Santuario di Santa Maria di Piazza

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Santuario di Santa Maria di Piazza
La piazza di S. Maria.jpg
Santuario di Santa Maria di Piazza
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Busto Arsizio
Religione Chiesa cattolica di rito ambrosiano
Titolare Maria
Diocesi Milano
Inizio costruzione 1517
Sito web http://www.santama...sizio.it

Coordinate: 45°36′42.55″N 8°51′01.44″E / 45.61182°N 8.850399°E45.61182; 8.850399

« [...] la bellissima e gentile (cartolina) "illustrata" del 31 ottobre con la magnifica immagine di Santa Maria a Busto mi hanno sollevato l'animo e direi tolto l'angoscia [...] »

(Carlo Emilio Gadda - da una lettera all'amico Ambrogio Gobbi datata Roma 7 novembre 1958[1])

Il santuario di Santa Maria di Piazza (detto anche santuario della Beata Vergine dell'Aiuto) è situato nel centro storico di Busto Arsizio, dove sorgeva una precedente chiesa dedicata alla Madonna, che a sua volta aveva sostituito una cappella risalente all'epoca della cristianizzazione. Questo splendido santuario mariano fu costruito rapidamente tra il 1515 e il 1522.

Due nomi compaiono nei documenti che trattano la costruzione del tempio: quello di Antonio da Lonate (autore del modello per il duomo di Vigevano) e quello di "magistro Tomaxio ingeniero", probabilmente Tommaso Rodari, il noto scultore e architetto attivo nel duomo di Como, allievo di Giovanni Antonio Amadeo. Il primo avrebbe impostato la pianta centrale, per la quale si è ipotizzata l'esistenza di un disegno bramantesco, "Bramanti secutus exemplar"; il secondo avrebbe eseguito i due portali a ovest e a sud, e forse l'elegante loggiato nel tamburo sotto la cupola simile al tiburio del santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno, attribuito all'Amadeo.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Incroci di geometrie fra corpo inferiore e tamburo superiore
Il santuario con la torre campanaria prima del suo innalzamento; nella piazza antistante, il mercato

Internamente, la parte bassa, quadrata, che è tagliata negli angoli da archi diagonali formanti nicchie e cuffie, rimanda ai numerosi studi di chiese a pianta centrale compiuti da Leonardo mentre il tamburo ottagonale con una ghiera di nicchie (la corona dei 12 santi) e le otto unghie della volta di copertura riecheggiano gli esempi di Santa Maria Incoronata di Canepanova a Pavia e dell'Incoronata a Lodi e di Santa Maria della Croce a Crema).

Il rigoroso volume cubico scandito da lesene è sormontato da un tiburio con gugliotti e lanterna che interpreta in forme più leggere ed eleganti la tipologia della tradizione lombarda (come già nel non lontano santuario di Saronno).

Del santuario di Santa Maria esiste una copia esatta, ma più piccola, a Crespi d'Adda, paese annoverato tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO. Della statua della Madonna esiste una copia esatta in Uruguay a Montevideo, nella chiesa del quartiere popolare del Cerro.

Il campanile in mattoni risale al 1584. Tra il 1886 e il 1889 fu innalzato dall'architetto Carlo Maciachini, che fece lo fece rivestire di pietra chiara.[2]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

[3]

La cupola fu affrescata da Giovan Pietro Crespi, nonno di Giovan Battista Crespi detto Il Cerano, nel 1531.

Gli affreschi del presbiterio 1542 sono di Giovan Battista della Cerva allievo di Gaudenzio Ferrari 1542: Annunciazione sui pilastri; Adorazione del Magi sulla parete di sinistra; Adorazione dei pastori sulla parete di destra. Al della Cerva sono anche attribuiti gli Angeli musicanti nella vela dell'arco d'angolo, a destra del presbiterio, nonché gli angeli, le grottesche e le lesene della decorazione.

L'Ultima cena, nell'altare a destra dell'altar maggiore è di, Gaudenzio Ferrari e Giovan Battista della Cerva.

Nell'altare a sinistra del presbiterio una copia della perduta Madonna delle Vittorie di Giovan Paolo Lomazzo.

Sulla parete di destra, una Madonna con Bambino e santi di Francesco Melzi.

Sulla parete di sinistra La Madonna con Bambino, San Gervaso e Protaso, Santa Caterina e Giustina (1544) è di Giacomo Francia, mentre il magnifico Polittico dell'Assunta è di Gaudenzio Ferrari.

Polittico dell'Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Il polittico dell'Assunta
La cupola del Santuario durante i lavori di restauro del 1939-1943

Dipinto tra il 1539 e il 1540 da Gaudenzio Ferrari, il grande polittico dell'Assunta fu offerto nel 1541 al santuario da Donato Prandoni, consigliere della comunità bustese. Originariamente esso fu collocato sulla parete di fondo del presbiterio, dove copriva un oculo, per poi essere trasferito nella posizione odierna (sulla parete settentrionale) in occasione dei lavori di restauro compiuti tra il 1939 e il 1943.

Il polittico è dominato dal Padre Eterno, raffigurato con le braccia aperte per accogliere Maria, portata in cielo da angeli che accompagnano il nimbo su cui siede e la incoronano regina.

Negli scomparti laterali vi sono i santi maggiormente venerati in quel tempo a Busto Arsizio. A sinistra si trovano le immagini di san Giovanni Battista con l'Agnus Dei e di san Gerolamo, titolare del convento femminile che sorgeva presso la chiesa di San Giovanni Battista; a destra vi sono invece san Michele Arcangelo che alza la spada contro il demonio e san Francesco d'Assisi. La ricca cornice dorata appoggia le quattro colonne, fasciate di rami e di foglie, su una predella con dipinti ed è divisa in tre parti da due piedritti: a sinistra è raffigurata la natività di Maria, al centro la presentazione al tempio e lo sposalizio, a destra si vede invece la Sacra Famiglia.[4]

Statua della Madonna dell'Aiuto[modifica | modifica wikitesto]

La statua della Madonna dell'Aiuto

La statua in legno policromo della Madonna dell'Aiuto è collocata sopra l'altare al centro dello spazio dell'abside. Il simulacro, risalente al 1602, è opera di Fabrizio De Magistris. La statua, che venne incoronata nel 1895 dal beato cardinale Andrea Ferrari, è protetta da una teca affiancata da due angeli marmorei cinquecenteschi. La simmetria e centralità della figura di Maria (sottolineata dai torciglioni della cattedra) evidenziano il dinamismo asimmetrico del Bimbo, che è messo di lato, come scivolante sul ginocchio della Madre. È dunque evidente lo stacco tra la ieraticità dell'immagine della Madonna e quella del Bambino che sembra venire incontro all'astante. In questa particolarità, l'opera del De Magistris costituisce una innovazione rispetto all'iconicità tradizionale.[5]

Le statue nelle nicchie sono anch'esse di Fabrizio De Magistris.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Magini, 1977, p. 5
  2. ^ Santuario santa Maria di piazza, bustosgb.it. URL consultato il 27 giugno 2015.
  3. ^ Il Santuario di Busto, artevarese.com. URL consultato il 26 giugno 2015.
  4. ^ Magini, 1977, pp.119-126
  5. ^ Magini, 1977, pp.129-153

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Magini, Santa Maria di Piazza, un simbolo per Busto Arsizio, Busto Arsizio, Mariani Artigrafiche s.r.l., 1997.

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