Salvatore Conte

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Salvatore Conte
Salvatore Conte.png
Salvatore Conte
UniversoGomorra - La serie
Lingua orig.napoletano, italiano
Autore
1ª app. inIl clan dei Savastano
Ultima app. inMea Culpa
Interpretato daMarco Palvetti
SessoMaschio
Luogo di nascitaNapoli
Data di nascita1975
Professionecriminale

Salvatore Conte è uno dei protagonisti della serie televisiva Gomorra, interpretato da Marco Palvetti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Salvatore Conte nasce a Napoli, nei quartieri più difficili della città. Sin da giovane, i suoi genitori gli insegnano il rispetto per la famiglia e per la religione, valori che Salvatore porterà con sé per tutta la vita. Dopo la morte del padre, però, il giovane Salvatore inizia a frequentare la malavita del quartiere e nel giro di pochi mesi entra nel clan camorristico di Pietro Savastano, gestendo una piazza di spaccio per molti anni. I soldi guadagnati nel clan gli permettono di mantenere la sua amata madre e di realizzare parte dei suoi sogni. Tuttavia, Salvatore Conte, ormai maturato, aspira al massimo. La sua astuzia e il suo cinismo lo portano a circondarsi di tanti amici e quest’ultimi lo iniziano a vedere come un vero e proprio leader. Acquisito molto potere, Conte decide di creare una scissione con il clan dei Savastano, facendo della Spagna il suo campo d’azione. Da questo momento in poi non sarà più un semplice camorrista, ma verrà riconosciuto da tutti come il boss Don Salvatore Conte, spietato e crudele. Così entrerà in conflitto con la famiglia Savastano e per diversi anni sarà costretto a scontrarsi con loro.

Astuto, spietato, cinico e crudele, quasi stoico, Salvatore Conte è molto religioso, ha un concetto di famiglia e ama molto l'anziana madre.

Il personaggio di Conte è ispirato alla figura di Raffaele Amato, conosciuto anche come ’o Lello oppure ’o Spagnolo, leader del clan degli Scissionisti di Secondigliano.

Prima stagione[modifica | modifica wikitesto]

Con lo scopo di dissuadere e spaventare Conte, don Pietro ordina ai fidati Ciro Di Marzio e Attilio Diotallevi, di incendiare la casa della madre di Conte, proprio la sera in cui il giovane camorrista vi è ospite per la cena. Conte, riuscito a salvare sé stesso e la madre, ordina una serie di ritorsioni contro il clan di don Pietro, tentando l'omicidio di molti affiliati, tra cui Ciro. Don Pietro, allora, organizza un attentato per uccidere Conte, ma questi, sapendo di essere in pericolo, riesce a fuggire all'estero, a Barcellona. Molto tempo dopo Conte è diventato uno dei maggiori distributori di droga nel Sud Europa e perciò i Savastano mandano un loro uomo, Ciro, per trovare un accordo e raggiungere una tregua con lui. Invitatolo nel suo yacht Conte butta in mare aperto Ciro rinfacciandogli l'incendio alla casa della madre, poi manda un'imbarcazione a salvarlo, invitandolo telefonicamente ad un incontro di affari in un club della città. Il giorno successivo Ciro sta per lasciare la Spagna, quando Salvatore Conte gli impone di diventare il suo portavoce per prendere accordi con un clan russo che sta minacciando i suoi affari. Se l'accordo va a buon fine, Ciro potrà tornare vivo a Napoli e con la garanzia di una lunga collaborazione con il clan dei Savastano. Ciro, sorprendentemente, riesce a chiudere l'accordo e declina l'invito di Conte ad unirsi al suo clan. Conte tiene fede alla promessa e fa arrivare in Italia i primi carichi di droga. Poco tempo dopo, un fedelissimo di Conte, Tonino Russo, viene ucciso a Napoli. Certo che siano stati i Savastano, Conte parte per l'Italia per punire l'affronto. Durante il viaggio nota che il suo autista Massimo è molto agitato e che cerca insistentemente informazioni sul giovane fratello. Quella notte, fermatisi in un hotel, Massimo cerca di uccidere Conte che però lo immobilizza. Si scopre allora che è stato il fratello di Massimo, Danielino, a uccidere Russo, costretto da Ciro, il quale gli nasconde la vera identità della vittima. Conte sembra credergli e gli ordina di andare dal fratello, volendo più informazioni. Raggiunto Danielino, Conte si fa dire chi gli ha ordinato l'omicidio, scoprendo così con sorpresa che il mandante era stato Ciro e non Genny. Dopo aver ottenuto queste informazioni, Conte abbraccia il ragazzino concedendogli perdono. A sorpresa, però, estrae una pistola e spara a bruciapelo a Danielino, uccidendolo, e ferisce anche il fratello Massimo, che però, rimasto a bordo dell'auto, riesce a scappare. Genny ordina così la morte di Conte non sapendo che molti dei suoi stanno per passare proprio con il dissidente, progettando una scissione all'interno del clan. A sua volta Conte, dal suo nascondiglio dice ai suoi che l'unico loro obbiettivo è quello di uccidere Genny. Poco dopo Ciro, che è il traditore del clan dei Savastano, incontra Conte proponendogli un'alleanza. Tempo dopo, Ciro, latitante, cerca aiuto da Conte, che però manifesta la volontà di sgozzarlo e di portare la sua testa decapitata a Genny. Ciro però gli ricorda che lui è l'unico che può aiutarlo a trovare e uccidere Genny. Con uno stratagemma, Ciro fa uscire allo scoperto tutta la paranza agli ordini di Genny, che Conte massacra, non trovando però il giovane boss.

Seconda stagione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il ferimento di Genny e l'evasione di don Pietro, Ciro propone a Conte un'alleanza con gli ex fedelissimi dei Savastano, offrendo in cambio a ciascuno di loro la gestione di una piazza di spaccio in piena autonomia. Un anno dopo Conte continua a gestire i propri affari nella sua città, ma un parroco di Scampia si rivolge a lui per convincerlo a chiudere la piazza di spaccio presente proprio di fronte alla sua parrocchia. Il boss cede alle richieste del prete, lasciandolo anche libero di organizzare una fiaccolata davanti alla chiesa. La chiusura della piazza non è però gradita a tutti: ad eccezione di Ciro, che finge di dare ragione a Conte, gli altri membri del clan non appoggiano apertamente la decisione del capo che, intende sbarazzarsi di Ciro , non fidandosi minimamente di lui. Nel frattempo don Salvatore intrattiene una relazione con una ragazza transessuale, che svolge la professione di cantante alle cerimonie, la cui sorella fa da copertura fingendo di essere lei la fidanzata del boss. Nella sera del suo compleanno, ’o Mulatto, uno degli uomini più stretti di Conte, deride la transessuale non essendo a conoscenza della sua relazione segreta, il quale reagisce accoltellandolo alla mano e togliendogli la gestione della piazza di spaccio. Questo episodio però dà la possibilità a Ciro di avvalersi del malcontento e della rabbia degli uomini di don Salvatore per eliminarlo definitivamente. I fedeli di Conte ’o Mulatto e ’o Principe girano infatti le spalle al proprio capo, sgozzando con l'inganno il loro boss al posto di Ciro al termine di una processione religiosa. La terza puntata si chiude così con Salvatore Conte riverso per terra in una pozza di sangue all'interno della chiesa che lui stesso ha fatto realizzare.

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