Gian Giacomo Dolcebuono
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Gian Giacomo Quadri, detto Dolcebuono (Lugano, 1445 circa – Milano, 1504), è stato uno scultore e architetto italiano.
Fratello di Giovanni Antonio e abbiatico dell’ingegner Giacomo Antonio Dolcebuono che nel 1396 ideò uno dei primi progetti della facciata della Certosa di Pavia. Noto tra il 1460 e il 1504, svolse il suo apprendistato nella bottega di Giovanni Solari e del fratello Guiniforte Solari, contemporaneamente al suo coetaneo Giovanni Antonio Amadeo con il quale condivise numerosi progetti architettonici. Attivo nel 1467 al Duomo di Milano (Morscheck 1986), nel 1472 è indicato come magistro operante all’"altare di San Giuseppe" in Duomo su disegno dell’Amadeo (Annali, 1877, 276ss), nel 1473 esegue le "decorazioni" per la cappella di chiesa di Santa Maria presso San Celso con Lazzaro Palazzi (Annali, II, 281) e fornisce delle "decorazioni in cotto" per il chiostro grande della Certosa di Pavia.
Per l'esecuzione dei bassorilievi della parte destra della facciata della Certosa di Pavia, occorre sottolineare l'importanza del patto di collaborazione del 15 settembre 1473 tra il Nostro e altri quattro artisti: il veterano scultore Giovanni Antonio Piatti, il luganese Giovanni Antonio Amadeo (amico già dai primi anni d'apprendistato), Lazzaro Palazzi e Angelo da Lecco (nato a Lugano!, figlio di Cristoforo) , legati in una consorteria determinata dai vincoli parentali e dalle comuni origini comacine: consuetudini risalenti ad Autari (584 d. C. ), re dei Longobardi e all'editto di Rotari che spiegano la secolare specializzazione delle popolazioni dell'Insubria nelle arti murarie e il suo affermarsi sui cantieri medioevali di tutta Europa.
Nel 1488 è richiesto per un sopralluogo al cantiere del Duomo di Pavia (Maiocchi, 1937, 334); la costruzione del Duomo di Pavia iniziò nel 1488 sotto la direzione dell'architetto Cristoforo Rocchi, ben presto sostituito dal Nostro e da Giovanni Antonio Amadeo. Il progetto originale, con tre navate nell'asse longitudinale e nel transetto, affiancate da nicchie semicircolari e grande cupola centrale raccordata mediante nicchioni triangolari, riflette anche l'influenza decisa del Bramante, per il quale la cattedrale pavese costituì in pratica una prova generale per la nuova Basilica di San Pietro a Roma.
Nell’aprile 1489 con Lazzaro Palazzi sovrintende la costruzione del Tempio Civico dell'Incoronata a Lodi (Novasconi, 1974, 448). Dopo il fallimento dei progetti di Giovanni Nexemperger di Strasburgo (1483-1486), il 13 aprile 1490 con l’Amadeo assume il compito della costruzione della "cupola" e del "tiburio" del Duomo di Milano, terminati il 24 settembre 1500 (Annali, III, 116); quindi dirige i lavori nel cantiere della chiesa di Santa Maria presso San Celso fino all’assunzione dell’Amadeo il 1º febbraio 1494 (Casati, 1870, 38, 40ss, 51, 63, 96, 100ss); il 1º agosto 1497 stima con l’Amadeo una statua di Andrea Fusina (AF, Mastro 848) ed entrambi il 20 ottobre 1497 sono presenti alla consegna del marmo, stimato da Santino da Vigevano, a Cristoforo Solari per dei lavori nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, e fornisce all’Amadeo "decorazioni in cotto" per il tiburio delle Grazie(Schofield, 1986, 47ss).
San Maurizio al Monastero Maggiore è una chiesa di Milano, un tempo sede del più importante monastero femminile dell'Ordine Benedettino in città, collocata all'angolo tra via Luini e Corso Magenta.
Di fondazione antichissima (le prime attestazioni risalgono all'età longobarda, il monastero venne fondato utilizzando in parte alcuni edifici romani; ancora oggi fanno parte del complesso una torre poligonale, resto delle antiche mura di Massimiano, ed un'altra quadrata, che in origine faceva parte del perduto Ippodromo. I locali del monastero oggi sono occupati dal Museo archeologico di Milano.
La costruzione ebbe inizio nel 1503 ed è opera dell'architetto e scultore Gian Giacomo Dolcebuono, coadiuvato dall'Amadeo con cui lavorò anche al Duomo di Milano, alla Certosa di Pavia e alla chiesa di Santa Maria presso San Celso, a partire dal 1493 con Giovanni Battagio.
Un suo trattato di architettura era presente nelle bilbioteca di Leonardo.
[modifica] Bibliografia
- J. Shell, L. Castelfranchi, Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo, Cisalpino, Milano 1993.