Asterix e i Belgi

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Asterix e i Belgi
fumetto
Titolo orig. Astérix chez les Belges
Lingua orig. francese
Paese Francia
Testi René Goscinny
Disegni Albert Uderzo
Editore Hachette Livre in precedenza Dargaud
Albo unico
Editore it. Arnoldo Mondadori Editore
Genere comico
Cronologia
  1. Asterix e la Obelix SpA
  2. Asterix e i Belgi
  3. Asterix e il grande fossato

Asterix e i Belgi (Astérix chez les Belges) è la ventiquattresima storia a fumetti della serie Asterix[1], creata dal duo francese René Goscinny (sceneggiatura) e Albert Uderzo (disegni). La sua prima pubblicazione in lingua originale risale al 1979[2].

Si tratta dell'ultima avventura di Asterix sceneggiata da René Goscinny, morto per un malore nel 1977, prima che la sua realizzazione venisse ultimata.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Per la prima volta i Romani sono felici di stare vicino al villaggio di Asterix e Giulio Cesare definisce i Belgi come il popolo più valoroso di tutta la Gallia. Per vendicare il proprio onore di Gallo, Abraracourcix parte per il paese dei Belgi -accompagnato dai fidi Asterix e Obelix- per costringere Cesare a rivedere i suoi commenti. Dopo aver incontrato un gruppo di guerrieri Belgi in lotta contro gli invasori romani, il gruppetto inizia con loro una singolare sfida: riuscire a provocare il maggior danno possibile ai romani, allo scopo di costringere Cesare a venire in Belgio e dirimere una volta per tutte la questione su chi sia il popolo più valoroso in battaglia. Così, fra una battaglia e l'altra, i due popoli scoprono infine di avere più punti in comune che differenze, e l'irato "giudizio" finale del povero Cesare, per il quale in definitiva Belgi e Galli sono entrambi "pazzi, gli uni quanto gli altri!" ricompone la lite.

Personaggi principali[modifica | modifica sorgente]

I personaggi presenti nella storia più rilevanti ai fini della trama sono:

  • Asterix: segue il suo capo nella spedizione in Belgio, pur non essendo molto convinto della sua testardaggine ma preoccupato per la sua sorte. L'intervento suo e di Obelix ribalta l'esito della battaglia finale tra Belgi e Romani
  • Obelix: si offre di scortare Abraracourcix perché convinto da Panoramix che senza l'aiuto suo e di Asterix la storia potrebbe finire male, e "una storia che finisce male è una storia senza cinghiali alla fine". Quando il capo gli rimprovera, per questo, di pensare solo al cibo risponde stizzito "Asterix non so ma io si! Quindi sbirighiamoci ad andare dai Belgi e tornare, perché ho fame!". In seguito, mostra di gradire notevolmente la grassa e sovrabbondante cucina belga
  • Abraracourcix: punto sul vivo dai commenti di Cesare, si sente in dovere di smentirlo per salvaguardare il proprio smisurato orgoglio. Alla fine, come i suoi guerrieri, finisce per riappacificarsi con gli amichevoli Belgi
  • Birranostranix e Vanderscappapipix (Gueuselambix e Vanendfaillevesix)[3]: i due capi dei guerrieri belgi, sono rispettivamente un nervio e un menapio. Spesso litigano fra loro, ma mettono da parte le controversie in battaglia. Prendono subito in simpatia i "cugini" Galli (che loro chiamano bonariamente "Celticchioni")

L'albo[modifica | modifica sorgente]

L'ultima storia di Goscinny[modifica | modifica sorgente]

Pur avendo concluso per tempo la sceneggiatura, Goscinny scomparve prima che la storia venisse ultimata: Uderzo non aveva completato i disegni delle ultime quattro tavole quando il collega ed amico morì. I toni grigi e cupi ed il tempo nuvoloso che contraddistinguono la battaglia con i romani nel finale della storia, piuttosto insoliti in un'avventura di Asterix, sono un segno di lutto per la morte del fumettista. Anche il coniglietto che esce in punta di piedi dall'illustrazione, in basso a sinistra nell'ultima vignetta dell'ultima tavola, rappresenta l'estremo saluto di Uderzo a Goscinny.

Riferimenti storici[modifica | modifica sorgente]

Frontespizio del De bello Gallico in un'edizione del 1783

La frase con la quale Cesare appella i Belgi come "il popolo più valoroso della Gallia", che scatena le ire del suscettibile Abraracourcix, deriva dal celebre incipit del De bello Gallico. La citazione completa è la seguente:

(LA)
« Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur [...]
Horum omnium fortissimi sunt Belgae, propterea quod a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque ea quae ad effeminandos animos pertinent important, proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, quibuscum continenter bellum gerunt »
(IT)
« La Gallia è divisa in tre parti, delle quali una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, e la terza da coloro che si definiscono Celti e che noi chiamiamo Galli [...] Tra tutti, i Belgi sono i più valorosi, perché i più lontani dalla raffinatezza e dalla civiltà della provincia, perché molto di rado i mercanti si recano là con quei prodotti che rendono molli gli animi e perché sono i più vicini ai Germani che vivono al di là del Reno, con i quali sono sempre in guerra »
(De bello Gallico, Liber I)

Altro particolare degno di nota è che durante la battaglia finale con i romani, in una didascalia dal tono poetico che vuole essere una parodia di Victor Hugo, vengono nominati diversi reparti dell'esercito romano, come gli astarti, i principi "dalle calighe di cuoio" e i veliti, ma tutti questi corpi esistevano al tempo della Repubblica, e vennero aboliti a seguito della riforma voluta da Gaio Mario nel 107 a.C., ovvero circa 60 anni prima degli eventi narrati nell'albo.

Gag[modifica | modifica sorgente]

Il Manneken Pis, statua fra i simboli di Bruxelles, nell'albo rappresentata come un bimbetto biondo in carne e ossa

Come di consueto negli albi di Asterix, soprattutto in quelli ambientati in luoghi diversi dal familiare villaggio armoricano, gran parte dell'umorismo presente in questa storia deriva dalla ridicolizzazione bonaria di stereotipi riferiti alla popolazione del paese visitato dai protagonisti; in questo caso quella belga (ovviamente, moderna). La tribù belga incontrata dai protagonisti è guidata da due capi, appartenenti a due diverse popolazioni celtiche: Birranostranix, un nervio, e Vanderscappapipix, un menapio; tuttavia il riferimento è alla moderna suddivisione del popolo belga fra valloni e fiamminghi. Durante uno degli innumerevoli banchetti, i due finiscono per litigare per un piatto di lingua di cinghiale; la moglie di Birranostranix commenta dicendo "sempre problemi di lingua fra quei due", altro riferimento alla divisione linguistica fra i due popoli.

Un altro elemento parodiato è l'estrema piattezza e monotonia del paesaggio belga -volutamente esagerata- mostrato come completamente pianeggiante[4].

Un'altra fonte di gag è la cucina belga, descritta come estremamente abbondante, il cui piatto caratteristico, cozze e patate fritte viene suggerito a Birranostranix da un calderone di olio bollente e da alcune cozze rinvenute su di un relitto navale, alla vista delle quali il capo si domanda se " le cozze non starebbero bene insieme alle patatine fritte"[3] (le patate sono, oltretutto, un evidente anacronismo -e un'altra loro apparizione si ha in Asterix e i Goti). Un altro piatto tipico belga nominato nella storia è il waterzooi (una sorta di zuppa di pesce o di pollo). Lo stesso nome originale di Birranostranix, "Gueuselambix", richiama due tipi di birre tradizionali belghe: la Gueuze e la Lambic[3]. Infine, la confusione tra Birranostranix e Obelix, che non capisce come mai i Belgi "cenino" a ora di pranzo e "pranzino" al mattino[5], deriva dai diversi termini con cui questi pasti sono chiamati in francese e belga: infatti in lingua francese colazione, pranzo e cena sono chiamati rispettivamente "le petit déjeuner", "le déjeuner" e "le dîner", mentre in Vallone vengono chiamati "le déjeuner", "le dîner" e "le souper".

Un'altra gag degna di nota riguarda il bambino incontrato da Asterix e Obelix nei pressi di una fattoria, mentre questi è impegnato a fare la pipì (Tavole 29 e 30). Il riferimento è al Manneken Pis, celebre statua di Bruxelles[2][6]. Sempre presso la fattoria del bambino i protagonisti assaggiano della "brassica" (nome latino del cavolo, ovvio riferimento ai Cavoletti di Bruxelles) e ricevono in dono un merletto, da utilizzare come bandiera bianca, che ricorda quelli tipici del Belgio, in particolare di Bruges.

Citazioni e parodie[modifica | modifica sorgente]

La campagna di Francia, quadro di Ernest Meissonier che nell'albo viene rivisitato con Giulio Cesare come protagonista

Oltre alle ironie sugli stereotipi comunemente associati al Belgio e ai suoi abitanti, nell'albo compaiono alcune citazioni e parodie della letteratura, storia e cultura belga. Una di esse si ha nella tavola 10, allorché il capo Birranostranix, presentandosi ad Abraracourcix, parla del suo popolo dicendo "Bellovaci, Suessoni, Eburoni, Atuatuci, Nervii, Ceutroni, Grudii, Levaci, Pleumosii, Geldumni, Menapii: questi sono i nostri nomi, Belga è il cognome" (in originale "Bellovaques, Suessions, Éburons, Atuatuques, Nerviens, Ceutrons, Grudii, Lévaques, Pleumoxii, Geidumnes, Ménapiens sont nos prénoms, Belge est notre nom de famille": una frase che (oltre a descrivere piuttosto correttamente i popoli celtici che anticamente abitavano la Gallia Belgica) richiama apertamente un poema del poeta Antoine Clesse[7], che recita "Flamands, Wallons, / Ce ne sont là que des prénoms, / Belge est notre nom de famille".

Sempre nella tavola 10, Birranostranix afferma che lui e i suoi si sono ribellati ai romani, "dopo settimane e settimane di schiavitù" (Après des semaines et des semaines d'esclavage), rielaborazione dell'incipit dell'inno nazionale belga, La Brabançonne, che si apre con le parole "dopo secoli e secoli di schiavitù..." (Après des siècles et des siècles d'esclavage...).

Ancora Birranostranix, nella tavola 16, commenta l'estrema piattezza del panorama belga (volutamente esagerata) dicendo "Già, nel paese piatto che è il mio, con villaggi fortificati come uniche montagne" (Oué, dans ce plat pays qui est le mien, nous n'avons que des oppidums pour unique montagnes) che è una citazione quasi letterale della canzone Le plat pays del cantautore belga Jacques Brel. Nella canzone originale, tuttavia, i "villaggi fortificati" erano rimpiazzati dalle cattedrali.

De Boerenbruiloft, il quadro di Pieter Bruegel parodiato nella storia

La battaglia finale fra Romani e Belgi è una parodia della ben più celebre Battaglia di Waterloo: la vignetta ritraente l'arrivo di Cesare e dei suoi ufficiali a cavallo assomiglia ad un famoso quadro di Ernest Meissonier ritraente Napoleone Bonaparte, ed anche la confusione dello stesso Cesare, che scambia Asterix per i rinforzi tanto attesi, richiama l'analoga speranza spezzata dell'imperatore corso, allorché venne sorpreso da von Blücher. Le didascalie che accompagnano le scene dello scontro, dal tono aulico e poetico, prendono in giro, per stile e contenuto, la poesia L'expiation di Victor Hugo, contenuta nella raccolta Les Châtiments del 1853, e concernente la disfatta di Napoleone[2][8].

Infine, il sontuoso banchetto finale, ritratto in un'unica tavola dall'aspetto di un quadro ad olio, è una parodia di una celebre opera di Pieter Bruegel il Vecchio[8][9][10].

Caricature[modifica | modifica sorgente]

Numerose caricature di famosi personaggi belgi sono presenti in questa storia. Fra di essi:

  • Il legionario che si imbatte in Asterix e Obelix all'inizio del racconto (Tavola 4) è Pierre Tchernia
  • La moglie di Birranostranix, Nicotina, è la cantante belga Annie Cordy[2]
  • I guerrieri belgi che avvertono dell'arrivo di Cesare (Tavola 27) sono Dupont e Dupond, personaggi del famosissimo fumetto Le avventure di Tintin[2][8]. I due sono ritratti con uno stile che ricorda apertamente quello del loro autore, Hergé, e conservano anche il loro caratteristico modo di parlare ("Giulio Cesare è arrivato in Belgio" "Dirò di più: Giulio Cesare è arrivato in Belgio"). Oltre che un omaggio ad Hergé, la vignetta vuole essere anche un accenno all'importanza dei fumetti di scuola belga nel panorama europeo
  • Il "veloce corriere" belga che appare fugacemente prima della battaglia (Tavola 35) è Eddy Merckx[10]

Storia editoriale[modifica | modifica sorgente]

In Francia[modifica | modifica sorgente]

In Francia la storia apparve inizialmente a puntate all'interno del quotidiano Le Monde; in seguito è stata ristampata in albo cartonato dall'editore Dargaud nel 1979[2]. Fu ultima avventura di Asterix ad essere stata pubblicata da Dargaud: le storie successive vennero edite da Les Editions Albert René, neonata casa editrice fondata dallo stesso Uderzo nel 1980.

L'albo in patria fu pubblicato con una tiratura iniziale di 1500000 copie[2].

Attualmente viene ristampato dalla casa editrice Hachette Livre, che nel dicembre 2008 acquisì da Uderzo e da Anna Goscinny (figlia dello scomparso René) tutti i diritti sulle pubblicazioni di Asterix[11][12].

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Edizioni Mondadori[modifica | modifica sorgente]

In Italia l'albo è edito, come gli altri della serie, da Mondadori; la prima edizione italiana risale al giugno 1979[13][14] per la traduzione di Alba Avesini[15].

La Mondadori ha ristampato l'albo più volte nel corso degli anni; l'ultima edizione, condotta su quella francese di Hachette Livre, è della fine del 2011 e rispetto alle precedenti presenta, pur mantenendo invariata la traduzione, una copertina diversa, un nuovo lettering e una colorazione rinnovata[13]; è inoltre caratterizzata dall'avere la sagoma di Asterix stampata in rosso sulla costa.

Altre edizioni[modifica | modifica sorgente]

La storia è stata pubblicata a puntate anche all'interno della rivista Il Giornalino (Edizioni San Paolo), nella quale fece la sua prima apparizione nel 1979[14] venendovi poi ristampata periodicamente. Tale edizione è basata su quella Mondadori e presenta la stessa traduzione.

In altre lingue[modifica | modifica sorgente]

Il titolo originale dell'albo, Astérix chez les Belges, è stato tradotto come segue in alcune delle principali lingue in cui il fumetto è edito[16]; vengono inoltre indicate la casa editrice e l'anno di prima pubblicazione[17]:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elenco degli albi sul sito ufficiale. URL consultato il 24 ottobre 2011.
  2. ^ a b c d e f g Scheda dell'albo sul sito ufficiale. URL consultato il 19 ottobre 2011.
  3. ^ a b c Scheda su Birranostranix in Asterix.com. URL consultato il 29 dicembre 2011.
  4. ^ Tavola 16
  5. ^ Tavola 15
  6. ^ Il Manneken pis in Asterix.com. URL consultato il 29 dicembre 2011.
  7. ^ Marie-Thérèse Bitsch, Histoire de la Belgique: de l'Antiquité à nos jours, éd. Complexe, 2004. URL consultato il 19 ottobre 2011.
  8. ^ a b c Scheda dell'albo su Asterixweb.it. URL consultato il 19 ottobre 2011.
  9. ^ Anthea Bell, Translating Astérix in Translation: Here and There, Now and Then, Intellect Books, 1996, p. 129.
  10. ^ a b Matthew Screech, Masters of the ninth art: bandes dessinées and Franco-Belgian identity, Liverpool University Press, 2005, p. 85.
  11. ^ Hachette Livre, nouveau propriétaire d'«Astérix» in Le Monde, 14 dicembre 2008.
  12. ^ Astérix passe sous le contrôle d'Hachette in Le Monde, 12 dicembre 2008.
  13. ^ a b Pubblicazioni italiane di Asterix in Asterix-obelix.nl (Asterix around the world).
  14. ^ a b Pubblicazioni italiane di Asterix in Dimensionedelta.net.
  15. ^ Dati sulla pubblicazione italiana in iafol.org. URL consultato il 29 dicembre 2011.
  16. ^ Per questioni di leggibilità, ci si è limitati ad elencare le traduzioni mostrate nella Scheda dell'albo in Asterix.com; per una lista esaustiva si rimanda al sito Asterix around the world e alla pagina Bourse aux traductions sul sito ufficiale
  17. ^ Traduzioni dell'albo in Asterix-obelix.nl (Asterix around the world).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]