Duomo di Carrara

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Insigne Collegiata Abbazia Mitrata di Sant'Andrea Apostolo
Carrara cathedral 6366.jpg
Facciata principale
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàCarrara-Stemma.png Carrara
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareAndrea apostolo
Diocesi Massa Carrara-Pontremoli
Stile architettonicoromanico, gotico
Inizio costruzioneXII secolo
CompletamentoXIV secolo

Coordinate: 44°04′48″N 10°05′57.84″E / 44.08°N 10.0994°E44.08; 10.0994

L'Insigne Collegiata Abbazia Mitrata di Sant'Andrea Apostolo è il principale luogo di culto cattolico della città di Carrara, in provincia di Massa e Carrara, nel territorio della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Insigne Collegiata, dedicata a Sant'Andrea, (in alcuni testi si trova anche Santa Maria, come è il nome della vicina strada e anche quello dell'antica Cattedrale di Luni) risale al secolo XI. Dell'antica Ecclesia Sancti Andree de Carraria, menzionata già nel 1035, l'unica testimonianza rimastaci è un bassorilievo erratico. Il primo ampliamento, probabilmente connesso con l'elevazione a pieve battesimale nel 1093, è ben identificabile nell'edificio attuale.

Il primo ordine della facciata e il fianco fino a poco oltre il portale laterale di San Giovanni, caratterizzati da paramento bicromo includente tarsie marmoree geometriche, sono infatti databili entro la prima metà del XII secolo per la presenza di numerosi richiami neo-antichi nei capitelli e nell'architrave che riconducono a stilemi pisani diffusi anche in Liguria e per la strettissima affinità del portale laterale con quello del duomo di Genova realizzato entro il 1142. La facciata, sia per quanto riguarda gli archetti rampanti sia per i particolari dell'ornato scultoreo, somiglia molto a quella della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Pisa) (terminata nel 1326), dove lavorarono gli scultori Andrea e Nino Pisano. Anche il riquadro che racchiude il rosone è coevo.

Le sculture del portale maggiore e dei capitelli delle prime tre campate dell'interno sono state riconosciute ad una maestranza parmense, in particolare al grande maestro contemporaneo di Wiligelmo che lavorò all'interno del duomo di Parma, A conferma della datazione precoce di questa prima fase costruttiva sono state segnalate le consonanze con le decorazioni di alcune chiese della Corsica edificate entro il secondo decennio del XII secolo, il che non stupisce se si considera che l'isola era dominata all'epoca dagli Obertenghi, marchesi della Liguria orientale e in particolare dal ramo Massa-Corsica della casata.

Nel 1151 la chiesa passò sotto la giurisdizione dei Canonici regolari di San Frediano di Lucca e nella seconda fase costruttiva, già molto avanzata nel 1235 quando è documentata l'esistenza dell'abside, sono riconoscibili forti tangenze con l'architettura lucchese coeva. Nella prosecuzione del fianco non più bicromo, nei capitelli corinzi e compositi dell'interno, nelle monofore archiacute decorate nello sguancio con motivi foliacei, figure umane e animali è infatti individuabile il recupero di forme e decorazioni classiche e paleocristiane evidentemente desunto da Lucca, anche se qui tradotto con accenti più marcatamente lombardo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Gigante e la zona absidale del Duomo

La Collegiata fu costruita utilizzando il marmo come cassaforma a perdere (contenente muratura informe di pietra) con superficie in vista lavorata a scalpello (seguendo la tecnica romana continuata poi nel romanico) e fu in seguito rimaneggiato ed ampliato con elementi di stile gotico. La primitiva chiesa romanica fu infatti allungata, in epoca tardo medievale, dal lato opposto dell'abside.

La pianta è rettangolare con tre navate e abside semicircolare. La facciata, realizzata nella seconda metà del Trecento, è caratterizzata da una bicromia (fasce di marmo bianco lunense e nero di Colonnata) tipica delle chiese pisane. Il portale principale della facciata è incorniciato da un archivolto decorato da raffigurazioni tratte dai bestiari, ed è sormontato da un grande ed elegante rosone gotico composto da colonnine radiali, una diversa dall'altra, che partono dal mozzo della ruota architettonica.

Torre Campanaria[modifica | modifica wikitesto]

La torre campanaria, separata dalla chiesa, è alta 33 metri e fu realizzata, nel Trecento, sopra un preesistente torrione. Essa ha l'aspetto di altri coevi campanili che si trovano nell'Italia nord-occidentale ed in Liguria (a Genova se ne trovano più esempi) il più prossimo dei quali presso la Basilica dei Fieschi a Lavagna.

Campane[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della cella campanaria si trova un concerto di 4 campane.

Campanone dopo la rifusione

La prima per dimensioni, detta "Campanone" è la più grande per dimensioni e peso di tutta la diocesi; dal 1888 portava incisa questa iscrizione: “Abbattendo la tirannide questo bronzo squillante al popolo annunziò la libertà e delle vinte pugne la novella auspice Vittorio Emanuele e Garibaldi”.

Il 4 Novembre 1918, al termine della Prima Guerra Mondiale, suonata con irresistibile foga dal popolo, fu gravemente incrinata. Tolta, rifusa e collocata di nuovo nella sua sede nel 1923 ha la seguente dicitura, dettata dalla poetessa Cecilia Caro: “squillando pei cieli infiniti il Cantico dei Cantici, la Vittoria d’Italia, prigione contro il bronzo, si spezzo la mia voce. Or, nuova, nel bronzo rifuso, la Morte e la Vita e i Sacri Misteri e il Vincolo Santo fratelli, e la Pace vi canto”.

La seconda campana che per volume viene dopo il “Campanone”, porta ancora la data del 1888 e l’iscrizione: “Il popolo invitiamo – a feste ed a mestizie per glorificare – della Religione i Martiri e per quei che fur – onorare e commemorare – possa durare fin che il mondo dura”.

La terza campana, rifusa nel 1928 ha questa dicitura: “E nella gioia e nel dolore rappresenterò sempre il sentimento del nostro Popolo – 1928”.

La quarta campana, la più piccola, porta incisa l’iscrizione: Laudo – Voco – Nunc – Ploro- A.D. MDCCCXXV – Arceo – Festa – Decoro” .

Nel 1926 fu rifusa, ma conservò l’antica iscrizione.

Dalle feste natalizie del 1966 le campane del Duomo sono state azionate elettricamente, e dall'ottobre dell’anno 2003 l’impianto di automazione è stato revisionato e riammodernato.

Orologio[modifica | modifica wikitesto]

In un vano subito sotto la cella campanaria, sulla sommità della torre del Duomo millenario di Carrara, chiuso da una porta a due battenti, è ancora racchiuso l’antico orologio meccanico con movimento a contrappesi.Fu Pellegrino Rossi a donare nel 1820 l’allora perfetto e complesso orologio alla cittadinanza. Il sistema, totalmente meccanico e basato sulla forza impressa dal peso di tre grandi contrappesi in marmo bianco è di origine svizzera.

Orologio meccanico particolare

Pellegrino Rossi portò sempre nel cuore la sua città e non dimenticò mai le proprie origini apuane al punto da donare alla sua Carrara un orologio per la torre del Duomo cittadino.

Il preciso e sofisticato complesso meccanico è costituito da una serie di ruote dentate di diverse dimensioni collegate a tre argani ai quali sono avvolti i cavi dei grandi pesi in marmo che garantivano il movimento continuo e armonico del notevole pendolo che scandiva il trascorrere del tempo. I tre grandi contrappesi di diverse decine di chili venivano periodicamente riportati alla sommità della torre campanaria dal tecnico addetto alla manutenzione che, tramite una manovella, riavvolgeva i cavi facendo così risalire i pesi. All’orologio, tramite un elaborato sistema meccanico, erano collegati i martelli percussori che battevano le ore e le mezzore sulle campane sovrastanti. Purtroppo questa parte dell’orologio è stata smontata per far posto ai motori e agli elettro-percussori necessari per l’automazione delle campane

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno

L'interno dell'Abbazia mitrata è lungo tanto quanto è alto il Campanile. La pianta è composta da una navata centrale, coperta da capriate lignee in vista, e da due navate laterali, coperte da volte a crociera. Il Duomo è stato "restaurato", o meglio fortemente rimaneggiato, dopo la seconda guerra mondiale con l'eliminazione sia dei sontuosi altari barocchi che del soffitto a cassettoni, come pure di quanto non apparteneva all'impianto originale dell'opera.

Nella controfacciata:

Nella navata destra:

  • resti di affreschi del XV e XVI secolo
  • altare di San Ceccardo con tela seicentesca rappresentante il martirio del santo, e spoglie dello stesso sotto la mensa dell'altare. San Ceccardo, vescovo di Luni, è il Santo Patrono della Città, del Comune e del Vicariato di Carrara (la Solennità ricorre il 16 Giugno)
  • sarcofago di San Ceccardo, vuoto, probabile adattamento rinascimentale di un sarcofago lunense.
    Il pulpito
  • gruppo in marmo dell'Annunciazione, noto come Le Cassanelle, tardo trecentesco, esempio di gotico cortese
  • altare del Santissimo Sacramento, di Domenico del Sarto e Giovanni Battista del Mastro (1524), con statua centrale cinquecentesca di Clemente da Reggio

Nella navata sinistra:

  • altare della Madonna del Popolo, Regina e Patrona di Carrara (si festeggia la seconda domenica di maggio nella sua Incoronazione a Regina del Popolo carrarese, e la terza domenica di novembre come Patrona della Città).
  • Madonna col Bambino e santi, gruppo in marmo già sull'altare maggiore, firmato da Andrea Guardi nel 1460 e commissionata da Spinetta Fregoso, raffigurato con la moglie ai piedi della Vergine
  • pulpito marmoreo di Domenico del Sarto e Mastro Nicodemo, cominciato nel 1541.
  • altare dell'Assunta, con statua seicentesca dell'Assunta di Francesco Moschino e affreschi.

L'altare maggiore è sovrastato da un crocifisso su tavola trecentesco, solitamente attribuito al pittore lucchese Angelo Puccinelli, e circondato da due grandi balaustre in marmo quattrocentesche

L'oratorio della Compagnia Grande

Battistero e Compagnia Grande[modifica | modifica wikitesto]

Nell'oratorio noto come "Compagnia grande", comprendente anche un battistero, si trovano frammenti marmorei e lapidi provenienti dall'interno del tempio, due fonti battesimali quattro-cinquecenteschi e l'altare del "riscatto", con un altorilievo di Giovanni Antonio Cybei, scultore-sacerdote settecentesco la cui sepoltura si trova ai piedi dell'altar maggiore nello stesso oratorio.

Organo[modifica | modifica wikitesto]

In controfacciata si trova l'organo a canne Mascioni opus 847, costruito nel 1964 ed inaugurato il 24 ottobre dello stesso anno da Alessandro Santini. Lo strumento è a trasmissione elettrica e dispone di 17 registri, per un totale di 1130 canne. La consolle è mobile indipendente, situata nella navata destra, di fianco all'altare maggiore; dispone di due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note; registri, le unioni, gli accoppiamenti e gli annullatori sono azionati da placchette a bilico, disposte ai lati e al di sopra dei manuali.

Elenco degli abati[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Andrei, Cenni sul duomo di Sant'Andrea apostolo di Carrara, Massa Carrara 1866
  • L. Lavagnini, Il Duomo di Carrara, in "Atti serie X, vol. V, Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi", Modena 1970
  • A. Marchetti Pollina, La chiesa di Sant'Andrea di Carrara negli antichi documenti lucchesi, in "Atti serie X, vol. V, Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi", Modena 1970
  • F. Buselli, S. Andrea Apostolo Duomo a Carrara, Carrara 1972
  • A. Sbertoli, Il Duomo di Carrara, Carrara 1977
  • G. Paoletti, Una bibbia di pietra; il bestiario del Duomo di Carrara, Carrara 2000

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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