Chiesa di Santa Maria presso San Celso

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Coordinate: 45°27′17″N 9°11′16″E / 45.454599, 9.187647

Il santuario visto dall'esterno
La facciata

Maria presso San Celso (nome completo: Santa Maria dei Miracoli presso San Celso) è un antico santuario di Milano, posto in corso Italia al civico 37.

Indice

[modifica] Storia

Iniziata da Gian Giacomo Dolcebuono e da Giovanni Battagio nel 1493, in pieno Rinascimento per accogliere un'icona miracolosa della Madonna, fu inizialmente a pianta centrale. La prima parte ad essere costruita fu infatti la cupola ottagonale, coperta all'esterno da un tiburio con un loggiato ad arcatelle, ornato da dodici statue in cotto di Agostino De Fondulis secondo la più pura tradizione architettonica lombarda. Nel 1494 venne richiesto all'Amadeo di fornire un modello e nel 1498 lo stesso si incaricò di procurare colonne e capitelli per il tiburio.

Nel 1506 all'impianto amadeesco originario venne aggiunto un corpo longitudinale a tre navate, di cui la principale è coperta da una monumentale volta a botte cassettonata, ad opera di Giovanni Antonio Amadeo; al presbiterio fu anche aggiunto un deambulatorio poligonale, sul modello del Duomo di Milano.

[modifica] Quadriportico e facciata

Nel primo XVI secolo fu aggiunto il classicheggiante quadriportico, edificato su modelli dell'antica Roma, forse opera di Cesare Cesariano oppure di Cristoforo Lombardo (il Lombardino).

L'imponente ed ornatissima facciata, in marmo di Carrara, è in stile manierista e fu progettata da Galeazzo Alessi verso la fine del XVI secolo. Realizzata da Martino Bassi, che semplificò il disegno alessiano, è decorata da numerose statue e rilievi di Stoldo Lorenzi ed Annibale Fontana.

[modifica] Interno

La decorazione pittorica fu realizzata in due fasi distinte: la prima, successiva al 1535, riflette le preferenze venete e manieristiche introdotte nel periodo della dominazione spagnola, mentre la successiva esibisce le tendenze controriformate espresse dal 1565 da Carlo Borromeo. Il primo momento testimonia di un perido di transizione sia politico che artistico: con la morte dell’ultimo degli Sforza, Francesco II (1535), il Ducato entra a far parte dei possedimenti spagnoli di Carlo V mentre, dal punto di vista pittorico, le morte del Bramantino (1530) e di Bernardino Luini (1532) evidenziano l’esaurirsi della precedente stagione pittorica. L’egemonia anche culturale esercitata dai nuovi dominatori impone l’aprirsi della città al gusto della pittura veneta e manieristica. La chiesa, che per un decreto ducale del 1491 godeva di grande autonomia rispetto al clero ed era retta da un Capitolo di diciotto nobili, divenne uno dei luoghi centrali per le nuove tendenze e per i rapporti tra dominatori spagnoli e aristocrazia locale, come mostrano le visite di Carlo V (1541) e Filippo II (1548) durante i loro soggiorni trionfali a Milano. Non sorprende quindi che il deambulatorio che corre intorno al presbiterio fosse decorato con una serie di tele di importanti artisti, tra i quali Gaudenzio Ferrari, che vi dipinse 'Il Battesimo di Cristo' (1540-41), il bresciano Moretto con la sua 'Conversione di San Paolo' (1540-45) e Callisto Piazza, autore del 'San Gerolamo'(1542 - 1544).

Vi si conservano inoltre numerosi affreschi e pale d'altare di artisti lombardi del Rinascimento e del Barocco: Giovan Battista Crespi detto il Cerano, Camillo e Giulio Cesare Procaccini, Carlo Francesco Nuvolone, Antonio Campi, Bergognone, Callisto Piazza. Da segnalare soprattutto Giovan Battista della Cerva, e, all'altare del transetto destro, una bella pala di Paris Bordone. Il coro è decorato con stalli su disegno di vari artisti; il leggio ligneo è stato disegnato da Giuseppe Meda.

Nel transetto sinistro, all'interno di un altare disegnato da Martino Bassi, si conserva la veneratissima statua marmorea dell'Assunta di Annibale Fontana (1586), completata in seguito da due angioletti reggicorona di Giulio Cesare Procaccini.

In una teca posta all'ingresso sono esposti dei paramenti del Cardinale Ildefonso Schuster ed il calco, fatto alla morte, del viso e della mano, effettuato dallo scultore don Marco Melzi dell'Istituto Beato Angelico di Milano.

[modifica] San Celso

La facciata di San Celso

Alla destra della facciata, un po' arretrata per la demolizione di quasi tutte le sue campate nel tardo XVIII secolo (ne resta traccia negli archi rimasti all'aperto del sagrato), si trova la chiesa romanica di San Celso, fondata nel IV secolo ma ricostruita nel XI. Questa chiesa era stata importante per essere in assa conservate le reliquie di San Celso, il santo legato a Nazario (le cui reliquie erano invece in San Nazario).

La fronte in mattoni (rifatta in stile neo-romanico nel XIX secolo) è decorata da un rosone e da un portale romanico con rappresentazioni zoomorfe.

All'XI secolo risale anche il bel campanile.

[modifica] Tradizione milanese

Da secoli è tradizionale che le spose milanesi, subito dopo la celebrazione del matrimonio, portino un mazzo di fiori alla Madonna esposta in questa chiesa. [1]

[modifica] Note

  1. ^ Sito Diocesi Milano

[modifica] Bibliografia

  • Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano. Rinascimento e Manierismo,Milano, Cariplo, 1998.
  • Maria Teresa Fiorio (a cura di), Le chiese di Milano, Milano, Mondadori Electa, ed. riveduta 2006 (1° ed. 1985).

[modifica] Voci correlate

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