Donne in attesa

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Donne in attesa
Donne in attesa (film 1952).JPG
Anita Björk, Eva Dahlbeck e Aino Taube
Titolo originale Kvinnors väntan
Lingua originale svedese, tedesco
Paese di produzione Svezia
Anno 1952
Durata 107 min
Colore B/N
Audio sonoro (mono)
Rapporto 1,37 : 1
Genere commedia
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Ingmar Bergman
Gun Grut
Produttore Allan Ekelund
Casa di produzione Svensk Filmindustri
Fotografia Gunnar Fischer
Montaggio Oscar Rosander
Musiche Erik Nordgren
Scenografia Nils Svenwall
Costumi Barbro Sörman
Trucco Carl M. Lundh
Interpreti e personaggi

Donne in attesa (Kvinnors väntan) è un film di Ingmar Bergman, realizzato nel 1952 e presentato l'anno successivo alla Mostra di Venezia dove però fu accolto con una certa indifferenza.[senza fonte]

Il film, che venne ingiustamente sottovalutato in Italia dalla critica del tempo, probabilmente perché giunse solamente nel 1960 quando erano state viste opere di Bergman considerate dei capolavori, è invece di rara bellezza e di grande interesse.[senza fonte]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Quattro donne di nome Annette, Rakel, Marta e Karin sono in attesa del loro mariti, tutti fratelli tra loro. Nell'attesa degli uomini si raccontano alcune esperienze passate.

Annette, che sembra avere il rapporto più felice col marito, confessa invece che tra loro non c'è stata mai vera comprensione. Rakel racconta di quando, un paio d'anni prima, ha tradito il marito e glielo ha confessato, accusandolo apertamente di frigidità.

Marta racconta il suo incontro com Martin durante un frenetico Can-can in un locale di Parigi, quando si innamorò del ragazzo. Vi è poi l'attesa di un bimbo, la morte del padre di Martin, le incomprensioni.

La giovane Maj, stanca di ascoltare, si allontana con Henrik e insieme progettano di fuggire insieme, prima a Copenaghen, poi a Parigi e infine in Italia, perché Henrik non accetta di entrare nell'azienda del padre.

Karin invece racconta di quando lei e il marito, tornando a casa da una festa dell'azienda, si trovarono bloccati in ascensore e passarono il tempo a confessarsi i reciproci tradimenti, ma in modo disinvolto e allegro, senza punte di rancore, arrivando anzi a baciarsi appassionatamente. Quando l'ascensore riprese a funzionare, essi si trovarono davanti ad un gruppo di persone che li guarda stupiti perché si trovano un po' discinti e buffi.

Arrivano finalmente i quattro mariti e si fa festa, ma Maj confida alla sorella il proposito di partire e, malgrado Marta la supplichi di non farlo, lei ed Henrik salgono su una barca.

Analisi del film[modifica | modifica wikitesto]

Il film è costruito secondo una precisa geometria. Le donne, come spesso accade nei film di Bergman sensibile all'animo femminile, sono le protagoniste e sono quattro, numero prediletto di Bergman come si vedrà anche in Come in uno specchio, Il silenzio, Sussurri e grida; gli uomini, pure quattro, sono figure di secondo piano.

Con perfetta simmetria le quattro donne raccontano i fallimenti delle loro vite coniugali e si assiste, dal primo all'ultimo racconto, ad un passaggio ben definito dal dramma alla commedia in un procedimento contrario a quello usuale.

Mentre nel procedimento narrativo consueto si vede il dramma nascere partendo da un'ipotesi di serenità iniziale, in Donne in attesa si procede in senso inverso. Dal racconto drammatico e breve di Annette, dove il fallimento è completo, a quello di Rakel triste e drammatico ma con un'apertura di speranza, al racconto gioioso di Marta e Martin a Parigi dove non servono le parole ma la musica gioca il ruolo fondamentale per raccontare la storia, fino all'ultimo racconto, quello più gaio, dove Karin e Fredrik riescono a mantenere in piedi un rapporto un po' superficiale ma accettabile, dove il tradimento non è un dramma.

Al di fuori delle quattro storie si trova però la chiave del racconto nella coppia dei giovani Maj ed Henrik che fuggono da una vita di compromesso per costruire un rapporto diverso.

Alcuni critici hanno voluto evidenziare il pessimismo bergmaniano nel simbolo della barca che stenta a partire, ma il film, che termina con la barca che si allontana e le parole di Marta che dice "Sono felice", lasciano allo spettatore il compito di trarre altre e più serene conclusioni.[senza fonte]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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