoli e aristocrazia locale, come mostrano le visite di Carlo V (1541) e Filippo II (1548) durante i loro soggiorni trionfali a Milano. Non sorprende quindi che il deambulatorio che corre intorno al presbiterio fosse decorato con una serie di tele di importanti artisti, tra i quali Gaudenzio Ferrari, che vi dipinse Il Battesimo di Cristo (1540-41), il bresciano Moretto con la sua Conversione di San Paolo (1540-45) e Callisto Piazza, autore del San Gerolamo (1542-44).

Vi si conservano inoltre numerosi affreschi e pale d'altare di artisti lombardi del Rinascimento e del Barocco: Giovan Battista Crespi detto il Cerano, Camillo e Giulio Cesare Procaccini, Carlo Francesco Nuvolone, Antonio Campi, Bergognone, Callisto Piazza. Da segnalare soprattutto Giovan Battista della Cerva, e, all'altare del transetto destro, una bella pala di Paris Bordon. Il coro è decorato con stalli su disegno di vari artisti; il leggio ligneo è stato disegnato da Giuseppe Meda.

Nel transetto sinistro, all'interno di un altare disegnato da Martino Bassi, si conserva la veneratissima statua marmorea dell'Assunta di Annibale Fontana (1586), completata in seguito da due angioletti reggicorona di Giulio Cesare Procaccini.

In una teca posta all'ingresso sono esposti dei paramenti del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster ed il calco, fatto alla morte, del viso e della mano, effettuato dallo scultore don Marco Melzi dell'Istituto Beato Angelico di Milano.

L'antico affresco della Madonna miracolosa (celebre per i miracoli e per l'apparizione del 30 ottobre 1485) si trova ora sotto un altare alla sinistra del presbiterio ed è visibile solo durante alcune feste. Nella navata sinistra è invece collocato un affresco della Madonna con Bambino del XIV secolo che nel 1620 fu visto lacrimare.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne, costruito nel 1958 dalla ditta organaria Balbiani-Vegezzi Bossi. Lo strumento, con consolle mobile indipendente in navata nei pressi del presbiterio, ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La cassa lignea dorata di contenzione, in stile neoclassico, presenta una mostra articolata in tre campi divisi da lesene corinzie, ognuno dei quali è composto da una cuspide di undici canne di Principale ciascuna, con bocche a mitria ad andamento inverso. La disposizione fonica dello strumento è la seguente:

Prima tastiera - Grand'Organo
Gran ripieno
Quinta Decima 2'
Ottava 4'
Principale 16'
Diapason 8'
Unda maris 8'
Tromba armonica 8'
Fugara 4'
Principale 8'
Bordone 8'
Dulciana 8'
Vibratore
Seconda tastiera - Espressivo
Oboe orchestra 8'
Flauto orchestra 8'
Viola gamba 8'
Concerto viole 8'
Eufonio 8'
Principalino 4'
Flauto armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno eco
Cornetto combinato
Sesquialtera combinata
Vibratore
Pedale
Subbasso 16'
Basso 8'
Corno cantante 4'
Contrabbasso 16'
Basso 8'
Vibratore
Unioni e accoppiamenti
Grave I
Acuta I
Grave II-I
Acuta II-I
Unione II-I
Grave II
Acuta II
Unione I-P
Unione II-P
Acuta I-P
Acuta II-P
Pedale automatico

Chiesa di San Celso[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Celso
esterno
esterno
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Milano
Religione Cristiana cattolica di rito ambrosiano
Titolare Celso
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Stile architettonico romanico, neoromanico
Inizio costruzione IV secolo
Completamento XI secolo

Alla destra della facciata, un po' arretrata per la demolizione di quasi tutte le sue campate nel tardo XVIII secolo (ne resta traccia negli archi rimasti all'aperto del sagrato), si trova la chiesa romanica di San Celso, fondata nel IV secolo ma ricostruita nell'XI. Questa chiesa era stata importante per essere in essa conservate le reliquie di San Celso, il santo legato a Nazario (le cui reliquie erano invece in San Nazario).

La fronte in mattoni (rifatta in stile neo-romanico nel XIX secolo) è decorata da un rosone e da un portale romanico con rappresentazioni zoomorfe. Il campanile risale all'XI secolo. All'interno, la chiesa è costituita da tre brevi navate di due campate ciascuna, con copertura a crociera. In corrispondenza della navata centrale si trova l'abside semicircolare, con semplice altare in pietra.

Tradizione milanese[modifica | modifica wikitesto]

Da secoli è tradizione che le spose milanesi, subito dopo la celebrazione del matrimonio, portino un mazzo di fiori alla Madonna esposta in questa chiesa.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito Diocesi Milano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano. Rinascimento e Manierismo,Milano, Cariplo, 1998.
  • Maria Teresa Fiorio (a cura di), Le chiese di Milano, Milano, Mondadori Electa, ed. riveduta 2006 (1ª ed. 1985).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Milano[modifica | modifica wikitesto]

Architetti[modifica | modifica wikitesto]

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