Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Deserto di Taklamakan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 38°53′28″N 82°10′40″E / 38.891111°N 82.177778°E38.891111; 82.177778

Ubicazione in Asia centrale del deserto di Taklamakan
Immagine del Taklamakan della NASA

Il deserto di Taklamakan (Takelamagan Shamo, 塔克拉玛干沙漠; uiguro: تەكلىماكان قۇملۇقى), anche conosciuto come Taklimakan, è un deserto dell'Asia centrale, nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang nella parte occidentale della Repubblica Popolare Cinese.

È la propaggine occidentale del deserto di Gobi; (per alcuni completamente distinto da questo), è delimitato a sud dalle montagne Kunlun, a sud e ovest dal Pamir e a nord dalle Tien Shan. In lingua uigura il termine significa: se ci vai, non ne esci più.

Copre un'area di 270.000 km² nel bacino del Tarim, estendendosi fra circa i 78° e gli 88° di longitudine est e fra i 37° e i 40° di latitudine nord. (circa 450 km in direzione nord-sud e 1200 in direzione ovest-est). È uno dei deserti a maggiore percentuale di superficie sabbiosa sotto forma di dune (85%). Essendo al centro e punto di raccolta del bacino endoreico del Tarim, il deserto raccoglie le piogge e le precipitazioni del bacino, ma non ha effluenti. Nonostante la relativamente bassa latitudine essendo in ombra dell'Himalaya, e sottoposto agli influssi siberiani, è definito come un "deserto freddo", in inverno può avere temperature notevolmente basse; sono state rilevate spesso in inverno temperature al di sotto di −20 °C, e nel 2008 minimi fino a −26 °C, con deposizione su quasi tutta la sua superficie di uno strato di neve ghiacciata di cm.

Oasi[modifica | modifica wikitesto]

Due rotte della Via della seta percorrevano i suoi confini settentrionali e meridionali dove si trovano le maggiori città-oasi. Kashgar, Yarkand e Khotan (Hetian) nel sud-ovest; Kuqa e Turfan a nord, e Loulan e Dunhuang ad est.

I tesori archeologici ritrovati sepolti sotto le sue dune puntano ai tocari, e denunciano influenze ellenistiche, indiane e buddiste. Questi tesori e i pericoli del Taklamakan sono vividamente descritti da Aurel Stein, Sven Hedin, Albert von Le Coq e Paul Pelliot. Sono state ritrovate nella regione alcune mummie che risalgono a 4 000 anni fa.

Nel 1995 è stata completata la costruzione della Tarim Desert Highway (S165), l'autostrada che lo attraversa a metà da nord a sud, dalla città di Luntai a Minfeng (Níyǎ): La costruzione della strada ha comportato importanti opere, ed inoltre impianti botanici ai bordi (soprattutto cortine di arbusti ed erbe) per tentare di arginare con barriere vegetali viventi la deposizione di sabbia sulla carreggiata.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Nel videogioco per Super Nintendo, Terranigma, che si svolge per gran parte sulla superficie del nostro pianeta, si incontra un deserto situato tra Cina ed Europa dal nome Taklama, nel quale il giocatore deve seguire una certa rotta (suggeritagli da dei mercanti nomadi) per attraversarlo, oppure si perderà. Questo fa fede al significato del nome del deserto.

È nominato in Auto da fé, romanzo di Elias Canetti, dagli avventori (tra i quali uno è nominato come Sven Hedin l'esploratore, geografo e geopolitico che per primo produsse la mappa del deserto) del locale denominato "Babuino" i quali ipotizzano che l'ebreo nano, malvivente e scacchista Fischerle passi di lì per recarsi in Giappone[1]. Cosa che Fischerle racconterà anche al libraio che vivendo, «in tutti i sensi, dei libri d'avventure di Karl May» e «a sentir parlare dei pericoli del deserto di Takla-Makan» gli vendette un libro con le espressioni inglesi più correnti a metà prezzo[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fecero tutti capannello e si misero ad enumerare i pericoli del viaggio in Giappone. Uno calò una manata sul tavolo e ammonì: nel deserto di Takla-Makan un uomo su due muore di sete, sta proprio a metà fra Costantinopoli e il Giappone. Anche l'ex maestro ne aveva sentito parlare e disse: « Sven Hedin, è vero». (Elias Canetti, Auto da fé, traduzione di Luciano e Bianca Zagari, su licenza di Aldo Garzanti editore, Adelphi, 1981, p. 374)
  2. ^ Elias Canetti, Auto da fé, traduzione di Luciano e Bianca Zagari, su licenza di Aldo Garzanti editore, Adelphi, 1981, p. 387

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 246525993 · GND: 4058938-9