Enrico VI d'Inghilterra

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Enrico VI
Ritratto di Enrico VI tratto dal Cassell's History of England del 1902
Ritratto di Enrico VI tratto dal Cassell's History of England del 1902
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Stemma
In carica 31 agosto 1422 -
4 marzo 1461 e
13 ottobre 1470 -
11 aprile 1471
Incoronazione 6 novembre 1429 (come Re d'Inghilterra)
16 dicembre 1431 (come Re di Francia)
Predecessore Enrico V
Successore Edoardo IV
Re di Francia
De iure
In carica 31 agosto 1422 - 1453
Nome completo Henry of Windsor
Altri titoli Duca di Lancaster,
duca d'Aquitania
Nascita Windsor, Berkshire, Inghilterra, 6 dicembre 1421
Morte Torre di Londra, Londra, Inghilterra, 21 maggio 1471
Luogo di sepoltura Saint George's Chapel
Casa reale Lancaster
Padre Enrico V di Monmouth
Madre Caterina di Valois
Consorte Margherita d'Angiò (1430-1482)
Figli Edoardo di Lancaster
Religione cattolica
Firma HenryVISig.svg

Enrico VI, d'Inghilterra (Windsor, 6 dicembre 1421Londra, 21 maggio 1471), fu re d'Inghilterra dal 1422 al 1461 (con un reggente fino al 1437) e poi dal 1470 al 1471 e re di Francia dal 1422 al 1453.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il re bambino (1421-1437)[modifica | modifica wikitesto]

Il consiglio di reggenza: Gloucester, Bedford e Beaufort[modifica | modifica wikitesto]

Enrico era l'unico figlio ed erede di Enrico V di Inghilterra e di Caterina di Valois, figlia di Carlo VI di Francia. Dopo la morte improvvisa del padre, avvenuta a Bois de Vincennes il 31 di agosto del 1422[1], l'infante Enrico salì al trono all'età di soli nove mesi[2]. Alla madre Caterina, fu impedito di prendere parte attiva nell'educazione del figlio: non soltanto aveva soltanto 20 anni, ma era anche figlia del mortale nemico francese. Il 28 settembre 1423, quando giunse a Londra la notizia della morte del sovrano[3], i nobili giurarono fedeltà ad Enrico VI, riunirono il parlamento nel nome del re e stabilirono un consiglio di reggenza, composto da:

  • Humphrey di Lancaster duca di Gloucester, il più giovane figlio di Enrico IV, fu nominato Lord Protector (ovvero, Lord Protettore) del Regno, incarico che consisteva nella gestione della politica interna del Paese[4].
  • Il vescovo di Winchester Henry Beaufort, fratellastro di Enrico IV e cardinale dal 1426, ebbe un ruolo importante nel consiglio per la sua autorità morale e la sua forte personalità[5].
  • Il fratello maggiore ancora vivente di Enrico V, Giovanni, 1º Duca di Bedford, ebbe la carica ufficiale di Reggente ma, in quanto comandante in capo delle operazioni militari in Francia[6], dovette lasciare il potere civile del Regno al fratello nei periodi in cui era assente dalla madrepatria. Infatti, Bedford aveva poteri più ampi di quelli del fratello minore e, quando rientrava in Inghilterra, poteva gestire gli affari interni scalzandolo[3].

I membri del consiglio di reggenza, nonostante i legami di parentela, non avevano buoni rapporti fra di loro[7][8]: Bedford e Gloucester erano perennemente in lotta fra di loro[9] e, dopo la morte di Bedford nel 1435, l'anziano Beaufort entrò in contrasto con il nipote Gloucester[5].

La guerra in Francia[modifica | modifica wikitesto]

La fase dal 1422 al 1429[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei cent'anni (1415-1429) e Giovanna d'Arco.
Incoronazione di Enrico VI a Notre-Dame, nel 1431, in reazione a quella di Carlo VII a Reims di due anni prima.

Come risultato dei successi conseguiti durante la guerra dei cento anni, Enrico V aveva lasciato il suo paese in possesso di ampi territori francesi e il figlio Enrico VI erede al trono di Francia dove, alla morte di Carlo VI nel 1422, fu acclamato re come Enrico II[6]. Nel frattempo, il duca di Bedford consolidava le conquiste del fratello e, insieme all'alleato duca di Borgogna Filippo III il Buono, reggeva il governo di tutto il nord e l'ovest della Francia, compresa la capitale Parigi. Bedford, buon generale[10], riuscì a consolidare e a portare avanti la guerra (Trattato difensivo di Amiens del 1423, durante il quale sposò Anna di Borgogna[7]), sconfiggendo i francesi sostenitori del delfino Carlo a Cravant (1423) e a Verneuil (1424)[6]. Inoltre, grazie ad un'oculata amministrazione dei territori conquistati[10], riuscì a renderli efficienti dal punto di vista economico e governativo, contribuendo così a diminuire le spese inglesi per il loro mantenimento[6]. Nel 1429, la guerra sembrava vedere ormai come vittoriosi gli anglo-borgognoni: Bedford, infatti, stava assediando la città di Orléans (aprile[10]), l'ultima vera roccaforte ancora in mano ai francesi. L'arrivo però di una giovane contadina animata da visioni celesti, di nome Giovanna d'Arco, ebbe un effetto psicologico di rivalsa nell'animo dei soldati francesi, al punto da capovolgere le sorti della battaglia e costringendo Bedford ad abbandonare l'assedio. Era la prima sconfitta inglese da Agincourt.

L'inizio della catastrofe: da Orléans ad Arras (1429-1435)[modifica | modifica wikitesto]
Regno d'Inghilterra
Lancaster

Red Rose Badge of Lancaster.svg

Enrico IV (1400–1413)
Figli
Enrico V (1413–1422)
Figli
  • Enrico (1421-1471
Enrico VI (1422–1471)
Figli

Le armate francesi, galvanizzate da Giovanna e comandate da generali del calibro di Jean de Dunois e La Hire, ottennero, nel giro di un anno, una serie di vittorie (tra le quali, la più importante fu la battaglia di Patay) che aprirono la strada di Reims a Carlo, ove fu incoronato col nome di Carlo VII (17 luglio 1429)[11]. Bedford, riparatosi a Parigi[10], pensò di far venire in Francia il giovane Enrico che, prima, fu incoronato re d'Inghilterra nell'Abbazia di Westminster il 6 novembre 1429[2][3] e, varcata la Manica nell'aprile 1430, fu incoronato re di Francia nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi il 16 dicembre 1431[3]. Ora la Francia aveva due re incoronati. Comunque, la guerra contro Carlo VII non proseguiva al meglio. Nonostante gli inglesi fossero riusciti a mandare al rogo, con l'accusa di stregoneria, Giovanna d'Arco (Rouen, 30 maggio 1431), le difficoltà finanziarie in cui versava il governo inglese i continui attriti tra i reggenti causarono una rotta definitiva delle sorti belliche nella guerra in Francia[6]. Infatti, ulteriori dissidi sorti tra Gloucester e lo zio cardinale Beaufort costrinsero Bedford, nel 1432, a rientrare a Londra per pacificare gli animi. Nel 1434, un'insurrezione in Normandia obbligò Bedford a ritornare in Francia dove, un anno dopo, morì a Rouen mentre si stava svolgendo il Congresso di Arras[10]. La morte di Bedford (preceduta tre anni addietro da quella della moglie[10]) fu una disgrazia per l'Inghilterra, in quanto Filippo di Borgogna lasciò l'allenza con gli inglesi[12], permettendo così a Carlo VII di entrare trionfalmente a Parigi nel 1436[11].

Provvedimenti commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Durante la reggenza, oltre agli eventi bellici, si segnalarono degli sviluppi nei rapporti commerciali tra Inghilterra e la potente federazione commerciale della Hansa. Inizialmente, Enrico confermò i privilegi dei mercanti anseatici in territorio inglese ma, nel 1431, furono aumentate le tasse di importazione e di esportazione di diversi generi, che la Hansa non accettò di buon grado. Seguirono anni difficili, finché nel 1437, per merito del cardinale Beaufort, fu stipulato un trattato che, in cambio della libertà per i mercanti inglesi di commerciare in tutte le città anseatiche, prevedeva il ripristino di tutti i privilegi per i mercanti anseatici esentati da tutti i diritti non menzionati nella Charta Mercatoria[13] del 1303. Nonostante le buone intenzioni, gli attacchi inglesi al naviglio anseatico, continuarono, e i mercanti inglesi nei porti anseatici non furono favoriti nei loro commerci e inoltre i prodotti inglesi venivano boicottati. Nel 1451, fu conclusa una tregua di breve durata perché, poco dopo un convoglio di 110 navi olandesi e tedesche fu catturato dagli inglesi, che liberarono le navi olandesi ma si impossessarono dei carichi di quelle anseatiche, con conseguenti rappresaglie da parte della Hansa e la situazione rimase conflittuale per tutta la durata del regno[14] di Enrico VI.

Il governo personale di Enrico (1437-1453)[modifica | modifica wikitesto]

L'ultima fase della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei cent'anni (1429-1453).

Il sopravvento del partito pacifista[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione dei territori sotto il controllo francese ed inglese tra il 1337 e il 1453

Enrico impugnò le redini del paese quando divenne maggiorenne, nel 1437, l'anno in cui morì sua madre[2]. Divenuto adulto, Enrico VI dimostrò di essere un uomo profondamente votato allo spirito, privo di quella saggezza mondana necessaria affinché governasse[15]. Assunto il potere permise alla sua corte di essere dominata da pochi favoriti ed il partito pacifista (che era a favore della fine della guerra in Francia) rapidamente dominò la scena, mentre le voci di Riccardo di York e di Gloucester[16], esponenti di punta della fazione guerrafondaia, furono relegate ai margini e generalmente ignorate. Nel contempo, il cardinale Beaufort prima e William de la Pole (marchese, all'epoca, e poi elevato al rango di duca nel 1448[17]) poi, convinsero il re che la via migliore per mantenere il controllo dei territori che governava in Francia fosse quella di ottenere la pace con la Francia[18]. Si cercarono vari espedienti per ottenere tale obiettivo: nel 1439 (incontri di Gravelines)[6], si cercò attraverso Isabella di Borgogna, moglie del duca Filippo, di arrivare ad un accordo tra le due parti, ma senza successo. Si tentò un nuovo approcio diplomatico nel 1440, quando il cardinale Beaufort[19] liberò il duca Carlo d'Orléans (prigioniero in Inghilterra dal 1415) per indurre i francesi ad intavolare dei negoziati[6]. Anche questo tentativo fallì come il precedente.

La trega di Tours e Margherita d'Angiò (1444-1445)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1444, il marchese di Suffolk guidò una ambasceria in Francia ottenne una tregua di due anni (Tregua di Tours), attraverso il matrimonio di Enrico con la nipote di Carlo VII, Margherita d'Angiò[8]. Enrico acconsentì, specialmente quando sentì i racconti sulla bellezza della donna, ed inviò Suffolk a negoziare con il monarca francese. Quest'ultimo approvò il matrimonio, a condizione che egli non avesse dovuto preoccuparsi della dote prevista e che avesse invece ricevuto in cambio i territori del Maine e dell'Anjou dagli inglesi[8]. Tali condizioni furono accettate, ma della cessione dei predetti territori, il parlamento inglese fu tenuto all'oscuro, in quanto avrebbe respinto sicuramente la proposta regia[20]. Il matrimonio avvenne nel 1445[8] e Margherita sembrò aver integrato la personalità del consorte. La principessa francese era pronta a prendere delle decisioni e dimostrava capacità di comando, laddove Enrico si rivelava completamente inetto. In ciò Margherita si dimostrò una governante capace, più di quanto lo fosse mai stato il marito, sebbene all'epoca avesse soltanto 16 anni[21]. Si giunse quindi alla spinosa questione del Maine e dell'Anjou. Enrico, intenzionato a concludere un conflitto del quale non sentiva il motivo e mosso dalla volontà di rispettare la parola data[22], annunciò pubblicamente quanto di cui era stato tenuto all'oscuro il parlamento il quale, ovviamente, reagì molto negativamente, determinando uno stallo nelle trattative con Carlo VII.

Margherita d'Angiò

La morte di Gloucester (1447)[modifica | modifica wikitesto]

Mentre il governo inglese temporeggiava con i francesi e cercava di placare gli animi dei parlamentari, nel 1447 il re, la regina ed i loro fidi (Suffolk, il conte di Somerset Edmund Beaufort, ed il cardinale Beaufort) convocarono Gloucester davanti al parlamento, a Bury St Edmunds (18 febbraio) con l'accusa di tradimento[23]. Gloucester morì in prigionia, non si sa se per cause naturali o per mano assassina. La morte di Gloucester lasciò York come apparente erede di Enrico, ma quest'ultimo non lo riconobbe mai ufficialmente e York continuò ad essere escluso dalla corte, essendo stato “bandito” a governare l'Irlanda[24], mentre Enrico e Margherita appoggiarono Suffolk e Edmund Beaufort, che nel frattempo era stato elevato alla dignità di duca (un titolo normalmente riservato ai parenti stretti del sovrano), divenendo il secondo duca di Somerset.

La perdita della Normandia e della Guascogna (1449-1453)[modifica | modifica wikitesto]

Come già visto nel paragrafo sulla caduta di Suffolk, l'inadempimento delle clausole del trattato di Tour causarono la ripresa delle ostilità fra le due nazioni. Nel 1449, infatti, cadde Rouen e, dopo la battaglia di Formigny (1450), l'intera Normandia conquistata trent'anni prima da Enrico V, che ripassò così nelle mani dei francesi[25]. Poco più di due anni dopo, nel 1453, toccò la stessa sorte all'Aquitania, finora quasi mai teatro di eventi bellici[22]. Il Ducato di Aquitania, posseduto sin dai tempi di Enrico II di Inghilterra, era profondamente legato all'Inghilterra da vincoli di natura commerciale: la borghesia di Bordeaux avrebbe perso il suo più importante cliente di vini[22]. Anche questo feudo, però, andò perso in seguito alla battaglia di Castillon del 17 luglio[22], nonostante l'eroica difesa guidata dall'ormai veterano John Talbot[26]. Nel 1453, dell'antico impero angioino, rimaneva soltanto il porto di Calais.

La caduta in disgrazia di Suffolk (1450)[modifica | modifica wikitesto]

Mentre si consumava la tragedia della guerra in Francia, i sovrani videro la caduta e la tragica fine del loro alleato, il duca di Suffolk. Nel 1449, dopo la caduta di Rouen, il parlamento prese posizione contro l'influente cortigiano, il più malvisto tra i seguaci del re e considerato un traditore per le cessioni territoriali proposte a Tour[17]. Pertanto, nel 1450, fu rinchiuso nella torre di Londra per essere processato. Alla fine fu raggiunto un compromesso, Suffolk non venne giudicato, ma Enrico fu costretto ad esiliarlo per cinque anni[17]. Uscito dalla torre, de la Pole, il 1º maggio si imbarcò per Calais, ma la nave su cui era imbarcato fu intercettata nel canale della Manica da una nave reale ribelle ed egli fu assassinato[27]. Il corpo fu rinvenuto sulla spiaggia a Dover. La regina ne fu sconvolta.

Le conseguenze del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

L'instabilità interna e la rivolta di John Cade (1450)[modifica | modifica wikitesto]

John Cade, in un'incisione ottocentesca

La debolezza del sovrano, la divisione in fazioni e il disastro bellico contribuirono allo sfacelo della legge e dell'ordine, alla corruzione, alla distribuzione delle terre del re ai favoriti di corte e alla situazione problematica delle finanze della corona. I reduci inglesi, spesso senza paga, aumentarono il senso di anomia che vigeva nelle contee meridionali d'Inghilterra e l'irlandese Jack Cade, forse in accordo con Riccardo di York[28], guidò una ribellione nel Kent con l'appellativo di "John Mortimer"[29]. Il 18 giugno del 1450, ventimila ribelli si concentrano presso la città di Blackheath (ora Lewisham), a sud-est della capitale[29]. Ai rivoltosi, in gran parte contadini, si unì una parte della cittadinanza e, soprattutto, un buon numero di soldati e marinai inglesi di ritorno dalla Francia, raddoppiandone il numero. Enrico si recò allora a Londra con un esercito per schiacciare la ribellione, e, lasciato a Greenwich il grosso delle sue truppe, con l'avanguardia incontrò i ribelli a Sevenoaks. Cade prevalse sulle forze reali, che si ritirarono da Londra, e riuscì a impossessarsi del ponte della torre di Londra; entrato in città stabilì la sua residenza alla locanda del Cervo Bianco (che era stato il simbolo del deposto Riccardo II) a Southwark. Durante la notte le truppe reali, organizzatesi nella torre di Londra, diedero l'assalto al ponte, ma, alla fine, dovettero ritirarsi nella torre. I ribelli si impossessarono della città e dopo pochi giorni di disordini, il Lord Cancelliere, l'arcivescovo John Kemp[30], convinse Cade[31] a porre fine alla rivolta, l'8 luglio 1450, in cambio del perdono e la promessa che il governo ottempererà alle richieste dei ribelli. Cade, intimorito dalla presa degli eventi, cercò di fuggire nel Sussex, ma fu catturato il 12 luglio ad Heathfield, morendo poco dopo per le ferite ricevute[29]. La rivolta non portò a risultati concreti, ma l'evento servì ad esternare i sentimenti di malcontento che stavano infervorando gli animi.

La follia di Enrico e la reggenza di York (1453-1454)[modifica | modifica wikitesto]

Tra il luglio e l'agosto del 1453[32], non appena giunse la notizia della sconfitta di Castillon e la perdita dei possedimenti francesi, Enrico subì un crollo psico-fisico che perdurò ben 17 mesi[22]. Neanche la nascita del suo erede al trono, Edoardo di Lancaster (1453-1471)[33], riuscì a rinsanirlo dallo stato catatonico e di demenza in cui era caduto: non era più neanche di riconoscere né chi gli stava intorno, né sé stesso[2]. In base ai sintomi psicotici riportati dalle cronache, gli storici propendono nell'individuarne la causa immediata sicuramente al grande stress accumulato negli ultimi anni sia per l'instabilità interna e che per le difficoltà in Francia, ma individuano nella madre del re, Isabella, la portatrice sana della tara genetica[2]. Infatti il padre di Isabella, Carlo VI re di Francia, manifestò gli stessi sintomi che affliggevano il nipote Enrico.

La regina Margherita, constatata l'incapacità del re di intendere e di volere, chiese per sé la reggenza, ma il 3 aprile 1454 fu Riccardo di York ad essere nominato Lord Protector, ottenendo finalmente la posizione di peso che aveva desiderato[3]. Rafforzatasi la sua posizione grazie all'alleanza con il nipote Richard Neville, XVI conte di Warwick[34], La regina fu completamente esclusa dal governo e Somerset imprigionato nella Torre di Londra per essere giudicato. York mise Somerset sotto accusa, ma intervenne la regina Margherita per impedirne il processo[35]. La reggenza di York fu impegnata nell'affrontare il problema delle spese esagerate del governo. Il giorno di Natale del 1454[3], il re si riprese e l'influenza di Somerset riprese vigore, mentre York fu nuovamente isolato[36].

La guerra delle due rose[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: guerra delle due rose.

Dal 1455 al 1461[modifica | modifica wikitesto]

La contesa dinastica[modifica | modifica wikitesto]

Anonimo, Enrico VI

York e Warwick, pertanto, decisero di riprendere in mano[37] il potere perso in seguito alla guarigione del re. Entrati apertamente in conflitto con il vero leader della causa reale, la regina Margherita, i due uomini raccolsero intorno a loro una serie di nobili insoddisfatti della piega presa dagli eventi e York, sentendosi forte della sua posizione, reclamò il trono in quanto discendente diretto del secondogenito di Edoardo III (1327-1377), Lionello duca di Clarence. Invece il fondatore della dinastia dei Lancaster, Enrico IV, era figlio di Giovanni di Gaunt, che era il terzogenito di Edoardo[38].

Da St.Albans a Towton: l'ascesa degli York[modifica | modifica wikitesto]

Le ostilità si aprirono nella primavera del 1455, quando York e i suoi fautori raccolsero delle truppe, marciarono su Londra e alla fine di maggio, entrati in città, sconfissero le truppe reali (il 22 maggio 1455 nella prima battaglia di St Albans[3]), comandate da Somerset, che perse la vita[36]. Enrico VI, di fatto prigioniero, fu confermato re dal parlamento che emanò un'amnistia per tutti i ribelli. In novembre il re ebbe una ricaduta e Riccardo di York fu nominato per la seconda volta Lord Protector il 19 dello stesso mese[3]. Rispetto alla prima crisi, la seconda fu di più breve durata: Enrico infatti, il 26 febbraio 1456, si riprese[3]. Pur tenendo York come consigliere, il loro rapporto fu sempre meno amichevole. Dopo che, nel 1457, fu inscenata una pacificazione fittizia[39] tra la fazione reale e quella yorkista, nell'estate 1459 Riccardo, sempre più insofferente per la sempre più crescente ostilità di Margherita nei suoi confronti, si schierò definitivamente contro Enrico VI[3]. Nonostante poco dopo fossero stati sconfitti prima a Blore Heath e poi a Ludford Bridge (settembre-ottobre)[40], gli yorkisti (riparati momentaneamente in Irlanda[39]) raccolsero le forze rimaste, sbarcarono in Inghilterra (giugno 1460) e, nella battaglia di Northampton (10 luglio 1460[3]), trionfarono sui Lancaster. Conquistata Londra e fatto prigioniero il re, Riccardo convocò, in ottobre, il parlamento che, dopo aver negato a Riccardo la corona, lo nominava però erede di Enrico al momento della sua morte, eliminando dalla successione Edoardo di Lancaster[39]. Nel frattempo, la regina Margherita, con l'appoggio degli scozzesi, aveva raccolto nel nord un imponente esercito che riunitosi nello Yorkshire si avviava verso sud. Riccardo affrontò i lancasteriani a Wakefield (30 dicembre 1460), ma fu sconfitto e nella battaglia perse la vita[3][39]. L'eredità di Riccardo fu raccolta dal figlio Edoardo (non ancora ventenne) che, riunitosi alle truppe sconfitte di Warwich, batté a Morimor fece allora il suo ingresso in città, il 26 febbraio 1461. Enrico fu deposto il 4 marzo 1461 e suo cugino Edoardo fu eletto re per acclamazione divenendo re Edoardo IV di Inghilterra[3]. Edoardo IV inseguì i lancasteriani e li sconfisse a Towton, il 28 marzo 1461, senza riuscire a catturare Enrico e la regina, i quali riuscirono a fuggire in Scozia[18].

La guerra contro Edoardo e la cattura di Enrico (1461-1470)[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Tewkesbury in un manoscritto di Gand

Durante il primo periodo del regno di Edoardo IV, la resistenza dei Lancaster proseguì soprattutto sotto la guida della Regina Margherita la quale, dopo aver lasciato il marito in Scozia, si recò dal cugino Luigi XI di Francia, ottenendo in cambio rinforzi al comando di Pierre de Brézé[21]. Indi, si recò nelle contee settentrionali dell'Inghilterra e del Galles per fomentare delle rivolte contro Edoardo IV. Enrico, che nel 1464 era rientrato sul suolo inglese per galvanizzare gli animi dei partigiani della causa lancasteriana[18], fu catturato da Edoardo l'anno successivo, mentre vagava nel Lancashire[2], e successivamente imprigionato nella Torre di Londra. L'indomita regina Margherita (che nel frattempo si era rifugiata nuovamente in Francia con il figlio Edoardo[21]), con l'aiuto di Re Luigi XI di Francia, formò un'alleanza con Richard Neville, Conte di Warwick, che aveva avuto un alterco con Edoardo IV e che da questi era stato sconfitto nella battaglia di Stamford del 1470[41]. Dopo aver fatto sposare sua figlia, Anna, con il Principe di Galles Edoardo, Warwick (e con lui il duca di Clarence, fratello di Edoardo IV con cui aveva avuto una serie di litigi[41]) tornò in Inghilterra, costrinse Edoardo a fuggire presso Carlo il Temerario duca di Borgna, liberò Enrico VI e lo rimise sul trono il 13 ottobre 1470, con una fastosa "reincoronazione"[3].

Il breve ritorno dei Lancaster (1470-1471)[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno in auge di Enrico durò molto poco. Da tutti i resoconti dell'epoca, il sovrano risulta letargico ed indifferente, specie mentre Warwick ed i suoi uomini lo facevano sfilare per le strade di Londra come il legittimo re d'Inghilterra. Nell'arco di pochi mesi, però, Warwick fece il passo più lungo della gamba e dichiarò guerra alla Borgogna: Carlo il Temerario reagì fornendo ad Edoardo IV l'aiuto necessario per riprendersi il trono con la forza. Questi, dopo aver occupato Londra, batté severamente le truppe del Warwick a Barnet (11 aprile), uccidendolo[37]. Nell'ultimo, disperato tentativo di frenare l'avanzata di Edoardo IV, Margherita e il giovane Edoardo di Lancaster affrontarono il nemico nella Battaglia di Tewkesbury del 4 maggio 1471: Margherita riuscì a fuggire, ma il figlio diciassettenne vi trovò la morte[18].

La morte di Enrico VI[modifica | modifica wikitesto]

Enrico VI fu rinchiuso nuovamente nella Torre di Londra, dove fu assassinato nella notte tra il 21 e il 22 maggio 1471[3]. Ogni anno all'anniversario della morte di Enrico VI, i prevosti di Eton e Cambridge depongono delle rose e dei gigli sull'altare eretto nel luogo in cui morì. Il sovrano inglese fu dapprima sepolto nell'abbazia di Chertsey, poi nel 1484 il suo corpo fu trasferito nella cappella di San Giorgio (nel castello di Windsor) per volere di Riccardo III[42], ove riposa tuttora.

La figura di Enrico VI[modifica | modifica wikitesto]

La personalità[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Enrico VI come re è meglio sintetizzabile in quella di uomo devoto, indeciso e facilmente influenzabile e, qualche tempo dopo, di persona seriamente instabile di mente[2][43]. Fu premuroso e generoso verso coloro di cui si prendeva cura (compresi i fratellastri Edmund e Jasper Tudor), regalando terre e titoli ai suoi consiglieri e amici. Enrico era un sincero e devoto cristiano, più un monaco che un sovrano: evitò i pomposi simboli del suo ruolo, preferendo abiti semplici[2]; era estremamente pudico, da rifiutare con orrore l'idea del sesso[43]; pregava incessantemente; aborriva la violenza, mai mandando a morte qualcuno in suo nome[43]; era prodigo nell'aiutare i poveri e i bisognosi, tanto che era parco a tavola perché gli avanzi fossero dati in carità[43]. Così il contemporaneo John Blackman descrisse il sovrano:

(EN)

« He was a man of pure simplicity of mind, truthful almost to a fault. He never made a promise he did not keep, never knowingly did an injury to anyone. Rectitude and justice ruled his conduct in all public affairs. Devout himself, he sought to cherish a love for religion in others [...] He was liberal to the poor, and lived among his dependants as a father among his children. He readily forgave those who had offended him[2]. »

(IT)

« Fu un uomo dalla mente pura fino all'eccesso. Non fece nessuna promessa che non poté poi mantenere, né consciamente recò torto a qualcuno. La rettitudine e la giustizia guidavano la sua condotta di vita in tutti gli affari pubblici. Devoto, egli cercava di instillare nel prossimo l'amore per la religione [...] Era liberale verso i poveri, e viveva tra i suoi servi come un padre tra i suoi figli. Prontamente, perdonava coloro i quali gli avevano recato offesa. »

Se Enrico fosse vissuto in un contesto storico-politico più tranquillo, avrebbe sicuramente lasciato una migliore immagine di sé nella storia inglese. Uomo tranquillo e pieno di buone intenzioni, Enrico non aveva la stoffa del politico e del generale come il padre, lasciandosi guidare da politicanti e uomini d'arme improvvisati. Appassionato dalla lettura e dallo studio dei libri, non dimostrò alcuna inclinazione nel guidare in battaglia il suo Paese[44]; ciò può apparire ironico, se si considera che il suo regno fu uno dei più sanguinosi della storia inglese. Enrico VI detestò fare la guerra ai suoi fratelli cristiani e fu desideroso che fosse fatta giustizia nel suo nome; ancora una volta il fatto può apparire paradossale, se si tiene conto dell'enorme diffusione della corruzione e del tracollo della legge e dell'ordine avvenute sotto il suo scettro.

L'amore per l'istruzione e la cultura[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno all'anniversario della morte di Enrico VI, i prevosti di Eton e Cambridge depongono delle rose e dei gigli sull'altare eretto nel luogo in cui morì.

Appassionato nel promuovere l'istruzione, Enrico elargì generose sovvenzioni sia alla fondazione dell'Eton College, vicino Windsor, per l'istruzione di 70 studenti di umili origini, sia per il college di Cambridge, dove potevano continuare gli studi[45]. Il re stesso posò la prima pietra del college il 2 aprile 1441[46]. Lui stesso fu educato (talvolta con estrema severità) da Richard Beauchamp, conte di Warwick[47][43][18], in letteratura, lingue e religione, dimostrando di possedere una notevole intelligenza e predisposizione per le arti liberali. Continuando il patrocinio architetturale di Enrico V di Inghilterra, commissionò opere generalmente consistenti in grandi chiese in stile tardo gotico (ingannevolmente definite “cappelle”), con annesse delle fondazioni monastiche e/o di istruzione[48]. Infine, sotto il suo regno visse e morì il poeta John Lydgate (1370-1450 ca), la principale figura letteraria tra Chaucher e Tommaso Moro.

"Il Re Santo"[modifica | modifica wikitesto]

Per l'animo caritatevole e la sua grande fede in Dio, fin dall'indomani della sua morte Enrico fu considerato un santo da parte del popolo[49]: gli venivano attribuiti alcuni miracoli, tra cui la capacità di guarire dal mal di testa[49]. Nonostante i tentativi, da parte di Edoardo IV[2], di frenare la devozione verso il suo ex rivale, il popolo continuò a venerarne la memoria. Enrico VII Tudor (1485-1509), nipote di Enrico VI, favorì immensamente la devozione del suo predecessore presso il popolo, col fine di legittimare la sua ascesa al trono. Difatti, Enrico tentò di canonizzare il suo avo[2]. Non volendo arrendersi davanti al diniego papale, il primo sovrano Tudor coltivò la memoria di Enrico VI attraverso la fondazione della Henry VII Chapel[50] nell'abbazia di Westminster. La memoria di Enrico cadde in rovina in seguito alla Riforma Inglese patrocinata da Enrico VIII, quando la venerazione per i santi fu considerata idolatria. Nonostante ciò, i prevosti di Eton e Cambridge, nell'anniversario del suo assassinio, si recano alla Torre di Londra per deporre dei gigli e delle rose come ringraziamento per il patronato del sovrano lancaster verso il loro istituto[2][49].

Famiglia e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Enrico VI sposò Margherita d'Angiò, figlia di Renato d'Angiò e di Isabella di Lorena, quindi nipote di Carlo VII di Francia. Margherita diede a Enrico un figlio:

Enrico ebbe due fratellastri, Edmondo[51] e Jasper Tudor, figli del secondo matrimonio della madre con il suo paggio gallese Owen Tudor, a cui fu concesso successivamente il titolo di conte.

Enrico VI nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Enrico VI
Stemma
Re d'Inghilterra, Re di Francia e Signore d'Irlanda
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore
Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Giarrettiera
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità
— 1444

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Enrico VI d'Inghilterra Padre:
Enrico V d'Inghilterra
Nonno paterno:
Enrico IV d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Giovanni di Gand
Trisnonno paterno:
Edoardo III d'Inghilterra
Trisnonna paterna:
Filippa di Hainaut
Bisnonna paterna:
Bianca di Lancaster
Trisnonno paterno:
Henry Plantageneto
Trisnonna paterna:
Isabelle di Beaumont
Nonna paterna:
Maria di Bohun
Bisnonno paterno:
Humphrey di Bohun, VII conte di Hereford
Trisnonno paterno:
William di Bohun, I conte di Northampton
Trisnonna paterna:
Elizabeth de Badlesmere
Bisnonna paterna:
Joan FitzAlan
Trisnonno paterno:
Richard FitzAlan, X conte di Arundel
Trisnonna paterna:
Eleanor di Lancaster
Madre:
Caterina di Valois
Nonno materno:
Carlo VI di Francia
Bisnonno materno:
Carlo V di Francia
Trisnonno materno:
Giovanni II di Francia
Trisnonna materna:
Bona di Lussemburgo
Bisnonna materna:
Jeanne di Borbone
Trisnonno materno:
Pietro I di Borbone
Trisnonna materna:
Isabelle di Francia
Nonna materna:
Isabella di Baviera
Bisnonno materno:
Stefano III di Baviera-Ingolstadt
Trisnonno materno:
Stefano II di Baviera
Trisnonna materna:
Isabella d'Aragona
Bisnonna materna:
Taddea Visconti
Trisnonno materno:
Bernabò Visconti
Trisnonna materna:
Regina della Scala

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C.D. Ross, Henry V su Encyclopedia Britannica. URL consultato il 4/4/2015.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Henry VI su English Monarchs, 2004-2005. URL consultato il 4/04/2015.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Biography of Henry VI su Archontology.org, 14 Mar 2010. URL consultato il 5/04/2015.
  4. ^ Humprey, Duke of Gloucester su English Monarchs. URL consultato il 5/04/2015.
  5. ^ a b Henry, Cardinal Beaufort su English Monarchs. URL consultato il 5/04/2015.
  6. ^ a b c d e f g K.O'Morgan, Storia dell'Inghilterra, p. 178.
  7. ^ a b John A.Wagner, Encyclopedia of the Hundred Years War, p. 177. URL consultato il 5/04/2015.
  8. ^ a b c d Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in Storia universale, p. 275.
  9. ^ John, Duke of Bedford su English Monarchs. URL consultato il 5/04/2015.
    «John vied with his younger brother, Humphrey, Duke of Gloucester, for control of the Kingdom during the minority of his nephew King Henry VI».
  10. ^ a b c d e f John, Duke of Bedford su English Monarchs. URL consultato il 5/04/2015.
  11. ^ a b John A. Wagner, Encyclopedia of the Hundred Years War, Carlo VII, p. 90.
  12. ^ La Borgogna giunse ad attaccare addirittura Calais nel 1436. L'attacco sferrato fu, però, eroicamente sventato da parte della guarnigione locale. Vedi K.O'Morgan, Storia dell'inghilterra, cit., p. 185.
  13. ^ La Charta Mercatoria che, in cambio della promessa di pagare ulteriori tasse sulle merci importate o esportate, concedeva ampi privilegi ai mercanti stranieri era stata promulgata da Edoardo I d'Inghilterra; tali privilegi furono sfruttati soprattutto dai mercanti della Hansa
  14. ^ Nel 1471, diverse città anseatiche fornirono la flotta che servì a riportare in Inghilterra il re Edoardo IV, che undici anni prima aveva spodestato Enrico.
  15. ^ K.O'Morgan, Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, pp. 179-180.
  16. ^ Humphrey di Lancaster, che durante la giovinezza del re era stato il più potente tra i reggenti, cadde in disgrazia, accusato di tradimento e probabilmente assassinato nel 1447.
  17. ^ a b c William de la Pole, duca di Suffolk su Luminarium Encyclopedia Project, 2007-2009. URL consultato il 6/04/2015.
  18. ^ a b c d e C. L. Kingsford, Henry VI su Luminarium Encyclopedia Project, ricavato dall'Encyclopedia Britannica del 1910. URL consultato il 6/04/2015.
  19. ^ F. S. Pulling, Henry Beaufort su Luminarium Encyclopedia Project, dal The Dictionary of English History, 1910. URL consultato il 6/04/2015.
  20. ^ I membri della piccola e media aristocrazia avevano vari possedimenti ed interessi in Francia, specialmente nelle due regioni che sarebbero state cedute a Carlo VII. Molti dei membri di questa classe sociale, inoltre, erano membri del parlamento. Vedi K.O'Morgan, Storia dell'Inghilterra, cit., p. 178
  21. ^ a b c Si consulti la biografia di Margherita d'Angiò qui, URL consultato il 05/04/2015.
  22. ^ a b c d e K.O'Morgan, Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, p. 179.
  23. ^ Humprey, Duke of Gloucester su Luminarium Encyclopedia Project, basato sul The Dictionary of English History, 1910. URL consultato il 6/04/2015s.
  24. ^ Riccardo, duca di York non accettò di buon grado l'ordine di recarsi in Irlanda, infatti lo eseguì solo due anni dopo, nel 1449.
  25. ^ Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in La storia universale, p. 273.
  26. ^ Hugh James Rose, John Talbot su Luminarium Encyclopedia Project, basato sul A New General Biographical Dictionary, 1857. URL consultato il 6/04/2015.
  27. ^ William de la Pole, I duca di Suffolk, senza giudizio e senza ulteriore processo, fu decapitato da un ignoto irlandese, con sei colpi di una spada arrugginita.
  28. ^ Riccardo fu inviato come luogotenente in Irlanda, a causa dell'opposizione reale nei confronti della sua politica bellicistica.
  29. ^ a b c John Cade su Luminarium Encyclopedia Project, basato sull'Encyclopedia Britannica del 1910. URL consultato il 06/04/2015.
  30. ^ John Kemp, Arcivescovo di York, ricoprì due volte la carica di Lord Cancelliere: nel periodo 1426-1432 e dal 1450 fino alla morte, il 22 marzo 1454. Si distinse per la determinazione e la capacità di trattare con i ribelli e fu ricompensato, per questo, con l'elezione ad Arcivescovo di Canterbury nel 1452. Nello stesso anno venne eletto cardinale da papa Niccolò V. La morte lo colse proprio nell'imminenza dello scoppio della guerra delle due rose, quando, con l'ascesa degli York, la sua popolarità stava rapidamente declinando.
  31. ^ Jack Cade venne catturato e ucciso quattro giorni dopo che i ribelli avevano lasciato Londra.
  32. ^ La battaglia avvenne il 17 luglio, e K.O'Morgan, Storia dell'Inghilterra, cit., p. 179 scrive:"Tre settimane dopo Castillon, egli [Enrico VI] subì un collasso psicofisico...", mentre su archontology viene riportato che già a luglio Enrico subì una delle sue prime numerosi crisi di follia: "In July 1453 the king's health collapsed and he suffered the bouts of insanity".
  33. ^ Sulla paternità di Edoardo di Lancaster (o di Westminster, in base alla località ove nacque) sono stati avanzati dei dubbi. Giravano delle voci, infatti, che il bambino non fosse il figlio di Enrico VI, ma di Somerset: "Rumours abounded, fed by the Yorkist faction, that the child was not the feeble minded king's but Somerset's, all of which threw more fuel on the fires of discontent". (Cfr. Edward of Westiminster)
  34. ^ Richard Neville, Earl of Warwick su Luminarium Encyclopedia Project, basato sull'Encyclopedia Britannica del 1910. URL consultato il 6/04/2015S.
  35. ^ Edmund Beaufort, II duca di Somerset, fu tenuto in prigionia nella torre di Londra per proteggerlo dai seguaci di Riccardo di York.
  36. ^ a b Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in La storia universale, p. 279.
  37. ^ a b C. L. Kingsford, Edward IV su Luminarium Encyclopedia Project, basata sull'Encyclopedia Britannica del 1910. URL consultato l'8/04/2015.
  38. ^ Per la genealogia, si veda qui
  39. ^ a b c d Richard, duke of York su Luminarium Encyclopedia Project, basata sul The Dictionary of English History del 1910. URL consultato il 6/04/2015.
  40. ^ K.O'Morgan, Storia dell'Inghilterra, p. 180.
  41. ^ a b Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in La Storia Universale, p. 280.
  42. ^ Clare Rider, Richard III and St George’s Chapel, 21/05/2013. URL consultato l'8/04/2015.
  43. ^ a b c d e f J.N.W. Bos, Biography of Henry VI, 2009-2011. URL consultato l'8/04/2015.
  44. ^ Solamente una volta Enrico, in occasione della rivolta di John Cade del 1450, Enrico indossò l'armatura per mostrare il suo coraggio (vedi qui).
  45. ^ A brief history of Eton College. URL consultato l'8/04/2015.
  46. ^ E. C. Fernie-Paul Crossley (a cura di), Medieval Architecture and Its Intellectual Context, p. 210. URL consultato l'8/04/2015.
  47. ^ La figlia di Beauchamp, Anne, sposò poi proprio Richard Neville, il XVI conte di Warwick (vedi nota 5 sulla Biography of Henry VI).
  48. ^ Enrico, in un documento chiamato Will of King Henry VI del 1448, aveva delineato il progetto della fondazione di una cappella nel college di Cambridge. Vedi qui, a pagina 215.
  49. ^ a b c Enid Davies, Lilies and Roses for a King, 4/02/2010. URL consultato l'8/04/2015.
  50. ^ Vedi la voce Enrico VII.
  51. ^ Edmondo fu il padre di Enrico Tudor, futuro re d'Inghilterra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Weiner, XII in La Hansa, Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali, VI, 1999, pp. 460-500, SBN IT\ICCU\CSA\0112498.
  • A. Coville, XVII in Francia: armagnacchi e borgognoni (1380-1422), Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali, VI, 1999, pp. 642-672, SBN IT\ICCU\CSA\0112498.
  • K.B. Mc Farlane, XIII in Inghilterra: i re della casa di Lancaster, 1399-1461, L'autunno del Medioevo e la nascita del mondo moderno, VII, 1999, pp. 445-508, SBN IT\ICCU\CSA\0112626.
  • C.H. Williams, XIV in Inghilterra: i re della casa di York, 1461-1485, L'autunno del Medioevo e la nascita del mondo moderno, VII, 1999, pp. 509-545, SBN IT\ICCU\CSA\0112626.
  • Joseph Calmette, XVII in Il regno di Carlo VII e la fine della guerra dei cent'anni in Francia, L'autunno del Medioevo e la nascita del mondo moderno, VII, 1999, pp. 611-656, SBN IT\ICCU\CSA\0112626.
  • Charles Petit Dutailles, XVIII in Francia: Luigi XI, L'autunno del Medioevo e la nascita del mondo moderno, VII, 1999, pp. 657-696, SBN IT\ICCU\CSA\0112626.
  • Kenneth O.Morgan (a cura di), Storia dell'Inghilterra da Cesare ai giorni nostri, 10ª ed., Milano, Tascabili Bompiani, 2007, ISBN 978-88-452-4639-5.
  • Alfredo Bosisio, Il Basso Medioevo in La Storia Universale, IV, Novara, Istituto Geografico d'Agostini, 1968, SBN IT\ICCU\SBL\0106101.
  • (EN) John A. Wagner Ph.D., Encyclopedia of the Hundred Years War, Greenwood, 2006, ISBN 978-0313327360.
  • E. C. Fernie - Paul Crossley (a cura di), Medieval Architecture and Its Intellectual Context: Studies in Honour of Peter Kidson, A&C Black, 1990, ISBN 9781852850340.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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