Appennino campano

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Appennino Campano
Monti Picentini.jpg
Monti Picentini
ContinenteEuropa
StatiItalia Italia
Catena principaleAppennino meridionale (negli Appennini)
Cima più elevataCervialto (1809 m s.l.m.)
Massicci principaliMonti del Partenio
Monti Picentini
Taburno Camposauro

L'Appennino Campano è un settore dell'Appennino meridionale che si estende dalla sella di Vinchiaturo (550 m)[1], ove si connette all'Appennino sannita, fino alla sella di Conza (700 m) ove entra in congiunzione l'Appennino lucano. Dall'Appennino campano nascono i fiumi Tammaro, Miscano, Ufita, Calore, Sabato e Isclero, tutti affluenti o subaffluenti del Volturno.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La linea spartiacque corre nell'entroterra, lungo dorsali o altipiani argillosi e incoerenti, a modesta altitudine. Il valico interno più importante è la sella di Ariano (600 m s.l.m.), attraversato in galleria dalla ferrovia Napoli-Foggia.

I massicci calcareo-carbonatici sono invece relativamente più antichi e raggiungono altitudini di molto superiori; tuttavia essi sorgono sul versante tirrenico avvicinandosi talvolta alla linea di costa.

Sul versante adriatico l'Appennino campano termina invece con i Monti Dauni a formare un modesto orlo rialzato a ridosso della pianura del Tavoliere delle Puglie.

Massicci principali[modifica | modifica wikitesto]

I massicci principali che compongono l'Appennino campano sono:

Montagne principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Cervialto - 1.809 m
  • Terminio - 1.806 m
  • Polveracchio - 1.790 m.
  • Sierro dei Cuoppi - 1683 m.
  • Raiamagra - 1.667 m
  • Accellica - 1.660 m
  • Cervarulo - 1.632 m
  • Mai - 1.607 m
  • Monte Calvello - 1.580 m
  • Boschetiello - 1574 m
  • Pizzo San Michele - 1.567 m
  • Cervarolo - 1.556 m
  • Partenio - 1.480 m.
  • Toppa Riviezzo - 1.475 m
  • Altillo - 1.432
  • Taburno - 1.393 m
  • Camposauro - 1.390 m
  • Alto Rotondi - 1.305 m

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Adriana Pintori, Maribel Andreu, Diamoci dentro! Cultura e civiltà italiana, edito dall'Università Autonoma di Barcellona, 1996 (pagina 95)