Hergé

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Hergé, all'anagrafe Georges Prosper Remi (Etterbeek, 22 maggio 1907Woluwe-Saint-Lambert, 3 marzo 1983), è stato un fumettista belga.

Avendo avuto un ruolo fondamentale nel campo della letteratura disegnata (famoso nel mondo per essere stato il creatore della serie Tintin), la sua avventura personale, complessa e talora drammatica, è stata esaminata a fondo dai suoi biografi, ufficiali e non.

Gli inizi a Le Petit Vingtième[modifica | modifica wikitesto]

Arrivò quasi per caso al fumetto, linguaggio poco considerato in quegli anni lontani, affascinato da autori come George McManus (di cui apprezzava il tratto pulito ed efficace di Arcibaldo e Petronilla) e da un altro linguaggio recente, il cinema. Le sue prime storie, ancora ingenue, hanno didascalie come «United Rovers présente: un grand film comique». Cinema su carta, insomma, e del cinema assimila il ritmo, le inquadrature, la regia dinamica. Nel 2007 è stato ritrovato un suo primo esempio di fumetto realizzato su un muro della sede del gruppo scout cui apparteneva da ragazzo.[1]

Giovanissimo, entra nella professione grazie all'abate Wallez, che vede in lui un ragazzo dotato, in grado di coinvolgere i più giovani col suo segno. È quindi sulle pagine del Petit Vingtième, supplemento del quotidiano cattolico Le Vingtième Siècle, che parte la grande avventura di Tintin (il più noto personaggio di Hergé) e del suo autore. All'inizio Georges è fortemente guidato e condizionato da Wallez, che attraverso Tintin vuole solo portare un preciso messaggio di parte ai bambini, ma appena possibile Hergé comincia a dare la propria personalissima impostazione alla serie e a spiccare il volo.

Più della metà degli albi li realizza prima della fine della seconda guerra mondiale. La sua presenza professionale nell'ambiente della destra cattolica estrema (esplicita area di riferimento del giornale per cui lavorava) e la successiva collaborazione col quotidiano Le Soir nel periodo in cui era sotto il controllo diretto degli invasori nazisti, costarono a Hergé, dopo la guerra, il periodo peggiore della sua vita. Venne accusato di collaborazionismo, nonostante avesse solo pubblicato avventure a fumetti per bambini, e conseguentemente rischiò il carcere (se non la vita). Ma in suo aiuto arrivò inaspettatamente Raymond Leblanc, un ben noto partigiano che voleva fondare il settimanale Tintin e testimoniò in suo favore.

Lo studio Hergé[modifica | modifica wikitesto]

Dotato di grande creatività, periodicamente martoriato dalla depressione, sommerso dal lavoro, Hergé, che già nel periodo bellico era ricorso al contributo di amici (pur senza accreditarli apertamente) per continuare la serie Tintin (e il resto) a ritmo serrato, nel dopoguerra raccoglie attorno a sé un gruppo di eccezionali autori (ciascuno dei quali sarà poi famoso per proprie serie) e fonda gli Studios Hergé.

Edgar Pierre Jacobs (il creatore di Blake e Mortimer), Bob de Moor (Barelli), Jacques Martin (Alix, Lefranc), Roger Leloup (Yoko Tsuno), sono alcuni dei grandi del fumetto francofono che hanno lavorato con lui, portando il personaggio Tintin al successo internazionale. Le esigenze di produzione lo allontanano dallo stile un po' naif delle prime avventure, costringendolo a rimontarle e ridisegnarle per le successive edizioni in albo, adeguandole al nuovo stile grafico (ormai consolidato nella cosiddetta linea chiara), anche per l'influenza dei suoi collaboratori e della necessità di una lavorazione d’equipe, nella quale però sceneggiature e disegni principali sono sempre restati strettamente legati a lui, tanto da convincerlo che, alla sua morte, nessuno avrebbe dovuto continuare la serie, perché, diceva, “Tintin sono io”. Così, nonostante il successo inossidabile e l'alta capacità professionale e artistica dei suoi collaboratori, alla morte di Hergé Tintin non ha più avuto un seguito, pur continuando a vendere ininterrottamente le ristampe delle sue avventure che sono ormai un classico.

L'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Georges Remi è stato un uomo dalla personalità complessa e sofferta, due matrimoni e nessun figlio, periodi di insofferenza totale nei confronti dei suoi stessi personaggi. Senza volerlo è diventato un riferimento assoluto per la "letteratura disegnata" e la sua opera è presente nell'immaginario collettivo tanto da essere citata negli ambiti più diversi. Spielberg è uno dei tanti registi famosi che confessano di esserne stati affascinati (tanto da aver portato sul grande schermo il generoso reporter Tintin, insieme al regista Peter Jackson, con Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno). Con tutti i suoi problemi e i suoi lati oscuri, Hergé ha lasciato un segno indelebile. Come spesso succede, il personaggio è un po' il suo autore e un po' ne è diverso, quasi una trasposizione in meglio, una sorta di aspirazione ideale del suo creatore. In questo senso, come afferma Benoît Peeters nella sua corposa biografia del papà di Tintin, Hergé è "figlio di Tintin". Il personaggio ha contribuito con la sua stessa esistenza a modificare il carattere del proprio autore, facendolo lentamente uscire dalla frenesia iniziale, dal tormento dei periodi oscuri, fino alla luminosità delle nevi himalayane celebrate nell'episodio Tintin in Tibet, a un nuovo periodo di serenità e, infine, di maggiore saggezza.

Alla sua opera come artista è stato dedicato un museo in Belgio, il Musée Hergé, a Louvain-la-Neuve, inaugurato il 2 giugno 2009.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Herge's Scout mural found in old school corridor, scout.org, 2007. URL consultato il 31 dicembre 2013.

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