L'ora del lupo (film 1968)
| L'ora del lupo | |
|---|---|
| Titolo originale | Vargtimmen |
| Paese di produzione | Svezia |
| Anno | 1968 |
| Durata | 90 min |
| Rapporto | 1,37:1 |
| Genere | drammatico, orrore |
| Regia | Ingmar Bergman |
| Soggetto | Ingmar Bergman |
| Sceneggiatura | Ingmar Bergman |
| Produttore | Lars-Owe Carlberg |
| Casa di produzione | Svensk Filmindustri |
| Fotografia | Sven Nykvist |
| Montaggio | Ulla Ryghe |
| Musiche | Lars Johan Werle |
| Scenografia | Marik Vos-Lundh |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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L'ora del lupo (Vargtimmen) è un film del 1968 scritto e diretto da Ingmar Bergman.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Johan, pittore di grande fama, vive con la moglie Alma isolato dal mondo: questo perché il suo mondo immaginario sta diventando sempre di più una patologia, tanto da non fargli più capire quale sia la realtà e quale l'immaginazione. La moglie cerca di aiutarlo, ma dovrà anche stare attenta a non rimanere lei stessa vittima dell'oscuro mondo privato del marito.
Produzione
[modifica | modifica wikitesto]L'ora del lupo nasce da un manoscritto a cui Bergman ha lavorato per diverso tempo, intitolato I mangiatori d'uomini, titolo riferito alle persone che il protagonista Johan vede nella sua mente e che, metaforicamente, lo stanno divorando.
Girato a Hovs hallar, nella riserva naturale di Skåneleden, in Svezia, le ambientazioni del film ricordano molto l'isola di Fårö, dove il regista vive e si "rifugia" dal mondo, lasciando quindi trapelare molti elementi autobiografici in quest'opera.
Durante il film, poi, Bergman cita Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart, opera molto amata dal regista, che ne diresse anche una trasposizione cinematografica. L'opera in questo film è ridotta a spettacolo di marionette guidate da un inquietante burattinaio, quando il protagonista insieme alla moglie è invitato a cena nel sinistro castello dei vicini dove si manifestano i suoi fantasmi del passato nell'ora del lupo. Lo stesso Bergman ha avuto modo di dichiarare: «Da molto tempo questo argomento mi ossessionava. Ho dovuto aspettare per sapere quale forma dargli». Così riporta Georges Sadoul che continua analizzando lo spazio tempo bergmaniano che nel microcosmo dell'isola (da aggiungere lontano dal sessantotto) «affronta la sua crisi esplorando i rapporti umani e giunge agli spettri generati dallo sconforto della psiche, primo fra tutti il passato, feroce "divoratore di uomini"».[1]
Analisi
[modifica | modifica wikitesto]L'ora del lupo, come spiega lo stesso Johan, è quell'ora tra la notte e l'alba in cui tanta gente muore e nasce, in cui il sonno è più profondo e gli incubi più vividi. Infatti le immagini del film sono particolarmente crude e violente, in un bianco e nero a volte bruciato per esaltare l'ambiguità.
Johan non riesce a vivere nel mondo reale, ma non può neanche rifugiarsi nel suo mondo immaginario perché questo è popolato di inquietanti presenze, che lo feriscono e lo "divorano".
I temi della follia e della solitudine sono centrali nella narrazione. La solitudine è rappresentata attraverso l'isolamento fisico dei personaggi sull'isola deserta e la loro mancanza di connessione con il mondo esterno. Questo isolamento amplifica le ansie e le paure dei protagonisti, portandoli a confrontarsi con i propri demoni interiori.
La follia è esplorata attraverso i personaggi che lottano con la propria percezione della realtà. Johan, il protagonista, è tormentato da visioni e allucinazioni, mentre altri personaggi mostrano segni di instabilità mentale. La linea tra ciò che è reale e ciò che è immaginato diventa sfocata, mettendo in discussione la sanità mentale dei personaggi e portandoli al limite della ragione.
Accoglienza
[modifica | modifica wikitesto]L'ora del lupo, che è del 1968, è stato considerato tra i film «più scopertamente autobiografici» realizzati nell'arco di tempo che va dal 1965 e arriva fino al 1970, insieme quindi a Persona, La vergogna, Il rito, Passione. «Tutti accentrati intorno a una figura d'artista (uomo o donna, l'identificazione di Bergman non necessita di identità di sesso)», continua ancora Emanuela Martini, «tutti chiusi nell'angusto spazio di un'isola, tutti scuri o grigi (fuorché Passione che è il primo film a colori), riflettono le contrastanti posizioni del regista nei confronti delle stimolazioni provenienti dall'esterno (la guerra del Vietnam, la politica, la messa in crisi del modello cinematografico ecc), ponendosi come esasperate meditazioni interiori».[2]
Critica
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso Bergman parla della tragedia di Johan, qui alter ego del regista, riporta Sergio Trasatti. Tale tragedia sta nei «tentativi fatti da un uomo, conscio della sua terribile solitudine, per generare del calore e creare un contatto umano con il mondo che lo circonda; della sua amara delusione e degli sforzi disperati che fa per difendersi contro le pressioni del mondo esterno». Ancora Trasatti riporta poi una notazione di Giovanni Battista Cavallaro tratta da Rivista del cinematografo n. 5, 1968, p. 322 dove scrive dei motivi autobiografici «che toccano il più vasto tema dell'esistenza nel suo significato assoluto, la ragion d'essere della vita, della creazione che sembra avere esaurito la sua virtualità, la sua presenza».[3]
È già stata notata la situazione emblematica dell'artista in crisi che in questo caso approda con l'amorevole moglie nello spazio tempo dell'hortus conclusus rappresentato dall'isola Fårö.[4]
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Il film, uscito il 19 febbraio 1968 in Svezia, in America vince il National Board of Review per la migliore attrice, e il National Society of Film Critics Award per il miglior regista.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Georges Sadoul, Ora del lupo (L'), in Enciclopedie pratiche, Vol.3°-I film N-Z/Aggiornamento, n. 19, Firenze, G.C.Sansoni Editore Nuova S.p.A., marzo 1981, p. 598.
- ↑ Emanuela Martini, Bergman, Ingmar, in Oscar Studio, Alfonso Canziani (a cura di), Cinema di tutto il mondo i registi e le loro opere, n. 65, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., novembre 1978, pp. 34-36.
- ↑ Sergio Trasatti, Ingmar Bergman, in L'Unità/Il Castoro, Milano, Editrice Il Castoro S.r.l., Supplemento a L'Unità 9 ottobre 1995 1995, pp. 92-93.
- ↑ Academia.edu.
Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su L'ora del lupo
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) L'ora del lupo (Vargtimmen) 1968 Sottotitoli inglesi+Extra.
- (EN) Hour of the Wolf, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- L'ora del lupo, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) L'ora del lupo, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) L'ora del lupo, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) L'ora del lupo, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) L'ora del lupo, su FilmAffinity.
- (EN) L'ora del lupo, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (EN) L'ora del lupo, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012).
