Gelsomina Verde

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Gelsomina Verde (Napoli, 1982Napoli, 21 novembre 2004) è stata una vittima della camorra.

Barbaramente torturata e uccisa a soli ventidue anni nel pieno della cosiddetta prima faida di Scampia, dopo le sevizie il corpo venne dato alle fiamme all'interno della sua auto[1]. Il suo nome ha inoltre designato il processo tenutosi contro alcuni esponenti del clan Di Lauro.

Si è ipotizzato che il cadavere della giovane donna, uccisa con tre colpi di pistola alla nuca dopo ore di torture, sia stato bruciato per nascondere le tracce dello scempio inflittole: l'omicidio di questa giovane, infatti, colpì notevolmente l'opinione pubblica per le sue modalità efferate e per il fatto che Gelsomina era del tutto estranea agli ambienti criminali. La ragazza lavorava infatti come operaia in una fabbrica di pelletteria e nel tempo libero si occupava di volontariato: la sua unica "colpa" era quella di essere stata legata sentimentalmente per un breve periodo a un ragazzo, Gennaro Notturno, entrato in seguito a far parte del cosiddetto clan degli scissionisti di Secondigliano; tale relazione si era peraltro conclusa diversi mesi prima del suo barbaro assassinio.

La storia della ragazza è stata raccontata nel romanzo Gomorra di Roberto Saviano mentre nella prima stagione della serie televisiva omonima è presente un personaggio, Manu (interpretato da Denise Perna), a lei ispirato, che appare nel nono episodio intitolato per l'appunto Gelsomina Verde.

Nel dicembre 2012 le è stata dedicata una aiuola nel quartiere Fuorigrotta a Napoli[2].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di Gelsomina si è costituita parte civile nel procedimento penale che si è concluso il 4 aprile 2006[3] con la condanna all'ergastolo per Ugo De Lucia[4][5], considerato uno dei più efferati sicari del clan Di Lauro nonché l'esecutore materiale dell'omicidio, e la condanna a sette anni e quattro mesi per il boss Pietro Esposito.

Si legge nella sentenza depositata il 3 luglio 2006:

« Si badi, ed è il caso di sottolinearlo con forza che, a fronte di decine e decine di morti, attentati, danneggiamenti estorsivi e paraestorsivi, lutti che hanno coinvolto persone innocenti che non avevano nulla a che fare con la faida in corso, ma che hanno avuto la sventura di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, finanche anziani e donne trucidate impietosamente, ebbene di fronte a tale scempio, fatto di ingenerato ed assurdo terrore, non vi è stata alcuna costituzione di parte civile, ad eccezione dei genitori di Gelsomina Verde. In altre parole, pur non indulgendo in considerazioni sociologiche, o peggio, moraleggianti (omissis) non può non rilevarsi che nessun cittadino del quartiere di Secondigliano e dintorni, nel corso delle indagini, e prima ancora che esplodesse la cruenta faida di Scampia, abbia invocato, con denuncia o altro modo possibile, l'aiuto e l'intervento dell'autorità. Sembra, e si vuole rimarcarlo senza ombra di enfasi, che ad alcuno dei superstiti e parenti delle vittime, specie se ancora residenti a Secondigliano, è mai interessato chiedere ed ottenere giustizia, instaurare un minimo, anche informale, livello di collaborazione con le forze dell'ordine, tentare, in vari modi, di conoscere i possibili responsabili, ma è evidente che solo arroccandosi tutti dietro un muro di impenetrabile silenzio, hanno visto garantita la propria vita »

Il 13 dicembre 2008 Cosimo Di Lauro è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Gelsomina Verde perché ritenuto mandante dell'omicidio[6][7].

L'11 marzo 2010 lo stesso Di Lauro, pur non ammettendo la responsabilità del delitto, ha risarcito la famiglia di Gelsomina con la somma di trecentomila euro, importo che aveva incassato da un premio assicurativo per un incidente occorsogli quando era adolescente. In seguito al risarcimento la famiglia della vittima ha rinunciato a costituirsi parte civile.[8]

Nel dicembre 2010 Cosimo Di Lauro è stato assolto dall'accusa di essere il mandante dell'omicidio.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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