Lazzaro Palazzi
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Lazzaro Palazzi (Varese, 1450 circa – Milano, 1507) è stato uno scultore e architetto italiano.
Attivo a Milano sui cantieri della Fabbrica del Duomo, della Ca' Granda, del Lazzaretto, della Certosa di Pavia, quasi sempre sotto le direttive di Giovanni Antonio Amadeo (suo cognato). Per l'esecuzione dei rilievi della parte destra della facciata della Certosa, occorre sottolineare l'importanza del patto di collaborazione del 15 settembre 1473 tra il Palazzi e altri quattro artisti: il veterano scultore Giovanni Antonio Piatti, il luganese Giovanni Giacomo Quadrio detto il Dolcebuono (amico già dai primi anni d'apprendistato ed abbiatico dell'ingegner Giacomo Antonio Dolcebuono che nel 1396 ideò uno dei primi progetti della facciata della Certosa di Pavia), l'Amadeo e Angelo da Lecco (nato a Lugano, figlio di Cristoforo), legati in una consorteria determinata dai vincoli parentali e dalle comuni origini comacine: consuetudini risalenti al re dei Longobardi Autari (584 d. C.), e all'editto di re Rotari (643 d. C.) che spiegano la secolare specializzazione delle popolazioni dell'Insubria nelle arti murarie e il suo affermarsi sui cantieri medioevali di tutta Europa.
Nel 1473 esegue le "decorazioni" per la cappella di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso con Gian Giacomo Dolcebuono (Annali, II, 281) e fornisce delle "decorazioni in cotto" per il chiostro grande della Certosa di Pavia.
In collaborazione col cognato Amadeo mette mano all'edificazione del "Lazzaretto" di Milano, reso celebre dalle pagine manzoniane dei "Promessi Sposi. Un primo progetto architettonico per concentrare in un unico manufatto edilizio tutte le operazioni suggerite dai progressi in campo medico vien redatto nel 1468 da un ingegnere attivo al cantiere dell'Ospedale Maggiore, Elia Reina, ma soprattutto per iniziativa e promozione di Lazzaro Cairati, filantropo milanese e notaio dell'ospedale. Alla fine della grande peste del 1486, si decide di costruire il nuovo Lazzaretto a San Gregorio anche per ottemperare alla volontà di Galeotto Bevilacqua (morto il 23 gennaio 1486) che aveva lasciato a questo scopo i suoi averi all'Ospedale Maggiore.
I lavori sono affidati al Palazzi che utilizza precedenti disegni del Filarete. Nel marzo 1488 cade la delibera, l'8 aprile segue il rapporto favorevole della commissione sanitaria, e il 27 giugno alle prime avvisaglie di una nuova epidemia, la Corte nel 1488 accoglie le richieste di un Consilium medicorum e le suppliche ancora di Cairati per dare l'avvio alla costruzione di un lazzaretto. In qualità d'ingegnere ducale (operante già nel cantiere dell'Ospedale Maggiore) è incaricato di misurare il terreno prescelto, fuori città verso oriente, "in loco Sancti Gregorii" oltre al Redefossi. Ancora nel 1488 è richiesto per un sopralluogo al cantiere del Duomo di Pavia (Maiocchi, 1937, 334), nell'aprile 1489 con il Dolcebuono sovrintende la costruzione del Tempio Civico dell'Incoronata a Lodi. Nel 1494 figura tra gli scultori che collaborano con l'Amadeo per terminare il prestigioso "Altare di San Giuseppe" nel Duomo di Milano, poi smembrato dopo la caduta del Moro.
Probabilmente è esecutore del progetto rimaneggiato dall'Amadeo, e diresse i lavori fino alla sua morte nel 1507. Suoi successori sono l'ingegnere Bartolomeo Cozzi (fino al 1509) e poi nel 1511 l'Amadeo stesso. I lavori cominciano l'8 luglio, la posa ufficiale della pima pietra avviene nell'ottobre 1488. Nel 1490, dopo soli due anni, terminano le fondazioni per le prime 100 camere e nel 1497 vengono completate 150 camere. Nel 1507 si posano 254 colonne a cui se ne aggiungono successivamente altre 211. Nel 1509 i lavori sono conclusi anche se uno dei lati del quadrato rimarrà sprovvito del portico. La chiesa doveva essere terminata nel 1512. Più che di un edificio si tratta di una vera e propria cittadella dei malati, isolati fuori dalle mura della città. Un evidente riferimento può essere trovato nella "lottizzazione" di Filarete 'scomposizione delle "botteghe" a casette minime nel "Trattato", LXVIII, f. 146v, ma il progetto, di stampo filaretiano, troppo costoso e impegnativo non viene attuato, sebbene favorevolmente accolto dal duca Galeazzo Maria Sforza.
Il 3 marzo 1502 Lazzaro Palazzi, con l'Amadeo, Ambrogio della Valle e Maffiolo Giussani diventa ingegnere idraulico e procede alla misura dell'altezza dell'acqua del Naviglio Grande, che esce dal fiume Ticino, in vari punti del suo corso, e alla stima dei lavori necessari per meglio renderlo navigabile; oggi per la Presidenza dei Navigli e per le Aziende turistiche locali, malgrado l'esistenza di questi documenti, il Naviglio Grande ancora navigabile, che congiunge Milano al Verbano, è senz'altro il frutto del genio leonardesco; l'operato del Palazzi, dell'Amadeo e di altri valenti ingegneri è totalmente dimenticato.
[modifica] Bibliografia
- J. Shell, L. Castelfranchi (a c.), Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo, Cisalpino, Milano 1993.

