Bugatti

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Bugatti Automobiles S.A.S.
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Stato Francia Francia
Tipo SAS
Fondazione 1909 a Molsheim
Sede principale Molsheim
Gruppo Volkswagen Aktiengesellschaft
Persone chiave Franz-Josef Paefgen (presidente)
Settore automobilistico
Prodotti automobili
Sito web www.bugatti.com

La Bugatti è una casa automobilistica francese, nota principalmente per le sue vetture sportive, ma anche per le sue vetture d'anteguerra.

Fondata nel 1909 dall'emigrato italiano Ettore Bugatti, cessò inizialmente le sue attività nel 1963. Dal 1987 i diritti del marchio vennero acquistati da Romano Artioli che ne riprese la produzione costituendo la società italiana Bugatti Automobili, la quale nel 1995 cessò a sua volta ogni attività. Dal 1998 Bugatti è un marchio del gruppo tedesco Volkswagen Aktiengesellschaft che ha creato ad hoc una società finanziaria denominata Bugatti Automobiles.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dagli inizi al declino (1909-1963)[modifica | modifica wikitesto]

La Tipo 13 del 1910, la prima vettura della storia Bugatti.

I primi esemplari di Bugatti sono considerati i due modelli progettati e costruiti da Ettore Bugatti tra il 1900 e il 1901, con l'aiuto finanziario del padre Carlo e della famiglia Gulinelli di Ferrara. Conosciuti come Bugatti-Gulinelli Type2, ne furono prodotti probabilmente solo due esemplari e uno di questi vinse il GP di Milano del 1901, permettendo a Ettore di essere notato dall'alsaziano de Dietrich[1]

La casa attuale invece nacque nel 1909, quando l'italiano Ettore Bugatti la fondò a Molsheim, in Alsazia – al tempo territorio tedesco, ma per convenzione l'azienda viene da sempre classificata come francese essendo tale regione tornata alla Francia dopo il trattato di Versailles –, dopo aver lavorato per la Mathis e per la Deutz AG. La Bugatti si fece notare immediatamente per la bellezza delle vetture, leggere e sportive che ebbero pure buoni risultati in alcune competizioni. Nonostante ciò, per i primi trent'anni, si continuò ad utilizzare lo stesso schema per il telaio e si rifiutarono alcune innovazioni, tra cui la sovralimentazione, i motori a sei cilindri e gli alberi a camme in testa.

Il primo modello fu la Tipo 13 Brescia che venne prodotta dal 1910 al 1926 seppur con diverse cilindrate; seguirono la Bugatti Tipo 35 dal 1922 al 1935 e la Tipo 37. Nel 1923 la casa partecipò al Gran Premio di Francia a Tours con la Bugatti Tipo 32 "Tank" ma le vetture presentarono gravi inconvenienti di tenuta stradale. Per la 500 miglia di Indianapolis, invece, si decise di schierare una Tipo 35 rimaneggiata dal progettista di aerei da caccia Becherau, ma anch'essa manifestò alcuni problemi legati alla lubrificazione. Fu dal 1925 in poi che la Bugatti iniziò a vincere regolarmente, in particolare nella Targa Florio, che dominò per quattro anni consecutivi.

La monoposto di Formula 1 Tipo 251 del 1955

Nel 1926 la Bugatti vinse il Campionato del Mondo dei Grand Prix (titolo all'epoca riservato solo alle Case Costruttrici), affermandosi nei Gran Premi di Francia, Europa e Italia. Dopo la morte del figlio di Ettore, Jean, la casa perse lo splendore che l'aveva resa celebre nell'ambito delle corse.

Uno dei modelli più famosi prodotti dalla Bugatti fu la Bugatti Tipo 41 Royale del 1927, progettata per essere venduta a regnanti e capi di Stato. Fu l'auto più costosa del suo periodo, ma non incontrò il successo sperato. Nel frattempo la casa aveva perso smalto: nelle competizioni era sfavorita dalla meccanica troppo classica e obsoleta delle sue vetture, e solo l'introduzione di doppi alberi a camme in testa e il riutilizzo dei propulsori della Royale nel campo ferroviario le evitarono il tracollo.

Tuttavia all'inizio della seconda guerra mondiale la produzione venne arrestata e la Bugatti, malgrado i tentativi di ripresa dopo il conflitto, cessò di esistere negli anni cinquanta. Nel 1963 la Bugatti è venduta all'azienda iberica Hispano-Suiza che la rinominerà Messier-Bugatti; questa (oggi società del Groupe Safran) è tuttora attiva e produce componenti per l'aeronautica negli stabilimenti di Molsheim.

La breve esperienza italiana: Bugatti Automobili (1987-1995)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 l'imprenditore e finanziere Romano Artioli acquisì i diritti per la produzione di automobili con il marchio Bugatti, fondando una nuova azienda italiana denominata Bugatti Automobili SpA con stabilimento a Campogalliano, appositamente progettato dall'architetto Giampaolo Benedini.

La EB 110 del 1991

I nuovi modelli rispettarono la tradizione della Bugatti anche riguardo al costo: nel 1995 la versione più accessoriata della EB 110 costava oltre un miliardo di lire, un prezzo giustificato dall'essere la prima vettura di serie (seppur in numero limitato) ad avere un telaio in fibra di carbonio, che veniva realizzato dalla società francese Aerospatiale su progetto di Paolo Stanzani e Marcello Gandini[2].

Nel 1995 la Bugatti Automobili ha dichiarato fallimento e le difficoltà finanziarie hanno costretto Artioli a vendere l'industria. All'asta fallimentare il costruttore tedesco Dauer Racing GmbH si è aggiudicato tutto il magazzino ricambi della casa e cinque telai completi, così da riprendere la produzione della EB 110 e commercializzare cinque vetture con il nome di Dauer EB 110[3].

L'arrivo del Gruppo Volkswagen: Bugatti Automobiles (1998-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 1998, il gruppo Volkswagen acquista i diritti legati al marchio Bugatti. Nel corso dello stesso anno presenta il prototipo EB118 al Paris Motor Show. L'anno seguente a Molsheim è creata la società Bugatti Automobiles SAS, filiale di Volkswagen France.

Il gruppo Volkswagen ne ha quindi rilanciato l'immagine con una supercar la EB 16.4 Veyron (EB è l'acronimo di Ettore Bugatti), in vendita dal 2005 con un motore W16 (da qui il 16 nel nome e 4 le turbine) da 1001 CV dichiarati e 8.0 litri di cilindrata, dotata di trazione integrale e cambio sequenziale DSG a doppia frizione e 7 rapporti (più retromarcia).

Al salone di Francoforte del 2007 è stata presentata un'edizione limitata (5 esemplari) della Veyron denominata "Pur Sang", caratterizzata da cerchi forgiati di diversa foggia e dall'assenza di verniciatura (l'auto diventa bicolore grigio specchiato/nero, grazie alla combinazione di alluminio e carbonio usati per la carrozzeria), e da un prezzo ancora più esorbitante: attorno al milione e mezzo di euro.

La Veyron del 2005

Al Pebble Beach Concours la Bugatti ha presentato la Versione "Targa" della Veyron 16.4, la Grand Sport, messa in vendita nell'aprile 2009 al prezzo di 1,4 milioni di euro. Le prestazioni sono simili alla versione Coupé, ma in versione top-out la velocità si autolimiterà automaticamente a 360 km/h, mentre l'accelerazione invariata, sia in versione scoperta che chiusa (0–100 km/h in 2,5 s). Sempre a Pebble Beach sono state presentate nuove colorazioni per la Versione Speciale della Veyron FBG par Hermés, presentata nell'aprile 2008 al salone di Ginevra. Dopo la versione coupé Bugatti ha iniziato la produzione e vendita dei 150 esemplari della Grand Sport; il primo esemplare è stato venduto a 3 milioni di dollari all'asta del concorso di Pebble Beach.

La produzione della Veyron è ufficialmente terminata nel 2015, con il raggiungimento dei 450 esemplari previsti al lancio avvenuto nel 2005 e la presentazione al salone di Ginevra dell'ultimo esemplare della Veyron, la n. 450, denominata "La Finale". La Bugatti Veyron 16.4 Grand Sport Vitesse "La Finale", dispone del W16 da 8.0 litri che sviluppa 1.200 cavalli e 1.500 Nm di coppia massima e, vista la particolarità di questa vettura, personalizzazioni esclusive che coinvolgono, oltre all'abitacolo (in pelle rossa e beige), anche gli esterni con, ad esempio, alcuni pannelli della carrozzeria con trama rossa della fibra di carbonio a vista ed il classico "elefante che danza" Bugatti posto sui cerchi e sul serbatoio, oltre al logo "La Finale" impresso sul frontale e sull'alettone posteriore.

Modelli[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei modelli con anno di produzione:[4]
Modelli attuali:

Concept Car:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Storia della Bugatti
  2. ^ (EN) Roberto Giordanelli, Bugatti EB110SS - The Forgotten Supercar, Auto Italia, luglio 2005. URL consultato il 01-05-2011.
  3. ^ (EN) Ian Kuah, Storia, caratteristische tecniche ed immagini della "Dauer EB 110 Supersport", www.supercars.net, giugno 2002. URL consultato il 01-05-2011.
  4. ^ (FR) Les modèles Bugatti

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN312731357 · LCCN: (ENno2006114620 · ISNI: (EN0000 0001 0670 658X · BNF: (FRcb118725887 (data)