Thylacinus cynocephalus

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Lupo marsupiale della Tasmania
Thylacinus.jpg
Esemplari di Thylacinus cynocephalus
Zoo di Washington DC, 1902
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EX it.svg
Estinto (1936)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Infraclasse Metatheria
Superordine Australidelphia
Ordine Dasyuromorphia
Famiglia Thylacinidae
Genere Thylacinus
Specie T. cynocephalus
Nomenclatura binomiale
Thylacinus cynocephalus

Il tilacino o lupo marsupiale della Tasmania (Thylacinus cynocephalus) era un grande carnivoro marsupiale diffuso in Australia e Tasmania. I primi coloni europei lo conoscevano come "tigre della Tasmania" o "lupo della Tasmania". Questa specie è l'ultimo membro della famiglia Thylacinidae sopravvissuto fino a tempi recenti.

Come le tigri e i lupi, animali dai quali prese i suoi soprannomi, era un predatore alfa, cioè si poneva all'apice della catena alimentare, non avendo alcun predatore in natura. Dopo la sua estinzione in Australia è sopravvissuto in Tasmania fino agli anni '30, insieme ad altre specie endemiche come il diavolo di Tasmania.

Pur essendo un marsupiale, non era imparentato con le altre specie di questa famiglia, ma ne aveva la stessa forma e lo stesso adattamento. Le specie attualmente esistenti che più si assomigliano sono il diavolo di Tasmania ed il mirmecobio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Un'illustrazione raffigurante il Thylacinus potens (tilacino potente), noto come uno dei parenti più stretti del tilacino moderno.

Il tilacino moderno apparve per la prima volta circa 4 milioni di anni fa. Le specie della famiglia Thylacinidae risalivano ai tempi del Miocene; dagli anni novanta sono stati scoperti almeno 7 fossili nel Queensland.[1][2] Il tilacino di Dickson (Nimbacinus dicksoni) è il più vecchio di questi fossili e si pensa possa risalire anche a 23 milioni di anni fa. Questo esemplare, inoltre, era di dimensioni più piccole rispetto ai tilacini moderni.[3] La specie più grande, il Thylacinus potens, poteva diventare grande come un lupo e fu l'unica a sopravvivere fino al tardo Miocene.[4]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esemplari di tilacino viventi, ripresi negli anni 1911, 1928 e 1933 in vari musei del mondo

In apparenza, il lupo marsupiale della Tasmania somigliava ad un grosso cane dal pelo corto con una coda sottile che si estendeva dal corpo come quella dei canguri e con numerose strisce nere verticali sul dorso ed era contraddistinto da un'apertura delle mandibole sorprendentemente ampia. La tasca marsupiale del tilacino si apriva verso la parte posteriore del corpo. La forma della spina dorsale cambiava bruscamente più o meno a metà del corpo.

Un esemplare adulto era complessivamente lungo 150-195 cm, con una coda di 50-65 cm[5] e pesava intorno ai 30 kg.[5]

Gli esemplari maschi erano più grandi delle femmine.

Due tilacini allo zoo di Hobart nel 1921. Come si può ben notare, il maschio era più grande della femmina

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Il tilacino era esclusivamente carnivoro. Il suo stomaco poteva estendersi, per permettere all'animale di mangiare grandi quantità di carne in una sola volta. Questo era probabilmente il risultato di un adattamento ai periodi in cui il cibo era scarso o introvabile.

Dalle analisi delle ossa e dall'osservazione del tilacino in cattività si è dedotto che quando cacciava si concentrava solo su una preda e preferiva continuare ad inseguirla fino a quando quest'ultima era esausta.

L'estinzione[modifica | modifica sorgente]

Nel tardo Pleistocene e nel primo Olocene, il tilacino era diffuso in tutta l'Australia. Quando però l'uomo, circa 5000 anni fa, introdusse il dingo, un cane reinselvatichito, i tilacini furono incapaci di competere e si estinsero. Non si sa per certo quando l'ultimo tilacino in Australia (Tasmania esclusa) si estinse, anche se si ritiene possa essere accaduto 1000 anni fa.

Benjamin, l'ultimo tilacino, allo zoo di Hobart nel 1933

In Tasmania, dove il dingo non si era diffuso, il tilacino sopravvisse fino a circa il 1930. La sua completa estinzione fu causata dalla spietata caccia messa in atto dagli allevatori, dalle taglie messe dal governo locale e, negli ultimi anni, dall'avidità dei giardini zoologici d'oltremare. L'ultimo avvistamento ufficiale di un tilacino in libertà risale al 1932, mentre Benjamin, l'ultimo tilacino, morì in cattività nello zoo di Hobart il 6 settembre del 1936. Prima della sua morte fu realizzato un breve filmato in bianco e nero che lo ritrae mentre si aggirava per la sua gabbia.

Il tilacino è stato considerato in pericolo critico sino al 1986. Si pensava ci fosse qualche esemplare rimasto vivo in Tasmania, ma successivamente, dato che in 50 anni non si è registrato alcun avvistamento confermato, è stato dichiarato estinto.

Clonazione, una chimera o una possibilità?[modifica | modifica sorgente]

Esemplare imbalsamato esposto al National Museum of Australia a Canberra.

Nel 1999 il professor Mike Archer, dell'Australian Museum di Sydney, annunciò pubblicamente l'avvio di un progetto di clonazione del Thylacinus.[6] L'intenzione era quella di utilizzare campioni di DNA prelevati da reperti anatomici di cuccioli di tilacino conservati in etanolo, per arrivare a riprodurre il tilacino, salvandolo così dall'estinzione. Il progetto, sottoposto al vaglio di esperti biologi molecolari, è stato severamente criticato e giudicato irrealizzabile.[7] Alla fine del 2002 i ricercatori ottennero il primo successo: si riuscì ad estrarre un campione di DNA dai resti di un esemplare.[8]

Scheletro di Tilacino, Muséum national d'histoire naturelle, Parigi

Il 15 febbraio 2005 il progetto fu abbandonato, in quanto il materiale genetico recuperato fu giudicato troppo danneggiato per poter essere utilizzato.[9][10]

Tuttavia, nel maggio 2005 il professor Micheal Archer, della University of New South Wales, già direttore dell'Australian Museum e biologo evoluzionista, annunciò che il progetto sarebbe stato portato avanti da un gruppo di università interessate e da un centro di ricerca.[11]

Nel 2008 i ricercatori Andrew J. Pask e Marilyn B. Renfree dell'università del Melbourne e Richard R. Behringer dell'università del Texas hanno annunciato di aver isolato dalla pelliccia di un esemplare adulto e dal corpo di alcuni piccoli, tutti conservati sotto etanolo, il gene Col2A1 che ha il compito di assemblare la proteina che forma ossa e cartilagini del tilacino. Il gene è stato impiantato in alcuni topi di laboratorio e risulta funzionante.[12] La ricerca ha rianimato la speranza di ricreare un giorno una popolazione di tilacini.[13][14] Quello stesso anno, un altro gruppo di ricercatori sequenziò con successo il DNA mitocondriale del tilacino a partire da due esemplari conservati in museo. Il loro successo apre la prospettiva del sequenziamento completo del DNA nucleare di questo animale a partire da esemplari da museo. Il loro risultato è stato pubblicato sulla rivista Genome Research nel 2009.

Dubbi sull'estinzione[modifica | modifica sorgente]

Benché l'animale sia considerato estinto a tutti gli effetti dalla comunità scientifica, sono stati dichiarati diversi avvistamenti nel corso degli anni. Alcuni di questi sarebbero documentati anche da presunte foto le quali comunque non sono state ritenute attendibili dalla maggior parte degli esperti.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Nell'anime Flo, la piccola Robinson, l'isola deserta è popolata da numerosi gruppi di tilacini, che aggrediscono e minacciano più volte la famiglia Robinson.

Nel fumetto Allen, parodia del film Alien scritta da Leo Ortolani, il tilacino si ritiene estinto a causa del suo bizzarro stile di guida.

Una ricostruzione di tilacino è presente al Parco Natura Viva.

Ty, protagonista del videogioco Ty la tigre della Tasmania, e Tiny Tiger, personaggio della serie videoludica Crash Bandicoot sono tilacini.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riversleigh, Australian Museum, 1999. URL consultato il 21 novembre 2006.
  2. ^ Is there a fossil Thylacine?, Australian Museum, 1999. URL consultato il 21 novembre 2006.
  3. ^ Lost Kingdoms: Dickson's Thylacine (Nimbacinus dicksoni), Australian Museum, 1999. URL consultato il 21 novembre 2006.
  4. ^ Lost Kingdoms: Powerful Thylacine (Thylacinus potens), Australian Museum, 1999. URL consultato il 21 novembre 2006.
  5. ^ a b Sally Bryant and Jean Jackson Threatened Species Unit, Parks and Wildlife Service, Tasmania, Tasmania's Threatened Fauna Handbook (PDF), Bryant and Jackson, 1999, pp. 190–193, ISBN 0-7246-6223-5.
  6. ^ Julia Leigh, Back from the dead, The Guardian, 30 maggio 2002. URL consultato il 16 dicembre 2007.
  7. ^ Wayne Miller, Tasmanian tiger clone a fantasy: scientist, Melbourne Age, 22.08.2002. URL consultato il 16 dicembre 2007.
  8. ^ Attempting to make a genomic library of an extinct animal, Australian Museum, 1999. URL consultato il 22 novembre 2006.
  9. ^ Museum ditches thylacine cloning project, ABC News Online, 15 febbraio 2005. URL consultato il 22 novembre 2006.
  10. ^ Deborah Smith, Tassie tiger cloning 'pie-in-the-sky science', Sydney Morning Herald, 17 febbraio 2005. URL consultato il 22 novembre 2006.
  11. ^ Judy Skatssoon, Thylacine cloning project dumped, ABC Science Online, 15 febbraio 2005. URL consultato il 22 novembre 2006.
  12. ^ Elena Dusi, "Resuscita" la tigre della Tasmania ma adesso è nel corpo di un topo, la Repubblica, 20 maggio 2008. URL consultato il 20 maggio 2008.
  13. ^ Pask A. J., Behringer R. R., Renfree M. B., Resurrection of DNA function in vivo from an extinct genome in PLoS ONE, vol. 3, nº 5, 2008, pp. e2240, DOI:10.1371/journal.pone.0002240.
  14. ^ (EN) Katharine Sanderson, Tasmanian tiger gene lives again, Nature News, 20 maggio 2008. URL consultato il 13 settembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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