Il curioso caso di Benjamin Button (film)

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Il curioso caso di Benjamin Button
Button gip.jpg
Brad Pitt e Cate Blanchett in una scena del film
Titolo originale The Curious Case of Benjamin Button
Paese di produzione USA
Anno 2008
Durata 166 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, romantico, fantastico
Regia David Fincher
Soggetto Francis Scott Fitzgerald
Sceneggiatura Eric Roth, Robin Swicord
Produttore Kathleen Kennedy, Frank Marshall, Ceán Chaffin
Casa di produzione Warner Bros., Paramount Pictures
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Fotografia Claudio Miranda
Montaggio Kirk Baxter, Angus Wall
Effetti speciali Digital Domain
Musiche Alexandre Desplat
Scenografia Donald Graham Burt
Costumi Jacqueline West
Trucco Greg Cannom
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button) è un film del 2008 diretto da David Fincher, basato su un breve racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald. Il film è stato candidato nel 2009 a tredici premi Oscar, vincendo quelli per migliore scenografia, miglior trucco e migliori effetti speciali.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia viene raccontata attraverso un flashback: Daisy, ricoverata in una camera d'ospedale, racconta alla figlia Caroline i fatti risalenti a molti anni prima.

New Orleans, 1918. Thomas Button è un ricco uomo d'affari e produttore di bottoni. L'ultimo giorno della prima guerra mondiale sua moglie muore, dando alla luce un bimbo con la salute di un novantenne: artrosi, cartilagini ossificate, cataratta, sordità, affliggono il povero infante. Button, afflitto, abbandona il bambino sulle scale di una casa di riposo, dove viene accolto dalla signora Queenie, la governante, e suo marito. Al piccolo viene dato il nome di Benjamin.

Fatto visitare dal medico, Queenie scopre che il piccolo è destinato a morire di vecchiaia di lì a poco. In realtà, più passa il tempo, più il bambino rinvigorisce. All'età di sette anni fa i suoi primi passi, spinto dalla biblica frase "alzati e cammina!" gridata da un predicatore pentecostale nero, che crede in tal modo di esorcizzare un demone che dimorerebbe nel suo avvizzito corpo.

Tra i vecchi dell'ospizio cresce ben inserito, soprattutto perché nessuno porta memoria del suo passato. Ha però anche degli amici più giovani: fa la conoscenza del signor Oti, un pigmeo che alloggia nella casa di riposo, famoso "uomo-scimmia", che visse anni nelle gabbie delle scimmie del circo, facendo il giro del mondo; fa amicizia col capitano e artista di tatuaggi Mike Clark, che gli offre un lavoro sul suo rimorchiatore irlandese e lo inizia ai segreti del sesso; infine, viene contattato anche dal suo vero padre, che però non si farà riconoscere fino alla propria morte. Tra gli anziani dell'ospizio c'è anche la nonna di Daisy, una ragazzina che ogni tanto viene a trovare la vecchia e che capisce subito che in Benjamin c'è qualcosa di diverso. Durante tutta la durata dei vari soggiorni di Daisy alla casa di riposo i due compagni di giochi sono inseparabili, gettando le basi per una solida amicizia. Ma nella ragazza fioriscono anche altri sentimenti, in parte scatenati quando Benjamin, ormai diciassettenne, parte alla ventura sul rimorchiatore del capitano Clark.

Per Benjamin inizia una nuova vita e scopre di non stare tanto crescendo, quanto ringiovanendo. I diversi incarichi affidati al rimorchiatore portano Ben e il resto dell'equipaggio in Russia, dove vivono abbastanza bene, potendo permettersi il soggiorno in un piccolo albergo, Il Palazzo d'Inverno. Qui Ben conosce l'aristocratica Elizabeth Abbott, dal passato di nuotatrice (tentò la traversata della Manica). Sebbene sposata, sarà il suo primo amore, ma la loro storia termina all'improvviso per volere di lei. Scoppia poi la seconda guerra mondiale e rimorchiatore ed equipaggio vengono coattamente reclutati dalla marina militare. Solo sfiorati dalla guerra, incroceranno per caso un sommergibile nemico: il capitano Clark muore, mentre Benjamin è uno dei superstiti.

Tornato a New Orleans dalla madre adottiva, riprende in parte la vecchia vita. Il suo vero padre decide di rivelargli la sua identità, così da lasciargli la sua eredità. A New York Benjamin si reca a salutare Daisy, convinto di poter dichiararle i suoi sentimenti e così conquistare quella che ormai è una famosa ballerina, ma Daisy è concentrata sulla sua carriera, desiderosa di conoscere il mondo e di godersi pienamente la sua libertà. Daisy parte per l'Europa, dove riscuote grande successo, calcando i palcoscenici più prestigiosi, da Vienna a Parigi. Ma a Parigi Daisy viene gravemente ferita in un incidente stradale, che le stronca la carriera: è questo il momento in cui iniziano un cammino di coppia che, dopo la morte di Queenie, li porta a vivere insieme a New Orleans.

Dopo aver aperto una scuola di ballo, Daisy dà alla luce una bambina, Caroline. Benjamin però vuole che Caroline abbia un vero padre, così lascia la famiglia. Gira il mondo per un po' e undici anni dopo ritorna a trovare Daisy, nel frattempo risposata. Dopo la morte del marito, Daisy viene informata dai servizi sociali del ritrovamento di un bambino di 12 anni di nome Benjamin affetto da demenza senile. L'ex ballerina accudirà Benjamin fino al 2003, anno in cui morirà con le sembianze di un paffuto neonato.

Nell'immediato periodo prima del disastro causato dall'uragano Katrina, Daisy si trova in ospedale, prossima alla morte, nell'attesa di poter raggiungere il suo amato Benjamin. Al capezzale della madre, Caroline scopre la vera identità di suo padre.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il regista David Fincher per rappresentare il personaggio di Benjamin Button bambino, ma con l'aspetto da vecchio, si è ispirato ai veri bambini affetti dalla rarissima Sindrome di Hutchinson-Gilford (o progeria).

L'idea di trasporre per il grande schermo il racconto The Curious Case of Benjamin Button nasce agli inizi del 1994, quando la Maryland Film Office opzionò i diritti del manoscritto con l'intenzione di svolgerne le riprese a Baltimora.

Quattro anni dopo, Robin Swicord scrisse una sceneggiatura per Ron Howard, in un progetto che avrebbe dovuto coinvolgere John Travolta come protagonista.[1] Nel maggio 2000, il film cambiò nuovamente volto, la Paramount Pictures acquistò i diritti del racconto incaricando Jim Taylor di adattarlo e Spike Jonze della regia;[2] successivamente fu assunto Charlie Kaufman per riscrivere il copione.[3]

Durante il giugno 2003, il regista Gary Ross avviò delle trattative per un suo posto da regista, basandosi su una sceneggiatura riscritta da Eric Roth.[4] A maggio dell'anno seguente fu firmato un accordo di co-finanziamento tra Warner Bros. Pictures e Paramount, in cui si chiariva inoltre che la Paramount si sarebbe occupata del marketing internazionale, mentre la Warner della distribuzione home video.[5]

Con il nuovo progetto, fu contattato un altro regista, David Fincher[5], e la sua assunzione fu confermata nel luglio 2005.[6] Nello stesso anno, gli attori Brad Pitt e Cate Blanchett entrarono in trattative per interpretare rispettivamente Benjamin Button e Daisy.[7]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

L'intenzione iniziale era di filmare parte della storia a New Orleans, Louisiana, visti gli incentivi stanziati dallo Stato per le produzioni cinematografiche in loco.[6] La maggior parte del film è stato filmato a New Orleans nel quartiere del Garden District e in Louisiana, mentre la parte dedicata a Parigi è stata filmata nel quartiere storico di Vieux-Montréal, parte della città di Montréal (Canada).

Il Garden District di New Orleans, luogo delle riprese, all'indirizzo 2707 Coliseum Street.
La zona di Vieux-Montréal dove sono state effettuate le riprese.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora è stata scritta dal compositore francese Alexandre Desplat, e le musiche sono state registrate presso l'Hollywood Studio Symphony e la Sony Scoring Stage.[8]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi il 25 dicembre 2008 e in quelle italiane il 13 febbraio 2009.[9]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha realizzato in Italia un incasso al botteghino di € 10.900.000 secondo i dati Cinetel.

Negli Stati Uniti ha superato $ 150.000.000. A livello internazionale ha totalizzato oltre $ 340.000.000.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un esposto presentato dall'autrice italiana Adriana Pichini ai produttori del film, esso sarebbe il risultato di un plagio ai danni di un suo racconto pubblicato nel 1994, Il ritorno di Arthur all'innocenza.[11][12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) 'Husband' vows renewed; doc on saint set, Variety, 22 ottobre 1998. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  2. ^ (EN) Claude Brodesser, Taylor sews up deal to adapt 'Button', Variety, 19 maggio 2000. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  3. ^ (EN) Steve Chagollan, F. Scott Fitzgerald Gets a Second Act After All, The New York Times, 21 agosto 2005. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  4. ^ (EN) Cathy Dunkley, Dave McNary, Par popping its 'Button', Variety, 2 giugno 2003. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  5. ^ a b (EN) Dave McNary, WB snaps Par 'Button' coin, Variety, 10 maggio 2004. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  6. ^ a b (EN) Dave McNary, Par pinches Fincher, Variety, 4 luglio 2007. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  7. ^ (EN) Liza Foreman, Blanchett, Pitt on 'Case' for Fincher, 4 maggio 2005. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  8. ^ (EN) Dan Goldwasser, Alexandre Desplat scores David Fincher's The Curious Case of Benjamin Button, ScoringSessions.com, 11 agosto 2008. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  9. ^ Date di uscita per Il curioso caso di Benjamin Button (2008), IMDb. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  10. ^ (EN) 7th Annual VES Awards. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  11. ^ (EN) Eric J. Lyman, Italian writer raises case against "Button" in The Hollywood Reporter, 30 mese=gennaio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  12. ^ Pedro Armocida, Un’italiana accusa di plagio il film di Brad Pitt in il Giornale.it, 2 febbraio 2009. URL consultato il 9 febbraio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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