Yul Brynner

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Yul Brynner a Sarajevo nel 1969
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior attore 1957

Julij Borisovič Briner, noto come Yul Brynner, talvolta scritto anche Brinner (in russo: Юлий Борисович Бринер?; Vladivostok, 11 luglio 1920New York, 10 ottobre 1985), è stato un attore russo naturalizzato statunitense[1]. È entrato nella storia del cinema per aver interpretato ruoli da protagonista in alcuni colossal fra gli anni 50 e 60.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini controverse e gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Boris Briner e Marusja Blagovidova, Brynner sostenne con la stampa statunitense di essere nato nel 1915 sull'isola russa di Sachalin col nome di Tadje Khan, da un padre di nazionalità russa con origini in parte mongole e in parte siberiane. Esistono versioni differenti sia sulla data sia sul luogo di nascita. Yul Brynner e i suoi figli sono cittadini del comune[non chiaro] elvetico di Möriken-Wildegg[2].

Sussistono dubbi sulla veridicità di quanto dichiarato da Brynner sul proprio anno di nascita: in primis perché su varie biografie sono attestati anche il 1912 e il 1920, in secondo luogo perché proprio quest'ultima data è riportata sulla sua tomba, che comunque non necessariamente costituisce prova definitiva. A ciò va aggiunto che in una biografia dell'attore pubblicata nel 2006, intitolata Empire and Odyssey: The Brynners in Far East Russia and Beyond, il figlio Yul Brynner II ("Rock" Brynner) smentisce le date dichiarate dal padre. I motivi per cui l'attore abbia dato informazioni inesatte non sono chiari. Invece quel che appare come un dato incontrovertibile è che il padre di Yul Brynner fosse un russo di famiglia ebraica e la madre fosse figlia di un padre russo-ebraico e di una madre russo-rom.

Nel 1927, dopo la separazione dal marito, la madre di Brynner si trasferì prima a Harbin (Cina) dove Yul frequentò una scuola della YMCA, poi a Parigi nel 1933. Qui Brynner esercitò vari mestieri, tra cui il chitarrista nei locali notturni parigini e anche il trapezista nel "Cirque d'Hiver". Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, stabilendosi a New York, dove studiò teatro con la compagnia di Michail Aleksandrovič Čechov. In questo periodo posò anche come modello per il famoso fotografo George Platt Lynes, in una serie di celebri foto di nudo integrale[3][4], che però furono rese pubbliche solo dopo la sua morte[5]. Durante la seconda guerra mondiale lavorò come interprete in francese per l'esercito americano nelle trasmissioni destinate alla Resistenza francese. Nel 1946 iniziò a lavorare a Broadway come attore teatrale, poi nel 1949 debuttò come attore cinematografico nel film Il porto di New York, per la regia di László Benedek.

Carriera cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Brynner raggiunse la celebrità negli anni cinquanta, quando interpretò con successo il re del Siam nel musical teatrale The King and I. Lo spettacolo arrivò fino a Broadway e gli valse il Tony Award come miglior attore. Sull'onda del successo teatrale, i produttori cinematografici Charles Brackett e Darryl F. Zanuck acquisirono i diritti della pièce per trarne un film, affidando la regia a Walter Lang e i ruoli dei due protagonisti ancora una volta a Brynner e a Deborah Kerr. Il film Il re ed io (1956) riscosse un grande successo e lanciò l'attore anche sul grande schermo procurandogli l'Oscar per la migliore interpretazione maschile. Nel ricevere il premio dalle mani di Anna Magnani, Brynner pronunciò una battuta molto citata: "Spero non sia un errore, perché non lo darò indietro per nulla al mondo". La scena del ballo tra i due attori protagonisti, sulle note di Shall We Dance?, è diventata un cult del grande schermo, più volte citata in altri film, come nella commedia Due padri di troppo (1997) con Robin Williams e Billy Crystal. Il film ispirò anche una serie televisiva intitolata Anna ed io, trasmessa nel 1972, in cui Brynner ebbe come partner Samantha Eggar nel ruolo che fu di Deborah Kerr.

Sempre nel 1956 Brynner affrontò un altro ruolo fondamentale per la sua carriera, quello del crudele faraone Ramses II nel kolossal I dieci comandamenti, in cui recitò al fianco di Charlton Heston che interpretava il ruolo di Mosè. Brynner offrì un'altra memorabile interpretazione che gli valse la definitiva consacrazione nel panorama delle nuove star hollywoodiane. Nello stesso anno fu anche interprete di Anastasia, in cui recitò al fianco di Ingrid Bergman.

Nel 1960 la sua carriera toccò l'apice, con l'interpretazione del personaggio che rimase forse più concretamente inciso nell'immaginario collettivo: il pistolero Chris Adams nel film I magnifici sette, indimenticabile western diretto da John Sturges e ispirato a I sette samurai di Akira Kurosawa, con un cast eccezionale: Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn, Eli Wallach, Robert Vaughn, Brad Dexter e il giovane Horst Buchholz, con una colonna sonora destinata a entrare nella storia del cinema. Il film ottenne un successo enorme ai botteghini di tutto il mondo, grazie a una notevole raffinatezza stilistica e di racconto e soprattutto grazie alla caratterizzazione di alcuni personaggi attorno i quali ruota la vicenda, che rimane in larga parte debitrice all'originale film giapponese, dal quale sono riprese molte situazioni. La pellicola ebbe un sequel, Il ritorno dei magnifici sette (1966), diretto da Burt Kennedy, in cui Brynner interpretò nuovamente il ruolo di Chris Adams. All'epoca si vociferò che Brynner avesse posto il veto alla partecipazione al sequel di Steve McQueen, con cui aveva avuto probabilmente dei dissapori; tuttavia lo stesso McQueen mostrò scarso interesse per il progetto, ragion per cui il problema non si pose[senza fonte] e tutto rimase sul piano di una speculazione priva di conferme. Il film ebbe un discreto successo al botteghino, tanto da generare due ulteriori sequel, Le pistole dei magnifici sette (1969) e I magnifici sette cavalcano ancora (1972), a cui tuttavia Brynner non partecipò.

Nel corso degli anni sessanta Brynner offrì interpretazioni in film di grande successo come I morituri (1965), in cui recitò al fianco di Marlon Brando, e La pazza di Chaillot (1969) con Katharine Hepburn. Sul finire del decennio la sua carriera sembrava però avviata al declino. Approdò quindi ai B movie, in cui interpretò ruoli che erano sostanzialmente caricature di quelli storici che lo avevano portato al successo, tra i quali il pistolero nel western italiano Indio Black, sai che ti dico: Sei un gran figlio di... (1970). Nel 1973 partecipò al fantascientifico Il mondo dei robot, dove interpretò un pistolero-automa, ironica rivisitazione del personaggio di Chris Adams de I magnifici sette; Brynner apparve appesantito e invecchiato, in un ruolo quasi totalmente privo di battute. Il film tuttavia rilanciò temporaneamente la sua carriera e ottenne un ottimo riscontro di pubblico, arrivando ad avere un sequel nella pellicola Futureworld - 2000 anni nel futuro (1976).

Attore poliedrico e versatile sia in ruoli drammatici che in ruoli più leggeri, Brynner aveva uno sguardo penetrante che seppe sfruttare al meglio nella caratterizzazione di personaggi duri, autoritari, carismatici, che trovarono naturale collocazione all'interno di vicende eroiche, all'epoca raccontate per lo più in film biblici, di guerra, o nei western.

Brynner (primo a sinistra) ne I magnifici sette

"Alla Yul Brynner"[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca del suo massimo successo, Brynner fu considerato un sex symbol, anche grazie a quello che divenne il suo inconfondibile marchio di fabbrica: il capo rasato. L'attore vi ricorse per interpretare il ruolo del Re del Siam nel 1951 e da allora, visto il successo riscontrato con quell'inedito look, non cambiò mai stile. Apparve nuovamente con i capelli in alcuni film come Salomone e la regina di Saba (1959), Taras il magnifico (1962), Viva! Viva Villa! (1968). Il successo di quel look particolare per l'epoca fu tale che si sente molto spesso l'espressione "alla Yul Brynner" per designare la rasatura a zero dei capelli e i riferimenti nella cultura popolare di questo genere di espressioni abbondano.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Yul Brynner si sposò quattro volte:

  • il 6 settembre 1944 con l'attrice Virginia Gilmore, da cui ebbe un figlio, Yul Brynner II (nato il 23 dicembre 1946), soprannominato "Rock" da suo padre in onore del pugile Rocky Graziano, vincitore del titolo mondiale dei pesi medi nel 1947. Rock, diventato uno scrittore di discreto successo, nel 2006 ha scritto un libro sul padre e sulla storia della sua famiglia intitolato Empire and Odyssey: The Brynners in Far East Russia and Beyond. Brynner e la Gilmore divorziarono nel 1960.
  • il 31 marzo 1960, durante le riprese de I magnifici sette, sposò la modella Doris Kleiner. Victoria Brynner (nata nel novembre 1962), la loro unica figlia, ebbe come madrina Audrey Hepburn. La coppia divorziò nel 1967.
  • il 24 settembre 1971 sposò Jacqueline de Croisset, vedova del pubblicitario Philippe de Croisset. La coppia adottò due bambini vietnamiti, Mia (1974) e Melody (1975), e divorziò nel 1981.
  • il 4 aprile 1983 sposò la malese Kathy Lee, che fu ballerina nello spettacolo Il re ed io.

Tra le relazioni che gli furono attribuite durante gli anni cinquanta ci furono quelle con Marlene Dietrich e Judy Garland.

Brynner fu un grande appassionato di fotografia e un eccellente fotografo. Le sue immagini sono state raccolte in quattro volumi; tra queste vi sono ritratti di momenti di svago in famiglia e sul set, e prove artistiche di notevole livello. Fu anche un ottimo chitarrista. È ancora possibile reperire il video di qualche sua esibizione.

Secondo quanto riferito da sua figlia Victoria in un'intervista, pare che nell'ultima parte della sua vita Brynner fosse diventato buddista[6].

Noto per essere un accanito fumatore (in molte delle immagini che lo ritraggono in attimi di svago, raramente lo si vede senza la sigaretta tra le dita) nel 1985 Brynner contrasse il cancro ai polmoni. Era quello un periodo nel quale i reali pericoli connessi al fumo cominciavano ad emergere con più chiarezza, per cui Brynner, venuto a sapere delle sue condizioni (la malattia fu scoperta quando ormai era troppo tardi per essere curata), registrò un video, con la richiesta che venisse divulgato dopo la sua morte, nel quale lanciava un avvertimento sui danni provocati dal fumo. Il video, che fu effettivamente reso pubblico, mostra un Brynner già provato dalla malattia, che dopo una breve premessa lancia un drammatico monito guardando direttamente in camera:

(EN)

«Now that I'm gone I tell you: don't smoke. Whatever you do, just don't smoke.»

(IT)

«Adesso che non ci sono più ti dico: non fumare. Qualunque cosa tu faccia, non fumare.»

Morì il 10 ottobre 1985 e fu consegnato definitivamente alla storia del cinema mondiale. Quello stesso giorno morì anche Orson Welles, altro grandissimo della storia del cinema, con cui aveva anche recitato in La battaglia della Neretva. Yul Brynner è sepolto nel cimitero del monastero di Saint-Michel-de-Bois-Aubry, non lontano da Luzé, tra Tours e Poitiers, in Francia. Il luogo della sua sepoltura è segnato solo da una semplice lapide di pietra che riporta nome, cognome e date di nascita e morte. La sua casa natale di Vladivostok è stata trasformata in un museo. Sempre a Vladivostok gli è stata eretta una sua statua a grandezza naturale che lo ritrae con i costumi del Re del Siam, nella classica posa che più volte assume durante il film (gomiti larghi, pugni chiusi sui fianchi).

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Partecipò inoltre alla rubrica pubblicitaria televisiva di Rai1, Carosello, dal 1974 al 1976 insieme a Corinne Cléry e Gigi Bonos, pubblicizzando il brandy René Briand.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Rinaldi in Salomone e la regina di Saba, I magnifici sette, Il ritorno dei magnifici sette, Taras il magnifico, Con la rabbia agli occhi, Ancora una volta con sentimento
  • Nando Gazzolo in I dieci comandamenti, I bucanieri, Fuga da Zahrain, La pazza di Chaillot
  • Emilio Cigoli in Il viaggio, Il lungo duello, Karamazov, L'urlo e la furia
  • Pino Locchi in I re del sole, Invito a una sparatoria, La battaglia della Neretva, I morituri
  • Stefano Sibaldi in Il re ed io, Anastasia
  • Glauco Onorato in Il serpente, Il mondo dei robot
  • Renato Turi in Combattenti della notte, Agli ordini del Führer e al servizio di Sua Maestà
  • Sergio Rossi in Indio Black, sai che ti dico? Sei un gran figlio di ..., Catlow
  • Luigi Vannucchi in Il romanzo di un ladro di cavalli
  • Renato Mori in Gli avventurieri del pianeta Terra

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Yul Brynner, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ (DE) Yul Brynner - Schauspieler, su moeriken-wildegg.ch. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  3. ^ Getting To Know Yul | The Rake, su therake.com. URL consultato il 27 luglio 2021.
  4. ^ (EN) Rebecca Fasman, The forgotten legacy of gay photographer George Platt Lynes, su The Conversation. URL consultato il 27 luglio 2021.
  5. ^ George Platt Lynes, “Yul Brynner”, Gelatin Print, ca. 1942 | lot 7 | Objets du Désir at Auctionata Inc., su www.auction.fr. URL consultato il 27 luglio 2021.
  6. ^ (EN) Victoria Brynner remembers a holiday with her father, Yul, in 1972, su telegraph.co.uk. URL consultato il 25 luglio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michelangelo Capua, Yul Brynner, Jefferson N.C., McFarland & Co., 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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