Somewhere in Time

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Somewhere in Time

Artista Iron Maiden
Tipo album Studio
Pubblicazione 11 ottobre 1986
Durata 51 min : 24 s
Dischi 1
Tracce 8
Genere Heavy metal
Etichetta EMI
Produttore Martin "Masa" Birch
Registrazione Compass Point Studios, Nassau e Wisseloord Studios, Hilversum, Olanda, 1986
Iron Maiden - cronologia
Album precedente
(1985)

Somewhere in Time è il sesto album in studio del gruppo musicale britannico Iron Maiden, pubblicato l'11 ottobre 1986 dalla EMI.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

L'album è caratterizzato dall'introduzione di nuove sonorità; infatti Somewhere in Time fa largo uso di Chitarra Synth, che possono essere viste come una fase di transizione verso i veri e propri sintetizzatori del successivo Seventh Son of a Seventh Son. Il sound di Somewhere in Time fa da contraltare, sul piano musicale, ai temi fantascientifici della cover art e di alcuni brani.

Dal punto di vista compositivo, l'album è caratterizzato dal grande apporto di Adrian Smith (che firma diversi brani, incluso il singolo Wasted Years) oltre a quello costante di Steve Harris, che produce alcune delle suite più lunghe e apprezzate della storia del gruppo, come Heaven Can Wait ed Alexander the Great.

La copertina[modifica | modifica sorgente]

Eddie veste nuovamente i panni di un assassino (in una posa del tutto simile a quella dell'album Killers) e questa volta la scena è ambientata in una città del futuro dove, fra insegne luminose ed ologrammi, Derek Riggs (già autore di tutte le copertine del gruppo fino al 1980) ha inserito numerosi richiami a precedenti titoli della band: dal pub Aces High al ristorante Ancient Mariner, dagli hotel Dune e Long Beach Arena alla Phantom Opera House, dagli ologrammi delle piramidi all'insegna di Icarus che precipita. Inoltre si può notare che appena poco più in alto del braccio meccanico in primo piano c'è un manifesto di un live dei Maiden con la copertina dell'album omonimo.A destra della copertina è presente un manifesto di un concerto della band e sopra di esso un esplicito riferimento al singolo 22 Acacia Avenue dall'album The Number of the Beast. In basso a sinistra è presente la scritta "The Ruskin Arms" primo luogo dove gli Iron Maiden hanno suonato, altri riferimenti a luoghi dove si sono esibiti sono le scritte "Rainbow","L'Amours Beer Gardens","Long Beach Arena","Hammerjacks" e "Tehe's Bar". Sottostante all'insegna dell'occhio di Horus è presente la scritta "Webster", omaggio a Charlie Webster direttore della EMI.Sull'insegna di un locale è presente la scritta "Bradbury Towers Hotel International", che ricorda lo scrittore Ray Bradbury.
In linea generale tutta la copertina è un richiamo alle atmosfere del film Blade Runner.

I brani[modifica | modifica sorgente]

  1. Caught Somewhere in Time è il brano che apre l'album e introduce subito l'ascoltatore sia alle nuove sonorità della band sia alle tematica dei viaggi (in questo caso un viaggio nel tempo offerto dal diavolo come tentazione).
  2. Wasted Years racconta la nostalgia di casa provata dall'autore (Adrian Smith) durante i continui spostamenti effettuati durante il World Slavery Tour.
  3. Sea of Madness è un ottimo brano con una parte centrale melodica e parla della rovina del mondo attuale, perso in un mare di pazzia.
  4. Heaven Can Wait, dall'inconfondibile coro ripetutamente cantato dal vivo con il pubblico, ci descrive l'esperienza di un malato sottoposto ad una operazione che lotta tra la vita e la morte, tra visioni del paradiso e volontà di rimanere in vita. Come molte delle canzoni dei Maiden è ispirata ad un film, per la precisione Il paradiso può attendere con Warren Beatty nei panni di un giocatore di football morto per errore.
  5. The Loneliness of the Long Distance Runner è un capolavoro di ritmica con un Nicko McBrain che sprona gli altri e detta il tempo per tutta la canzone con la sua batteria. Il testo è basato sull'omonimo romanzo di Alan Sillitoe (in italiano La solitudine del maratoneta), uscito nel 1959.
  6. Stranger in a Strange Land, pubblicata come secondo singolo, è basata su una spedizione al Polo Nord realmente avvenuta. Adrian Smith scrisse questa canzone dopo aver parlato con uno dei sopravvissuti. L'ispirazione pare sia giunta in seguito al ritrovamento della famosa mummia dei ghiacci in Italia, immaginandone il risveglio in epoca moderna. Infine palese il riferimento al romanzo Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein.
  7. Deja Vu, scritto anche da Dave Murray parla della strana sensazione del deja-vu, inspiegabile a livello scientifico.
  8. Alexander the Great narra la storia di Alessandro Magno. Il testo riporta date, nomi di località che realmente hanno interessato questo personaggio, considerato l'unico generale, assieme a Scipione L'Africano e John Churchill, a non aver perso nemmeno una battaglia sul campo.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  1. Caught Somewhere in Time (Harris) - 7:22
  2. Wasted Years (Smith) - 5:06
  3. Sea of Madness (Smith) - 5:42
  4. Heaven Can Wait (Harris) - 7:24
  5. The Loneliness of the Long Distance Runner (Harris) - 6:31
  6. Stranger in a Strange Land (Smith) - 5:43
  7. Deja Vu (Murray/Harris) - 4:55
  8. Alexander the Great (Harris) - 8:35

1995 Bonus CD[modifica | modifica sorgente]

  1. Reach Out (Colwell) - 3:31
  2. Juanita (Barnacle, O'Neil) - 3:47
  3. Sheriff of Huddersfield (Harris) - 3:35
  4. That Girl (Goldsworth, Jupp, Barnett) - 5:07

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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