Sticky Fingers

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Sticky Fingers

Artista The Rolling Stones
Tipo album Studio
Pubblicazione 23 aprile 1971 (US)
1º maggio 1971 (UK)
Durata 46 min : 23 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Blues rock
Hard rock
Pop rock
Rock and roll
Etichetta Rolling Stones Records, Atlantic Records, Virgin Records
Produttore Jimmy Miller
Registrazione 2–4 dicembre 1969, Muscle Shoals Sound Studio, Sheffield (Alabama); 17 febbraio, marzo-maggio, 16 giugno – 27 luglio, 17–31 ottobre 1970, e gennaio 1971, Olympic Studios, Londra; eccetto Sister Morphine, iniziata 22–31 marzo 1969
The Rolling Stones - cronologia
Album precedente
(1969)
Album successivo
(1972)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Allmusic 5/5 stelle
Ondarock Pietra Miliare
Rolling Stone 5/5 stelle
Blender 5/5 stelle
Piero Scaruffi 7/10 stelle

Sticky Fingers è un album discografico del gruppo rock britannico Rolling Stones, pubblicato in Inghilterra il 23 aprile e negli Stati Uniti il 1º maggio del 1971. Raggiunse il numero 1 sia nella classifica inglese, sia in quella statunitense, rimanendovi rispettivamente per cinque e quattro settimane. Nel 2003 l'album è stato inserito dalla rivista Rolling Stone alla posizione numero 63 nella loro lista dei migliori 500 dischi di sempre.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Oltre ai membri del gruppo, il produttore Jimmy Miller partecipò attivamente al disco suonando le percussioni in alcuni brani. Inoltre, il sound generale di Sticky Fingers risente del fondamentale contributo strumentale dato dalla sezione degli strumenti a fiato ad opera di Bobby Keys e Jim Price, già collaboratori di Derek and the Dominos. Keys, che aveva iniziato a lavorare con gli Stones in Let It Bleed, suona l'assolo di sassofono presente in Brown Sugar; e la sua presenza insieme a quella di Price caratterizza le sonorità di molte canzoni dell'album, integrandosi alla perfezione nel sound degli Stones degli anni settanta. Al pianoforte intervennero artisti abituali del giro degli Stones come Nicky Hopkins e Ian Stewart.

Registrazione e pubblicazione[modifica | modifica sorgente]

Anche se le sessioni in studio per Sticky Fingers iniziarono nel marzo 1970, i Rolling Stones avevano già registrato parte del materiale ai Muscle Shoals Studios in Alabama nel dicembre 1969, e Sister Morphine risaliva alle sedute di registrazione per l'album Let It Bleed. La maggior parte delle tracce presenti in Sticky Fingers furono incise utilizzando lo studio di registrazione mobile dei Rolling Stones a Stargroves durante l'estate e l'autunno del 1970. Sempre nello stesso periodo vennero registrate anche le versioni embrionali di futuri brani che sarebbero poi apparsi nel successivo disco della band, Exile on Main St.[1]

I Rolling Stones in una foto promozionale per l'album (1971)

Con la scadenza del contratto che li legava alla Decca/London, i Rolling Stones furono finalmente liberi di pubblicare i loro dischi come più gli aggradava (comprese le copertine). Quando però la Decca Records informò il gruppo che i Rolling Stones avrebbero dovuto cedere loro i diritti su un ultimo singolo, gli Stones gli consegnarono un brano dal testo impubblicabile date le oscenità contenutevi: Cocksucker Blues ("il blues del pompinaro").[2] La Decca naturalmente rifiutò la canzone che venne pubblicata solo più tardi su una compilation della Germania Ovest nel 1983, pubblicazione che venne comunque annullata e riproposta senza la traccia in questione (da allora il brano è disponibile solamente su bootleg). Infine, Allen Klein, il loro ex manager del quale si erano recentemente sbarazzati, assestò un brutto colpo agli Stones quando essi scoprirono di aver inavvertitamente firmato un accordo contrattuale che li obbligava e cedere alla ABKCO Records di Klein i diritti di pubblicazione su tutto il materiale degli Stones dal 1963 al 1970. Klein ottenne inoltre anche il copyright su due canzoni del disco in uscita, Brown Sugar e Wild Horses. Per questa ragione il manager e la band sarebbero rimasti in causa per più di un decennio.

Copertina[modifica | modifica sorgente]

La celebre copertina del disco, opera dell'artista pop Andy Warhol, è caratterizzata da un paio di jeans con evidente rigonfiamento all'altezza dei genitali (nella versione su LP la cerniera era apribile). All'interno è presente il famoso Tongue & Lip disegnato da John Pasche e la versione più spoglia della copertina col modello vestito solo di mutande, col rigonfiamento ancora più in mostra. Le fotografie sono di Billy Name mentre il design, su indicazioni di Warhol, è di Craig Braun. La fotografia del "pacco" maschile stretto dentro un paio di attillati blue jeans, all'inizio fu creduta da molti fan appartenere a Mick Jagger, mentre invece il modello utilizzato fu Joe Dallesandro, attore dei film di Warhol.

Nel 2003, il canale televisivo VH1 ha nominato quella di Sticky Fingers la "migliore copertina di album di sempre".

Copertine alternative[modifica | modifica sorgente]

In Spagna, la copertina originale fu ritenuta troppo scandalosa e venne sostituita dalla non meno sinistra foto di un barattolo dal quale spuntavano delle dita femminili; inoltre Sister Morphine, per i riferimenti alla droga contenuti nel testo della canzone, fu tolta dalla scaletta dei brani e rimpiazzata da Let it Rock, una cover di un brano di Chuck Berry.

Nel 1992, la pubblicazione in LP dell'album in Russia fu modificata con il lettering del titolo e il nome della band in cirillico, e la foto del modello in jeans fu sostituita con l'equivalente al femminile per suscitare minore scandalo.

Descrizione dei brani[modifica | modifica sorgente]

La traccia che apre il disco, Brown Sugar, fu la canzone di maggior successo dell'album. Venne composta principalmente da Jagger, nel 1969 durante la sua permanenza in Australia per la lavorazione del film I fratelli Kelly.[3] Il controverso testo del brano è volutamente ambiguo e suscettibile di svariate interpretazioni: potrebbe riferirsi all'esaltazione delle doti amorose di una ragazza di colore, oppure riferirsi a una particolare qualità di eroina (Brown Sugar significa "zucchero di canna" in italiano). Nello specifico le varie allusioni alle droghe pervadono tutto il disco, e si inquadrano proprio nel periodo nel quale si aggravarono i problemi di tossicodipendenza di Keith Richards.[4]

Sway, come anche Moonlight Mile, contiene nel finale un arrangiamento orchestrale ad opera di Paul Buckmaster, che all'epoca collaborava abitualmente con Elton John.[5] Wild Horses era, invece, una delicata ballata influenzata dalla musica country. La melodia venne composta da Richards, mentre il testo è opera di Jagger.[3] Questa canzone è stata reinterpretata da numerosi artisti nel corso degli anni, tra gli altri: Dave Matthews, Garbage, e Guns N' Roses. I Flying Burrito Brothers di Gram Parsons (amico di Richards), pubblicarono la loro propria versione del brano sull'album Burrito Deluxe del 1970, prima ancora di quella degli stessi Stones.

La seguente canzone, Can't You Hear Me Knocking mostrava l'attitudine del nuovo chitarrista della band, Mick Taylor. Privo della versilità del suo predecessore Brian Jones, capace di suonare numerosi strumenti, Taylor, che aveva militato nei John Mayall & the Bluesbreakers, era più portato tecnicamente ad essere un solista e il suo apporto strumentale rinforzò i toni blues nei dischi degli Stones della prima metà degli anni settanta. Particolarmente significativa in proposito, è la lunga improvvisazione fusion che si dipana nel corso del brano. You Gotta Move, la prima traccia registrata per l'album, era una cover di un brano blues composto da Fred McDowell e dal reverendo Gary Davis.

Il testo della tetra Sister Morphine era stato scritto dell'ex fidanzata di Mick Jagger, Marianne Faithfull, mentre la musica era degli Stones. Era stata pubblicata su singolo dalla stessa Faithfull nel 1969, ma il crudo testo della canzone aveva suscitato polemiche e il brano era stato bandito dalle radio. La canzone narra con intensità l'agonía di un uomo in un letto d'ospedale, presumibilmente a causa di una overdose, e del suo desiderio di ricevere della morfina per avere sollievo dai suoi tormenti. Sister Morphine fu censurata nella versione di Sticky Fingers pubblicata in Spagna venendo sostituita da Let It Rock.

Dead Flowers è un altro esempio di un genere spesso frequentato dal gruppo: la parodia della musica country. Se in Beggars Banquet erano state incluse Dear Doctor e Factory Girl, entrambi pastiche del genere, la tradizione sarebbe continuata anni più tardi con Far Away Eyes sull'album del 1978 Some Girls.

Moonlight Mile è la traccia conclusiva del disco. La canzone nacque da un tema musicale incompleto di Richards, che Taylor si incaricò di completare e trasformare, anche se nessun credito compositivo gli venne riconosciuto sull'album.[6]

Tracce[modifica | modifica sorgente]

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  1. Brown Sugar - 3:49
  2. Sway - 3:51
  3. Wild Horses - 5:52
  4. Can't You Hear Me Knocking - 7:14
  5. You Gotta Move (McDowell/Davis) - 2:32
  6. Bitch - 3:36
  7. I Got the Blues - 3:52
  8. Sister Morphine (Jagger/Richards/Faithfull) - 5:31
  9. Dead Flowers - 4:03
  10. Moonlight Mile - 5:56

Formazione[modifica | modifica sorgente]

The Rolling Stones
Altri musicisti

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Greenfield, Robert (2006). Exile on Main Street: A Season in Hell with the Rolling Stones, pp. 95-96. Da Capo Press. ISBN 0306814331.
  2. ^ Sanchez, Tony (1996). Up and Down with the Rolling Stones, p. 195. Da Capo Press. ISBN 0306807114.
  3. ^ a b Wenner, Jann S.Jagger Remembers, 1995, Rolling Stone
  4. ^ Davis, Stephen. Old gods almost dead: the 40-year odyssey of the Rolling Stones, Random House Inc., 2001, pag. 276-277, 284
  5. ^ Davis, Stephen. Old gods almost dead: the 40-year odyssey of the Rolling Stones, Random House Inc., 2001, pag. 275
  6. ^ recensione dell'album su allmusic
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