Varsi

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Varsi
comune
Varsi – Stemma Varsi – Bandiera
Il Groppo della Rocca nei pressi di Varsi
Il Groppo della Rocca nei pressi di Varsi
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Parma-Stemma.png Parma
Amministrazione
Sindaco Luigi Aramini (lista civica Una svolta per Varsi) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 44°39′45.2″N 9°50′39.9″E / 44.662556°N 9.844417°E44.662556; 9.844417 (Varsi)Coordinate: 44°39′45.2″N 9°50′39.9″E / 44.662556°N 9.844417°E44.662556; 9.844417 (Varsi)
Altitudine 426 m s.l.m.
Superficie 80,07 km²
Abitanti 1 230[1] (31-12-2015)
Densità 15,36 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Bardi, Bore, Solignano, Valmozzola, Varano de' Melegari
Altre informazioni
Cod. postale 43049
Prefisso 0525
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 034046
Cod. catastale L689
Targa PR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti varsigiani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Varsi
Varsi
Posizione del comune di Varsi nella provincia di Parma
Posizione del comune di Varsi nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Varsi (Värz in dialetto parmigiano[2]) è un comune italiano di 1.230 abitanti della provincia di Parma situato nella valle del Ceno. Fa parte dell'Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno succeduta, nel 2014 ,alla Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Varsi sorge in val Ceno ai piedi del Monte Dosso, su un altopiano alla destra del torrente. A nord-est del centro abitato si trova un piccolo lago, circondato da un filare di pioppi e cipressi; lo specchio d'acqua, alimentato da una sorgente, fu prosciugato nel 1724 e reso coltivabile, ma dopo circa 30 anni il canale di deflusso si ostruì e l'avvallamento fu nuovamente invaso dalle acque.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio risultava abitato già nel Mesolitico, epoca a cui risalgono le tracce di alcuni accampamenti di cacciatori rinvenute nei pressi del santuario di Nostra Signora della Guardia nella località di Tosca.[4]

Il primo insediamento umano stabile di cui si conservano le testimonianze appartiene all'età del bronzo: nei pressi della frazione di Rocca si trovano i resti del villaggio protostorico di Groppo Predellara, sorto nel XVII secolo a.C. e abitato fino al 1200 a.C. circa.[4]

In epoca romana la zona della media val Ceno estesa fino a Bardi era detta pagus Salutaris, distretto cui appartenevano quelli che nella Tabula alimentaria traianea di Velleia sono indicati come saltus praediaque Varisto, ossia i boschi e i fondi di "Varisto" o "Varissio", antico nome di Varsi; oggi il territorio comunale conserva varie tracce di insediamenti rustici romani, tra cui alcune vestigia nella località Marsaia di Pessola, a confine col pagus Medutius dell'attuale comune di Valmozzola.[4]

L'importanza del luogo crebbe in età longobarda, grazie alla rete viaria di collegamento tra la pianura Padana e la Toscana; verso l'VIII secolo vi fu edificata la primitiva pieve di San Pietro Apostolo, la cui esistenza è testimoniata da alcune delle 11 rarissime pergamene longobarde di Varsi,[4] databili tra il 735 e il 774; i documenti, conservati presso l'Archivio Capitolare della cattedrale di Piacenza, contengono informazioni relative a nuclei abitati ancora esistenti, come Vianino e Golaso, ma anche a insediamenti oggi scomparsi.[5]

Col tempo l'autorità ecclesiastica aumentò notevolmente e il territorio divenne feudo della diocesi di Piacenza, che probabilmente nel X secolo vi edificò l'originario castello.[6] Nella seconda metà del XIII secolo i Malaspina conquistarono il forte,[3] che nel 1294 fu espugnato dal guelfo Alberto da Fontana e restituito al vescovo di Piacenza.[7]

Nel 1303 il vescovo Ugo Pelosi, autorizzato dal papa Bonifacio VIII, cedette il feudo al conte di Fombio Giovanni Scotti, permutandolo con quello di Sant'Imento.[8]

Nel 1445 Obietto Fieschi conquistò il maniero e lo assegnò in dote alla sorella Donella, che sposò il marchese di Fosdinovo Spinetta Malaspina. Negli anni seguenti il territorio fu conteso dalle famiglie Malaspina e Scotti e nel 1469 Galeazzo Sforza lo assegnò alla seconda; tuttavia nel 1473 i fratelli Tristano e Giovanni Scotti furono accusati di tradimento dal duca di Milano e i loro beni furono confiscati; il castello e le sue pertinenze furono poi acquistati dal conte di Fombio Alessio Scotti.[9]

Nel 1720 Varsi fu acquistata dai conti Rugarli,[9] che ne mantennero la potestà fino all'abolizione dei diritti feudali sancita da Napoleone nel 1805 nell'ex ducato di Parma e Piacenza.[10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pietro Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro Apostolo (Varsi).

Innalzata originariamente al termine dell'attuale via della Pieve agli inizi dell'VIII secolo, la pieve, documentata dalle 11 pergamene longobarde di Varsi, fu distrutta in un incendio intorno all'880; ricostruita successivamente, fu abbandonata nel XIV secolo e riedificata all'interno delle mura del castello in stile romanico; tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo il luogo di culto fu nuovamente ricostruito in forme barocche in adiacenza alla torre nord del maniero, che ne divenne il campanile fino al 1926, prima dell'edificazione della nuova torre campanaria neoromanica a ovest della facciata; nel 1932 la chiesa fu allungata anteriormente di una campata, con la costruzione dell'attuale prospetto neoromanico; decorata internamente in stile barocco, la pieve conserva della struttura trecentesca soltanto una chiave d'arco decorata con un bassorilievo raffigurante una mano benedicente.[11]

Oratorio della Madonna della Canala[modifica | modifica wikitesto]

Oratorio della Madonna della Canala

Edificato in stile barocco nel XVII secolo sul margine orientale della centralissima piazza Monumento, il piccolo oratorio presenta una facciata decorata con lesene e cornici che delimitano un portale architravato da mensoloni sagomati; all'interno l'edificio conserva gran parte dell'arredo originale databile presumibilmente al XVIII secolo.[12]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Varsi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Varsi.

Edificato probabilmente nel X secolo per volere della diocesi di Piacenza, il castello, dopo una breve parentesi di possesso da parte dei Malaspina, fu ceduto nel 1303 al conte di Fombio Giovanni Scotti, che lo ricostruì su un impianto quadrangolare, con torri angolari circolari e, all'interno, il mastio centrale, l'abitazione del castellano e la nuova pieve di San Pietro Apostolo; conteso tra il 1445 e il 1469 dalle famiglie Scotti e Malaspina, fu poi assegnato da Galeazzo Sforza alla prima; alienato nel 1720 ai conti Rugarli, dopo il 1805 il maniero fu acquistato dalla famiglia Corsini, alla quale seguirono gli Zanetti e infine i Moruzzi, attuali proprietari di un'ala residua; quasi completamente demolito verso la fine del XIX secolo, oggi rimangono dell'antico forte solo tre torri angolari, il corpo posteriore abitativo, modificato nel XX secolo, e l'ala centrale a esso perpendicolare, realizzata nel XVIII secolo.[13]

Castello di Golaso[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Golaso
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Golaso.

Edificato originariamente forse già nel VI o VII secolo,[14] il castello medievale fu trasformato intorno al XVI o XVII secolo in una signorile casa-forte tardo-rinascimentale, sede di una tenuta agricola; acquistato in epoca imprecisata dai conti Rugarli, fu alienato agli inizi del XIX secolo alla famiglia Corsini, tuttora proprietaria dell'ampia struttura;[15] sviluppato su una superficie di circa 5000 m² attorno a due cortili concentrici, il complesso fortificato, interamente realizzato in pietra, è costituito da un lungo fabbricato d'ingresso con tre torri, da due ali a esso ortogonali, comprendenti le scuderie, la cappella e alcune abitazioni, e da un massiccio edificio padronale, noto come il "Palazzo".[16]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Città d'Ombria[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del sito archeologico di Città d'Ombria nel 1864
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Città d'Ombria.

Posizionata nei pressi delle frazione di Tosca all'interno di una faggeta alle pendici del monte Barigazzo, Città d'Ombria è un sito archeologico di origine ancora non completamente chiara; fondato probabilmente tra il III e il II secolo a.C. dai Liguri o dagli Umbri, l'insediamento fu quasi certamente fortificato nel VI o VII secolo dai Bizantini; le rovine, rinvenute durante una campagna di scavi condotta nel 1861 dall'archeologo Alessandro Wolf, appartengono, secondo le indagini svolte nel 2012, alla seconda fase costruttiva; si conservano i resti di due tratti delle mura di cinta e la base quadrata di un torrione d'angolo, mentre sono scarsissimi i reperti provenienti dall'interno della città.[17][18][19]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Baghetti, Bianchi, Busi, Casa Carnevale, Ca' Pesatto, Casa Tron, Case Marianna, Contile, Corticella, Ferrè, Franchini, Golaso, Groppo, Lagadello, Leonardi, Lubbia Sopra, Lubbia Sotto, Manini, Marsaia, Michelotti, Minassi, Molinazzo, Peracchi, Peretti, Perotti, Pessola, Pietracavata, Pietrarada, Ponte Vetrioni, Rocca Barborini (Rocca Vecchia), Rocca Nuova, Scaffardi, Scortichiere, Sgui, Tognoni, Tosca, Villora, Volpi.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 giugno 1985 27 maggio 1990 Giorgio Bertorelli Democrazia Cristiana Sindaco [21]
29 gennaio 1994 24 aprile 1995 Giovanni Botti Partito Socialista Italiano Sindaco [21]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Giovanni Botti lista civica Sindaco [21]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Giorgio Bertorelli centro-sinistra Sindaco [21]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Giorgio Bertorelli centro-sinistra Sindaco [21]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Osvaldo Ghidoni lista civica Sindaco [21]
26 maggio 2014 in carica Luigi Aramini Sindaco [21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss.
  3. ^ a b Varsi, valcenoweb.it. URL consultato il 13 settembre 2016.
  4. ^ a b c d Varsi nella storia, valcenoweb.it. URL consultato il 13 settembre 2016.
  5. ^ Bonacini.
  6. ^ Il castello di Varsi e le cascate del rio Golotta, trekkingtaroceno.it. URL consultato il 13 settembre 2016.
  7. ^ Castello Varsi, geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 13 settembre 2016.
  8. ^ Molossi, p. 580.
  9. ^ a b Giuseppe Conti, Il castello di Varsi, valcenoweb.it. URL consultato il 13 settembre 2016.
  10. ^ L’eredità napoleonica. Il Codice (PDF), treccani.it. URL consultato l'11 settembre 2016.
  11. ^ Varsi nella storia, valcenoweb.it. URL consultato il 13 settembre 2016.
  12. ^ Cervi.
  13. ^ La storia di Varsi, valcenoweb.it. URL consultato l'11 settembre 2016.
  14. ^ Casa forte di Golaso, tabianoedintorni.it. URL consultato il 17 settembre 2016.
  15. ^ Varsi, il castello di Golaso, mondimedievali.net. URL consultato il 17 settembre 2016.
  16. ^ Il castello di Golaso (Varsi), valcenoweb.it. URL consultato il 17 settembre 2016.
  17. ^ Pallastrelli.
  18. ^ Maria Luigia Pagliani, I resti di Ombrìa, rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 19 ottobre 2016.
  19. ^ Raffaela Castagno, Il mistero d'Umbrìa "città" e tesoro da leggenda, parma.repubblica.it. URL consultato il 19 ottobre 2016.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierpaolo Bonacini, Le carte longobarde di Varsi, Varsi, Comune di Varsi/Consulta Culturale di Varsi, 2002.
  • Giuliano Cervi, Guida all'Appennino parmense: l'ambiente naturale ed i caratteri degli insediamenti storici, Parma, Battei, 1987.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1834.
  • Bernardo Pallastrelli, La Città d'Umbria nell'Appennino Piacentino, Piacenza, Tip. A. del Majno, 1864.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN235223859
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