Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata

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Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata
Tempio dell'Incoronata Esterno.jpg
Scorcio del Tempio dell'Incoronata a Lodi
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàLodi
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Diocesi Lodi
ArchitettoGiovanni Battagio
Gian Giacomo Dolcebuono
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzione29 maggio 1488[1]

Coordinate: 45°18′53.04″N 9°30′06.71″E / 45.314733°N 9.501864°E45.314733; 9.501864

Il Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata, noto anche con il nome di santuario dell'Incoronata[1], è un luogo di culto cattolico situato a Lodi[2].

La chiesa, impreziosita da notevoli opere d'arte[3], è riconosciuta come uno dei massimi capolavori del Rinascimento lombardo e rappresenta il monumento più prestigioso della città[4][5].

La denominazione di "tempio civico" è dovuta al fatto che la proprietà dell'edificio è sempre stata appannaggio del comune[6] – e non della diocesi – fin dal momento della sua costruzione, promossa dalla cittadinanza e dalle autorità laiche di Lodi[7].

Al giorno d'oggi, il tempio è un'importante attrazione turistica[8][9] insieme all'adiacente Museo del tesoro dell'Incoronata[10].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Contrada Lomellini, l'attuale via Incoronata

La chiesa deve le sue origini ad alcuni avvenimenti – ritenuti prodigiosi dai fedeli lodigiani[7] – che avrebbero avuto luogo nella seconda metà del XV secolo, periodo di massimo splendore artistico e culturale della città[11].

Nel punto in cui sarebbe poi sorto il tempio, in contrada Lomellini (l'attuale via Incoronata)[6], si trovava una taverna frequentata da prostitute, sul cui muro esterno campeggiava un affresco trecentesco raffigurante Maria Incoronata e Gesù bambino[7][12]. Il 7 ottobre 1487, quando l'immagine sacra – secondo le testimonianze di molti cittadini – cominciò a lacrimare e a compiere fatti miracolosi, i fedeli invocarono la costruzione di una chiesa dedicata al culto mariano[7]. Le autorità municipali e gli esponenti delle famiglie più illustri della città appoggiarono l'iniziativa, incaricando del progetto l'architetto lodigiano Giovanni Battagio, allievo del Bramante[7]. Anche il vescovo Carlo Pallavicino intervenne per dare impulso alla raccolta dei fondi necessari all'edificazione del tempio[13].

L'altare maggiore custodisce l'affresco a cui si devono le origini del tempio

La prima pietra dell'edificio – su cui era impresso lo stemma di Lodi[11] – fu posta il 29 maggio 1488[7]. Battagio guidò la fabbrica per un anno[4], cedendo poi il compito all'architetto luganese Gian Giacomo Dolcebuono, sotto la cui direzione i lavori proseguirono sino al 1493[7]. L'effigie di Maria incoronata fu trasferita all'interno della chiesa, sull'altare maggiore[6][12].

Per espressa volontà del vescovo Pallavicino, l'edificio rimase sempre di proprietà del comune, che ne aveva sostenuto la costruzione[6]: per tale ragione, all'interno del tempio si trovano alcune rappresentazioni artistiche dello scudo araldico municipale[14]. L'amministrazione finanziaria della chiesa fu demandata dapprima ad un collegio di funzionari nobili, a cui subentrarono poi il Monte di Pietà (che aveva sede nel palazzo adiacente al tempio[15][16]) ed infine il medesimo comune di Lodi[7].

Nel corso dei secoli, numerosi cittadini lodigiani contribuirono al sostentamento della chiesa; i loro ritratti sono oggi raccolti nella cosiddetta Galleria dei benefattori[6], ospitata in un locale accessibile dalla sagrestia.

Nel 1988 – in occasione del 500º anniversario dell'edificazione del tempio – fu inaugurato il Museo del tesoro dell'Incoronata, una collezione di oggetti legati alla storia del luogo di culto[10].

Come prescritto dal diritto canonico per le chiese che non appartengono all'amministrazione ecclesiastica, l'attività liturgica del Tempio dell'Incoronata è affidata ad un rettore nominato dal vescovo di Lodi[17]. L'edificio è riconosciuto quale monumento nazionale italiano[18].

Architettura e arte[modifica | modifica wikitesto]

Veduta esterna del tamburo

L'esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto dell'edificio fu realizzato da Giovanni Battagio; i lavori di costruzione furono diretti in gran parte da Gian Giacomo Dolcebuono[19], che verosimilmente si attenne alle indicazioni del suo predecessore[20].

Il tempio – collocato in una caratteristica via molto stretta nei pressi di piazza della Vittoria – è a pianta ottagonale[5], coperto da una cupola ad otto spicchi sormontata da una lanterna; esternamente, attorno al tamburo, sempre ottagonale, corre una balaustra a colonnine e pinnacoli; tra il 1511 e il 1513 è documentato l'intervento al tiburio dell'architetto Giovanni Antonio Amadeo[21]. Il campanile – disegnato da Lorenzo Maggi – venne realizzato nel 1503, mentre la facciata fu completata solo nel 1879 da Afrodisio Truzzi[22].

Veduta dell'interno

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è impreziosito da sontuose decorazioni in oro e presenta, nell'ordine superiore, un matroneo ad archetti sorretto da colonnine blu e oro.

Con il trascorrere degli anni, l'edificio divenne una vera e propria galleria d'arte: ospita infatti numerosi affreschi, tavole e tele realizzati tra la fine del Quattrocento e gli inizi dell'Ottocento dai maggiori artisti che operarono a Lodi[5]. Il Bergognone è l'autore di quattro tavole, tra le quali sono particolarmente importanti L'Annunciazione (che offre uno spaccato di paesaggio tipicamente lodigiano) e La presentazione al Tempio (che riproduce l'interno dell'Incoronata)[12]. Martino e Albertino Piazza hanno invece realizzato il Polittico Berinzaghi e L'Incoronazione della Vergine, dipinto su seta posto dietro l'altare maggiore[23]. Callisto Piazza e Stefano Maria Legnani, infine, lasciarono qui alcuni dei loro maggiori capolavori[5].

La cupola[modifica | modifica wikitesto]

Gli otto spicchi della parte interna della cupola – affrescati nel 1840 da Enrico Scuri – raffigurano i Trionfi dei santi lodigiani.

La parte interna della cupola

Il nicchione dell'ingresso[modifica | modifica wikitesto]

Il nicchione dell'ingresso principale è impreziosito dalle Storie di Abramo (1562) di Fulvio Piazza; sopra il portone si trova l'Epifania, opera attribuita a Callisto Piazza.

Il nicchione dell'organo[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del nicchione alla destra dell'ingresso, sopra una cantoria riccamente decorata con dipinti e intagli dorati, vi è l'organo a canne, rifacimento di Giovanni Battista Chiesa effettuato nel 1775 di un precedente organo di Domenico De Luca risalente al 1507[24]. Lo strumento, a trasmissione meccanica originaria, è racchiuso all'interno di una ricca cassa con portelle dipinte raffiguranti San Bassiano (portella di destra) e la Madonna col Bambino (portella di sinistra). L'organo ha un'unica tastiera di 50 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio anch'essa con prima ottava scavezza.

La cappella di san Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Questa cappella possiede alle pareti numerose opere realizzate dal Bergognone. Tra esse spiccano l'Annunciazione e la Visitazione.

La cappella di san Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'abside[modifica | modifica wikitesto]

La cappella della Crocifissione[modifica | modifica wikitesto]

La cappella di sant'Antonio abate[modifica | modifica wikitesto]

La sagrestia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ambreck et al., pp. 148-149.
  2. ^ Agnelli, Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, pp. 238-241.
  3. ^ Ambreck et al., p. 148.
  4. ^ a b Bottini et al., p. 68.
  5. ^ a b c d Galuzzi, sezione 3 – L'Incoronata.
  6. ^ a b c d e Silvia Canevara, Incoronata, un capolavoro visto da vicino, in Il Cittadino, 28 ottobre 2010, p. 31.
  7. ^ a b c d e f g h Ambreck et al., p. 149.
  8. ^ Dossi, voce «Lodi».
  9. ^ Conclusi i lavori di restauro dell'antica sacrestia del tempio civico dell'Incoronata, Comune di Lodi, 19 febbraio 2010. URL consultato l'8 novembre 2010.
  10. ^ a b Tempio civico dell'Incoronata e Museo, Comune di Lodi. URL consultato il 7 ottobre 2017 (archiviato il 7 giugno 2016).
  11. ^ a b Bassi, p. 56.
  12. ^ a b c Bottini et al., p. 72.
  13. ^ Agnelli, Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, p. 239.
  14. ^ Percorsi turistici, Comune di Lodi. URL consultato l'8 novembre 2010.
  15. ^ Agnelli, Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, p. 240.
  16. ^ Palazzo del Monte di Pietà, Regione LombardiaUniversità di Pavia. URL consultato il 9 novembre 2010.
  17. ^ Codice di diritto canonico – canoni 556 e 557, Santa Sede. URL consultato il 9 novembre 2010.
  18. ^ Colombo e Dotti, pp. 49-50.
  19. ^ Tempio civico dell'Incoronata, Regione LombardiaUniversità di Pavia. URL consultato l'8 novembre 2010.
  20. ^ Agnelli, Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, pp. 238-239.
  21. ^ Schofield et al., pp. 42, 81, 534, 1161.
  22. ^ Bottini et al., pp. 68-69.
  23. ^ Bottini et al., pp. 70-72.
  24. ^ Fonte

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Agnelli, Lodi ed il suo territorio nella storia, nella geografia e nell'arte, Lodi, 1917, ISBN 88-7121-046-8.
  • Giovanni Agnelli, Il Tempio dell'Incoronata in Lodi, Lodi, Il Pomerio, 1953, ISBN 88-7121-046-8.
  • Beatrice Ambreck et al., Atlante della nuova Provincia di Lodi, Lodi, Il Giorno, 1996, ISBN non esistente.
  • Agenore Bassi, Storia di Lodi, Lodi, Edizioni Lodigraf, 1977, ISBN 88-7121-018-2.
  • Vittorio Bottini, Alessandro Caretta; Luigi Samarati, Lodi – Guida artistica illustrata, Lodi, Edizioni Lodigraf, 1979, ISBN non esistente.
  • Emanuele C. Colombo e Marco Dotti, Oikonomia urbana. Uno spaccato di Lodi in età moderna (secoli XVII-XVIII), Milano, FrancoAngeli, 2010, ISBN 978-88-568-3329-4.
  • Eugenia Dossi (a cura di), Enciclopedia Generale Garzanti, Milano, Garzanti, 2005. ISBN non esistente
  • Sergio Galuzzi (a cura di), Lodi in un giorno, Lodi, Giona, 2000. ISBN non esistente
  • Emma Nicodemi, Il Tempio dell'Incoronata a Lodi, in Le Vie d'Italia e dell'America Latina, anno XXX, nº 12, dicembre 1924, pp. 1465-1472.
  • Richard V. Schofield, Janice Shell; Grazioso Sironi, Giovanni Antonio Amadeo – Documents / I documenti, Como, Edizioni New Press, 1989, ISBN non esistente.
  • Zaira Zuffetti (a cura di), Il miracolo dell'Incoronata – Un capolavoro visto da vicino, Azzano San Paolo, Bolis Edizioni, 2010. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]