Bianco, rosso e Verdone

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Bianco, rosso e Verdone

Carlo Verdone nei panni di Pasquale
Titolo originale: Bianco, rosso e Verdone
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Italia
Anno: 1981
Durata: 110'
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: commedia
Regia: Carlo Verdone
Soggetto: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
Produttore: Sergio Leone
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): Medusa Distribuzione
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
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Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Luciano Tovoli
Montaggio: Nino Baragli
Effetti speciali:
Musiche: Ennio Morricone
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia: Carlo Simi
Costumi: {{{nomecostumista}}}
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Sequel: {{{nomesequel}}}
Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film

Bianco, rosso e Verdone è il secondo film - articolato in tre episodi - diretto ed interpretato da Carlo Verdone nel 1981.

Indice

[modifica] Trama

[modifica] Incipit

Spunto per la trama del film è una tornata elettorale, che spinge i protagonisti a viaggiare in lungo e largo per l'Italia, rivelando a sé stessi ed allo spettatore i più grotteschi aspetti della realtà italiana. Verdone mette in mostra tutto ciò con grande abilità, lasciando che l'aspetto comico delle situazioni e dei caratteri sia (almeno apparentemente) predominante, senza però oscurare l'interiorità dei personaggi. L'amaro finale viene compensato dalle numerose gag esilaranti presenti in tutto il film.

[modifica] I tre protagonisti

[modifica] Furio

Pignolo oltre ogni ragionevole possibilità, soffre di turbe maniaco-ossessive. Opprime la giovane moglie ed i figli con una serie di pedanti quanto inopportune puntualizzazioni. Per lui tutto è scontato, calcolabile senza possibilità di errore, ma l'esasperazione della moglie la porterà ad allontanarsi da lui in modo quasi romanzesco.
Nel film "Viaggi di nozze" il personaggio di Raniero riprende a grandi linee il personaggio di Furio.

[modifica] Mimmo

È giovane e "fregnone", cresciuto nel fisico ma mentalmente ancora fanciullo; accompagna al seggio la nonna (Elena Fabrizi) ansiosa di tornare a Roma per poter dare il proprio voto al PCI. Il rapporto fra i due rivela la fragilità del giovane dinanzi alle vicissitudini della vita che, invece, vengono affrontate con sagacia e saggezza popolare dall'energica nonna. Riprende a grandi linee il Leo di "Un sacco bello".

[modifica] Pasquale Ametrano

Vive in Germania, a Monaco di Baviera, ed è un taciturno operaio emigrato dal sud Italia. Sopra il suo letto, al posto della tipica immagine devozionale, troneggia il rassicurante sorriso di Franco Causio, con la divisa della Juventus. La giornata di Pasquale inizia con uno sgradevole contrattempo provocato dallo scovolino del water, e prosegue con due robusti bockwurst a colazione.
L'uomo lascia la casetta e la teutonica consorte per recarsi al seggio nel "profondo Sud" (Matera) a bordo della propria Alfa Romeo Alfasud rossa. Spaesato in un mondo così diverso dalla tranquilla periferia e dall'Italia che aveva lasciato, nel corso del viaggio - appena messo piede sul suolo italiano - inizia a subire una serie infinita di furti e vessazioni. Silenzioso per tutto il film, arrivato al seggio Pasquale dà vita ad un accoratissimo quanto esilarante sfogo verbale. Esasperato a causa dei continui torti subiti, in un dialetto indecifrabile ai suoi stessi compaesani, chiude il film in modo più che brillante, con una frase lapidaria, l'unica comprensibile a tutti.

[modifica] Commento

Seconda kermesse di personaggi del repertorio cabarettistico e televisivo di Carlo Verdone, insistendo sul loro impaccio, accentuato nel personaggio di Mimmo. Come nel primo film, è l'attualità del contesto a fare da contorno: un paese disorganizzato, fitto di antagonismi ideologici nonché insicuro per i forestieri. Segue l'immagine un po' datata dell'emigrante meridionale all'estero, straniero sia in patria che nel paese d'adozione, che non parla l'Italiano bensì un dialetto antico, incomprensibile ai suoi stessi paesani. Il film propone brillantemente una comicissima Sora Lella, antico stereotipo della romana dalla saggezza ancestrale, in antitesi ad un nipote sprovveduto. Preponderante il commento musicale il cui tormentone riprende le note dell'inno di Mameli.

Di notevole importanza è la leggera critica lanciata da Verdone contro la politica e "il rito del voto". Il candido perderà la nonna poco dopo aver espresso il suo voto. Gli scrutinatori litigheranno se accettare o meno il voto dell'anziana nonna nell'incertezza di valutare la scheda "mezza aperta o mezza chiusa". Furio farà notare un disegno volgare chiedendone la censura e l'indecenza; anche in questo caso gli scrutinatori si comportano in maniera diversa, ridendo laddove avrebbero dovuto censurare. Infine c'è la disavventura del lucano Ametrano, la cui unica battuta non è solo uno sfogo per i drammi che ha vissuto, ma anche verso un voto che non servirà a cambiare niente.

[modifica] Curiosità

  • Il militare che accompagna la nonna di Mimmo a salire le scale e a votare si chiama Stefano Natale,grande amico d'infanzia di Carlo Verdone e attore in molti dei suoi film.
  • Pietro Zardini che recita il ruolo di proprietario dell'albergo compare anche nel film Borotalco nel ruolo di prete del convitto e nel film Un sacco bello nel ruolo del malato bendato affacciato alla finestra dell'ospedale.
  • Entrato in Italia, Pasquale si ferma a bere qualche sorso d'acqua da un tubo sull'autostrada; da lì subisce il furto della radio, dalla quale stava ascoltando Binario di Claudio Villa.
  • La scena in cui Pasquale scavalca da un bagno all'altro è stata ripresa 8 anni dopo e interpretata da Massimo Boldi nel film Fratelli d'Italia, dove portava proprio il nome di Carlo Verdone.
  • Nella scena di Mimmo nell'alcova della prostituta, si presta in abiti succinti un'ancora piacente Milena Vukotic. Per la famosa inquadratura enfatizzata dal vaso di pesci rossi, si è ricorso ad una prostituta. Come ha ricordato lo stesso Verdone in un'intervista, su indicazione del produttore Sergio Leone si volle esonerare l'attrice da una scena esplicita.
  • La scena dell'albergo è ambientata in una struttura nei pressi del casello autostradale di Orvieto; infatti, la nonna di Mimmo gli propone di visitarne il celebre Duomo.
  • Lo stesso Ametrano, al culmine del proprio esagitato sproloquio di fronte all'attonita commissione elettorale, pronuncia, a modo suo, il nome della città umbra.
  • La locandina del film contiene un errore: il nome di Mimmo è infatti riportato sulla maglietta di Pasquale anziché su quella dello stesso Mimmo.
  • I tre personaggi viaggiano sulle proprie auto per gran parte del film: Furio e famiglia su una Fiat 131 Panorama cl del 1978, Pasquale su una Alfa Romeo Alfasud del 1973 e Mimmo - con la nonna - su una Fiat 1100 D del 1963.

[modifica] Errori

  • All'inizio del film, quando Mario Brega accende la radio, lo speaker dice che sono le 5.14 di domenica 10 giugno. Però, quando Pasquale esce dalla "Trattoria La Tana" a Caianello ed apre la ricevuta del conto, su di essa si può leggere "lì 25/06", cioè il 25 Giugno. Bisogna inoltre ricordare che il film è stato girato nell'autunno del 1980, e nel 1980 non c'è stata una domenica 10 Giugno ed un lunedì 11 Giugno. La combinazione di questi giorni capiterà solo tre anni dopo, cioè nel 1984.

[modifica] Galleria immagini

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

I film da regista di Carlo Verdone

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