Ioduro di sodio

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Ioduro di sodio
Sodium-iodide-3D-ionic.png
Sodium iodide.jpg
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareNaI
Massa molecolare (u)149,89 g/mol
Aspettosolido bianco deliquescente[1]
Numero CAS13517-06-1
Numero EINECS231-679-3
PubChem5238
DrugBankDB11119
SMILES
[Na+].[I-]
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.)3,67 (20 °C)[1]
Indice di rifrazione1.93 (300 nm)
1.774 (589 nm)
1.71 (10 µm)[1]
Solubilità in acqua1587 g/l (0 °C)
1793 g/l (20 °C)
1842 g/l (25 °C)
2278 g/l (50 °C)
2940 g/l (70 °C)
3020 g/l (100 °C)[2]
Temperatura di fusione662 °C (935 K)
Temperatura di ebollizione1304 °C (1577 K)
Proprietà termochimiche
ΔfH0 (kJ·mol−1)−287,8
ΔfG0 (kJ·mol−1)−286,1
S0m(J·K−1mol−1)98,5
C0p,m(J·K−1mol−1)52,1
Indicazioni di sicurezza
Punto di fiammanon infiammabile
Frasi H315 - 319 - 400
Consigli P273 - 305+351+338 [3]

Lo ioduro di sodio è un composto chimico dello iodio e del sodio con formula chimica NaI. In condizioni standard, è un solido bianco solubile in acqua comprendente una miscela 1: 1 di cationi di sodio (Na+) e anioni ioduro (I-). Viene utilizzato principalmente come integratore alimentare e in chimica organica. Viene prodotto industrialmente come sale che si forma quando gli ioduri acidi reagiscono con l'idrossido di sodio[4]. È un sale caotropico.

Estrazione e presentazione[modifica | modifica wikitesto]

Può essere ottenuto facendo reagire carbonato di sodio (Na2CO3) con ioduro di ferro. Si ottiene come diidrato:[5]

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Integratore alimentare[modifica | modifica wikitesto]

Lo ioduro di sodio, così come lo ioduro di potassio (KI), è comunemente usato per trattare e prevenire la carenza di iodio. Il sale da cucina iodato contiene 10 ppm di ioduro[4].

Sintesi organica[modifica | modifica wikitesto]

Catene monoatomiche di ioduro di sodio cresciute all'interno di nanotubi di carbonio a doppia parete.[6]

Lo ioduro di sodio viene utilizzato per la conversione di cloruri alchilici in ioduri alchilici. Questo metodo, conosciuto come reazione di Finkelstein[7], si basa sull'insolubilità del cloruro di sodio nell'acetone per guidare la seguente reazione:[8]

Medicina nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni sali di ioduro radioattivo di sodio, inclusi e , hanno usi radiofarmaceutici, come nel trattamento del cancro della tiroide e dell'ipertiroidismo o come traccianti radioattivi nell'imaging.

Scintillatori allo ioduro di sodio drogati con tallio[modifica | modifica wikitesto]

Lo ioduro di sodio attivato con tallio, NaI(Tl), quando sottoposto a radiazioni ionizzanti, emette fotoni e viene utilizzato nei rivelatori a scintillazione, tradizionalmente in medicina nucleare, geofisica, fisica nucleare e misurazioni ambientali. I cristalli sono solitamente accoppiati con un tubo fotomoltiplicatore, in un gruppo ermeticamente sigillato, poiché lo ioduro di sodio è igroscopico. La messa a punto di alcuni parametri può essere ottenuta variando le condizioni di crescita dei cristalli. I cristalli con un livello di drogaggio più elevato sono utilizzati nei rivelatori di raggi X con un'elevata qualità spettrometrica. Lo ioduro di sodio può essere utilizzato sia come cristalli singoli che come policristalli per questo scopo. La lunghezza d'onda di massima emissione è 415 nm[9].

Dati di solubilità[modifica | modifica wikitesto]

Lo ioduro di sodio mostra un'elevata solubilità in alcuni solventi organici, a differenza del cloruro di sodio o addirittura del bromuro:

Solvente Solubilità del NaI (g NaI/kg di solvente a 25 °C)[10]
H2O 1842
Ammoniaca 1620
Anidride solforosa liquida 150
Metanolo 625–830
Acido formico 618
Acetonitrile 249
Acetone 504
Formammide 570–850
Acetammide 323 (41.5 °C)
Dimetilformammide 37–64
Diclorometano 0,09[11]

Stabilità[modifica | modifica wikitesto]

Gli ioduri (compreso lo ioduro di sodio) sono ossidati in modo rilevabile dall'ossigeno atmosferico (O2) in iodio molecolare (I2). I complessi I2 e I si combinano per formare il complesso triioduro, che ha un colore giallo, a differenza del colore bianco dello ioduro di sodio. L'acqua accelera il processo di ossidazione e lo ioduro può anche produrre I2 per foto-ossidazione, quindi per la massima stabilità lo ioduro di sodio deve essere conservato in condizioni di buio, bassa temperatura e bassa umidità.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Haynes W. M. (a cura di), CRC Handbook of Chemistry and Physics, 94ª ed., Boca Raton (Florida, USA), CRC Press, 2013, ISBN 978-1-4665-7114-3.p. 10.250
  2. ^ (EN) Atherton Seidell, Solubilities of inorganic and organic compounds c. 2, D. Van Nostrand Company, 1919, p. 655.
  3. ^ scheda dello ioduro di sodio su IFA-GESTIS Archiviato il 16 ottobre 2019 in Internet Archive.
  4. ^ a b (EN) Phyllis A. Lyday, Iodine and Iodine Compounds, in Ullmann's Encyclopedia of Industrial Chemistry, 2005, pp. 382–390, DOI:10.1002/14356007.a14_381.
  5. ^ (DE) Brockhaus ABC Chemie, Lipsia, F.A. Brockhausverlag, 1971, p. 924.
  6. ^ (EN) Ryosuke Senga e Kazu Suenaga, Single-atom electron energy loss spectroscopy of light elements, in Nature Communications, vol. 6, 2015, p. 7943, DOI:10.1038/ncomms8943.
  7. ^ (DE) Hank Finkelstein, Darstellung organischer Jodide aus den entsprechenden Bromiden und Chloriden, in Ber. Dtsch. Chem. Ges., vol. 43, n. 2, 1910, pp. 1528–1532, DOI:10.1002/cber.19100430257.
  8. ^ (EN) Andrew Streitwieser, Solvolytic Displacement Reactions At Saturated Carbon Atoms, in Chemical Reviews, vol. 56, n. 4, 1956, pp. 571–752, DOI:10.1021/cr50010a001.
  9. ^ (EN) Scintillation Materials and Assemblies (PDF), su crystals.saint-gobain.com, Saint-Gobain Crystals, 2016. URL consultato il 21 giugno 2017.
  10. ^ (EN) John Burgess, Metal Ions in Solution, New York, Ellis Horwood, 1978, ISBN 978-04-70-26293-1.
  11. ^ (EN) Angela F. Danil De Namor, Rafic Traboulssi, Franz Fernández Salazar, Vilma Dianderas De Acosta, Yboni Fernández De Vizcardo e Jaime Munoz Portugal, Transfer and partition free energies of 1:1 electrolytes in the water–dichloromethane solvent system at 298.15 K, in Journal of the Chemical Society, Faraday Transactions 1, vol. 85, n. 9, 1989, pp. 2705–2712, DOI:10.1039/F19898502705.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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