Chiesa di Sant'Angelo (Milano)

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Coordinate: 45°28′33.39″N 9°11′33.61″E / 45.475943°N 9.19267°E45.475943; 9.19267

Chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta Chiesa di Sant'Angelo
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Milano
Religione Cristiana cattolica di rito ambrosiano
Titolare Santa Maria degli Angeli
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Architetto Domenico Giunti
Stile architettonico manierismo, barocco
Inizio costruzione 1552
Completamento 1630
Sito web http://www.fratiminori.it/component/k2/item/16-convento-s-angelo-milano

La chiesa di Santa Maria degli Angeli, più conosciuta come chiesa di Sant'Angelo, è una chiesa del centro storico di Milano, chiaro esempio dello stile barocco nel capoluogo Lombardo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso di Santa Maria degli Angeli, costituito dalla chiesa di Sant'Angelo e dall’annesso convento che si trova sulla sua destra, è oggi la sede milanese dell’Ordine dei frati minori osservanti di San Francesco, fin dalla sua fondazione avvenuta il 21 febbraio 1552[1].

A Milano esisteva già nel XIII secolo una chiesa dedicata a Sant’Angelo, che nel corso del Quattrocento divenne la sede dell’Ordine francescano. La chiesa dovette essere abbattuta alla metà del Cinquecento per l’erezione della nuova cerchia di mura decisa dal comandante militare spagnolo Ferrante I Gonzaga, che ordinò quindi la costruzione dell’attuale edificio in sostituzione del precedente, ad opera dell’architetto militare di fiducia del Gonzaga, il fiorentino Domenico Giunti[2].

Dal Re, Marc'Antonio (1697-1766) - Vedute di Milano

L'edificio si articola in una vasta navata, circondata da una serie di cappelle laterali e coperta da volta a botte, seguita da un ampio transetto e da un profondo presbiterio. Vi sono contenute diciannove cappelle gentilizie, otto per lato sulla navata principale, e tre affacciate sul transetto. Appartennero a famiglie patrizie e corporazioni della città di Milano, che ne ordinarono le decorazioni nell’arco dei secoli, per tutto il cinquecento, seicento e settecento, fino alle ultime risalenti all’ultima metà del Novecento. Ricorre nella decorazione il sole raggiante col monogramma IHS, simbolo di Cristo diffuso dal francescano San Bernardino da Siena.

Come gran parte delle sedi monastiche milanesi, anche questo convento venne soppresso durante il periodo napoleonico, nel 1810. Solo nel 1922 i Minori francescani fecero ritorno nell’edificio. Il grandioso monastero originario, articolato su tre chiostri, ornati da cicli di affreschi dei Procaccini e del Morazzone, in stato degradato, venne abbattuto e ricostruito in forme contemporanee. La chiesa si segnala per essere una dei pochi edifici di culto milanesi ad essere sopravvissuti relativamente intatti ai devastanti "restauri" ottocenteschi, che hanno imposto un uniforme quanto banale aspetto "neomedievale" a tutti i monumenti più importanti. Anche qui le spoliazioni napoleoniche e la rimozione ottocentesca delle sepolture dalle chiese hanno aperto lacune, ma nel complesso la chiesa si presenta ancora integralmente nella sua veste manierista e barocca, conservando tutte le cappelle di patronato delle antiche corporazioni, difese da alte cancellate e decorate da opere d'arte del Sei/Settecento. Le lacune sono state colmate nel XX secolo da opere moderne (affreschi, quadri, sculture), non sempre di livello comparabile a quello delle opere antiche, ma tali comunque da fornire al visitatore un'immagine non lacunosa dell'edificio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Prestinari, San Michele Arcangelo sconfigge il diavolo

La facciata della chiesa di Sant'Angelo è a salienti. Essa è suddivisa in sue fasce sovrapposte da un alto cornicione sorretto, nella parte inferiore, da colonne con capitelli tuscanici; intervallati alle suddette colonne, si aprono tre portali, con quello centrale più grande rispetto ai due laterali. La fascia superiore della facciata, invece, è decorata da un cornicione che richiama una serliana idealmente sorretta da sei lesene con capitelli ionici. Sopra la finestra centrale, entro una nicchia, vi è la Statua dell'Immacolata. Termina in alto la facciata un frontone triangolare con croce in ferro battuto. Completano la decorazione statue di Gerolamo Prestinari, scultore attivo nel Sacro Monte di Varese. In particolare si possono vedere:

  • al primo ordine, entro nicchie, quattro statue di Santi Francescani; fra gli altri, Sant'Antonio da Padova e San Francesco d'Assisi
  • sopra il portale maggiore, altorilievo con San Michele Arcangelo sconfigge il diavolo
  • sulla balaustra, quattro statue di Santi
  • nei timpani delle finestre, coppia di Monache
  • a coronamento, Angeli

Il sagrato della chiesa è ornato dalla fontana con la rappresentazione in bronzo di San Francesco d'Assisi che parla agli uccelli, opera del 1927 di Giannino Castiglioni.

Il convento, che attualmente ospita anche l'istituto Angelicum, è opera del XX secolo di Giovanni Muzio (1939-1958).

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della chiesa è a croce latina, con ampia navata unica lungo la quale si aprono due file di cappelle laterali.

Cappella di Santa Caterina d'Alessandria, o Cappella Gallarati[modifica | modifica wikitesto]

Gaudenzio Ferrari, Martirio di Santa Caterina d'Alessandria

Nella prima cappella a destra, dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, all'altare è collocata una copia della pala di Gaudenzio Ferrari un tempo qui e oggi alla Pinacoteca di Brera. L'ancona era stata commissionata nel 1540 dal senatore Giacomo Gallarati, per la propria cappella di famiglia nella precedente chiesa di Sant'angelo, e poi trasportata nella chiesa attuale. A seguito della soppressione del convento, fu acquistata dal governo austriaco e donata alla pinacoteca di Brera. All'epoca della sua commissione il Ferrari era l'artista più famoso del momento, scelto dalla potente famiglia Gallarati per la decorazione della cappella dove avrebbe trovato sepoltura anche Francesco Gallarati, comandante delle truppe imperiali. La tela mostra al centro la Santa, orante, torturata dagli aguzzini, mentre dall'alto piomba un angelo dalla spada sguainata, dipinto in virtuisistico scorcio, pronto a spezzare le ruote del martirio, scatenando terrore e sconcerto tra i soldati e l'imperatore in secondo piano. La vivacità dei colori e dei costumi ritratti, la teatralità delle pose, le nerborute anatomie dei personaggi testimoniano la volontà dell'autore di aggiornarsi alle ultime creazioni del manierismo di scuola romana, e in particolare l'influsso del Giudizio universale di Michelangelo e degli affreschi mantovani di Giulio Romano[3].

Le tele laterali, risalenti agli anni '80 del XVI secolo, sono del cremonese Antonio Campi e sono giocate su un forte contrasto luce-ombra che costituisce un precedente lombardo alla pittura di Caravaggio[4]. La tela di destra è la Decapitazione, mentre quella di fronte rappresenta L'imperatrice Faustina visita Santa Caterina in carcere. La scena è caratterizzata da un'orchestrazione di ombre e luci generate da molteplici fonti, quella ultraterrena proveniente dal carcere, quella della torcia e alle spalle quella naturale della luna.

Cappella di San Carlo Borromeo[modifica | modifica wikitesto]

Morazzone, San Carlo Borromeo in gloria

Nella seconda cappella a destra, si segnala la tela seicentesca con San Carlo in gloria, di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.

Cappella di San Francesco o Cappella Porrone[modifica | modifica wikitesto]

Terza cappella a destra, commissionata dalla famiglia Porrone ai fratelli Fiammenghini

Cappella dello Sposalizio della Vergine[modifica | modifica wikitesto]

Quarta cappella a destra

Cappella di San Matteo[modifica | modifica wikitesto]

Quinta cappella a destra

Cappella di San Luca[modifica | modifica wikitesto]

Sesta cappella a destra, contiene la tela novecentesca di San Luca, circondata da stucchi del seicento.

Cappella di San Gerolamo o del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

Settima cappella a destra, tutta la decorazione a stucco e gli affreschi con Storie di San Girolamo furono completati da Ottavio Semini nel 1565.

Cappella di Sant'Antonio di Padova[modifica | modifica wikitesto]

Simone Peterzano, Predica di Sant'Antonio

Nell'ottava cappella a destra vanno ricordati gli affreschi di Simone Peterzano, primo maestro del Caravaggio. Essi rappresentano, sulla parete sinistra, il Miracolo della mula, mentre a destra la Predicazione del santo, caratterizzato da vivaci motivi quotidiani quali i bambini che giocano fra le braccia delle madri ed il frate assorto nell'ascolto della predica.

All'altare, statua del XVI secolo, mentre la cupola è decorata con la Gloria di Dio Padre dei Fiammenghini.

Cappella di San Michele arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

La prima cappella a sinistra, dedicata al titolare della chiesa, San Michele arcangelo, fu commissionata dalla famiglia Sansoni, che la utilizzò anche come sepoltura per i propri membri.

La decorazione fu interamente realizzata dal pittore manierista Panfilo Nuvolone, padre dei più celebri Carlo Francesco e Giuseppe, esponenti del barocco milanese. La pala centrale raffigura La Vergine fra San Girolamo e San Michele che sciaccia il demonio, mentre gli altri episodi sono allegorie delle virtù. Benché realizzata nel primo decennio del Seicento, la rigida decorazione a stucco e le scultoree figure dipinte si mostrano più vicine alla compostezza manierista, che non al nascente spirito barocco[5].

Cappella di San Diego di Alcalà[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda cappella a sinistra, tutta la decorazione spetta a Camillo Procaccini, successivamente alla canonizzazione di San Diego (1588). Al centro, San Diego che guarisce gli infermi.

Cappella di San Pietro di Alcantara[modifica | modifica wikitesto]

Terza cappella a sinistra, rivestita da affreschi del Morazzone con putti e Profeti. Sull'altare, Apoteosi di San Pietro di Alcantara, di Giambattista del Sole.

Cappella di Sant'Agata e San Omobono[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Giacomo apostolo, o cappella Durini[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Giacomo apostolo

La quinta cappella a sinistra è un armonico esempio di barocchetto lombardo, in cui sculture, marmi, dipinti ed affreschi si fondono nell'estrosa decorazione. Al progetto, realizzato nel secondo decennio del Settecento, collaborarono alcuni fra i maggiori artisti milanesi del periodo. Lo scultore Giuseppe Rusnati è autore della statuaria, il Legnanino delle tele, mentre la volta fu affrescata a quattro mani come era in uso all'epoca: Giovan Battista Sassi, specializzato nelle figure allegoriche, e il Castellino, autore delle caratteristiche quadrature formate da fantasiose architetture mistilinee ornate da fiori. Il tutto fu finanziato dalla potente famiglia dei Durini, feudatari di Monza, a partire dal 1697. In quella data la cappella, precedentemente dedicata a Santa Margherita, ebbe la dedicazione attuale, in onore dei conti Giacomo e GianGiacomo Durini, sepolti nella cappella stessa.

L'intera cappella è rivestita fino alla cupola da marmi policromi, che costituiscono anche la balaustra composita. Sull'altare spicca dal fondo nero la statua in marmo di Carrara di San Giacomo apostolo. Il Santo è rappresentato con la tradizionale conchiglia di San Giacomo, simbolo del Pellegrinaggio nella città di Santiago de Compostela, che ricorre anche nella decorazione mormorea. Il Pellegrino raccoglieva sulle spiagge galiziane e sulla costa di Finis Terrae le conchiglie, che dovevano essere cucite sul mantello o sul cappello ed erano il simbolo da mostrare a tutti che il Pellegrino aveva raggiunto e visitato la tomba dell’apostolo di Gesù. Alle pareti le tele rappresentano storie di San Giacomo e di San Giovanni, sormontate da putti e tondi con le statue allegoriche della Fede e della Penitenza. Nella cupola, angeli portano il vessillo di San Giacomo.

Cappella di San Giovanni evangelista[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Francesco di Sales[modifica | modifica wikitesto]

Settima cappella a sinistra, alla parete mostra la Tomba di Antonio Sormani († 1730).

Legnanino, Incoronazione di Maria

Nell'arcone che divide la navata dal transetto è dipinta una solenne Incoronazione di Maria del Legnanino.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Nel transetto si segnalano la Cappella Brasca, decorata da Ottavio Semino, e alcuni monumenti funebri, tra cui l'epitaffio marmoreo di Fabrizio Ferrari, disegnato da Martino Bassi.

Monumento funebre a Beatrice Casati

Sulla parete a sinistra dell'altare, è sistemato il Sepolcro del vescovo Pier Giacomo Malombra, morto a 45 anni nel 1573), in marmo bianco. Il monumento è attribuito ad Annibale Fontana, scultore manierista milanese noto per le opere scultoree di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso. Presenta, al di sopra di un'edicola aggettante, un sottile sarcofago decorato da sobri motivi classici sormontato dalla figura del vescovo in posizione reclinata.

In posizione simmetrica rispetto all'altare del Mausoleo Malombra, è il Monumento funebre a Beatrice Casati moglie del Conte di Locarno, morta nel 1490. Proviene dalla chiesa distrutta e fu rimontato in modo parziale. Costituisce un raro esempio di monumento sepolcrale femminile di inizio Cinquecento, variamente attribuito al Bambaja o a Benedetto Briosco. Il corpo della monaca giace disteso all'interno di una nicchia decorata con delicati motivi a foglie d'acanto. La morbidezza del panneggio e l'impostazione classica del monumento, contrastano con il crudo naturalismo del volto della monaca[6].

Cappella della Misericordia

La cappella del Crocifisso, a destra del presbiterio, e la Cappella della Santità Francescana, alla sua sinistra, sono di Giannino Castiglioni (anni cinquanta del novencento).

Alla testata del transetto sinistro, la Cappella della Misericordia, decorata da affreschi di Ottavio Seminocon Nascita e la Morte di Maria alle pareti, e la Trinità incorona la Vergine sulla volta emisferica. Sull'altare, gruppo di sculture in pietra dipinta del XVI secolo della "Madonna della Misericordia" tra San Francesco d'Assisi e Santa Margherita di Antiochia.

Nel corridoio d'ingresso del transetto destro, è ospitata una Madonna col Bambino, bassorilievo quattrocentesco firmato Francesco Solari.

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Camillo Procaccini, Assunzione di Maria, Volta del presbiterio

Il presbiterio è decorato da un vasto ciclo di affreschi di Camillo Procaccini, autore anche di diverse tele nelle cappelle della chiesa, del secondo decennio del Seicento. Nella Volta si può ammirare, nel tondo centrale, L'Assunzione di Maria, contornata nei quattro scomparti laterali da schiere di angeli musicanti. Gli affreschi sono caratterizzati dai delicati accordi cromatici delle vesti degli Angeli, sull'insolita dominate lilla delle nubi sullo sfondo. Il concerto degli angeli mostra anche una notevole rassegna degli strumenti musicali in uso al tempo, liuti, archi, arpe e trombe. Sempre del più anziano dei fratelli Procaccini sono anche le tele sul fondo del coro, con L'Annunciazione, La Fuga in Egitto, e La Morte della Madonna.

L'Altare Maggiore, barocco, in marmi policromi e pietre dure, fu scolpito nel 1708 da Giovanni Battista Dominioni, con le sovrastanti statue.

Sagrestia[modifica | modifica wikitesto]

La sagrestia, che presenta una decorazione rococò, contiene al suo interno tele di diversi pittori, tra cui una Natività della Vergine di Giulio Cesare Procaccini.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nei due bracci del transetto, diviso in quattro corpi distinti più un quinto corpo nella parete di fondo dell'abside, vi è l'Organo Tamburini a quattro tastiere e pedaliera, la cui consolle è collocata dietro l'altar maggiore, nel coro. Lo strumento è stato costruito nel 1957 ed è a trasmissione elettrica per le note ed i registri. È stato restaurato nel 2003 con l'aggiunta di un centralino elettronico per la gestione delle combinazioni aggiustabili. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Bordone 16'
Principalino 8'
Corno da caccia 8'
Bordone 8'
Viola dolce 8'
Ottava dolce 4'
Flauto armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Ottavino 2'
XV 2'
Terza di Nazardo 1.3/5'
XIX 1.1/3'
XXII 1'
Tromba 8'
Cromorno 8'
Flauto celeste 8'
Ripieno Combinato
Cornetto Combinato
Tremolo
Campane
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Diapason 8'
Principale 8'
Flauto traverso 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto a cuspide 4'
XII 2.2/3'
XV 2'
Ripieno grave 4 file
Ripieno acuto 5 file
Tromba 8'
Tromba 4'
Unda maris 8'
Terza tastiera - Espressivo
Salicionale 16'
Eufonio 8'
Flauto da concerto 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Fugara 4'
Flauto d'amore 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Silvestre 2'
Pieno 5 file
Oboe 8'
Voce corale 8'
Coro viole 4 file
Voce celeste 8'
Ripieno Combinato
Tremolo
Quarta tastiera - Corale Espressivo
Principale 8'
Principale dolce 8'
Bordoncino 8'
Ottava 4'
Flauto a camino 4'
XV 2'
Ripieno 5 file
Fiffaro 8'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Violone 16'
Salicionale 16'
Basso 8'
Flauto basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Dolce 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Bombarda 16'
Bombardino 8'
Clarone 4'
Campane
Tremolo al Violoncello
Subbasso corale 16'
Basso corale 8'

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano, p.176, op.cit.
  2. ^ Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, p. 43, op. cit.
  3. ^ Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano, Rinascimento e Manierismo, p. 250, op. cit.
  4. ^ Roberto Longhi, Quesiti caravaggeschi, Firenze, 1968
  5. ^ Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano, p. 178, op. cit.
  6. ^ Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, pp. 44-45, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano, Electa, Milano, 2006
  • Guida d'Italia, Milano, Edizioni Touring Club Italiano, Milano, 2007.
  • Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano dal seicento al neoclassicismo, Cariplo, Milano, 1999.
  • Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano, Rinascimento e Manierismo, Cariplo, Milano, 1998.
  • Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, in "Itinerari di Milano e provincia", Provincia di Milano, MIlano, 2000.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]