Piazza Vittorio Veneto (Torino)

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Una veduta notturna di piazza Vittorio Veneto dalla riva della Gran Madre

Piazza Vittorio Veneto è una piazza di Torino, in pieno centro. È detta dai torinesi semplicemente piazza Vittorio (da non confondere con corso Vittorio, cioè corso Vittorio Emanuele II).

Si trova al termine di Via Po, a ridosso del fiume Po, chiudendosi sul ponte Vittorio Emanuele I che la collega alla piazza della Chiesa della Gran Madre di Dio e con il quartiere di Borgo Po.

Si estende su un'area di circa 39.960 (360 metri di lunghezza e 111 metri di larghezza massimi).[1]

La piazza è notoriamente luogo di ritrovo e aggregazione giovanile. Moltissimi i locali che vi si affacciano direttamente, molto frequentati la sera sia in settimana, ma soprattutto durante i fine settimana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il questore Giorgio Agosti (a destra in abiti borghesi) durante la Sfilata della Liberazione. Nei palazzi retrostanti sono visibili i danni causati dai bombardamenti durante la guerra. 6 maggio 1945[2]

Lo spazio tra via Po, costruita durante la seconda espansione urbanistica del XVII secolo, e il fiume fu usato per lungo tempo come piazza d'armi; in periodo napoleonico l'abbattimento delle mura cittadine aprì alla possibilità di nuove espansioni e nel 1810 si procedette alla riedificazione in pietra del ponte sul fiume Po, ora intitolato a Vittorio Emanuele I. La costruzione del nuovo ponte comportò l'abbattimento di un fabbricato adibito a magazzino e della chiesa dei Santi Marco e Leonardo, costruita nel 1333 e rifatta nel 1740 ad opera dell'architetto Bernardo Vittone, entrambi prospicienti la piazza.[3]

Dopo il 1817 fu deciso l'ampliamento della città verso il fiume e la costruzione di una piazza in asse con via Po e del Borgo Nuovo; la piazza, completata nel 1825, su progetto dell'architetto Giuseppe Frizzi, fu originariamente intitolata a Vittorio Emanuele I, mentre il nome attuale le fu attribuito dopo la I guerra mondiale, quando, dovendo scegliere una piazza da dedicare alla vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto, si optò per questa, poiché popolarmente già nota come Piazza Vittorio.

In questa nuova cornice fu svolta per lungo tempo anche la funzione di "piazza d'armi", complice anche il lieve dislivello del suolo che contribuì ad aumentare l'effetto scenico in occasione delle adunate militari. La piazza infatti non è in piano, ma tra il lato che immette in via Po e quello sul fiume ci sono ben 7,19 metri di dislivello. L'architetto Giuseppe Frizzi, che progettò gli edifici porticati sui due lati della piazza, li disegnò in modo tale da nasconderlo. Si può intuire questa differenza soltanto passeggiando sotto i portici verso il Po, al fondo si potrà notare che i portici sono più alti rispetto al livello di calpestio di quanto lo siano al principio della piazza.[4]

Per celebrare il ritorno al potere della dinastia sabauda nel 1814 fu eretta, sulla riva opposta alla attuale Piazza Vittorio Veneto, la Chiesa della Gran Madre di Dio.[5]

La piazza fu ampiamente utilizzata anche durante il periodo fascista per le adunate militari e gli eventi ufficiali come la visita del Duce, ma anche per la sfilata dopo la Liberazione di Torino.

Negli anni sessanta fu realizzata l'illuminazione della piazza con i tipici "lampioni impero con braccio a cornucopia".

Il primo Maggio 1971 la piazza fu teatro di un tragico fatto di cronaca nera, con l'uccisione a colpi di arma da fuoco di quattro persone nel bar all'angolo con Lungopo Armando Diaz nell'ambito dei contrasti tra componenti del "racket" delle braccia nell'edilizia[6].

Storicamente dal 1945 la piazza è il luogo di raduno e partenza dei cortei dei lavoratori per la festività del Primo Maggio.

Avvenimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Data la straordinaria capienza, la piazza si presta da sempre ad accogliere eventi di massa come concerti, spettacoli o manifestazioni culturali di vario tipo. Qui si svolgono tradizionalmente i festeggiamenti conclusivi per la festa patronale di San Giovanni Battista, con i famosi fuochi d'artificio che attirano una media di 200 000 torinesi da tutta la città
  • Per molto tempo, fino all'anno 1986, la piazza è stata la principale sede del Carnevale torinese, con le tipiche sfilate di maschere e le molte giostre e baracconi dei divertimenti : nel luglio 1986 una ordinanza del Prefetto vietò l'uso della piazza a tale scopo ed il Carnevale 1987 sarà il primo che si terrà lontano da questo tradizionale luogo di divertimento [7]

Piazza Vittorio Veneto nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La più grande piazza d'Europa si trova a Varsavia (Plac Defilad), seguita da Place de Quinconces a Bordeaux e da Prato della Valle a Padova.
  2. ^ Giorgio Agosti alla sfilata della Liberazione, istoreto
  3. ^ Così Marziano Bernardi citato in: Renzo Rossotti, Le strade di Torino, p. 666
  4. ^ Comune di Torino - Guida
  5. ^ Renzo Rossotti, Le strade di Torino, p. 665
  6. ^ La Stampa - Consultazione Archivio
  7. ^ http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0993_01_1986_0165_0018_23367474/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Battista Pioda, Elogio funebre dell'architetto Giuseppe Frizzi di Minusio recitato dal capitano G.B. Pioda, in «Osservatore del Ceresio», 44, Lugano 1831, 417-418.
  • Emilio Motta, L'architetto Giuseppe Frizzi, in «Bollettino Storico della Svizzera italiana», VII, 1.2, Bellinzona 1895, 89-90.
  • Giuseppe Bianchi, Gli artisti ticinesi. Dizionario biografico, Libreria Bianchi, Lugano 1900, 84.
  • Luigi Simona, Artisti della Svizzera italiana a Torino e in Piemonte, Lugano 1933, 72-73.
  • AA.VV., Giuseppe Frizzi (Minusio 10 febbraio 1797 - Montafia, 13 ottobre 1831), Montafia d'Asti 1977, 1-9.
  • Elena Gianasso, Giuseppe Frizzi di Minusio. Un architetto urbanista della Torino ottocentesca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.
  • Renzo Rossotti, Le strade di Torino, Roma, Newton Compton, 1995. ISBN 88-8183-113-9

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