Stazione di Piastra

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Piastra
stazione ferroviaria
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàCarrara, località Piastra
(parco naturale regionale delle Alpi Apuane)
Coordinate44°06′08.72″N 10°07′53.91″E / 44.102421°N 10.131641°E44.102421; 10.131641Coordinate: 44°06′08.72″N 10°07′53.91″E / 44.102421°N 10.131641°E44.102421; 10.131641
LineeMarmifera dal 1876 al 1964
Caratteristiche
TipoStazione in superficie, di testa
Stato attualeDismessa
Attivazione1876
Soppressione1964
Binari2 tronchi
DintorniCave marmifere
Poggio di Ravaccione e stazione omonima

La stazione di Piastra era una stazione ferroviaria posta sulla ferrovia Marmifera Privata di Carrara al servizio dei bacini marmiferi limitrofi. Attivata nel 1876 e dismessa nel 1964, al 2014 si trova nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane, nel territorio del comune di Carrara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La stazione venne inaugurata il 19 agosto 1876, in concomitanza all'apertura al servizio dei primi due tronchi della ferrovia[1][2][3][4].

Nel 1893 la località viene limitato il servizio di corrispondenza in partenza al trasporto dei marmi[5][6].

La stazione operò ininterrottamente fino al 15 maggio 1964, anno in cui la ferrovia fu soppressa a causa della concorrenza su gomma[7].

Strutture e impianti[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto disponeva di un fabbricato di servizio che, come per Ravaccione, ospitava anche il servizio sanitario[8].

Disponeva anch'essa di vari altri fabbricati, di una gru elettrica per il carico e scarico dei marmi e di due binari tronchi che originariamente proseguivano sulla montagna. Questi non erano però adatti ai normali convogli, infatti avevano uno scartamento diverso ed erano in una pendenza che impossibilitava la salita. Erano atti per dei vagoncini da miniera che salivano fino alle vette soprastanti e che trasportavano il materiale fino alla stazione.

Movimento[modifica | modifica wikitesto]

Il traffico che interessò l'impianto negli anni di servizio fu esclusivamente merci, dato che sulla linea non si effettuava servizio passeggeri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ferdinando Milone, L'Italia nell'economia delle sue regioni, op. cit.
  2. ^ La Marmifera - carraraonline.com, coll. esterno.
  3. ^ Università degli Studi di Firenze: Facoltà di Architettura, coll. esterno.
  4. ^ Adriano Betti Carboncini, Porti della Toscana: antichi approdi, marine, scali commerciali e industriali: dal tempo degli etruschi ai giorni nostri, op. cit.
  5. ^ Bollettino dei trasporti e dei viaggi in ferrovia, op. cit.
  6. ^ Rivista generale delle ferrovie e dei lavori pubblici, op. cit.
  7. ^ Annalisa Giovani, Stefano Maggi, Muoversi in Toscana. Ferrovie e trasporti dal Granducato alla Regione, op. cit.
  8. ^ Sul muro lato binari dell'edificio è ancora presente la targa in marmo che reca la scritta rossa "Servizio sanitario".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bollettino dei trasporti e dei viaggi in ferrovia, 1893.
  • Rivista generale delle ferrovie e dei lavori pubblici, 1884.
  • Confederazione fascista dei lavoratori dell'industria, Atti del primo convegno nazionale dei lavoratori del marmo, granito e pietre affini, tenutosi a Carrara, il 16 e 17 settembre 1933-XI: convegni per lo studio della produzione indetti dalla confederazione nazionale sindacati fascisti dell'industria, Stab. F. Damasso, 1933.
  • Ferdinando Milone, L'Italia nell'economia delle sue regioni, 1955.
  • Luigi Lavagnini, Carrara nella leggenda e nella storia, Società Editrice Italiana Demetra, 1962.
  • Mario Pieri, I marmi d'Italia: graniti e pietre ornamentali: mineralogia, geologia, tecnologia e merceologia dei marmi, analisi chimica e microscopica di 110 esemplari, le pigmentazioni coloranti nei marmi, la formazione di macchie deturpanti, i marmi antichi analizzati, Hoepli, 1964.
  • Adriano Betti Carboncini, Porti della Toscana: antichi approdi, marine, scali commerciali e industriali: dal tempo degli etruschi ai giorni nostri, Calosci, 2001.
  • Annalisa Giovani, Stefano Maggi, Muoversi in Toscana. Ferrovie e trasporti dal Granducato alla Regione, Il Mulino, Bologna, 2005. ISBN 88-15-10814-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]