Jaguar XK120

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Jaguar XK120
1950 Jaguar XK120 34.jpg
Una Jaguar XK120 roadster del 1950 con ruote a raggi. Queste ultime, la cintura fermacofano e le grigliature sul cofano motore non sono originali.
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  Jaguar
Tipo principale Roadster
Altre versioni Coupé
Cabriolet
Produzione dal 1948 al 1954
Sostituisce la Jaguar SS100
Sostituita da Jaguar XK140
Esemplari prodotti 12.055[1]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.394[2] mm
Larghezza 1.562[2] mm
Altezza 1.334[2] mm
Passo 2.591[2] mm

La XK120 è stata un’autovettura sportiva di lusso prodotta dalla Jaguar dal 1948 al 1954 in 12.055 esemplari[3]. È stata la prima vettura della Casa automobilistica del giaguaro di carattere sportivo dopo la SS 100, che fu prodotta fino al 1940.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

La XK120 fu lanciata in versione roadster al salone dell'automobile di Londra il 27 ottobre 1948 come veicolo di prova[4]. L’intento della presentazione era anche quello di proporre una vettura, a scopo dimostrativo, che montasse il nuovo motore XK6 della Jaguar. Il modello destò però molto interesse e suscitò molti commenti positivi, che convinsero William Lyons a produrlo in serie.

La cifra “120” nel nome del modello si riferiva ai 120 mph (193 km/h) di velocità massima ottenuta con parabrezza installato (senza vetro anteriore la velocità era superiore), facendo diventare la XK120, al tempo del suo lancio, la vettura di produzione standard più veloce al mondo[5].

Era disponibile in due versioni aperte, roadster (denominata “OTS”, dall’inglese, Open Two Seater, cioè “aperta a due posti”) e cabriolet (“DHC”, da “drophead coupé”; fu offerta dal novembre 1952), oltre ad una chiusa, cioè coupé (“FHC”, da “fixed-head coupé”; fu disponibile dal 1951). La cabriolet e la coupé possedevano un cruscotto in radica. Tutte le tre versioni erano a due posti.

La versione roadster ebbe successo nelle competizioni.

Gli esemplari della XK120 sono molto ricercati dai collezionisti.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Gli interni dell’esemplare guidato da Clemente Biondetti. Come si può notare, i sedili sono da competizione. Il volante non è originale e la posizione del tachimetro e del contagiri è invertita

I primi 242 esemplari, tutti roadster, furono costruiti a mano dal 1948 al 1950. Essi avevano la carrozzeria d’alluminio ed il telaio a longheroni e traverse, che derivava da quello della Mark V ed era fabbricato in legno di frassino. Quando il modello entrò in produzione di serie nel 1950, la carrozzeria fu fabbricata in acciaio con l’obbiettivo di contenere i costi. Rimasero d’alluminio le portiere, il cofano anteriore, e quello posteriore.

Con la testata in lega, i carburatori doppio corpo SU ed un doppio albero a camme in testa, il motore Jaguar XK6 a sei cilindri in linea da 3,4 L di cilindrata era tecnologicamente avanzato all’epoca, rispetto ai propulsori installati sulle altre auto di serie. Grazie anche ad un rapporto di compressione di 8:1 esso erogava 160 CV di potenza[2]. Era anche disponibile un motore con rapporto di compressione pari a 7:1, che era adatto ad essere alimentato con carburante di minor qualità. La meccanica di questo propulsore, successivamente modificata nelle versioni da 3,8 L e 4,2 L, sarebbe sopravvissuta fino agli anni ottanta.

Tutti gli esemplari della XK120 montavano anteriormente sospensioni a barra di torsione indipendenti con quadrilateri deformabili, mentre posteriormente era installato un assale rigido con balestre semi ellittiche (sia le sospensioni anteriori che quelle posteriori derivavano dalla Mark V). Inoltre, era installato uno sterzo a circolazione di sfere con piantone a regolazione telescopica e dei freni a tamburo sulle quattro ruote che erano però soggetti a fading, cioè ad affaticamento dopo un uso intenso, per esempio in pista, che portava i freni a perdere temporaneamente la loro efficacia. Per evitare quest’ultimo problema, alcuni esemplari vennero dotati di tamburi Alfin (acronimo di ALuminium FINned, cioè con alette in alluminio).

Il motore di una Jaguar XK120 del 1950

La capote in tela della roadster ed i finestrini laterali separabili si riponevano dietro i sedili, e le sue portiere in stile barchetta non avevano maniglie esterne; era invece presente un cavo da tirare, azionabile dall'esterno mediante una linguetta nei finestrini laterali, quando la vettura era in configurazione chiusa. Il parabrezza poteva essere rimosso per far posto a dei vetrini singoli.

La cabriolet aveva una capote in tela imbottita, che si ripiegava dietro i sedili, e finestrini discendenti con deflettori apribili. Era installato un parabrezza piatto in due pezzi montato su un telaio integrato al corpo vettura e verniciato dello stesso colore di quest’ultimo. La parte interna delle portiere della cabriolet e della coupé erano rivestite da radica di legno, mentre le più spartane roadster erano rivestite internamente in pelle. Tutti i modelli possedevano dei passaruota carenati delle ruote posteriori che erano rimovibili per fornire alla vettura un aspetto più aerodinamico. Sugli esemplari equipaggiati con ruote a raggi con gallettone (disponibili dal 1951), i passaruota carenati non vennero installati per fornire spazio al gallettone cromato Rudge-Whitworth a due alette.

Sulle versioni SE (cioè Special Equipment, cioè, in inglese, “Equipaggiamento speciale”), oltre alle ruote a raggi, l’equipaggiamento prevedeva anche sospensione più rigide, un motore più potente ed un doppio sistema di scarico.

Tutte le versioni avevano il motore montato anteriormente e la trazione posteriore. Il moto era trasmesso alle ruote attraverso un cambio manuale a 4 rapporti con overdrive a richiesta.

Specifiche tecniche del motore[modifica | modifica sorgente]

Una Jaguar XK120 versione cabriolet
MOTORIZZAZIONE DELLA XK 120[6][7]
Versione Anni Cilindrata Configurazione Alesaggio/corsa Carburatori Potenza
XK 120 3.4 1948–1954
3.442 cm³
DOHC - sei cilindri in linea
83 mm/106 mm
SU H6 doppio corpo 162 CV @ 5000 giri al minuto
XK 120 3.4 SE ("M" negli USA) 1951–1954
3.442 cm³
DOHC - sei cilindri in linea
83 mm/106 mm
SU H6 doppio corpo 182 CV @ 5300 giri al minuto
XK 120 3.4 SE (testata tipo C (Competizione)) ("MC" negli USA) 1951–1954
3.442 cm³
DOHC - sei cilindri in linea
83 mm/106 mm
SU H6 doppio corpo 213 CV @ 5750 rpm

Prestazioni[modifica | modifica sorgente]

Il periodico The Motor provò un esemplare della XK 120 versione roadster nel 1949. Con la capote ed i finestrini lateriali, compì un’accelerazione da 0 a 97 km/h di 10 secondi, raggiungendo una velocità massima di 200,5 km/h. Il consumo di carburante fu di 14,3 L/100 km. Il modello utilizzato nel test costava 1.263 sterline comprese le tasse[2].

Nel maggio del 1949 la Jaguar fece una dimostrazione per la stampa con una XK120 versione roadster sull’autostrada tra Jabbeke e Aeltre, in Belgio. La strada fu chiusa per l’occasione. Fu scelto il secondo esemplare prodotto, di colore bianco, con guida a sinistra e numero di telaio 670002. Inizialmente doveva guidarlo Walter Hassan, ingegnere responsabile dello sviluppo della vettura, ma si ammalò, così la Jaguar affidò l’esemplare a Ron Sutton. Con capote e finestrini chiusi, e con l'aerodinamica sottoscocca migliorata mediante l'aggiunta di un fondo piatto in alluminio per tutta la lunghezza dell'auto, venne registrata dalla Royal Automobile Club del Belgio una velocità massima di 203,498 km/h. Invece con capote, parabrezza, finestrini laterali rimossi, un deflettore montato anteriormente ed una capote coprente lo spazio dell'abitacolo normalmente destinato al passeggero, raggiunse la velocità massima di 219,830 km/h. A seguito di questa prova, la XK120 si dimostrò, all’epoca, l’auto prodotta in serie più veloce del mondo[8].

Le competizioni[modifica | modifica sorgente]

Una Jaguar XK120 roadster al circuito di Silverstone nel 1951

La Jaguar XK120 partecipò con successo alle competizioni sportive.

1949[modifica | modifica sorgente]

  • La prima vittoria: il 30 agosto 1949, durante una gara sponsorizzata dal Daily Express al circuito di Silverstone, la One-Hour Production Car Race, la XK120 conquistò la prima vittoria grazie a Leslie Johnson, nonostante l’esemplare poi vittorioso fu coinvolto in un tamponamento con una Jowett Javelin, che fece retrocedere temporaneamente la XK120 al quinto posto[9]. L’esemplare vittorioso, che originariamente era una vettura da strada, fu convertita ad un’auto con guida a destra per partecipare alla gara. Alla competizione presero parte altre due XK120; una era guidata da Peter Walker e terminò la gara al secondo posto, mentre l’altra, condotta da Prince Bira, fu costretta al ritiro dopo una foratura di uno pneumatico.

1950[modifica | modifica sorgente]

  • La prima vittoria negli Stati Uniti: nel gennaio del 1950 Leslie Johnson portò alla vittoria il modello in una competizione negli Stati Uniti d'America, nella categoria per auto da produzione di serie, a Palm Beach Shores, in Florida. L’esemplare che si impose fu quello che si classificò secondo a Silverstone l’anno precedente, con alla guida Peter Walker.

Nel 1950 la Jaguar preparò sei esemplari speciali della XK120 con corpo vettura fabbricato in lega. Queste vetture vennero affidate a Johnson, Walker, Nick Haines, Clemente Biondetti, Ian Appleyard e Tommy Wisdom.

  • 24 Ore di Le Mans: tre degli esemplari speciali sopraccitati, profondamente modificati, parteciparono alla 24 Ore di Le Mans del 1950. Johnson, che guidò l'offensiva agonistica nella gara con il co-pilota Bert Hadley, non scese mai oltre la settima posizione e mantenne il secondo posto per due ore, ma alla 21a ora si dovette ritirare dalla terza posizione per problemi alla frizione causati dall’uso del freno motore, che cagionò un intenso uso del cambio e della frizione stessa (dopo questo inconveniente la frizione fu irrobustita anche per le vetture di serie). La Jaguar ridusse il distacco dal leader della gara Louis Rosier, la cui Talbot era sensibilmente più lenta, ad una velocità tale che avrebbe potuto garantirgli la vittoria[10]. Haines, con il co-pilota Peter Clark, finì la gara al 12º posto, e l’auto di Walker, guidata anche da Peter Whitehead e John Marshall, si piazzò al 15º posto[9]. I risultati convinsero William Lyons ad investire nuovamente per partecipare alla 24 Ore di Le Mans[11].
  • Targa Florio: la vettura di Biondetti, che fu la prima XK120 a partecipare alla Targa Florio, era al secondo posto dietro alla Ferrari di Alberto Ascari, ma si ritirò per una rottura di una biella.
  • Silverstone Production Car Race: cinque XK120 parteciparono alla gara, che Peter Walker vinse, affiancato da Tony Rolt, con Johnson che dovette ripiegare all'ottavo posto per perdite d'olio. La Jaguar vinse comunque il premio di squadra.
  • Tourist Trophy: tre XK120 arrivarono ai primi tre posti al Tourist Trophy sul circuito di Dundrod sotto una pioggia particolarmente intensa. Alla vigilia del suo 21º compleanno, Stirling Moss guidò la sua XK120 alla vittoria, con la Jaguar che vinse anche il premio di squadra[9].
  • Alpine Rally: Ian Appleyard vinse l’Alpine Rally con sua moglie Pat, che era la figlia di William Lyons e che ricopriva il ruolo di navigatore. La vettura vittoriosa era registrata come NUB 120[9].

1951[modifica | modifica sorgente]

  • Alpine Rally: la vettura registrata NUB 120 e i coniugi Appleyard ripeterono il successo dell’anno precedente.
  • Tulip Rally: i coniugi Appleyards conquistarono l’estenuante corsa olandese, con il pilota svizzero Rolf Habisreutinger, anch’esso su una XK120, che finì secondo.

1952[modifica | modifica sorgente]

  • Alpine Rally: sebbene i coniugi Appleyards non vinsero il loro terzo Alpine Rally, completarono la corsa senza penalità, e quindi si aggiudicarono la coppa d’oro della competizione.

1954[modifica | modifica sorgente]

I record[modifica | modifica sorgente]

Le XK120 registrarono numerosi record nell'ovale della pista sopraelevata nell'ovale della pista sopraelevata del circuito di Montlhéry, vicino a Parigi.

Nel 1950 una XK120 guidata da Leslie Johnson e Stirling Moss fu condotta per 24 ore ad una velocità media di 172,94 km/h, compreso il tempo per effettuare gli stop per il rabbocco di carburante e per le gomme. Nel 1951, la stessa vettura percorse 212,16 km in un’ora, mentre l’anno successivo una XK120 coupé viaggiò alla velocità media di 161,43 km/h per 7 giorni e 7 notti.

Jaguar XK100[modifica | modifica sorgente]

Una versione del motore Jaguar XK a quattro cilindri da 2 L di cilindrata e doppio albero a camme in testa fu utilizzato per l’allestimento della Jaguar XK100, che era una variante della XK120 per il mercato britannico[13]. I dettagli del modello erano descritti in una brochure che si riferiva anche alla XK120[14]. La dirigenza della Jaguar decise comunque di non metterla in produzione per l’insoddisfazione causata dal motore[13].

La XK120 nei media[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robson, 2006, op. cit.
  2. ^ a b c d e f (EN) The Jaguar 2-seater Type XK120 Road Test in The Motor, 1949.
  3. ^ Robson, 2006, op. cit.
  4. ^ (EN) Caratteristiche tecniche Jaguar XK120. URL consultato il 4 novembre 2011.
  5. ^ Holloway, 2002, op. cit.
  6. ^ (EN) Specifiche della Jaguar XK120 su ”uniquecarsandparts.com.au”. URL consultato il 2 novembre 2011.
  7. ^ (EN) Specifiche della Jaguar XK120 su ”car-nection.com”. URL consultato il 2 novembre 2011.
  8. ^ The Observer's Book of Automobiles, quindicesima edizione, 1969, pag. 137 (in inglese)
  9. ^ a b c d Porter, 1998, op. cit.
  10. ^ Buckley, 2003, op. cit., pag. 120
  11. ^ Tim Nevinson, Flat out for a week, Thoroughbred and Classic Cars, giugno 2008, pag. 84 (in inglese)
  12. ^ (EN) Al Keller su Legends of NASCAR. URL consultato il 4 novembre 2011.
  13. ^ a b (EN) Generation X – Jaguar’s XK Heritage. URL consultato il 4 novembre 2011.
  14. ^ (EN) Advance Particulars of the new Jaguar Type XK “100” & “120” Super Sports Models (PDF). URL consultato il 4 novembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Eric Dymock, The Jaguar File - All Models Since 1922, Somerset, G T Foulis & Co Ltd, 1998, ISBN 0-85429-983-1.
  • (EN) Graham Robson, A to Z British cars 1945–1980, Devon, Herridge, 2006, ISBN 0-9541063-9-3.
  • (EN) Hilton Holloway, Martin Buckley, 20th Century Car Design, Carlton Books, 2002, ISBN 1-84222-835-8.
  • (EN) Philip Porter, Jaguar Sports Racing Cars, Bay View Books, 1998, ISBN 1-901432-21-1.
  • (EN) Martin Buckley, Jaguar: Fifty Years of Speed and Style, Haynes Publishing, 2003, ISBN 1-85960-875-2.
  • (DE) Halwart Schrader, Typenkompass Jaguar - Personenwagen seit 1931, Stoccarda, Motorbuch-Verlag, 2001, ISBN 3-613-02106-4.
  • (DE) Heiner Stertkamp, Jaguar - Die komplette Chronik von 1922 bis heute, Heel-Verlag, 2006, ISBN 3-89880-337-6.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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