Chiesa di Santa Maria alla Scala

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Coordinate: 45°28′02.49″N 9°11′22.02″E / 45.467358°N 9.189449°E45.467358; 9.189449

Chiesa di Santa Maria alla Scala
Marc'Antonio Dal Re, Santa Maria alla Scala, Incisione del 1745
Marc'Antonio Dal Re, Santa Maria alla Scala, Incisione del 1745
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Consacrazione 1381
Stile architettonico gotico
Inizio costruzione 1381
Demolizione 1776

La chiesa di Santa Maria alla Scala (denominata anche chiesa di Santa Maria Nuova, chiesa di Santa Maria in Caruptis, chiesa di Santa Maria alle case rotte) era una chiesa dell'arcidiocesi di Milano oggi non più esistente in quanto demolita nel XVIII secolo per far spazio all'omonimo teatro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La "Madonna della Scala", affresco di pittore anonimo del XV secolo proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Maria alla Scala, oggi conservata presso la chiesa di San Fedele

La chiesa, in stile gotico, venne chiamata con questo nome in ricordo della sua fondatrice, Regina della Scala (della dinastia degli Scaligeri di Verona), moglie di Bernabò Visconti, signore di Milano. L'intento iniziale della famiglia ducale era quello di riedificare una chiesa dedicata a Santa Veronica, già presente in loco e ormai semidistrutta e circondata dalle rovine delle case di proprietà della famiglia Della Torre, che erano state demolite alcuni decenni prima dalle truppe dell'imperatore Enrico VII (da cui la denominazione di in Caruptis o alle case rotte).

A lavori terminati la chiesa venne dedicata nel 1381 all'Assunzione della Vergine, ma divenne ben presto nota come Santa Maria Nuova o in Porta Nuova, con ovvio riferimento alla sua ubicazione cittadina.

In ricordo della sua fondazione, alla morte di Regina della Scala nel 1384, suo marito Bernabò eresse la chiesa di Santa Maria alla Scala in collegiata di patronato signorile, dotata di venti canonicati predisposti per il capitolo, i cui membri avevano il simbolico titolo di clero di corte, espressamente incaricato di rivolgere preghiere e fare celebrazioni per le anime dei signori di Milano, viventi e defunti.

Il prestigio della chiesa perdurò ancora anche sotto gli Sforza, mentre diminuì drasticamente di importanza sotto il governo di Carlo V d'Asburgo. Questi, risiedendo all'estero, concesse ugualmente alla parrocchia il titolo di Imperiale Saccellum, senza che però questa avesse come nei secoli precedenti un ruolo principale nella corte milanese. I privilegi continuarono ancora in epoca spagnola e Filippo IV nel 1654 la proclamò propria cappella reale.

Diversa sorte toccò invece alla chiesa in epoca austriaca: le riforme ecclesiastiche di Maria Teresa portarono nel 1763 alla chiusura del capitolo (che venne trasferito alla chiesa milanese di San Fedele, gestita dai Gesuiti) ed alla demolizione della chiesa a partire dal 5 agosto 1776 per far spazio al nuovo teatro ducale, poi chiamato Teatro alla Scala. Nella chiesa di San Fedele vennero trasferite tutte le opere di rilievo recuperate dalla vecchia chiesa e la chiesa venne rintitolata "Santa Maria della Scala in San Fedele".

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • AS MI, Amministrazione del Fondo di religione, b. 446, fasc. Soppressione e ripristino del capitolo di Santa Maria della Scala, 1798 - 1800

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Teresa Florio,Santa Maria alla scala in Chiese di Milano, Electa, Milano, 2006