Carceri ottocentesche di Busto Arsizio

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Carceri ottocentesche
Carceri Ottocentesche di Busto Arsizio.jpeg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Busto Arsizio
Indirizzo via mons. Paolo Borroni
Coordinate 45°36′50.04″N 8°51′06.59″E / 45.6139°N 8.85183°E45.6139; 8.85183Coordinate: 45°36′50.04″N 8°51′06.59″E / 45.6139°N 8.85183°E45.6139; 8.85183
Informazioni
Condizioni abbandono
Costruzione 1851-1855
Uso carcere
Altezza Tetto: 12,60 m
Ultimo piano: 11,41 m
Piani 3
Realizzazione
Ingegnere Giuseppe Brivio
Appaltatore Comune di Busto Arsizio
Proprietario Comune di Busto Arsizio

Con carceri ottocentesche di Busto Arsizio, o carceri austriache, si identifica l'edificio realizzato tra il 1851 e il 1855 ad opera dell'ingegnere Giuseppe Brivio come ampliamento di Palazzo Marliani-Cicogna e adibito a struttura detentiva. Il progetto originale del 1850, poi modificato, prevedeva una struttura a panopticon.

Il corridoio che metteva in collegamento i due edifici fu poi demolito durante i lavori di restauro del palazzo, diretti dall'architetto Augusto Spada.

Il carcere funzionò fino agli Anni '80 e venne definitivamente chiuso nel 1983. L'edificio è attualmente in disuso.

Nella seconda metà del '900, poteva accogliere fino ad un massimo di 40 prigionieri, in celle di 3,5 x 4,5 metri[1].

Già considerato antiquato negli anni '50 (il servizio sanitario era di gran lunga più inefficiente rispetto ad altri istituti della zona[2]), negli ultimi anni di funzionamento il carcere, ormai divenuto obsoleto, versava in condizioni strutturali e igienico-sanitarie del tutto inadeguate e, nel 1980, fu anche teatro dell'evasione (la seconda nella storia delle carceri[3]) di tre detenuti, che realizzarono un buco nel soffitto per poi calarsi con delle lenzuola[1].

Nel 2016 l'edificio è stato eccezionalmente aperto al pubblico, per alcune visite organizzate dal Comune[4].

L'edificio ha una pianta a T, e si sviluppa su tre piani, ognuno dei quali dotato di cinque celle ed altri locali comuni; al secondo piano c'erano una stanza adibita a cappella e un'infermeria.

La facciata è realizzata in stile militare, con un contrasto tra il paramento murario di mattoni a vista, e la pietra di Moltrasio che caratterizza le fasce di marcapiano, le finestre, gli spigoli e il portale d'ingresso[5]. Le celle sono realizzate con un soffitto a volta con mattoni posizionati verticalmente[3].

Interno di una cella, come si presenta oggi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Annodano le lenzuola e in tre se ne vanno dal carcere di Busto, in La Stampa, 13 agosto 1980.
  2. ^ Consulto a San Vittore sui malanni di Candiani, in La Notte, 26 febbraio 1953.
  3. ^ a b Giovanni Rimoldi, Tre detenuti evadono dal carcere calandosi dal tetto con una corda, in La Prealpina, 13 agosto 1980.
  4. ^ L’ex carcere di Busto, dove il tempo si è fermato, varesenews.it. URL consultato il 22 aprile 2017.
  5. ^ Augusto Spada, Conoscere la città di Busto Arsizio, Comune di Busto Arsizio, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisabetta Ferrario Mezzadri, Santino Langè, Andrea Spiriti, Il Palazzo Marliani Cicogna in Busto Arsizio: da dimora patrizia a palazzo pubblico, Busto Arsizio, Comune di Busto Arsizio, 1992, SBN IT\ICCU\LO1\0245848.
  • Augusto Spada, Conoscere la città di Busto Arsizio, Busto Arsizio, Comune di Busto Arsizio, 2004, SBN IT\ICCU\LO1\0826777.

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