Ester (personaggio biblico)

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Santa Ester
Tita Gori, fresque de l'église San Gervasio à Nimis (Italie) représentant Esther..jpg
Esther, tondo ad affresco di Tita Gori. Chiesa di San Gervasio a Nimis
 

Regina

 
NascitaV secolo a.C.
Morte?
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza1º luglio

Ester è un personaggio della Bibbia ebraica e dell'Antico Testamento cristiano. La sua storia è raccontata nel libro di Ester ed è celebrata, secondo la religione ebraica, nella festa di Purim. La Chiesa cattolica la considera una santa e la ricorda il 1º luglio.

Origine e significato del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il libro di Ester questa fanciulla ebrea si chiamava Adàssa (o anche Hadasah), nome ebraico che significa "mirto", ma ricevette il nome Ester quando entrò nell'harem del re. Molti studiosi collegano questo nome con quello della divinità babilonese Isthar, la dea associata al pianeta Venere.[1][2][3][4] Anche nel libro di Daniele quando tre giovani ebrei entrarono al servizio del re, ricevettero un nuovo nome legato a divinità babilonesi. A ulteriore conferma anche lo zio di Ester, un ex-funzionario reale chiamato Mardocheo, ha un nome strettamente legato alla principale divinità babilonese, Marduk.

A sua volta il nome Ester/Isthar, è collegato alla radice che in molte lingue antiche e moderne indica una stella (in persiano "stara", in italiano "astro", in greco "aster", in inglese "star"). Il pianeta Venere, infatti, è la "stella" più luminosa del cielo, indicata appunto come la "stella del mattino" o la "stella della sera" per eccellenza (Venere è visibile solo prima dell'alba o dopo il tramonto). Un Targum della tradizione ebraica spiega che ella era assai più bella della "stella della notte". Le tre possibili interpretazioni del nome (stella, pianeta Venere e dea planetaria) sono così strettamente collegate nella cultura antica da risultare indistinguibili.

Anche il nome ebraico (Adassa="mirto") afferisce allo stesso mondo simbolico. Il mirto, infatti, è una pianta che produce un fiore a forma di stella e che nella mitologia greco-romana era sacro a Venere/Afrodite.[5] Il nome Ester, poi, è vicino alla radice con cui la pianta del mirto era chiamata in curdo o in persiano. Secondo Abraham Yahuda anche nella lingua dei Medi il mirto era chia mato "astra".[6][7]

In ebraico Ester significa "io mi nasconderò". Infatti Ester nasconde la sua vera identità di ebrea, per rivelarla al momento opportuno, quando si tratta di salvare gli Ebrei dalla strage fatta ordinare da Aman.

Racconto biblico[modifica | modifica wikitesto]

Ester davanti ad Assuero, olio su tela di Konrad Witz, 1445-1450, Basilea, Kunstmuseum

Esistono due versioni del racconto di Ester, una tradizionale in ebraico e un'altra in greco; entrambe raccontano la medesima storia, tuttavia i nomi, le date ed i luoghi sono differenti. Il testo greco amplifica il contenuto dell'originale ebraico e ne rende esplicito il significato religioso.

Ester è la figlia di Abicàil della tribù di Beniamino, una delle due tribù che costituivano il Regno di Giuda prima della sua distruzione da parte dei babilonesi e la deportazione, nel 597, dell'élite del regno nelle province dell'impero persiano.

Alla morte dei genitori è adottata dal cugino Mardocheo il quale occupa una funzione amministrativa nel palazzo reale a Susa. Avendo sentito che il re Assuero (normalmente identificato con il re persiano Serse) cerca una nuova sposa, Mardocheo fa partecipare la cugina Ester alle selezioni. Ester viene scelta e diventa la sposa di Assuero.

Quando il primo ministro Aman decide di sterminare tutti i giudei del regno, Mardocheo, che ha sempre vegliato su Ester, la esorta a presentarsi al re per intercedere in favore dei propri connazionali. Sebbene fosse proibito con pena di morte accedere al re senza essere convocati, dopo un digiuno di tre giorni Ester si presenta davanti al re per domandargli il favore di accettare il suo invito a cena con Aman. Durante la cena li invita nuovamente e durante il secondo banchetto informa il re di essere giudea e che Aman ha decretato lo sterminio di tutti i giudei del regno. Ottiene allora dal re il diritto per i giudei di difendersi il giorno in cui dovevano essere sterminati.

Mardocheo stila un decreto con cui istituisce la festa dei Purim, perché la tristezza si è tramutata in gioia e il lutto in giorno di festosa letizia. Così, il 14 e il 15 del mese di adbar (marzo) sono giorni di allegria, nei quali, nelle sinagoghe, si legge il libro di Ester.

Caratteristiche di Ester nell'esegesi ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Ester "appare" nella Bibbia come una donna di grande pietà, caratterizzata dalla sua fede, dal suo coraggio, dal suo patriottismo, dalla sua prudenza e dalla sua risolutezza. Ella fu sempre fedele e obbediente a suo zio (o cugino) Mardocheo e si apprestò a compiere il suo dovere di rappresentare il popolo giudaico e di ottenerne la salvezza.

Nella tradizione giudaica è vista come "strumento" della Volontà divina di Dio per impedire la distruzione del popolo giudaico durante un Pesach (cfr Digiuno di Ester, Ebraismo rabbinico, Etica ebraica, Festività ebraiche, Mitzvah e Mitzvot, Purim) per mantenere la pace durante l'esilio.

Secondo il Talmud (Meghillah) ella fu discendente della Dinastia davidica. Mardocheo fu della tribù di Beniamino (cfr Popolo d'Israele).

Culto[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica la considera una santa e la ricorda il 1º luglio.

I Copti pongono la festa di Ester, "regina dei Persiani", al 20 dicembre.

La figura di Ester al cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Marc Brettler, Carol Newsom e Pheme Perkins, Esther, in The New Oxford Annotated Bible: New Revised Standard Version, Oxford University Press, 2018, p. 715, ISBN 978-0-19-027606-5.
  2. ^ (EN) Mary Joan Winn Leith, The Oxford Encyclopedia of the Books of the Bible, a cura di Michael D. Coogan, Oxford University Press, 2011, p. 252, ISBN 978-0-19-537737-8.
    «Esther, cognate with Ishtar... and/or the Persian word stara, "star".».
  3. ^ Michael V. Fox, Character and ideology in the book of Esther, 2nd, Wipf & Stock, 2010, p. 30, ISBN 978-1-60899-495-3.
    «The name Esther is derived from either the name of the Babylonian goddess Ishtar or the Persian word stara, "star".».
  4. ^ Emil G. Hirsch, John Dyneley Prince e Solomon Schechter, ESTHER - JewishEncyclopedia.com, su www.jewishencyclopedia.com.
  5. ^ Per Afrodite si vedano pp. 63 e 96 di: Monica S. Cyrino, Aphrodite, Gods and Heroes of the Ancient World, New York City, New York and London, England, Routledge, 2010, ISBN 978-0-415-77523-6.. Anche Virgilio cita ripetutamente il mirto come sacro a Venere.
  6. ^ A. S. Yahuda, The Meaning of the Name Esther, in Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland, nº 2, 1946, pp. 174–178, ISSN 0035-869X (WC · ACNP), JSTOR 25222106.
  7. ^ (EN) A. S. Yahuda, The Meaning of the name Esther, in Journal of the Royal Asiatic Society, vol. 78, 3–4, 1946, p. 174, DOI:10.1017/S0035869X00100413, ISSN 1474-0591 (WC · ACNP).

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