Albareto

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Albareto
comune
Albareto – Stemma Albareto – Bandiera
Albareto – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Parma-Stemma.svg Parma
Amministrazione
SindacoDavide Riccoboni (lista civica Impegno comune) dal 25-5-2014 (2º mandato dal 27-5-2019)
Territorio
Coordinate44°26′48.91″N 9°42′08.21″E / 44.44692°N 9.70228°E44.44692; 9.70228 (Albareto)Coordinate: 44°26′48.91″N 9°42′08.21″E / 44.44692°N 9.70228°E44.44692; 9.70228 (Albareto)
Altitudine512 m s.l.m.
Superficie104,11 km²
Abitanti2 112[1] (31-8-2020)
Densità20,29 ab./km²
FrazioniBertorella, Boschetto, Buzzò, Cacciarasca, Campi, Case Bozzini, Caselle, Case Mazzetta, Case Mirani, Codogno, Folta, Gotra, Il Costello, Lazzarè, Le Moie, Montegroppo, Pieve di Campi, Pistoi, Ponte Scodellino, Roncole, San Quirico, Spallavera, Squarci, Torre
Comuni confinantiBorgo Val di Taro, Compiano, Pontremoli (MS), Sesta Godano (SP), Tornolo, Varese Ligure (SP), Zeri (MS)
Altre informazioni
Cod. postale43051
Prefisso0525
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT034001
Cod. catastaleA138
TargaPR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona F, 3 015 GG[3]
Nome abitantibarilotti o albarilotti
Patronosanta Maria Assunta
Giorno festivo15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Albareto
Albareto
Albareto – Mappa
Posizione del comune di Albareto nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Albareto (Albarèjj in dialetto parmigiano[4], Albarèju in dialetto albarilotto) è un comune italiano di 2 112 abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune si trova in Val di Taro e fa parte della Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno. Il suo territorio comunale confina con la Liguria e con la Toscana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'epoca longobarda nella zona vi operano i monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio[5][6][7][8], il territorio con vari possedimenti era inserito nel grande feudo reale ed imperiale monastico; l'area dell'abitato venne fortemente influenzata dalla presenza dei monaci dell'abbazia di Bobbio che realizzarono vari insediamenti fra i quali quelli di Groppo (Gropum) di Albareto la Val Gotra, Montegroppo, San Quirico di Legio, Pieve di S. Paolo di Campi e Campi, dipendente però dalla pieve di Compiano (inserita nella corte di Calice). Nella prima metà del IX secolo il re d'Italia e futuro imperatore del Sacro Romano Impero Lotario I confermò ai monaci di Bobbio i diritti sul territorio e della corte di Torresana Turris (Borgo Val di Taro) (in cui era inserita la domusculta di Groppo di Albareto confinante con San Quirico con la corte di Calice), menzionata nell'833 nelle Adbreviationes dell'abate Wala tra i possedimenti del monastero. La domusculta di Groppo di Albareto compare fra i possedimenti bobbiesi ancora alla fine del XII secolo[9].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma del Comune di Albareto è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 12 agosto 1957.[10]

«Partito semitroncato: il primo bandato di rosso e d'argento; il secondo d'azzurro alla mezzaluna calante d'oro posta in banda; il terzo campo di cielo all'albero al naturale, sradicato. Ornamenti esteriori da Comune.»

Le bande provengono dallo stemma della famiglia dei Fieschi di Lavagna, signori di Albareto fino al 1574. La luna allude all'antica diocesi di Luni. L'albero è un pioppo ed è un'arma parlante[10] poiché in dialetto locale questa pianta è chiamata albarèl, dal latino tardo albarus ("pioppo bianco").

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Albareto è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita il 25 febbraio 1999 della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[11]:

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Durante l'occupazione nazifascista del territorio e della Provincia di Parma, le formazioni Partigiane, costituite ed organizzate nel Comune di Albareto, opposero al nemico invasore fiera resistenza, impegnandosi, in una dura e sanguinosa lotta nella valle del Gotra e nell'alta valle del Taro, che provocò al nemico gravi perdite. Cinquantanove furono i Partigiani caduti in combattimento; ventiquattro i decorati al Valor Militare di cui due medaglie d'oro al Valor Militare alla memoria. L'elevato tributo di sangue e di sofferenze, offerto in difesa della propria terra da quelle valorose formazioni Partigiane e dalla popolazione di Albareto, ha concorso a riconquistare alla Patria la perduta libertà. Albareto, febbraio 1944 - aprile 1945»
— 25 febbraio 1999

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Bertorella, Boschetto, Buzzò, Cacciarasca, Campi, Case Bosini, Caselle, Case Mazzetta, Case Mirani, Codogno, Folta, Gotra, Il Costello, Lazzarè, Le Moie, Groppo, Montegroppo, Pieve di Campi, Pistoi, Ponte Scodellino, Roncole, San Quirico, Spallavera, Squarci, Tombeto, Torre.

Pieve di Campi prende il nome da una delle più importanti testimonianze dell'arte gotica italiana.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone civico

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1951 Giuseppe Grilli Sindaco
1951 1958 Angela Gotelli Sindaco
1958 24 aprile 1995 Marco Botti Democrazia Cristiana Sindaco [13]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Carlo Berni centro-sinistra Sindaco [13]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Carlo Berni centro-sinistra Sindaco [13]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Ferrando Botti centro-sinistra Sindaco [13]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Ferrando Botti lista civica Sindaco [13]
26 maggio 2014 27 maggio 2019 Davide Riccoboni lista civica: "Un nuovo avvenire" Sindaco [13]
27 maggio 2019 in carica Davide Riccoboni lista civica: "Impegno comune" Sindaco [13]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2020 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss. [1] Archiviato il 9 settembre 2017 in Internet Archive.
  5. ^ Storia di Albareto dal portale turistico provincialgeographic.it
  6. ^ Giulio Buzzi, Carlo Cipolla, Codice diplomatico del monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII, Volume I, II, III, Roma, Tip. del Senato, Palazzo Madama, 1918.
  7. ^ Valeria Polonio Felloni, Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia, Tabella I dei possedimenti in Italia, p. 16a.
  8. ^ Eleonora Destefanis, Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale - Carte di distribuzione Ffig. 44-44a-44b, pp. 67-70.
  9. ^ Cipolla, Buzzi, Vol. I pp. 138, 140, 377 - Vol. II p. 260 - Vol. III pp. 112, 221(indice).
  10. ^ a b Massimo Ghirardi, Albareto, su araldicacivica.it. URL consultato il 20 gennaio 2021.
  11. ^ Albareto, su istitutonastroazzurro.it.
  12. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ a b c d e f g Anagrafe degli Amministratori Locali e Regionali, su amministratori.interno.gov.it. URL consultato il 25 febbraio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cipolla, Giulio Buzzi, Codice diplomatico del monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Edizioni 52-53-54 di Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto storico italiano, Roma, Tip. del Senato, Palazzo Madama, 1918.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]