Il settimo sigillo

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Il settimo sigillo
Il settimo sigillo.jpg
La partita a scacchi tra Antonius e la Morte.
Titolo originaleDet sjunde inseglet
Lingua originalesvedese
Paese di produzioneSvezia
Anno1957
Durata96 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Genereepico, drammatico
RegiaIngmar Bergman
SoggettoIngmar Bergman (dal suo dramma Pittura su legno)
SceneggiaturaIngmar Bergman
ProduttoreAllan Ekelund
Casa di produzioneSvensk Filmindustri (SF)
FotografiaGunnar Fischer
MontaggioLennart Wallén
MusicheErik Nordgren
ScenografiaP.A. Lundgren
CostumiManne Lindholm
TruccoNils Nittel
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

« Questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. E io... io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte. »

(Antonius Block)

Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet) è un film svedese del 1957 diretto da Ingmar Bergman, trasposizione cinematografica della pièce teatrale Pittura su legno (Trämålning) che lo stesso Bergman aveva scritto nel 1955 per la sua compagnia di attori teatrali.

Presentato in concorso al 10º Festival di Cannes, il film vinse il Premio Speciale della Giuria, ex aequo con I dannati di Varsavia di Andrzej Wajda.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Quando l'agnello aprì il settimo sigillo, nel cielo si fece un silenzio di circa mezz'ora e vidi i sette angeli che stavano dinnanzi a Dio e furono loro date sette trombe »

(Apocalisse, 8,I frase che apre il film)

In una Svezia dove imperversano peste e disperazione torna dalle crociate in Terra Santa il nobile cavaliere Antonius Block. Sulla spiaggia, al suo arrivo, trova ad attenderlo la Morte, che ha scelto quel momento per portarlo via. Il cavaliere decide di sfidarla a scacchi. La partita si svolge nel corso di vari incontri tra Block e la Morte.

Durante la partita, Antonius e il suo scudiero Jons, attraversando la Svezia, incontrano molte persone. Molti, presi dalla paura della morte, si sottopongono a violente pratiche per l'espiazione dei propri peccati, altri inseguono gli ultimi piaceri prima della fine.

Il cavaliere s'imbatte anche in una famiglia di saltimbanchi, che sembrano non accorgersi della tragedia che li circonda, uniti solo dall'amore reciproco e da un sincero rispetto. Questo incontro aiuterà Antonius a ritrovare la fede e l'unione con Dio. Allora egli accetta di morire sacrificandosi per la coppia di innamorati.

La Morte vince la partita con Antonius. Con un movimento del braccio il cavaliere colpisce intenzionalmente la scacchiera facendo cadere alcuni pezzi, che vengono subito riposizionati dalla Morte. Il cavaliere raggiunge quindi il suo castello, dove si ricongiunge con la moglie e dove gusta un ultimo banchetto con i suoi compagni di viaggio: il fido scudiero, la cuoca che questi ha salvato, un fabbro e sua moglie, prima che la Morte venga a prenderli.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il set del film con Gunnar Fischer sulla scala antincendio

Bergman parla della nascita del Settimo sigillo facendolo risalire alla nascita di un piccolo dramma precedente, Pittura su legno, scritto in pochi pomeriggi, in un atto unico della durata di una cinquantina di minuti, preparato nel 1954, per la Scuola d'Arte Drammatica di Malmö, presso la quale insegnava.

Un paio d'anni dopo ascoltando i Carmina Burana di Carl Orff, ebbe l'idea di trasformare il dramma Pittura su legno in un film e di scrivere, quindi, Il settimo sigillo. Il produttore, sulle prime, non volle saperne, cambiando idea solo dopo il successo di Sorrisi di una notte d'estate al Festival di Cannes. Accettò, comunque con riserva, raccomandandosi col regista di far durare le riprese non più di un mese. Il film fu girato, in parte a Hovs Hallar, nella riserva naturale di Scane, dove in seguito si tennero le riprese, a cura dello stesso regista, del film L'ora del lupo; in parte negli atrii del Castello Reale di Råsunda; in parte nella vecchia Città dei Film (Filmstaden) di Solna.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

« In queste tenebre dove tu affermi di essere, dove noi presumibilmente siamo... in queste tenebre non troverai nessuno che ascolti le tue grida o si commuova della tua sofferenza. Asciuga le tue lacrime e specchiati nella tua stessa indifferenza... »

(Jöns ad Antonius[2])

Molto interessante per penetrare nell'ambientazione livida dei secoli bui del medioevo, e anche per la esatta comprensione delle tematiche del film, è quanto lo stesso Ingmar Bergman racconta intorno alla ispirazione del suo lavoro, avuta fin da bambino e coltivata fino alla realizzazione, avvenuta circa trentacinque anni dopo.

La Morte che gioca a scacchi. L'affresco di Albertus Pictor a Täby kyrkby che ha ispirato il regista.

Più che il tema del trapasso, questo film ci pone di fronte a un interrogativo più grande, e cioè il rapporto tra l'uomo e l'onnipotente, di fronte alla caducità della vita, attraverso un percorso che porta il protagonista a confrontarsi con la paura e la disperazione degli uomini di fronte alla morte, un timore che è anche sinonimo della mancanza di fede.
Secondo un'interpretazione il messaggio del film è che la fede vince anche la morte, che è anche il messaggio originario dell'Apocalisse[3].

Tutta la problematica esistenziale del cinema di Bergman viene espressa in questo film che inaugura la tematica religiosa, anticipa il tema dello specchio, quella dell'uomo che non comprende il valore del suo essere uomo e quello della paura.

I personaggi centrali del film sono il Cavaliere che possiede la fede ma è assalito dal dubbio e lo scudiero materialista e indifferente. Il Cavaliere, che ritorna deluso dalla Crociata, attraversa un periodo di crisi e confidandosi con il monaco, che in realtà è la Morte travestita, dice che il suo cuore è vuoto come uno specchio, pieno di paura e indifferenza verso i suoi irriconoscibili simili e alla domanda della Morte: "Non credi che sarebbe meglio morire?" il Cavaliere risponde che l'ignoto lo atterrisce e che vorrebbe avere la certezza dell'esistenza di Dio perché se Dio non esiste l'intera esistenza è un vuoto senza fine. Per chiarire il ruolo dei personaggi che ruotano attorno al protagonista, si deve senz'altro notare la figura della Morte, che da altero giudice si dimostra un meschino messo del Fato, pronto a tutto pur di intessere una fallace "pedagogia della paura", mirata ad atterrire gli abitanti del villaggio, che inermi aspettano l'ultima ora; il saggio Jöns simboleggia invece la ragione tomistica, pronta a dispensare suggerimenti e giudizi su tutto e tutti, ma che in effetti cela nel suo sguardo il terrore dell'avvenire; enigmatica risulta la presenza della donna muta, che quasi prepara tutti con il suo eloquente silenzio a qualcosa di troppo grande per essere pensato o temuto: solo la fervida attesa e la cosciente preghiera consola l'animo umano ed è questo il messaggio morale che la donna lascia nella sua unica e ultima frase "l'ora è venuta". Infine è necessario sottolineare come la famiglia costituita da Jof, Mia e Micael è senz'altro l'allegoria della sacra famiglia, che offre un timbro solenne a questo cinematografico inno alla vita. Come scrive Nino Ghelli[4] "L'autentico significato del film consiste nella rinuncia da parte dell'autore a fornire una risposta univoca all'angoscioso problema del crociato: egli ne ha invece adombrata una soluzione nella salvezza della Grazia che assiste i semplici. Una speranza, quindi, e al tempo stesso un monito". La chiara ambientazione trecentesca aiuta a contestualizzare la concezione religiosa suggellata dal capolavoro di Bergman: la crisi del '300 e specialmente la diffusione della peste permisero il crollo della "religione delle certezze" tipicamente medievale e dantesca, dove non esisteva il dubbio ma solo la piena e spesso passiva fede cristiana, accompagnata dalla ragione (incarnata dallo scudiero Jöns), che aiutava l'uomo a comprendere buona parte delle tematiche bibliche. Ma se questi erano i dettami della Chiesa e del tomismo, la confessione di Antonius sancisce la nascita di un credo più dilemmatico, che induce a riflettere sull'oscuro ignoto metafisico, ma allo stesso tempo più consapevole. Non c'è più l'individuo che si perde nel guazzabuglio delle sue angosce e delle sue inquietudini, ma che invece, confortato dalla collettività, dall'amore, dalla famiglia e da sensazioni fortemente laiche, si appressa al Giudizio Finale, credendo in un Dio, sensibilmente lontano, ma umanamente misericordioso, che ricompensa la carità. La carità che Antonius ha con la famiglia di saltimbanchi, che lo aveva salvato dalla sua fede angosciante; lui stesso dice infatti che "la fede è una pena così dolorosa: è come amare qualcuno che è lì fuori e che non si mostra mai per quanto lo si invochi". Questa pellicola si unisce insomma alle voci di Iacopone da Todi, Francesco Petrarca, Ugo Foscolo: tante domande e poche risposte sull'onnipresente senso della morte. Il regista svedese riesce tuttavia a superare la concezione letteraria, sbarazzandosi nettamente del foscoliano "nulla eterno": solo apprezzando ciò che si ha, "senza pensare al traguardo" direbbe Orazio, l'uomo riesce a vivere in piena armonia con la sua coscienza.

Tutto il film è di grande suggestione e Bergman usa in modo magistrale le luci e le ombre, come nella scena dove il Cavaliere gioca con la Morte agli scacchi. Il bianco e il nero della scacchiera vengono presentati con un forte contrasto di ombre e luci nelle sequenze che illustrano simbolicamente i sigilli dell'Apocalisse.

Alla buona riuscita del film contribuì il cast, composto da Max von Sydow, uscito dalla scuola d'arte di Stoccolma, nelle vesti del protagonista, da una brillante Bibi Andersson alla sua prima esperienza e da Nils Poppe, attore comico, alle prese per la prima volta in un ruolo drammatico.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Date di uscita e titoli internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Date di uscita internazionali[5]
Paese Data Titolo
Svezia Svezia 16 febbraio 1957 Det sjunde inseglet
bandiera Germania Ovest 24 agosto 1957 (Lübeck Nordic Film Days)
14 febbraio 1962
Das siebente Siegel
Francia Francia 11 dicembre 1957 Le septième sceau
Italia Italia 6 agosto 1958 Il settimo sigillo
Finlandia Finlandia 26 settembre 1958 Seitsemäs sinetti
Stati Uniti Stati Uniti 13 ottobre 1958 The Seventh Seal
Belgio Belgio 24 ottobre 1958 Het zevende zegel
Le septième sceau
Brasile Brasile 27 luglio 1959
15 ottobre 2004 (ridistribuito)
O Sétimo Selo
Grecia Grecia 2 gennaio 1960
20 agosto 2004 (ridistribuito)
11 ottobre 2004 (Panorama of European Cinema)
I evdomi sfragida
Danimarca Danimarca 29 gennaio 1960
30 gennaio 1967 (ridistribuito)
Det syvende segl
Hong Kong Hong Kong 30 marzo 1961 第七印
Australia Australia 14 maggio 1962 (Adelaide Film Festival)
20 luglio 2007 (ridistribuito)
The Seventh Seal
Portogallo Portogallo 23 ottobre 1963
9 settembre 1978 (ridistribuito)
O Sétimo Selo
Giappone Giappone 9 novembre 1963 第七の封印
Germania Est Germania Est 10 agosto 1971 Das siebente Siegel
Messico Messico 30 giugno 2002 (Cineteca Nacional) El séptimo sello
Rep. Ceca Rep. Ceca 1º maggio 2004 (ridistribuito) Sedmá pečeť
Polonia Polonia 5 gennaio 2007 (ridistribuito) Siódma pieczęć
Regno Unito Regno Unito 20 luglio 2007 (ridistribuito) The Seventh Seal

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1957, festival-cannes.fr. URL consultato il 4 giugno 2011.
  2. ^ Il settimo sigillo (1994), sceneggiatura del film, Iperborea, p. 83
  3. ^ Avvenire, 10 maggio 2009.
  4. ^ Nino Ghelli, Il settimo sigillo, "Rivista del cinematografo", n. 3, 1960, pag. 96
  5. ^ Release dates for Il settimo sigillo (1957), Internet Movie Database. URL consultato il 6 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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