Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore
| Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore | |
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facciata |
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| Religione | Cristiana cattolica di rito ambrosiano |
| Diocesi | Arcidiocesi di Milano |
| Anno consacrazione | 1518 |
| Architetto | Gian Giacomo Dolcebuono, Giovanni Antonio Amadeo, |
| Stile architettonico | Rinascimento, Barocco |
| Inizio costruzione | 1503 |
| Completamento | 1518 |
San Maurizio al Monastero Maggiore è una chiesa di Milano, un tempo sede del più importante monastero femminile dell'ordine benedettino in città, collocata all'angolo tra via Luini e corso Magenta. È decorata internamente con affreschi appartenenti alla scuola lombarda e viene indicata come la "Cappella sistina" di Milano o della Lombardia[1][2].
Indice |
[modifica] Storia
Il monastero è documentato già in epoca carolingia e riutilizza in parte alcuni edifici romani; ancora oggi fanno parte del complesso una torre poligonale, resto delle antiche mura di Massimiano, ed un'altra quadrata, che in origine faceva parte del circo romano. I locali del monastero oggi sono occupati dal Civico museo archeologico di Milano.
La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1503 ed è opera dell'architetto e scultore Gian Giacomo Dolcebuono, coadiuvato dall'architetto Giovanni Antonio Amadeo con cui lavorò anche al duomo di Milano, alla certosa di Pavia e alla chiesa di Santa Maria presso San Celso. L'edificio fu completato quindici anni dopo ad opera di Cristoforo Solari
La chiesa, che comprendeva anche una cripta, oggi inserita nel percorso di visita del museo, venne divisa in due parti, una pubblica dedicata ai fedeli ed una riservata esclusivamente alle monache del monastero. Le monache non potevano in alcun modo oltrepassare la parete divisoria. Il divieto fu eliminato dall'arcivescovo nel 1794. La chiesa ebbe un primo ciclo di decorazioni ad affresco.
La parete divisoria venne poco dopo affrescata da Bernardino Luini per volere di Alessandro Bentivoglio, figlio di Giovanni II Bentivoglio e marito di Ippolita Sforza, entrambi raffigurati negli affreschi della parete dal lato dei fedeli.
Gli affreschi delle cappelle laterali, quasi tutte in patronato a personaggi legati ai Bentivoglio, furono realizzati nel corso del Cinquecento. La maggior parte, insieme all'organo, si devono ad un intervento del 1555, probabilmente in adeguamento ai dettati del concilio di Trento.
[modifica] Descrizione
La facciata è rivestita in pietra grigia di Ornavasso.
All'interno, la navata unica è coperta a volta e bipartita in due spazi da un tramezzo che separa lo spazio delle monache, che assistevano alla messa da una grata, da quello dei fedeli. In entrambe le aule la navata è fiancheggiata da alcune piccole cappelle coperte da volta a botte, sormontate da una loggia a serliana.
[modifica] Affreschi
Sia la volta, che le pareti laterali, la parete divisoria e le cappelle sono ricoperte da affreschi realizzati nel corso del Cinquecento: notevoli sono gli influssi, oltre che della scuola lombarda, di quella forlivese, in particolare di Melozzo da Forlì, ma anche di Marco Palmezzano.
Il loggiato superiore a serliane è decorato da tondi con immagini di Sante, opera di Giovanni Antonio Boltraffio oppure, più probabilmente, dall'anonimo pittore noto come "pseudo-Boltraffio", con santi e martiri.
[modifica] Aula dei fedeli
La parete divisoria è decorata con affreschi di Bernardino Luini del terzo decennio del XVI secolo. Sul lato rivolto ai fedeli sono presenti le rappresentazioni di Sant'Orsola e di San Maurizio) che affiancano una pala con l'Adorazione dei Magi del cremonese Antonio Campi (1578).
La controfacciata è ornata da due affreschi di Simone Peterzano (1573).
[modifica] Affreschi delle cappelle
- Prima cappella sinistra: cappella della Resurrezione, con patronato della contessa Bergamina, sorella di Gian Paolo Sforza, genero di Alessandro Bentivoglio, venne affrescata da Aurelio e Giovan Pietro Luini, figli di Bernardino dopo la metà del secolo;
- seconda cappella sinistra: cappella di Santo Stefano, con patronato della famiglia Correto, affrescata intorno al 1550 da Evangelista Luini, altro figlio di Bernardino;
- terza cappella a sinistra: cappella di San Giovanni Battista, ancora con patronato della famiglia Correto, affrescata intorno al 1545 da Evangelista Luini con Biagio e Giuseppe Arcimboldi;
- prima cappella destra: cappella di San Paolo, con patronato della famiglia Fiorenza, venne affrescata nel 1571 dal pittore genovese Ottavio Semino;
- seconda cappella destra: cappella della Deposizione, con patronato della famiglia Simonetta, imparentata con Ippolita Sforza, affrescata nel 1555 dai pittori lodigiani Piazza;
- terza cappella destra, cappella di Santa Caterina di Alessandria, dedicata da Francesco Besozzi, zio di Ippolita Sforza, con affreschi di Bernardino Luini del 1530
- cappelle a sinistra e a destra del presbiterio (che ricordano rispettivamente lo stesso Alessandro Bentivoglio e Giovanni Bentivoglio, suo nipote morto a 23 anni) furono affrescate dopo la metà del secolo da Aurelio e Giovan Pietro Luini.
[modifica] Aula delle monache
L'aula delle monache è anch'essa completamente affrescata. La parete divisoria, sempre opera di Bernardino Luini degli anni trenta del XVI secolo, presenta immagini di Santa Caterina, di Sant'Agata, delle Nozze di Cana, della Salita al Calvario, del Cristo in Croce e del Cristo morto.
Sulla volta dell'aula delle monache è raffigurato un cielo stellato, con Dio, gli Evangelisti e gli angeli. Nella parte terminale è presente l'affresco Ecce Homo.
[modifica] Organo
Nell'aula delle monache si trova un organo del 1554, opera di Giovan Giacomo Antegnati, interamente a trasmissione meccanica[3], costituito da una tastiera di 50 note ed una pedaliera di 20, costantemente unita alla tastiera. I suoi registri sono i seguenti:
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La cassa dell'organo venne decorata da Francesco e Giacomo de' Medici da Seregno (padre e figlio). Lo strumento venne modificato nel XIX secolo e riportato ai caratteri originari nel restauro del 1982.
[modifica] Restauri
I problemi per la conservazione della chiesa di San Maurizio sono cominciati con la soppressione del monastero il 20 novembre 1798: prima gli edifici e i terreni sono stati adibiti ad altri usi, poi l'apertura di una strada sul lato est della chiesa ne ha compromesso l'equilibrio statico. La chiesa ha subito notevoli interventi di restauro: nel 1964 sono stati realizzati degli interventi per salvare in extremis alcuni affreschi compromessi dall'umidità. Nel 1986 un lascito anonimo ha permesso di iniziare i restauri degli affreschi. I primi ad essere sottoposti all'intervento sono stati quelli di Bernardino Luini sulla parete trasversale della chiesa dei fedeli. Successivamente altre donazioni hanno consentito restauri delle cappelle, mentre il contributo della Banca Popolare di Milano ha permesso di ripristinare gran parte degli affreschi della prima fascia. Questi ultimi interventi hanno fornito preziose informazioni, per esempio è emerso che i paesaggi contenuti in alcuni vani laterali dell'aula adibita alle monache sono stati realizzati all'inizio del Novecento.
[modifica] Musica e poesia a San Maurizio
La chiesa di San Maurizio ospita l'evento musicale Musica e poesia a San Maurizio[4][5] interamente dedicato alla musica antica, diretto per più di trent'anni da Sandro Boccardi[6]
[modifica] Note
- ^ San Maurizio, la cappella sistina dei Milanesi restituita alla città. ilgiornale.it, 8-9-2010. URL consultato il 7-11-2010.
- ^ Gita fuori porta a Milano: la cappella sistina lombarda. 9-6-2009. URL consultato il 7-11-2010.
- ^ Notizie sull'organo dal sito della ditta Mascioni
- ^ Paola Pandiani, I luoghi della musica, Touring Editore, 2003, pag.49.
- ^ San Maurizio riapre alla città. URL consultato il 07-10-2010.
- ^ Angelo Foletto. «Festa per San Maurizio». Repubblica.it, 06 06 2010. URL consultato in data 07-10-2010.
[modifica] Bibliografia
- Maria Teresa Fiorio, Bernardino Luini e la pittura del Rinascimento a Milano: gli affreschi di San Maurizio al Monastero Maggiore, Milano 2000.
- Don Rinaldo Beretta, "Il monastero Maggiore di Milano e la riforma operatavi da san Carlo Borromeo il 23 febbraio 1569", in Rivista storica benedettina, 11, 1916, pp. 127-142.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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