Audi quattro

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Audi quattro
Audi Quattro green.jpg
Descrizione generale
Costruttore Germania  Audi
Tipo principale Coupé
Produzione dal 1980 al 1991
Sostituita da Audi S2
Esemplari prodotti 11.452
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.404 mm
Larghezza 1.733 mm
Altezza 1.344 mm
Passo 2.524 mm
Massa 1.280 kg
Altro
Assemblaggio Ingolstadt
Progetto Jörg Bensinger e Walter Treser
Hans Nedvidek e Franz Tengler (trasmissione)
Stile Martin Smith
Ferdinand Piëch
Stessa famiglia Audi Coupé, Audi 80
Auto simili Lancia Delta HF
Terenure, Co. Dublin - Ireland (6017595779).jpg

L'Audi quattro è un'autovettura coupé prodotta dall'Audi tra il 1980 ed il 1991. Come suggerito dal nome, è nota per essere stata la prima auto europea di grande serie ad adottare la trazione sulle quattro ruote[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio del moderno cruscotto acceso a cristalli liquidi di un Audi Quattro 20V del 1984.

Il progetto della quattro prese le prime mosse nel febbraio del 1977, da un'iniziativa dell'allora responsabile Audi per i telai, Jörg Bensinger. Durante dei test svolti in Finlandia su vari modelli, si valutò che le tradizionali berline a trazione anteriore erano svantaggiate rispetto alla Iltis (che nonostante fu presentata l'anno successivo con il marchio Volkswagen era stata progettata dalla Audi). Quest'ultima infatti garantiva maggiore motricità non solo in fuoristrada, dov'era più prevedibile, ma anche su strade pubbliche con scarsa aderenza, come quelle bagnate o innevate. Bensinger, che aveva in precedenza lavorato per BMW, Porsche e Mercedes, concluse che la trazione integrale poteva essere la soluzione a quelli che considerava i principali problemi che affliggevano le auto di grande potenza: scarsa maneggevolezza e trazione su superfici scivolose, eccessiva usura degli pneumatici e repentini cambiamenti di comportamento a seguito di accelerazioni e decelerazioni in curva[2].

Non si trattava precisamente di un'idea nuova: precedentemente altri modelli, come la Jensen Interceptor FF del 1968 e la Subaru Leone AWD del 1972 avevano caratteristiche simili, ma se la prima era un'auto poco più che artigianale, la seconda era un prodotto giapponese di scarsa diffusione, per cui la trazione integrale su larga scala era in Europa ancora sconosciuta. Oltre alla prospettiva di rafforzare il profilo tecnico di Audi rispetto ai maggiori concorrenti europei[3], a giocare un ruolo decisivo nello sviluppo del progetto fu anche la decisione della FIA di ammettere, a partire dal 1979, le auto a trazione integrale al campionato del mondo Rally.

Posto guida di una Audi Quattro 20V

Inizialmente Bensinger intendeva installare un sistema a quattro ruote motrici su una vettura esistente, ma l'ingegner Ferdinand Piech, membro del consiglio di amministrazione e responsabile del reparto sviluppo e ricerca, propose di progettare un'auto del tutto nuova per promuovere l'iniziativa[4][5]. Nel settembre del 1977 infatti avviò un progetto (sigla EA 262)[6] che prevedeva, trainato dal auspicato successo della quattro, la produzione di massa di automobili a trazione integrale su larga scala[3]. Nel maggio del 1978 ed in accordo con Walter Treser, responsabile del settore Sviluppo Avanzato (veicoli speciali)[6], Bensinger realizzò il primo prototipo, denominato A1 quattro 80 (sigla IN-NC 92), sul quale era stata installata proprio la trasmissione della Iltis, senza differenziale centrale, ed al retrotreno sospensioni identiche a quelle anteriori ma ruotate di 180°. La realizzazione si rivelò inadeguata a trasmettere potenze elevate e tecnicamente poco sofisticata[7]. Furono allora incaricati gli ingegneri Hans Nedvidek[8] e Franz Tengler[9] di realizzare una trasmissione il più possibile compatta, leggera e raffinata idonea ad equipaggiare un'automobile sportiva.

La quattro fu presentata al salone di Ginevra del 1980. La carrozzeria fastback a 3 porte, opera del designer Martin Smith[10], derivava dalla Coupé GT[11], ma era facilmente distinguibile per i parafanghi allargati, l'ampio spoiler posto sopra la coda ed i cerchi in lega. All'interno erano stati installati sedili sportivi ma la plancia era identica a quella della 80 (anche se nel 1984 sarebbe stata sostituita con una molto più lussuosa dotata di un avveniristico cruscotto digitale parlante con computer di bordo[12]).

La tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Motore 5 cilindri di una Audi Quattro 20V del 1990

Le scocche della Coupé GT venivano trasferite alla Baur di Stoccarda[13][14], che si occupava di modificare il pianale per creale l'alloggiamento per la trasmissione posteriore, quindi l'auto veniva trasferita a Ingolstad per essere completata, all'interno del capannone n°2 destinato all'allestimento dei modelli unici[15]. Anche le sospensioni, indipendenti sulle quattro ruote, adottavano principalmente componenti mutuati da altri modelli Audi già in produzione. La scelta del motore ricadde su quello più potente allora disponibile, un 5 cilindri in linea di 2.144 cm³ che già equipaggiava l'ammiraglia della gamma, la Audi 200. Tale unità, un monoblocco in ghisa con testate in lega leggera e distribuzione SOHC, disponeva di iniezione meccanica Bosch K-Jetronic ed era sovralimentata con turbocompressore KKK-k26 e intercooler, cosa che permise di elevare la potenza dai 170 CV originari fino a 200. L'impianto frenante era a 4 dischi.

Spaccato del differenziale centrale della quattro

L'aspetto più interessante naturalmente era la trazione integrale permanente con tre differenziali. Il motore era montato longitudinalmente davanti l'assale anteriore ed il cambio manuale a 5 marce dietro di esso, come nelle convenzionali auto a trazione posteriore. Da qui la potenza veniva trasmessa ad un albero cavo lungo circa 26 cm fino al differenziale centrale che la distribuiva ai due assali, posteriormente all'uscita della scatola ed anteriormente attraverso un albero coassiale a quello primario ed alloggiato dentro di esso[16][17]. La complessa soluzione permetteva di ridurre gli ingombri, inserendo cambio e due differenziali all'interno di un unico gruppo. La trasmissione del moto al differenziale posteriore avveniva tramite un albero in due pezzi, unito da un giunto cardanico e collegato a entrambi i differenziali da giunti omocinetici. Il differenziale centrale ripartiva la coppia in egual misura (50/50) fra i due assali. Il differenziale anteriore era sempre libero mentre gli altri due erano bloccabili separatamente tramite comandi sulla console. Tali comandi erano inizialmente dei semplici cavi azionati da leve poste ai lati del cambio a cloche, ma a causa della rumorosità furono presto sostituiti da servocomandi a depressione con tasti di bloccaggio in contro fase e commutatori.

Display per la gestione del sistema di trazione integrale Quattro

Nonostante si trattasse di un modello di costruzione quasi artigianale ed un prezzo che sfiorava i 50.000 marchi, nei primi due anni ne furono realizzate quasi duemila. Oltre al successo di vendite, la produzione era stata impostata fin da subito a circa dieci vetture al giorno per poter procedere più rapidamente all'omologazione nel gruppo 4 del mondiale rally[15].

Il primo, leggero aggiornamento arrivò nell'1984. Oltre al già citato ammodernamento della plancia la coupé venne dotata di pneumatici più larghi, sistema antibloccaggio sui freni e sostanziali modifiche a sospensioni e fari[12].

Audi Quattro del 1981

Nel 1987 la cilindrata del motore aumentò leggermente (da 2.144 a 2.226 cm³). Il motore fu dotato di punterie idrauliche al posto di quelle meccaniche, rapporto di compressione più alto, sensore del battito in testa, dispositivo cut-off, turbocompressore raffreddato a liquido. La potenza rimase invariata ma la coppia massima veniva raggiunta a regime inferiore (270 Nm a 3000 giri/minuto anziché 3500). L'innovazione più importante fu tuttavia la sostituzione del complesso differenziale centrale con un differenziale autobloccante Torsen che distribuiva automaticamente la coppia all'assale con maggiore trazione, fino ad un massimo del 75 %[9].

Nel 1989 venne proposta l'ultima evoluzione della quattro: la 20 valvole, dotata del motore da 2226 cm³ ad iniezione elettronica con doppio catalizzatore, erogante 220 cavalli a 5900 giri/minuto.

La quattro uscì di produzione nel 1991. In totale ne furono costruite 11.452. Non essendo mai cambiato il nome commerciale dell'auto (salvo per la 20v), le varie versioni vengono abitualmente distinte usando il codice del motore: WR per quella originale, MB per il motore 2.226 cm³ ed RR per il venti valvole[5]. Soltanto per i mercati nordamericano, svizzero e giapponese il motore 2.144 fu prodotto in una versione depotenziata a 160 CV (codice WX) per adeguarlo a più stringenti norme anti-inquinamento.

La Sport quattro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Audi Sport quattro.
Audi Sport Quattro

Per far fronte all'aumentata competitività degli avversari, che a loro volta avevano schierato vetture a quattro ruote motrici per rispondere al dominio Audi nei rally (su tutte la Peugeot 205 T16), nel 1984 la casa di Ingolstadt presentò la Sport quattro[18]. Rispetto alla sua progenitrice aveva un passo accorciato di ben 32 cm e la carrozzeria era realizzata, sempre presso la Baur, in materiale composito. Adottava una evoluzione del il motore 5 cilindri a quattro valvole per cilindro, con monoblocco in alluminio, distribuzione bialbero anziché monoalbero e cilindrata ridotta a 2133 cm³ per esigenze regolamentari. Molto più performante delle precedenti motori, già nella versione omologata era in grado di erogare 306 CV. La Sport quattro non sostituì la quattro a passo lungo, poiché a differenza della seconda fu concepita esclusivamente per essere destinata alle competizioni. La produzione della Sport terminò infatti nel 1986, mentre la quattro fu ritirata dal mercato soltanto cinque anni dopo. Ne vennero realizzate appena 224[19], poco più di quante necessarie per l'iscrizione al campionato mondiale Rally[20].

Audi quattro Concept[modifica | modifica wikitesto]

Audi quattro Concept al Salone di Parigi del 2010

Per celebrare il 30º anniversario della quattro, Audi presentò al Salone di Parigi del 2010 la quattro concept, una concept car costruita sulla piattaforma della RS5. Mossa da un motore cinque cilindri TFSI da 2,5 litri e 402 CV (300 kW) di potenza, era dotata di cambio manuale a sei rapporti e della sesta generazione della trazione integrale quattro. Diversamente dall'auto a cui si ispirava, era dotata solamente di due posti. Della vettura fu prevista una piccola produzione di serie (200-500 esemplari) ma il progetto fu soppresso nel 2012 e la Quattro Concept rimase allo stadio di prototipo.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Audi Sport quattro § Sport quattro concept.

Un'operazione analoga fu compiuta nel 2013 al Salone di Francoforte con la presentazione della Sport quattro Concept, show car dotata di meccanica ibrida e realizzato per festeggiare l'anniversario della Sport quattro. Un secondo esemplare di quest'auto, denominato Laserlight concept, fu esposto al CEV di Las Vegas (il salone dell'elettronica di consumo) nel 2015 per mostrare un nuovo sistema di illuminazione stradale basato su diodi laser[21].

Il nome che divenne un marchio[modifica | modifica wikitesto]

Logo Quattro

Internamente designata come Typ 85 (codice di produzione che condivise con la versione coupé della Audi 80)[22], la nuova vettura fu battezzata con un nome commerciale che richiamasse immediatamente la principale caratteristica dell'auto, ovvero le quattro ruote motrici. La dirigenza Volkswagen propose il nome Carat[3] (acronimo, in tedesco, di coupè a trazione integrale con motore turbo), ma Walter Treser obbiettò che esisteva già un profumo femminile con quel nome. Fu lo stesso Treser a suggerire il nome quattro, ma la scelta di quella parola fu solo marginalmente motivata dalla preferenza nella fonetica italiana: l'ispirazione venne invece dal sistema di trazione integrale utilizzato da Jeep, chiamato Quadra-trac[23][8]. Inizialmente soltanto la lettera q minuscola venne depositata, ma ben presto venne coperta da copyright l'intera parola quattro, scritta tutta minuscola (iniziale compresa)[10].

Confortata dal successo della coupé e concordemente al piano industriale promosso da Piech, già nel novembre del 1982 Audi rese disponibile la trazione integrale sulla 80 e l'anno successivo fu la volta della 100 e della 200. Tutte erano identificate con il marchio quattro come suffisso dopo il nome del modello. A partire da allora Audi optò per fornire gran parte della gamma con questa configurazione e ne fece una propria peculiarità tecnica, oltre che commerciale[24]. Con l'utilizzo del marchio quattro in luogo dei più diffusi 4x4 o 4WD (four wheeldrive) si diffuse rapidamente anche fra gli altri costruttori la tendenza ad identificare il proprio sistema di trazione integrale con un nome specifico. All'interno del gruppo Volkswagen soltanto Audi ha utilizzato questo logo (VW, per esempio ha usato Syncro prima e 4motion in seguito). In seguito alla diffusione del logo quattro su tutti i modelli Audi dotati di trazione integrale e per distinguerla da essi, la coupé originale viene oggi comunemente soprannominata ur-quattro (ur, in lingua tedesca significa primordiale, originale)[25][26].

Nell'ottobre del 1983 in Audi fondò a Neckarsulm, nei pressi di Stoccarda, una divisione chiamata quattro GmbH. Tuttora attiva, questa società si occupa della progettazione, sviluppo e costruzione delle versioni più sportive della gamma Audi, come i modelli R ed RS, oltre che di accessori e prodotti per il merchandising. Il complesso di 3.500 m² è situato nell'area in cui sorgeva lo stabilimento della defunta NSU Motorenwerke AG, oggi conosciuto come Audi's aluminium plant.

Attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Audi quattro (Gruppo 4)
Audi Quattro - 1982 Monte Carlo Rally.jpg
L'Audi quattro di Michèle Mouton al Rally di Monte Carlo 1982
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Audi
Categoria Campionato del mondo rally
Classe Gruppo 4
Produzione 1981-1982
Squadra Audi Sport
Descrizione tecnica
Meccanica
Motore anteriore, 2144 cc, 5 cilindri in linea turbocompresso, 10 valvole,
Dimensioni e pesi
Peso 1190 kg
Altro
Pneumatici Kleber
Avversarie Ford Escort RS1800
Opel Ascona 400
Renault 5 Turbo
Risultati sportivi
Debutto Rally di Monte Carlo 1981
Piloti Hannu Mikkola
Michèle Mouton
Stig Blomqvist
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
21 10
Campionati costruttori 1
Note 16 podi e 179 punti conquistati

La quattro da competizione, condotta da Hannu Mikkola e Michèle Mouton, debuttò nel Campionato del mondo Rally 1981 e disputò 8 delle 12 gare previste. Basata in gran parte sulla versione stradale, la vettura da gara disponeva di un motore in grado di erogare circa 350 CV (261 kW)[27]. Complessivamente conquistò tre vittorie ed a fine stagione i due piloti si classificarono rispettivamente terzo ed ottava. Con la vittoria al Rallye di Sanremo, Michèle Mouton divenne la prima ed unica donna a vincere una prova del campionato mondiale[28][29]. La Audi conquistò soltanto il quinto posto, anche a causa del fatto che il Rally di Svezia, dove Mikkola vinse, non assegnava punti per il campionato costruttori.

L'anno successivo Audi schierò tre auto (senza modifiche significative) con al volante Mouton, Mikkola e Stig Blomqvist. Conclusero la stagione rispettivamente seconda, terzo e quarto (battuti dalla Opel di Walter Röhrl), ma grazie alle sette vittorie complessive l'Audi si aggiudicò il campionato marche.

Campionato del mondo rally[modifica | modifica wikitesto]

Vittorie nel mondiale[modifica | modifica wikitesto]

# Anno Rally Superficie Pilota Co-pilota
1 1981 Svezia 31st International Swedish Rally Neve/Ghiaccio Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
2 Italia 23º Rallye Sanremo Sterrato/Asfalto Francia Michèle Mouton Italia Fabrizia Pons
3 Regno Unito 30nd Lombard RAC Rally Sterrato Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
4 1982 Svezia 32st International Swedish Rally Neve/Ghiaccio Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg
5 Portogallo 15º Rallye de Portugal Vinho do Porto Sterrato/Asfalto Francia Michèle Mouton Italia Fabrizia Pons
6 Grecia 29st Acropolis Rally Sterrato Francia Michèle Mouton Italia Fabrizia Pons
7 Brasile 4º Marlboro Rallye do Brasil Sterrato Francia Michèle Mouton Italia Fabrizia Pons
8 Finlandia 32nd 1000 Lakes Rally Sterrato Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
9 Italia 24º Rallye Sanremo Sterrato/Asfalto Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg
10 Regno Unito 31nd Lombard RAC Rally Sterrato/Asfalto Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz

Audi quattro A1[modifica | modifica wikitesto]

Audi quattro A1
Michèle Mouton, Audi Quattro A1 - 1983 (05).jpg
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Audi
Categoria Campionato del mondo rally
Classe gruppo B
Produzione 1983
Squadra Audi Sport
Descrizione tecnica
Meccanica
Motore anteriore, 2144 cc, 5 cilindri in linea turbocompresso, 10 valvole
Dimensioni e pesi
Peso 1100 kg
Altro
Pneumatici Michelin
Avversarie Lancia Rally 037
Toyota Celica TCT
Renault 5 Turbo
Risultati sportivi
Debutto Rally di Monte Carlo 1983
Piloti Stig Blomqvist
Hannu Mikkola
Michèle Mouton
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
4 2
Campionati piloti 1
Note 7 podi e 48 punti conquistati

Con l'ingresso del nuovo regolamento tecnico, nel 1983 Audi iscrisse la quattro nel nuovo gruppo B, ma le modifiche all'auto furono marginali: oltre ad un aumento di circa 20 CV di potenza[30], le auto giovarono di passaruota più larghi e differenti rapporti del cambio. In alcune gare venne inoltre introdotto uno spoiler posteriore maggiorato in cui era inserito il radiatore dell'olio[31].

I piloti erano gli stessi dell'anno precedente. La A1 disputò solamente le prime quattro gare prima di essere sostituita ma riuscì a vincerne due (entrambe ad opera di Hannu Mikkola).

Campionato del mondo rally[modifica | modifica wikitesto]

Vittorie nel mondiale[modifica | modifica wikitesto]

# Anno Rally Superficie Pilota Co-pilota
1 1983 Svezia 33rd International Swedish Rally Neve Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
2 Portogallo 17º Rallye de Portugal Vinho do Porto Sterrato/Asfalto Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz

Audi quattro A2[modifica | modifica wikitesto]

Audi quattro A2
Portugal 84 Audi Quattro A2.jpg
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Audi
Categoria Campionato del mondo rally
Classe gruppo B
Produzione 1983-1984
Squadra Audi Sport
Sostituita da Audi Sport quattro
Descrizione tecnica
Meccanica
Motore anteriore, 2109 cc, 5 cilindri in linea turbocompresso, 10 valvole
Dimensioni e pesi
Peso 1000 kg
Altro
Avversarie Lancia Rally 037
Toyota Celica TCT
Peugeot 205 T16
Risultati sportivi
Debutto Tour de Corse 1983
Piloti Stig Blomqvist
Hannu Mikkola
Michèle Mouton
Walter Röhrl
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
18 9
Campionati costruttori 1
Campionati piloti 2
Note 27 podi e 204 punti conquistati

Nella 5ª gara della stagione 1983 la A1 venne definitivamente rimpiazzata dalla seconda evoluzione della quattro da rally, la A2. Esteriormente riconoscibile solo per l'aggiunta di prese d'aria di raffreddamento per i freni (poste su entrambi i lati fra la porta ed il passaruota posteriore)[31]. Soprattutto però, il motore cinque cilindri in linea adottava un nuovo blocco in alluminio con cilindrata ridotta a 2109 cm³. La cubatura originale di 2144 cm³ infatti, moltiplicata per il 1,4 (come previsto dal regolamento tecnico come fattore di equivalenza fra motori sovralimentati e aspirati) si traduceva in una cilindrata superiore ai 3 litri, cosa che comportava un peso minino di 1005 kg. Al debutto nel 1981 ciò non rappresentò un problema poiché l'auto, all'inizio dello sviluppo, non avrebbe raggiunto tale soglia[32]. Con l'introduzione del gruppo B tuttavia il peso minimo fu innalzato a 1100 kg. Grazie a tale stratagemma (ottenuto tramite una riduzione dell'alesaggio da 86,4 a 85,5 mm), la cilindrata equivalente della quattro fu portata sotto i 3000 cm³, categoria in cui il peso minimo era di 960 kg[33]. Pur non essendoci dati ufficiali, il peso della A2 era certamente inferiore alla tonnellata[34]. La piccola riduzione di cilindrata non comportò inoltre significative perdite di prestazioni[35].

Le A2 furono schierate per la prima volta al Tour de Corse del 1983 ma nessuna raggiunse il traguardo. Ciò nonostante nel prosieguo della stagione Mikkola trionfò in altri due rally (oltre quelli già conquistati ad inizio anno con la A1) e divenne campione del mondo. Il campionato marche fu invece ad appannaggio di Lancia, con Audi sconfitta per appena 2 punti.

Nel 1984 la squadra Audi affiancò ai propri piloti anche Walter Röhrl (schierando così ben quattro auto ufficiali) e conquistò otto prove, imponendosi sia nel mondiale piloti (con Stig Blomqvist) che in quello costruttori. Anche se uno degli otto successi fu ottenuto da Blomqvist al volante della nuova Sport quattro, che aveva progressivamente rimpiazzato la A2 durante la stagione, tutti i punti conquistati nella classifica costruttori furono conseguiti dalla A2 poiché tale prova era valida solo per il campionato piloti. Fu l'ultimo anno di gare per la quattro a passo lungo che la stagione successiva venne dismessa in favore della Sport quattro.

Campionato del mondo rally[modifica | modifica wikitesto]

Vittorie nel mondiale[modifica | modifica wikitesto]

# Anno Rally Superficie Pilota Co-pilota
1 1983 Argentina 3º Marlboro Rally Argentina Sterrato Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
2 Finlandia 33° 1000 Lakes Rally Sterrato Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
3 Regno Unito 32nd Lombard RAC Rally Sterrato Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg
4 1984 Monaco 52ème Rallye Automobile de Monte-Carlo Neve/Asfalto Germania Ovest Walter Röhrl Germania Ovest Christian Geistdörfer
5 Svezia 34th International Swedish Rally Neve Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg
6 Portogallo 17º Rallye de Portugal Vinho do Porto Sterrato Finlandia Hannu Mikkola Svezia Arne Hertz
7 Grecia 31st Acropolis Rally Sterrato Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg
8 Nuova Zelanda 14th Sanyo Rally of New Zealand Sterrato Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg
9 Argentina 4º Marlboro Rally Argentina Sterrato Svezia Stig Blomqvist Svezia Björn Cederberg

Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche tecniche - "Audi quattro"(tra parentesi aggiornamenti '84, MB e RR)
1990 Audi Quattro 20V - Flickr - The Car Spy (23).jpg
Configurazione
Carrozzeria: Coupé Posizione motore: anteriore longitudinale Trazione: integrale
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4.404 × 1.733 × 1.344 Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2.524 mm Carreggiate: anteriore 1.420 - posteriore 1.450 mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 4 Bagagliaio: Serbatoio:
Masse a vuoto: 1.280 kg
Meccanica
Tipo motore: 5 cilindri in linea con monoblocco in ghisa e teste in alluminio Cilindrata: (Alesaggio x corsa = 79,5 x 86,4 mm (MB:81 × 86.4mm); totale 2.144 (MB: 2.226) cm³
Distribuzione: a 2 valvole per cilindro, monoalbero a camme in testa con comando a catena (RR:4 valvole per cilindro) Alimentazione: Iniezione elettronica Bosch K-Jetronic (Lambda)
Prestazioni motore Potenza: 200 CV a 5.800 giri/min ( (RR:220 CV a 5.900 giri/min) / Coppia: 289 Nm DIN a 5.500 giri/min (MB 270 Nm a 3.000 giri/min RR:309 Nm a 1.950 giri/min)
Accensione: elettronica Impianto elettrico:
Frizione: Cambio: Manuale a 5 rapporti + retromarcia
Telaio
Corpo vettura Scocca portante in acciaio
Sterzo a cremagliera
Sospensioni anteriori: A ruote indipendenti tipo McPherson e barra stabilizzatrice con ammortizzatori idraulici telescopici / posteriori: A ruote indipendenti tipo McPherson e barra stabilizzatrice con ammortizzatori idraulici telescopici
Freni anteriori: a disco autoventilanti ('84: con ABS) / posteriori: a disco autoventilanti ('84: con ABS)
Pneumatici 205/60 VR 15 ('84: 215/50 VR 15) / Cerchi: 15x8"
Prestazioni dichiarate
Velocità: 220 (RR:230) km/h Accelerazione: Da 0 a 100 km/h in circa 6,9 s (RR:6,3 s)
Fonte dei dati: WR '84 da Supercars.net; MB RR da carfolio.com.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) 1980 Audi Quattro, supercars.net. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  2. ^ AUDI QUATTRO, LA STORIA. SORPRESI DAL VW ILTIS…, automobilismo.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  3. ^ a b c Luca Pezzoni, AUDI, LA VERA STORIA DELLA QUATTRO., motorbox.com, 31 maggio 2010. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  4. ^ La storia di Audi quattro®, audi.it, 9 novembre.2012. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  5. ^ a b (EN) Alastair Clements, All hail the mighty quattro – star of stage and screen, classicandsportscar.com, 10 luglio 2013. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  6. ^ a b Audi quattro, una grande storia di trazione integrale. Foto-racconto, motorlife.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  7. ^ AUDI QUATTRO, LA STORIA. LA TECNOLOGIA QUATTRO., automobilismo.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  8. ^ a b Audi Quattro, passione integrale., omniauto.it, 3 novembre 2013. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  9. ^ a b AUDI QUATTRO, LA STORIA. UN'IDEA SEMPLICE..., automobilismo.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  10. ^ a b Alessandro Riso, Al Salone di Ginevra del 1980 nasceva la prima Audi quattro., motori.it, 23 febbraio 2010. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  11. ^ (EN) Matt Stone, Quattrophenia: The genesis of the all-wheel-drive performance car celebrates 25 years of action--making traction, motortrend.com, 17 agosto 2016. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  12. ^ a b (EN) 1984 Audi Quattro, supercars.net. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  13. ^ (DE) BAUR Chronik, BAUR TC IG. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  14. ^ (DE) Chronik der BAUR Karosserie- und Fahrzeugbau GmbH, 100jahre-baur.de. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  15. ^ a b AUDI QUATTRO, LA STORIA. LA CAPOSTIPITE., automobilismo.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  16. ^ AUDI QUATTRO, LA STORIA. INTRODUZIONE., m.automobilismo.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  17. ^ Mirko Placucci, AUDI QUATTRO..LA STORIA DI UNA RIVOLUZIONARIA!, rallyssimo.it, 11 dicembre 2015. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  18. ^ (EN) Aaron Robinson, Audi Quattro Concept Meets Ur-Quattro, caranddriver.com, gennaio 2011. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  19. ^ Paolo Pauletta, Audi Sport Quattro S1 e Stig Blomqvist, motori360.it, 5 aprile 2014. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  20. ^ Alessandro Conti, Una Audi Sport Quattro all'asta in Arizona, gazzetta.it, 8 gennaio 2015. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  21. ^ Mirco Magni, Audi Sport quattro laserlight concept, autoblog.it, 2 gennaio 2014. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  22. ^ (EN) 1985 Audi Quattro (Typ 85), automobile-catalog.com. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  23. ^ Luigi Massari, Le grandi storie dell'Auto: Audi, Milano, Domus - RCS, 2011.
  24. ^ Raimondo Castaldo, Museo Audi: quattro anelli e una catena di successi, vitadistile.com, 20 ottobre 2015. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  25. ^ Audi quattro: la storia della trazione integrale nel segmento premium, blogmotori.com. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  26. ^ Tutta la storia dell’Audi Quattro a Padova, auto.it, 21 ottobre 2014. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  27. ^ (EN) Audi quattro - The original, Jonkka's World Rally Archive. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  28. ^ Marco Coletto, AUDI QUATTRO: LA PRIMA AUTO DA RALLY MODERNA, panorama-auto.it, 28 febbraio 2014. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  29. ^ (EN) Audi in rallying, audi.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  30. ^ (EN) Audi quattro - First Group B Audi, Jonkka's World Rally Archive. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  31. ^ a b (EN) Audi quattro recognition guide, Jonkka's World Rally Archive. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  32. ^ 1984: La rivincita dell'Audi, lanciarally037.com. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  33. ^ (BE) Groep B Rally: Audi Quattro, carblog.be. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  34. ^ (EN) Audi Quattro A2, motorsportmagazine, novembre 2004. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  35. ^ (EN) Audi quattro - Final long one, Jonkka,s World Rally Archive. URL consultato il 18 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jordan Wood, La vera storia delle auto sportive, Bath, Parragon Book, 2006, pp.158-159, ISBN 978-88-7906-162-9.
  • AA.VV., Enciclopedia dell'auto", Volume 5, Novara, De Agostini, 1986, pp, 1106-1115.

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