Resti e reperti archeologici della metropolitana di Napoli
| Napoli preistorica | Toledo | - | - | - |
|---|---|---|---|---|
| Napoli greca | - | Municipio | Università | Duomo |
| Napoli romana | Toledo | Municipio | Università | Duomo |
| Napoli bizantina | - | Municipio | Università | Duomo |
| Napoli medievale | - | Municipio | Università | Duomo |
| Napoli aragonese | Toledo | Municipio | Università | Duomo |
Durante gli scavi della metropolitana di Napoli sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici, attribuibili a diverse epoche della città partenopea.
Risalenti all'epoca preistorica, greca, romana, bizantina, medievale e aragonese, i reperti sono esposti all'interno della Stazione Neapolis, un piccolo ambiente museale facente parte del complesso del museo archeologico nazionale di Napoli.
La maggior parte dei reperti è stata portata alla luce durante gli scavi delle stazioni di Toledo, Municipio, Università e Duomo, ubicate nella parte meridionale della città.
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]Napoli sorge presso l'omonimo golfo e, dominata a est dal massiccio vulcanico del Vesuvio, è delimitata a nord dalle appendici dell'Appennino Campano, con la collina di Capodimonte, a ovest dal golfo di Pozzuoli e dai campi Flegrei e a sud dalla penisola sorrentina.[2]
Il primo nucleo storico partenopeo è ubicato lungo la costa, in località Falero, nel quartiere di Santa Lucia, nella zona del Chiatamone, dove si stabilirono alcune tribù preelleniche (III millennio a.C.), seguite da coloni greci (sec. VIII a.C.), i quali diedero origine al primo emporio commerciale. Il centro storico di Napoli, di origine neolitica e che racchiude una storia ultramillenaria, oggigiorno si estende su circa 1700 ettari, dei quali 981 sono dichiarati patrimonio protetto dall'UNESCO dal 1995.[3]
Il centro storico napoletano si compone di due nuclei originali: il quartiere di Chiaia, dove sorse l'antica Partenope, poi detta Paleopolis o Palepoli, cioè Città Vecchia, e la zona dei decumani, dove nacque Neapolis, cioè Città Nuova, che comprende località quali piazza del Gesù Nuovo e piazza Dante.
La tratta bassa della metropolitana di Napoli, che da Dante corre fino a Garibaldi, serve grosso modo la zona dei decumani e i quartieri di San Giuseppe, Porto e Pendino che, costituendo l'impianto urbanistico greco, sono ricchi di reperti archeologici.
Fasi storiche
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Le origini
[modifica | modifica wikitesto]Su preesistenti insediamenti risalenti all'Eneolitico (III millennio a.C.), seguiti da un emporio commerciale rodio sull'isolotto di Megaride (IX secolo a.C.), nell'VIII secolo a.C. i Cumani fondarono un insediamento sulla collina di Pizzofalcone, che divenne la città di Partenope. Il nome derivava da Partenope, la sirena che, secondo una tarda tradizione mitologica, si sarebbe suicidata dopo essere stata respinta da Ulisse, rimasto insensibile al suo canto.[4]
Affermò a tal proposito lo storico italiano Carlo Celano:[5]
Napoli greco-romana
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Successivamente, accanto a Partenope si sviluppò Neapolis (dal greco Νεάπολις, nuova città), che divenne uno dei principali centri della Magna Grecia e un importante porto del Mediterraneo. La città mantenne a lungo la propria identità e le proprie tradizioni greche, sviluppando un impianto urbano caratterizzato da cardi e decumani.
L'abitato comprendeva edifici pubblici, aree sacre, abitazioni e strutture destinate alle attività commerciali. L'agorà si trovava nell'area dell'attuale piazza San Gaetano, nel cuore dell'antica città.[6]
Nel corso del IV secolo a.C. Neapolis entrò progressivamente nell'orbita di Roma. Dopo la conquista romana, la città mantenne numerosi elementi della propria cultura greca, continuando a svolgere un ruolo importante nei traffici commerciali e nella vita culturale dell'Italia meridionale.
Durante l'età romana Napoli e il territorio circostante divennero inoltre luoghi di soggiorno privilegiati per l'aristocrazia romana. Nell'area furono costruite numerose ville, tra cui la villa imperiale di Pausilypon, mentre la città continuò a svilupparsi attraverso la costruzione e la trasformazione di edifici e infrastrutture.
Napoli bizantina
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Nel 476 d.C. si verificò la caduta dell'Impero romano d'Occidente: Odoacre, re degli Eruli, depose l'imperatore Romolo Augusto e lo mandò in esilio proprio sull'isola di Megaride, dove morì.[7]
Dopo la deposizione di Romolo Augusto, Odoacre riconobbe formalmente l'autorità dell'imperatore d'Oriente Zenone, al quale inviò le insegne imperiali. Napoli rimase quindi nell'orbita dell'Impero bizantino e conservò per lungo tempo la propria tradizione culturale e linguistica greca.[8]
La città riuscì a mantenere la propria autonomia rispetto ai Longobardi e ai Vandali, nonostante i numerosi conflitti che interessarono l'Italia meridionale. Dopo una fase di crescente autonomia, nel 615 Napoli si dotò di un proprio governo ducale. Il ducato napoletano mantenne rapporti con l'Impero bizantino, pur acquisendo progressivamente una maggiore autonomia politica.[9]
Le trasformazioni urbanistiche di questo periodo contribuirono alla stratificazione archeologica della città. Strutture di epoca greca e romana furono riutilizzate, modificate o inglobate nelle nuove costruzioni, lasciando numerose testimonianze individuate anche dagli scavi della metropolitana.
Napoli normanno-sveva
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Nei secoli del ducato Napoli mantenne la propria autonomia e si trovò spesso coinvolta nei conflitti tra le diverse potenze dell'Italia meridionale. Nel 1030 il duca Sergio IV di Napoli concesse un territorio al mercenario normanno Rainulfo Drengot, che vi fondò Aversa.[10]
Nel corso dell'XI secolo i Normanni estesero progressivamente il proprio dominio sull'Italia meridionale, dando origine al Regno di Sicilia. Ruggero II assunse il titolo di re nel 1130 e consolidò il proprio controllo sui territori meridionali.[11]
Nel 1194 Napoli passò sotto il dominio degli Svevi. Dopo Enrico VI, il regno fu governato dal figlio Federico II, che nel 1224 fondò lo Studium napoletano, destinato a diventare una delle principali istituzioni culturali della città.[12]
Dopo la morte di Federico II e la successiva crisi dinastica, nel 1266 il papa Clemente IV assegnò il regno a Carlo I d'Angiò.[13]
Napoli angioina
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Con Carlo I d'Angiò Napoli divenne la capitale del Regno di Sicilia e conobbe una profonda trasformazione urbanistica e monumentale. Furono costruiti nuovi edifici religiosi e civili e venne edificato il Castel Nuovo, destinato a diventare una delle principali residenze della monarchia angioina.[14]
Durante il regno di Carlo II furono effettuati nuovi interventi sul Castel dell'Ovo e sul Castel Nuovo. Sotto Roberto d'Angiò, Napoli divenne inoltre un importante centro culturale, frequentato da artisti e intellettuali come Francesco Petrarca, Giotto, Giovanni Boccaccio e Tino di Camaino.
Le trasformazioni dell'età angioina lasciarono numerose testimonianze archeologiche, alcune delle quali sono state individuate durante gli scavi per la realizzazione della metropolitana.
Napoli aragonese
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Agli Angioini succedette la dinastia aragonese. Nel 1442 Alfonso V d'Aragona conquistò Napoli e assunse il titolo di re di Napoli, dando inizio a una nuova fase di sviluppo politico, economico e culturale della città.
Durante il periodo aragonese Napoli fu interessata da importanti interventi urbanistici e architettonici. Tra questi rientrano la costruzione e il potenziamento delle fortificazioni, la trasformazione del Castel Nuovo e la realizzazione della porta Capuana durante il regno di Ferdinando I.[15]
La città divenne inoltre un importante centro culturale del Rinascimento, attirando artisti, letterati e studiosi. Le trasformazioni urbanistiche di questo periodo contribuirono alla stratificazione archeologica del centro storico, di cui alcuni resti sono stati riportati alla luce durante gli scavi della metropolitana.
Quadro generale
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Linea 1
[modifica | modifica wikitesto]Salvator Rosa
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Nel 2000, durante gli scavi per la realizzazione della stazione di Salvator Rosa, sono emersi i ruderi di un ponte romano, in seguito restaurato,[16] probabilmente facente parte della via Antiniana (in età romana detta Neapolis-Puteolim per colles), che, partendo da Pozzuoli, risaliva per la Loggetta e la Canzanella, superava le colline del Vomero e ridiscendeva fino a piazza Dante.[17]
Nel XVIII secolo le rovine del ponte furono inglobate in un palazzo e diverse parti della struttura vennero riutilizzate per vari scopi, tra cui la realizzazione di nicchie e mangiatoie per animali.
Dante
[modifica | modifica wikitesto]Gli scavi effettuati a piazza Dante hanno portato alla luce frammenti ceramici databili in un arco di tempo compreso tra il XIII e il XVI secolo, periodo durante il quale a Napoli si susseguirono le dominazioni sveva, angioina e aragonese.[18]
Le ceramiche sono per la maggior parte di manifattura locale; sono presenti anche protomaioliche importate dalla Puglia e maioliche arcaiche toscane, a testimonianza della crescita degli scambi commerciali che interessò la città in quell'arco di tempo.[18]
Sono presenti sia manufatti di uso quotidiano, utilizzati nei conventi che si trovavano nei pressi, sia vasellame pregiato destinato all'uso esclusivo di persone facoltose e aristocratici. Le decorazioni presentano linee e spirali dipinte in rosso, oppure sono assenti, nel caso delle ceramiche acrome. Tra i reperti rinvenuti figurano inoltre esemplari decorati con il motivo detto «spiral ware», molto diffuso nel Mezzogiorno, caratterizzato da spirali incrociate in bruno e verde.[18]
Toledo
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Negli scavi della stazione di Toledo sono emersi numerosi reperti archeologici, attribuibili a diverse epoche della storia della città, da quella preistorica a quella romana, fino all'epoca bizantina e aragonese.
Durante gli interventi di scavo è stata rinvenuta parte delle fortificazioni aragonesi della fine del XV secolo, in particolare un bastione che, già in epoca bizantina, era sepolto sotto una coltre di sedimenti.[20]
Oltre alle fortificazioni sono state portate alla luce le mura di scantinati di edifici risalenti al XVI secolo, attribuibili agli interventi edilizi promossi da Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga (detto Don Pedro) in occasione della costruzione di via Toledo. Queste strutture inglobano elementi riconducibili all'epoca romana, costituiti da blocchi di tufo giallo napoletano alternati a fasce di laterizi, probabilmente appartenenti a un edificio termale del II secolo d.C.[21]
Sempre in occasione della costruzione della stazione è stato rinvenuto, in via Armando Diaz, un paleosuolo caratterizzato da tracce incrociate di arature, associate a frammenti di ceramica del Neolitico. I reperti ceramici sono inoltre riferibili alla facies di Diana.[21]
Municipio
[modifica | modifica wikitesto]Gli scavi della stazione di Municipio si sono rivelati particolarmente fruttuosi, tanto da essere definiti dagli archeologi dei «pozzi di san Patrizio».[23] Solo in questo scavo sono state rinvenute molte migliaia di frammenti ceramici.[24]

Il primo ritrovamento all'interno degli scavi, avviati nel 2003, è costituito da una barca lunga dieci metri, risalente al II secolo d.C., portata alla luce capovolta e molto simile a quella rinvenuta nel 1982 a Ercolano. Grazie all'imbarcazione è stato possibile definire con maggiore precisione l'antico profilo della costa in loco.[25]
Successivamente, il 6 gennaio 2004, viene portato alla luce il porto romano, a 3,5 metri sotto il livello del mare e 13 metri sotto il piano di calpestio. Per anni erano state formulate tre ipotesi sull'esatta ubicazione del porto antico, che secondo diverse teorie sarebbe stato collocato a piazza Bovio, presso il Castel dell'Ovo oppure a piazza Municipio. Oltre al porto romano, sono state portate alla luce suole in cuoio di calzari romani, monete, ceramiche sigillate corinzie con decorazioni raffiguranti scene bacchiche, balsamari, una notevole quantità di ceramica ben conservata, tra cui anfore, pentole di terracotta e coppe di produzione africana frantumatesi cadendo nell'acqua, oltre a bottiglie di vetro chiuse con tappi di sughero. Sono stati inoltre rinvenuti anelli per unire il sartiame alle vele, aghi per ricucire le reti, arpioni lignei per la pesca, ancore romane in pietra a due fori e lucerne.[25]
Il 15 gennaio 2004 viene rinvenuta una seconda imbarcazione romana, simile alla prima, il che ha fatto supporre agli archeologi che gli antichi romani disponessero di una flotta di navi che avrebbe fatto la spola tra i moli del porticciolo di Neapolis e le imbarcazioni da trasporto di maggiori dimensioni.[25]

Alla fine del mese emerge negli scavi un'ulteriore barca, larga 3,60 metri e lunga 13,5 metri; il natante risale a un periodo compreso tra il I secolo e il II secolo d.C.[25] La barca fu citata dall'ex vicesindaco Rocco Papa, che affermò:[25]
Un quarto natante viene rinvenuto durante gli scavi. Quest'ultimo, come riferisce Daniela Giampaola, «presenta una chiglia molto larga, con bordi poco alti e la prua piatta in modo da favorire l'attracco al molo e il carico e scarico merci». Vengono rinvenuti anche uno scheletro bovino, probabilmente scarnificato dopo la macellazione, e le mura della seconda torre del Castel Nuovo, di forma rettangolare.[25]
Nel 2012 viene invece portato alla luce uno scheletro umano di epoca medievale, a una profondità di otto metri, all'interno di una tomba a fossa scavata nel terreno. Il ritrovamento, avvenuto all'incrocio con via Medina, costituisce secondo gli archeologi una «scoperta importante».[26]
Università
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I lavori per la costruzione della stazione Università sono durati dieci anni anche a causa del ritrovamento di numerosi reperti archeologici di significativa importanza.
Sono stati portati alla luce i resti della fortificazione bizantina,[27] costruita con elementi architettonici provenienti da un monumento di età imperiale.[28] Alla fortificazione bizantina sono state attribuite due principali fasi di vita: la più antica è costituita da una muraglia di tufo e malta, inquadrabile nel VI secolo d.C., alla quale è stata addossata una torre eretta durante il VII secolo d.C.[28]
La torre, costruita con particolare accuratezza, è costituita da numerosi elementi di reimpiego, tra i quali figurano elementi architettonici attribuibili a un monumento pubblico di piena età imperiale.[28]
Tra i vari ritrovamenti archeologici spiccano un capitello corinzio, una semicolonna, un blocco angolare decorato su un lato con la prua di un'imbarcazione e sull'altro con un trofeo di armi e, soprattutto, due lastre del II secolo d.C. raffiguranti scene di sacrificio alla presenza dell'imperatore e di un gruppo di legionari e togati.[27]
Duomo
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Durante gli scavi della stazione di Duomo, sita in piazza Nicola Amore, sono emersi numerosi reperti archeologici che, per numero, sono secondi solo a quelli ritrovati nei cantieri della vicina stazione di Municipio.
I primi ritrovamenti, avvenuti alla fine del 2003, sono costituiti dai resti di un imponente edificio pubblico, edificato in età augustea in occasione dei giochi Isolimpici,[25] e da una fontana marmorea del XII secolo, con graffiti raffiguranti barche dirette verso un castello.[25]
Il 15 gennaio 2004, nei cantieri della stazione, è emerso un tratto di pavimento che i tecnici ritengono appartenesse all'ingresso dell'antico Gymnasium, un edificio utilizzato dai giovani sia come palestra sia come luogo nel quale ascoltare filosofi e poeti.[25]
Successivamente sono stati portati alla luce lo scheletro di un bambino, che ha fatto supporre agli archeologi la presenza di un'eventuale necropoli, e una testa raffigurante un esponente di spicco della gens Giulio-Claudia, probabilmente Nerone Cesare, figlio del condottiero romano Germanico.[25]

Nel marzo del 2004 sono emersi numerosi altri elementi architettonici facenti parte del Gymnasium: colonne, frammenti del frontone, parti del pavimento a mosaico, la struttura muraria di una scalinata, dalla quale erano stati rimossi i gradini, e parte delle balaustre marmoree laterali.[25]
Nei mesi successivi sono state portate alla luce altre parti dell'edificio: colonne di marmo, decorazioni del VI secolo d.C. e svariati capitelli.[25]
Nel luglio 2004 viene individuato il podio di un edificio religioso in opera laterizia, completamente circondato da un corridoio pavimentato a mosaico con grandi tessere variopinte e delimitato da una bassa balaustra ricoperta di marmi pregiati. La pavimentazione sembra essere stata restaurata inoltre in età augustea.[25]
Nel frattempo vengono rinvenuti ulteriori elementi dell'antico Gymnasium: una serie di lastre marmoree che riportano, in greco, i nomi dei vincitori delle Isolimpiadi, divisi per categorie (uomini, donne, fanciulle e ragazzi) e discipline, tra cui pancrazio, lotta, pugilato e corsa armata.[25]
Così commentò il Gymnasium il soprintendente Stefano De Caro:[25][29]
In seguito sono stati rinvenuti i resti di un edificio del V secolo a.C., parte di un santuario, e ulteriori elementi di colonne.[25]
Garibaldi
[modifica | modifica wikitesto]Durante gli scavi per la realizzazione dei pozzi di ventilazione della stazione di Garibaldi, sono stati rinvenuti, oltre a resti di fondazioni precedenti al Risanamento — il grande intervento urbanistico avvenuto alla fine dell'Ottocento che modificò radicalmente il volto di gran parte dei quartieri storici della città —, anche resti di mura di epoca romana.[30]
Rinvenute in via Nolana, quattro metri sotto l'attuale piano di calpestio, le mura si sono rivelate utili per tracciare con maggiore precisione il perimetro sud-orientale dell'antica Neapolis, un'area notoriamente destinata ad attività sportive o di svago.[30]
Oltre alle mura sono state rinvenute anche diverse ossa di animali e una grossa anfora quasi integra.
Linea 6
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Nei cantieri delle stazioni della tratta orientale della linea 6, ubicati in una zona di elevato interesse archeologico, sono stati portati alla luce numerosi reperti, i più importanti dei quali hanno contribuito a dimostrare che Partenope potrebbe essere stata fondata almeno cento anni prima rispetto alla data fino ad allora conosciuta, ovvero nell'VIII secolo a.C.,[25] modificando in modo significativo la cronologia della città.
La presenza di numerosi reperti è dovuta anche al fatto che nel XIX secolo il quartiere di Chiaia subì un significativo ampliamento delle terre emerse a causa dell'accumulo di sedimenti.[31]
Oltre a vari manufatti medievali e romani rimasti sepolti, durante gli scavi sono stati portati alla luce antiche banchine e moli del XVI secolo, uno scheletro risalente alla stessa epoca, strutture da diporto,[31] le fondazioni di un fabbricato cinquecentesco e alcune orme di cavallo.[32]
Gli scavi per la realizzazione della linea 6 si sono inoltre rivelati utili per tracciare con maggiore precisione l'antica linea di costa del quartiere di Chiaia tra il Cinquecento e il Seicento.[31]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Stazione Neapolis - I cantieri dell'archeologia (JPG), su danpiz.net, Comune di Napoli..
- ↑ Tenore
- ↑
Napoli 2.0, Comune di Napoli.. - ↑ Schiller, pp. 124-130.
Disponibile su Wikisource. - ↑ Celano, p. 16.
- ↑ Niola, p. 58.
- ↑ Gleijeses, p. 93.
- ↑ Gleijeses, p. 94.
- ↑ Gleijeses, p. 106.
- ↑ Cuozzo, pp. 31-38.
- ↑ Galasso, pp. 327-338.
- ↑ Gleijeses, p. 285.
- ↑ Gleijeses, p. 301.
- ↑ Gleijeses, p. 316.
- ↑ Viviani, p. 35.
- ↑ (IT, EN) Stazioni dell'arte - Salvator Rosa, su metro.na.it, MetroNapoli (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2013)..
- ↑ Busana, p. 235.
- 1 2 3 Ritrovamenti ceramici a Castelnuovo e piazza Dante (PDF), su storiadellarte.com, Storia dell'arte.com. URL consultato il 2 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015)..
- ↑ Paolo Cuozzo, Toledo, pronta la stazione firmata Blanca, Napoli, Corriere del Mezzogiorno, 12 aprile 2012. URL consultato il 12 aprile 2012.
- ↑ Cristina Zagaria, Opere d'arte ispirate al mare nella stazione Toledo, Napoli, La Repubblica, 12 aprile 2012. URL consultato il 12 aprile 2012.
- 1 2 Loredana Pirone, Napoli, inaugurata la stazione Toledo della Linea 1[collegamento interrotto], Napoli, Il Levante, 13 aprile 2012. URL consultato il 13 aprile 2012.
- ↑ Stella Cervasio, Napoli, riaffiora il porto romano; sorpresa dagli scavi per il metrò, Napoli, La Repubblica, 6 gennaio 2004. URL consultato il 6 gennaio 2004.
- ↑ Ciro Crescentini, I cantieri della metro di Napoli? Pozzi di "san Patrizio"[collegamento interrotto], su napolionline.org.
- ↑ Academia.edu p.20, su academia.edu.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 I ritrovamenti archeologici nei cantieri della metro a Napoli, su archemail.it, Archemail. URL consultato il 26 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 24 agosto 2011).
- ↑ Scheletro di epoca medievale ritrovato in cantiere metro, Napoli, La Repubblica, 25 maggio 2012. URL consultato il 25 maggio 2012.
- 1 2 Fabio Jouakim, Piazza Bovio, spunta una muraglia bizantina: difficoltà nei lavori. Bondi nominerà un «tutor» il primo agosto, Napoli, Il Mattino, 26 luglio 2008. URL consultato il 26 luglio 2008.
- 1 2 3 Piazza Bovio, emergono nuovi reperti[collegamento interrotto] (PDF), Napoli, Cronaca di Napoli, 26 luglio 2008. URL consultato il 26 luglio 2008.
- ↑ Paola Perez, Il villaggio olimpico di duemila anni fa, Il Mattino, 9 ottobre 2004. URL consultato il 9 ottobre 2004.
- 1 2 Antonio Cangiano, Mura romane dagli scavi del metrò - Spunta l'ippodromo di Neapolis, Corriere del Mezzogiorno, 5 luglio 2011. URL consultato il 5 luglio 2011.
- 1 2 3 Antonio Cangiano, Napoli, scoperti il porto e i moli del ’600: subito riseppelliti, Corriere del Mezzogiorno, 3 agosto 2010. URL consultato il 3 agosto 2010.
- ↑ Cristina Zagaria, Alt della soprintendenza: fermi 3 cantieri della linea 6, La Repubblica, 27 gennaio 2010. URL consultato il 27 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2010).
Bibliografia
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