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Falangi libanesi

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Partito Kataeb
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Leader Amin Gemayel
Presidente Sami Gemayel
Stato Libano Libano
Fondazione 1936
Sede Beirut
Ideologia Nazionalismo
Conservatorismo nazionale
Federalismo
Cristianesimo democratico
Collocazione Destra
Coalizione Alleanza 14 Marzo
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista
Seggi Assemblea Nazionale
5 / 128
Sito web http://www.kataeb.org/

Il movimento politico delle Falangi Libanesi (in arabo الكتائب اللبنانية, al-Katā'eb al-Lubnāniyya) definito anche Partito falangista libanese (e noto più che altro come "Falange Libanese"), fu fondato nel 1936 da Pierre Gemayel (Pierre Giumayyil), dal giornalista George Naccache (Naqqāsh) e da Charles Helou (gli ultimi due abbandonarono tuttavia abbastanza presto la formazione). Il movimento, nazionalista e cristiano maronita, lottò contro i francesi per l'indipendenza e costituì milizie armate durante la guerra civile dal 1975 al 1990.

Le Falangi fanno prevalere un'ideologia multi-confessionale nel quadro nazionale unitario, richiamandosi al preteso sostrato fenicio del paese, quindi non-arabo e neppure europeo. In pratica, però, le Falangi sono un movimento eminentemente cristiano-maronita e considerato come tale dalla maggioranza dei musulmani libanesi. Benché nazionalista e conservatrice, la formazione mira a costruire uno Stato democratico a forte partecipazione cristiana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome è probabilmente ricollegabile alla «Falange spagnola», omonima formazione di estrema destra di José Antonio Primo de Rivera e Onésimo Redondo Ortega che al partito affiancava milizie paramilitari, ma subì anche la fascinazione del fascismo italiano di Benito Mussolini, all'epoca considerato in Libano e nel mondo arabo il più concreto oppositore dell'imperialismo anglo-francese, che nel periodo tra le due guerre occupava quasi tutto il Vicino Oriente.

Nel 1937 Gemayel, insieme all'industriale libanese di origine americana William Hawi, fondò infatti una milizia paramilitare del partito che, poste fuorilegge dai francesi nel 1938, operarono in clandestinità fino al 1943. Il movimento, infatti, s'opponeva all'epoca alla presenza della Francia in Libano. Collaborò in special modo col gruppo sunnita al-Najjāda per conseguire l'indipendenza del paese nel 1943.

Le Falangi dopo l'indipendenza (1943)[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla II guerra mondiale il Libano era decisamente a maggioranza cristiana, con una forte minoranza sciita nel Sud-Libano, una minoranza sunnita nelle regioni settentrionali gravitanti intorno alla provincia di Tripoli (Libano) e un'esigua - ma storica - minoranza drusa nelle zone montagnose dello Shūf.

I rapporti di forza tra le diverse confessioni erano stati fissati con l'Indipendenza nell'informale Patto Nazionale del 1943. La Presidenza della Repubblica doveva essere appannaggio dei Maroniti, quella del Consiglio dei sunniti, quella del Parlamento agli sciiti, la carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa a un cristiano-maronita e quella dell'esercito a un Druso, con un complesso meccanismo di dosaggio politico, per garantire la rappresentanza parlamentare a tutte le altre mini-comunità libanesi, prime fra tutte quelle greco-ortodossa e armena.

Pierre Gemayel (al centro) e William Hawi (a sinistra) nel 1971 per il 35° anniversario della fondazione delle Falangi

L'afflusso di rifugiati palestinesi nel 1948 fu considerato come una minaccia destabilizzante per il movimento, a causa della sua capacità di alterare i rapporti di forza interni al Libano, I palestinesi, in grande maggioranza sunniti, erano in grado di alterare i rapporti di forza sanzionati nel Patto. Durante la guerra civile del 1958 le milizie falangiste combatteromo a fianco delle forze pro-governative.

L'entrata di rifugiati palestinesi in territorio libanese fu una realtà dopo il 1967. La formazione tentò di opporsi al radicamento palestinese.

Le Falangi nella guerra civile (1975-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Bashir Gemayel ispeziona nel 1975 miliziani in addestramento. Con lui (in borghese) Hawi

Le Falangi costituirono una delle prime e più possenti milizie armate libanesi a partire dagli anni Settanta. Nel 1975 il movimento annunciò il raggiungimento della quota di 80.000 adesioni. Il suo presidente era Pierre Gemayel. Per contrastare l'alleanza tra i palestinesi e le milizie musulmane di sinistra, il ramo paramilitare della Falange si unì con le Tigri Libere del Partito nazional-liberale. Il 13 luglio 1976 William Hawi, capo militare delle Falangi, fu ucciso da un cecchino palestinese a Tel El-Zaatar, mentre ispezionava le posizioni tenute dai suoi miliziani.

Al suo posto fu chiamato il figlio di Pierre Gemayel, Bashir Gemayel che creò le Forze Libanesi che, a poco a poco, assorbirono tutte le altre milizie cristiane, tra cui i seguaci di Camille Chamoun (Camille Shamʿūn) e quelli di Sulaymān Farangiyye, entrambi ex-Presidenti della Repubblica libanese. Le Forze Libanesi rappresentavano l'ala militare della coalizione politico-partitica del Fronte Libanese.

Agosto 1982: festeggiamenti a Beirut est per l'elezione di Bashir Gemayel a presidente del Libano

Nel 1982 Israele invase il Libano, con il sostegno delle Forze militari del Libano del Sud. In agosto Bashir Gemayel fu eletto Presidente della Repubblica, ma il 14 settembre 1982, nove giorni prima dell'investitura ufficiale, Gemayel morì in un attentato dinamitardo, insieme ad altri 26 falangisti, nell'esplosione del quartiere generale del partito, nel quartiere cristiano di Ashrāfiyye, nella parte orientale di Beirut.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra israelo-libanese.

Due giorni dopo si consumò la vendetta dei falangisti. Nella notte fra il 16 e il 17 settembre, le milizie cristiano-falangiste guidate da Elie Hobeika penetrarono, eludendo l'esercito israeliano, nei campi profughi di Sabra e Shatila, presso Beirut, e uccisero fra le 700 e le 3.500 persone[1]. Il fratello di Bashir, Amin Gemayel (Amīn Giumayyil) fu eletto Presidente.

Pierre Gemayel morì nel 1984. Elie Karameh gli succedette allora alla guida della formazione politica (1984-86) seguito da Georges Saʿde (1986-1998). Il partito prese in questo periodo distanza dalla Siria, ma ad essa tornò ad allearsi in seguito agli Accordi di Ta'if del 1989 che crearono la II Repubblica libanese. Amin Gemayel e alcuni dei suoi sostenitori si opposero e andarono in esilio dopo la nomina di un governo militare presieduto da Michel Aoun (Michel ʿAwn). Poco dopo intervenne la firma degli Accordi di Tā'if, che Amin Gemayel denunciò. La nomina del nuovo governo non piacque alle Forze Libanesi, che misero le mani sulle istituzioni socio-economiche del paese create dal presidente uscente Amin Gemayel, e obbligarono questi a lasciare il Libano nell'ottobre del 1988 per un esilio in Svizzera, Francia e Stati Uniti durato 12 anni.

Le Falangi dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

In seno al partito le divisioni si accentuarono a proposito della presenza siriana, autorizzata dagli Accordi a presidiare il Libano sotto il nome di Forza Araba di Dissuasione (FAD), inizialmente formata in massima parte dalla Siria ma con aliquote quasi insignificanti di alcuni altri paesi arabi. Alla guida dell'Ufficio Politico fu posto Boutros Khawand che condusse questa opposizione fin quando egli non fu sequestrato il 5 settembre 1992. Secondo Human Rights Watch, sarebbe stato incarcerato nella prigione militare di Mezze a Damasco e in seguito trasferito nel centro detentivo di Tadmur (Palmira).

Dopo la morte di Georges Sa'de, fu Munir al-Hajj che prese la guida del partito nel marzo 1999, poco dopo l'elezione di Émile Lahoud alla presidenza della Repubblica. Hajj aveva tentato di promuovere un riallineamento del partito a Damasco ma questa politica era stata fortemente avversata all'interno della Falange. La sua alleanza alle elezioni parlamentari del 2000 col ministro filo-siriano degli Interni, Michel al-Murr (figlio d'un noto magnate libanese), doveva d'altronde far collassare la sua fortuna politica. Al-Murr doveva infatti proporgli di figurare nella sua lista elettorale della regione del Metn sulla quale si trovavano anche i membri del Partito Social-Nazionale Siriano (formazione libanese di chiaro orientamento filo-siriano, dove il termine "Siria" sta per "Grande Siria"), favorevole all'annessione del Libano alla Siria, e che aveva tra l'altro combattuto le Forze Libanesi nel corso della sanguinosa guerra civile. Hajj fu sconfitto e non poté far parte del nuovo governo.

In tale occasione fu allontanato dalla Presidenza del partito. Da allora due candidati restarono in lizza: Amin Gemayel, rientrato dall'esilio nel luglio 2000 e Karim Pakradouni. Quest'ultimo sarà eletto presidente del partito il 4 ottobre 2001 grazie alle possenti ingerenze siriane nel processo elettorale interno e provocherà una scissione di fatto fra militanti pro-Gemayel e pro-Pakradouni.

Il ritorno dei Gemayel[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 il partito entrò nella coalizione "Alleanza 14 marzo", coalizione antisiriana emersa dalla cosiddetta "rivoluzione dei cedri", che vinse le elezioni e ottenne 4 seggi.

I funerali di Pierre Amine Gemayel

Il 21 novembre 2006, Pierre Amin Gemayel, dal luglio 2005 ministro dell'Industria e figlio di Amin Gemayel, fu assassinato alla vigilia dell'autorizzazione da parte dell'ONU di convocare un tribunale internazionale, il Tribunale Speciale per il Libano, incaricato di giudicare i fatti che portarono all'assassinio del Primo Ministro Rafiq al-Hariri.

Nel settembre 2007 fu ucciso con un'auto bomba il successivo leader delle Falangi Antoine Ghanem. Presidente del partito diviene così il fratello minore di Pierre Amin Gemayel Sami Gemayel. Nelle elezioni parlamentari del 2009 il partito ottiene 5 seggi all'Assemblea nazionale tra cui lo stesso Sami e il ventisettenne figlio di Bashir Nadim Gemayel e il partito nel primo governo di Saad Hariri ottiene il dicastero degli Affari sociali. Nel 2014, nel governo di Tammam Salam, ottiene tre ministeri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Principalmente rifugiati palestinesi, che erano in massima parte musulmani, ma anche cristiani.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Fisk, Il martirio di una nazione. Il Libano in guerra, Il Saggiatore, Milano, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN147120573
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