Tempio dei Dioscuri di Napoli

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Coordinate: 40°51′05.18″N 14°15′24.59″E / 40.85144°N 14.25683°E40.85144; 14.25683

Facciata della basilica di San Paolo Maggiore con le uniche due colonne del Tempio rimaste in piedi
Particolare di una delle due colonne

Il tempio dei Dioscuri è un tempio romano di Napoli sulle cui rovine sorge la basilica di San Paolo Maggiore in piazza San Gaetano.

Cenni sui Dioscuri[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Odissea di Omero, Castore, domatore di cavalli, e Polluce, valente pugilatore, sono indicati come figli di Leda e di Tindaro. Secondo altre tradizioni erano figli di Zeus e per questo motivo chiamati Dioscuri, che in greco significa proprio figli di Zeus. Il culto dei due eroi costretti a vivere e morire ciascuno a giorni alterni era molto diffuso in Grecia, soprattutto a Sparta, ma anche nelle colonie della Magna Grecia e della Sicilia. I Dioscuri erano considerati numi della poesia, della musica e della danza, e nelle pòleis dell'Italia meridionale venivano venerati come protettori dei naviganti.

Del resto in una città marinara come Neapolis, era naturale che accanto ad Apollo e a Demetra Attica figurassero tra le patrie divinità anche i due intrepidi gemelli, legati al mare e cari a Poseidone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della decorazione del tempio in un disegno di Palladio

Il tempio venne probabilmente costruito inizialmente all'epoca della fondazione della città, come sembra provato dai resti di fondazioni attribuite al V secolo a.C., e fu dedicato ai Dioscuri, Castore e Polluce.

Fu ricostruito nella prima età imperiale, probabilmente sotto Tiberio (14-37 d.C.), nel quadro di una nuova sistemazione urbanistica dell'area del foro napoletano: il culto dei Dioscuri si era trasformato in un culto di tipo dinastico, strettamente collegato ai membri della casa imperiale destinati alla successione.

L'iscrizione della facciata riportava il seguente testo:

« Tiberio Giulio Tarso (fece costruire) in onore dei Dioscuri e della Pòlis il tempio e tutto quanto è in esso/Pelagon liberto e procuratore dell'imperatore, avendolo finito a sue spese, lo dedicò. »

I finanziatori dell'opera furono dunque due liberti imperiali, di origine orientale.

Il tempio prima e dopo il crollo causato dal terremoto del 1688. Testimonianza di Carlo Celano

Il tempio tra l'VIII e il IX secolo venne inglobato nella chiesa di San Paolo, conservando inalterata la facciata, con l'iscrizione dedicatoria incisa sul fregio e la decorazione del frontone. Un disegno dell'artista portoghese Francisco de Hollanda riprodusse la fronte dell'edificio nel 1540, con particolare cura per le figure del frontone e per l'iscrizione che i finanziatori dell'opera avevano voluto porre a ricordo.

Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento la chiesa, inserita nel convento istituito da san Gaetano di Thiene, fu ricostruita da Francesco Grimaldi, sempre lasciando in facciata l'antico pronao del tempio.

I terremoti del 1686-1688 causarono gravi danni alla facciata: soltanto quattro delle otto colonne corinzie erano rimaste in piedi con due basi. Gli elementi crollati, lasciati sulla strada, andarono dispersi con il tempo[1]. Altre due colonne furono rimosse nei primi anni del Settecento.

Nel 1972, proprio sotto le statue di san Pietro e san Paolo, simmetricamente disposte sulla facciata, incastrati in due nicchie, sono stati rinvenuti due torsi di marmo più grandi del vero, identificati come statue di Castore e di Polluce e oggi conservati al museo archeologico dopo il restauro.

Decorazione del frontone[modifica | modifica wikitesto]

La decorazione del frontone[2] del tempio dei Dioscuri è stata ricostruita attraverso il disegno del 1540 di Francisco de Hollanda. Le figure convergono al centro del frontone, dominato dai personaggi principali, i Dioscuri e la personificazione della pòlis. Agli angoli sono dei tritoni, e le personificazioni della Tellus (la dea Terra) e di Oceanus, accanto ad Apollo e Diana.

Le due colonne superstiti che oggi caratterizzano la facciata della basilica di San Paolo Maggiore sono di ordine corinzio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un frammento dell'iscrizione è stato rinvenuto reimpiegato come lastra tombale di una tomba seicentesca nella certosa di San Martino: S. Adamo Muscettola, Il tempio dei Dioscuri, in Napoli antica, p. 204.
  2. ^ L'insieme delle figure rappresentate a rilievo sul frontone doveva riflettere una concezione tipicamente romana, cioè quella di affidare alla composizione un significato allegorico e ideologico insieme.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Beloch, Campanien, Breslau, 1890 (trad. it. 1989).
  • E. Calamaro, Napoli greca e romana. Le origini della città fra mito e storia, Tascabili economici Newton, Roma, 1996.
  • B. Capasso, Napoli greco-romana, Napoli, 1905.
  • D. Ridgway, L'alba della Magna Grecia, Milano, 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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