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Calestano

Coordinate: 44°36′02″N 10°07′19.3″E
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Calestano
comune
Calestano – Stemma
Calestano – Bandiera
Calestano – Veduta
Calestano – Veduta
Via Giuseppe Mazzini
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Emilia-Romagna
Provincia Parma
Amministrazione
SindacoEnzo Magri (lista civica Uniti per cambiare Calestano) dal 09-6-2024
Territorio
Coordinate44°36′02″N 10°07′19.3″E
Altitudine417 m s.l.m.
Superficie57,36 km²
Abitanti2 183[1] (31-10-2025)
Densità38,06 ab./km²
FrazioniAlpicella, Borsano, Canesano, Chiastre, Castello di Ravarano, Fragno, Giarale, Iano, Linara, Marzolara, Ramiano, Ravarano, San Remigio, Tavolana, Torre di Marzolara, Vallerano, Vigolone[2]
Comuni confinantiBerceto, Corniglio, Felino, Langhirano, Sala Baganza, Terenzo
Altre informazioni
Cod. postale43030
Prefisso0525
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT034008
Cod. catastaleB408
TargaPR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[3]
Cl. climaticazona E, 2 991 GG[4]
Nome abitanticalestanesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Calestano
Calestano
Calestano – Mappa
Calestano – Mappa
Posizione del comune di Calestano nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Calestano (Calistan in dialetto parmigiano[5][6]) è un comune italiano di 2 183 abitanti[1] della provincia di Parma in Emilia-Romagna.

Geografia fisica

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Il comune di Calestano si estende per circa 58 km² nella tratto medio-alto della valle del torrente Baganza. Il territorio confina a nord con i comuni di Sala Baganza e Felino, a est con i comuni di Langhirano e Corniglio, a sud con il comune di Berceto e a ovest con quello di Terenzo.[7]

Notevole è l'escursione altimetrica del territorio, la cui altitudine varia da un minimo di 293 m s.l.m., misurati nel fondovalle nel punto più settentrionale, a un massimo di 1313 m s.l.m., raggiunti lungo il crinale che divide la Val Parma dalla Val Baganza.[7]

Il municipio, ubicato nel centro storico di Calestano, sorge alla quota di 417 m s.l.m.[8] sulla sponda destra del torrente Baganza, che a valle del capoluogo segna il confine occidentale che divide il comune prima da Terenzo e poi da Sala Baganza. Solo in corrispondenza del capoluogo il territorio comunale si estende per un breve tratto anche sulla sponda sinistra del Baganza, che è in gran parte caratterizzata da ripidi pendii, sfavorevoli all'insediamento di centri abitati; viceversa, il versante orientale della valle presenta declivi più dolci ed è attraversato da numerosi affluenti del Baganza, tra i quali il rio Moneglia, che lambisce il centro di Calestano.[9]

Il territorio presenta una buona copertura boschiva che si alterna alle aree coltivate, diffuse soprattutto nelle vallate dei vari rii e nei punti in cui il pendio digrada facendosi più dolce.[10]

Nei pressi della località di Chiastre di Ravarano si trovano i Salti del Diavolo, affioramenti allineati di rocce sedimentarie a forma di torri che tagliano ortogonalmente la val Baganza. Le strutture derivano dalla disgregazione di antichi conglomerati formatisi per sedimentazione del fondo oceanico ligure-piemontese nel periodo Campaniano del Cretacico superiore.[11] Alla base di ciascuna torre sono cementati grandi ciottoli, che diventano più piccoli e arrotondati verso il centro, mentre la sommità è costituita da un amalgama compatto di colore biancastro, molto utilizzato fino al XX secolo nelle decorazioni architettoniche degli edifici della zona.[12]

Essendo ubicato nel medio Appennino, Calestano gode di un clima caldo e temperato caratterizzato da inverni piuttosto rigidi, nei quali facilmente la temperatura scende sotto zero, ed estati calde. La temperatura media annua è di circa 11.4 °C, mentre il mese più caldo è luglio e quello più freddo è gennaio. Le temperature medie variano durante l'anno di 20.2 °C.[13]

La piovosità media annua si attesta intorno agli 1261 mm; le precipitazioni più intense avvengono in primavera e in autunno, mentre i periodi più secchi sono l'inverno e l'estate.[13] Durante i mesi invernali, le precipitazioni assumono non di rado carattere nevoso che, in taluni casi, possono anche generare notevoli accumuli al suolo.[14]

Di seguito si riporta una tabella riassuntivi dei principali dati meteorologici:[13]

Mese Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 4,16,610,515,019,523,626,725,922,016,010,15,25,315,025,416,015,4
T. media (°C) 1,33,16,510,614,818,621,520,917,512,37,12,62,310,620,312,311,4
T. min. media (°C) −1,5−0,32,66,210,213,716,315,913,18,74,10,1−0,66,315,38,67,4
Precipitazioni (mm) 65596677725445637710610379203215162286866

Origini del nome

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Il toponimo ha origine latina; Calestano deriverebbe infatti dal prediale Callistanus, riferibile a un certo Callistus, possidente romano proprietario di fondi agricoli nella zona.[18]

Il territorio di Calestano risultava popolato già nel neolitico; risalgono infatti all'incirca al 5000 a.C. alcuni strumenti in pietra rinvenuti nei pressi di Marzolara.[19]

Sono invece databili all'incirca nel 3000 a.C., in piena età del rame, vari oggetti scoperti nel tempo in varie località nei dintorni.[19]

Durante l'età del bronzo, intorno al 1500 a.C., la zona era abitata dai Liguri, che fondarono un castellaro a monte di Fragno; allo stesso popolo è riferibile una tomba risalente alla fine del IV secolo a.C., portata alla luce nei pressi di Casaselvatica, assegnata al comune di Berceto alla fine del XIX secolo.[19]

In epoca romana sorsero qua e là piccoli villaggi e fattorie, nelle posizioni più favorevoli allo sfruttamento agricolo; di quell'epoca sopravvivono ancora alcuni toponimi delle località dei dintorni,[19] tra cui quello di Calestano.[18]

In età medievale gli antichi insediamenti romani e la rete viaria si mantennero pressoché inalterati.[19]

La più antica testimonianza dell'esistenza del borgo di Calestano risale al 20 marzo 1028, quando fu menzionato in un contratto di livello relativo a una corte agricola situata a Fontanelle.[20]

Stemma dei Fieschi

A presidio della vallata furono edificati tra l'XI e il XIII secolo, probabilmente dal Comune di Parma, i castelli di Calestano, Marzolara, Alpicella, Vigolone e Ravarano;[19] mentre quest'ultimo fu acquistato nel 1214 dal marchese Pelavicino Pallavicino,[21] gli altri furono donati nel 1249 al conte di Lavagna Alberto Fieschi[N 1].[20][22][23] Nel 1275 il cardinale Ottobono Fieschi, futuro papa Adriano V, nominò suo erede di tali terre il fratello Percivalle; alla morte di quest'ultimo nel 1290 subentrarono i nipoti Luca, Carlo e Ottobono del ramo di Torriglia,[20][22][18] che nel 1313 ne furono investiti dall'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VII di Lussemburgo.[20][22][24]

Dopo la presa del potere a Parma da parte di Luchino Visconti nel 1346, i territori fliscani di Calestano e dintorni, che avevano acquistato nel 1249 l'autonomia, la persero nuovamente nel 1350, in seguito alla firma da parte degli abitanti di una dichiarazione, voluta da Giovanni Visconti, che attestava che fino al secolo precedente il territorio apparteneva al Comune di Parma e di conseguenza era ancora soggetto all'autorità cittadina; così i signori di Milano si garantirono il controllo della zona,[20][22] tanto che nel 1371 Bernabò Visconti, temendo possibili attacchi da parte del marchese di Ferrara Niccolò II d'Este, fece costruire a Calestano una sua fortezza a difesa della vallata.[20][22][25]

La situazione cambiò nel 1409, quando il Parmense fu conquistato dal marchese Niccolò III d'Este, favorevole ai Fieschi;[18][22][26] la tregua durò però solo per pochi anni, perché già nel 1420, al termine di aspri combattimenti, per mantenere il possesso di Reggio Emilia l'Estense fu costretto a restituire Parma al duca di Milano Filippo Maria Visconti.[22][26][27] I Fieschi rimasero fedeli a Niccolò, schierandosi dalla sua parte durante gli scontri contro il ducato di Milano nel 1426; il Visconti reagì incaricando il condottiero Pier Maria I de' Rossi di conquistare le terre fliscane della val Baganza. Pietro pose l'assedio alla rocca di Marzolara, che dopo 24 giorni di bombardamenti capitolò; il Duca inviò subito Niccolò de' Terzi, il Guerriero, a presidiarla.[28] Pier Maria si spostò quindi a Calestano, ove costruì una bastia di fronte al castello di Gian Luigi Fieschi, che fu ferito e arrestato nel tentativo di espugnarla.[22][26][29]

La guerra proseguì per anni in tutto il Parmense e nel 1431, per conto di Filippo Maria, Niccolò Piccinino promise al conte Gian Luigi Fieschi la restituzione dei castelli di Marzolara, Calestano e Vigolone al termine del conflitto, con la clausola che nel frattempo rimanessero nelle mani di Niccolò de' Terzi; per questo ordinò al referendario del Comune di Parma Anton Simone Butigelli di consegnarli al Guerriero.[22][26][30] Ne fu però successivamente investito Baldo Soardi,[22][26] che nel 1438 fu scomunicato dal vescovo Delfino della Pergola per non aver consegnato alla Diocesi di Parma le decime raccolte dagli abitanti di Fragno.[31] Nel 1439 Filippo Maria Visconti assegnò quindi i feudi al cancelliere di Niccolò Piccinino Albertino de' Cividali,[32][33][34] poi ai conti di Canino e infine a Giovanni da Oriate; il 16 maggio 1443, al termine della guerra, il Duca restituì i castelli di Calestano, Marzolara e Vigolone al conte Giannantonio Fieschi in segno di riconoscenza per la sua devozione.[32][33][35]

Tuttavia, nel 1465 il duca di Milano Francesco Sforza assegnò le rendite feudali al condottiero Giorgio da Galese, al quale subentrò nel 1474 Giorgio del Carretto; l'anno seguente il duca Galeazzo Maria Sforza le concesse al consigliere ducale Pietro Landriani,[32][33][36] al quale succedette nel 1498 il figlio Jacopo; l'anno seguente, però, a causa delle proteste da parte degli abitanti,[37] il duca Ludovico il Moro gli revocò l'investitura. Dopo la conquista del ducato di Milano da parte delle truppe di Luigi XII di Francia, il territorio di Calestano rientrò nel pieno possesso di Gian Luigi Fieschi,[32][33][38] alla cui scomparsa il feudo fu ereditato, insieme a quelli di Vigolone, Grondona, Garbagna, Loano e a una quota di quello di Varzi, dai figli Scipione e Sinibaldo.[32][39]

Il territorio fu interessato da altri scontri dopo la creazione del ducato di Parma e Piacenza nel 1545. Il primo duca Pier Luigi Farnese, alleato dei Fieschi, garantì loro l'appoggio in occasione della congiura contro Andrea Doria del 1547, inviando una guarnigione a presidio del castello di Calestano. Dopo l'assassinio di Pier Luigi, il capitano Camillo Orsini fu nominato provvisoriamente governatore di Parma e nel 1549 fece rinforzare il maniero calestanese. Altre difese furono approntate dopo pochi mesi dal condottiero Sforza Pallavicino, che ricostruì sulle rovine della bastia rossiana una fortezza e munì il campanile della chiesa di San Lorenzo. Tutto ciò non fu però sufficiente durante la guerra di Parma del 1551 a reggere gli attacchi delle truppe imperiali guidate da Ferrante I Gonzaga, che occuparono i castelli di Calestano e di Vigolone, riconquistati nel gennaio 1552 dall'esercito del duca Ottavio Farnese e restituiti ai legittimi proprietari al termine degli scontri.[32][33][40]

Nel 1600 il feudo di Calestano fu elevato a contea dal duca Ranuccio I Farnese, che lo assegnò a Scipione Fieschi.[33]

Nel 1650 Carlo Leone e Claudio Fieschi vendettero i diritti su Calestano, Marzolara, Vigolone e Alpicella, sui loro manieri e sulle pertinenze al conte Camillo Tarasconi, che li trasmise ai suoi discendenti.[32][33][41]

A Ravarano rimasero invece quasi ininterrottamente i Pallavicino fino al 1687, quando, in seguito all'estinzione di uno dei rami della famiglia, la Camera Ducale di Parma assorbì la sua quota, per assegnarla ai fratelli Gian Simone e Lelio Boscoli, che acquistarono anche l'altra metà da un altro ramo della casata; dopo la permuta di Ravarano con Berceto nel 1707, nel 1728 il feudo fu assegnato dalla Camera Ducale al conte Paolo Anguissola, che lo tenne fino al 1743; nel 1744 ne fu investito il conte Beltrame Cristiani, i cui figli mantennero i diritti feudali fino alla loro abolizione sancita dai decreti napoleonici del 1805.[42][43][44]

Età contemporanea

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I Tarasconi rimasero a Calestano fino agli inizi del XIX secolo, quando, in seguito alla conquista del ducato di Parma e Piacenza da parte dei francesi, nel 1805 per decreto napoleonico tutti i diritti feudali furono aboliti;[32][33][18] l'anno seguente il centro abitato divenne sede di comune (o mairie).[45]

Dopo l'Unità d'Italia furono tracciate nuove strade, tra cui quella di fondovalle, favorendo lo sviluppo economico della zona; tuttavia, mentre i centri di Calestano e Marzolara incrementarono notevolmente il proprio numero di abitanti, le frazioni montane si spopolarono gradualmente.[46]

Nel 1890 il territorio comunale fu ridotto in seguito alla cessione della frazione di Casaselvatica al comune di Berceto.[18]

Nel 1910 fu inaugurata la tranvia Parma-Marzolara, per collegare la città[47] alla frazione, che divenne meta di turismo sciistico; la linea sarebbe rimasta attiva fino al 1952.[19] Inoltre, nel 1915 furono avviati i lavori di costruzione delle strade carrozzabili per Langhirano e per Fornovo di Taro, consentendo un collegamento diretto con la val Parma e la val Taro.[48]

Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Calestano fu uno dei comuni della provincia di Parma adibiti a località di internamento libero per ebrei stranieri. Vi soggiornarono a domicilio coatto diciannove profughi, provenienti dai Balcani.[49] Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, il gruppo si dette alla clandestinità e si disperse. I più riuscirono in vario modo a evitare la cattura e la deportazione, a eccezione dei quattro componenti della famiglia Reknitzer, arrestati a Cernobbio mentre tentavano di attraversare il confine italo-svizzero[N 2];[50] in memoria dei deportati, nel 2023 furono poste delle pietre d'inciampo di fronte alle case dove erano alloggiati a Calestano durante il soggiorno coatto.[51] Negli stessi mesi, i coniugi Ostilio e Amelia Barbieri, con la connivenza del maresciallo dei carabinieri Giacomo Avenia e del podestà Ugo Gennari, trovarono rifugio ai tre componenti della famiglia ebrea dei Mattei, profughi fiumani; il parroco don Ernesto Ollari li nascose nella frazione di Canesano, ove rimasero fino alla Liberazione; per questo, il 2 agosto 1999, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme conferì a Ostilio e Amelia Barbieri, Giacomo Avenia ed Ernesto Ollari l'onorificenza di giusti tra le nazioni.[52]

Durante il passaggio del fronte, il centro di Calestano subì gravi danni, colpito dai bombardamenti alleati, che causarono anche il crollo di parte della chiesa di San Lorenzo.[53]

Stemma comunale
Gonfalone comunale

Lo stemma comunale è definito dal decreto regio del 24 febbraio 1927[54] concesso dal re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia come:[55]

«Troncato: nel primo bandato d'azzurro e d'argento; nel secondo fasciato ondato d'oro e di rosso. Corona da Comune»

Le due porzioni dello stemma riprendono i blasoni delle antiche famiglie feudatarie di Calestano: superiormente dei Fieschi e inferiormente una variante di quello dei Tarasconi[18] (fasciato nebuloso d'oro e di rosso) che successero loro nel 1650.[32][33]

«Drappo di azzurro.»

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Chiesa di San Lorenzo

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Lorenzo (Calestano).
Chiesa di San Lorenzo

Menzionata per la prima volta nel 1222, la chiesa romanica, elevata a sede plebana del 1520, fu ampliata verso la fine del XVI secolo; notevolmente modificata in stile neoclassico agli inizi del XVIII secolo, fu dotata di una facciata neorinascimentale nel 1907; pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati nel 1944, fu ristrutturata tra il 1949 e il 1950, con la riedificazione del prospetto principale modernista su disegno dell'architetto Italo Costa e la realizzazione delle decorazioni interne ad opera del pittore Regolini; restaurata tra il 1985 e il 2007, fu colpita dal terremoto del 2008 e ristrutturata tra il 2009 e il 2011. Il tempio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da tre cappelle per lato, presenta una simmetrica facciata intonacata, elevata su due ordini e arricchita da alcune specchiature ad arco a tutto sesto; all'interno l'aula, scandita lateralmente da lesene doriche, è coperta da una volta a botte lunettata dipinta; la controfacciata, il presbiterio e le cappelle accolgono numerose opere d'arte, tra cui l'antico altare maggiore in marmi policromi, la pala d'altare eseguita da Pietro Melchiorre Ferrari nella seconda metà del XVIII secolo, il coro ligneo settecentesco, due oli seicenteschi realizzati da Antonio Lagorio, il fonte battesimale marmoreo cinquecentesco e numerosi arredi e oggetti liturgici seicenteschi e settecenteschi.[53][58][59][60]

Chiesa di San Pietro Apostolo a Fragno

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro Apostolo (Calestano).
Chiesa di San Pietro Apostolo a Fragno

Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa romanica di Fragno fu danneggiata da una frana intorno alla metà del XVII secolo e abbattuta; ricostruita nel 1660 circa in forme barocche in posizione più sicura, fu arricchita della nuova facciata neoclassica nel 1858 e decorata internamente nel 1954. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una simmetrica facciata a salienti intonacata e ornata con un doppio ordine di lesene a sostegno del frontone triangolare centrale di coronamento; sulla sinistra si erge isolato l'alto campanile in pietra, sormontato da una lanterna a base ottagonale. All'interno l'aula è coperta da una volta a botte lunettata decorata con affreschi; l'edificio accoglie numerose opere di pregio, tra cui alcuni dipinti seicenteschi e settecenteschi, una serie di arredi del XVIII secolo, una croce astile quattrocentesca, vari oggetti liturgici e paramenti sacri.[61][62][63]

Chiesa di San Giacomo Apostolo a Vallerano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giacomo Apostolo (Calestano).
Chiesa di San Giacomo Apostolo a Vallerano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa romanica di Vallerano, elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu parzialmente ricostruita all'incirca tra il 1691 e il 1715; dotata del campanile nei primi anni del XIX secolo, fu ristrutturata nel 1975; danneggiata dal terremoto del 2008, fu interamente restaurata e consolidata tra il 2016 e il 2017. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e asimmetrica facciata a capanna in pietra; l'interno, decorato con lesene e affreschi in stile eclettico, conserva un olio ottocentesco raffigurante San Giacomo apostolo.[64][65][66]

Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Ramiano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso (Calestano).
Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso a Ramiano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa romanica di Ramiano, elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu ricostruita in forme neoclassiche nel corso del XVIII secolo; modificata nel 1900, fu restaurata nel 1954 e nuovamente tra il 1980 e il 2000. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna coronata da un frontone triangolare; l'interno, decorato con lesene, conserva sull'antico altare maggiore settecentesco una pala d'altare barocca, eseguita da Paolo Ferrari nel 1764, e una croce astile in argento sbalzato risalente al 1650 circa.[67][68][69]

Chiesa di San Pietro e Santa Maria della Pace a Marzolara

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro e Santa Maria della Pace.
Chiesa di San Pietro e Santa Maria della Pace a Marzolara

Menzionata per la prima volta nel 1230, la piccola cappella romanica di Marzolara fu modificata nella zona absidale nel XV secolo; elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, nel 1915 fu sostituita da un nuovo ampio tempio con due cappelle eretto in adiacenza su progetto dell'architetto Alfredo Provinciali; arricchita nel 1928 della facciata eclettica su disegno dell'architetto Camillo Uccelli, la chiesa modernista fu affiancata tra il 1950 e il 1962 da altre quattro cappelle e da due locali di servizio e decorata internamente nel 1963 da Manlio Manuati; elevata nel 1969 a santuario diocesano dedicato a santa Maria della Pace, fu colpita da un terremoto nel 2008 e ristrutturata tra il 2010 e il 2013. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da tre cappelle per parte, presenta una simmetrica facciata a salienti, ornata con un doppio ordine di lesene composite, a sostegno del frontone triangolare centrale di coronamento; internamente l'aula, scandita da lesene e decorata con affreschi, conserva sull'antico altare maggiore una monumentale ancona settecentesca barocca, contenente la statua della Madonna della Pace, proveniente dall'oratorio di Santa Maria della Pace di Parma.[70][71][72]

Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine a Canesano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine (Calestano).
Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine a Canesano

Menzionata per la prima volta nel 1493, la cappella romanica di Canesano, elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu danneggiata da una frana nella seconda metà del XIX secolo e conseguentemente abbattuta; ricostruita nel 1888 in stile neoclassico in posizione più sicura, fu dotata nel 1925 di un nuovo campanile e modificata nel 1952 con l'aggiunta delle due cappelle laterali. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a salienti intonacata; all'interno l'aula, coperta da due volte a crociera dipinte, è ornata lateralmente con lesene; la cappella di sinistra accoglie un fonte battesimale quattrocentesco in pietra.[60][73][74][75]

Chiesa di San Giovanni Battista a Vigolone

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni Battista (Calestano).
Chiesa di San Giovanni Battista a Vigolone

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella romanica di Vigolone, elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu abbattuta nel 1897 e completamente ricostruita a poca distanza; completata nel 1929 con la facciata e il campanile, la nuova chiesa fu decorata internamente tra il 1931 e il 1935. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna, delimitata da due lesene e caratterizzata dalla presenza di un portale centrale sormontato da una bifora; all'interno l'aula, scandita da lesene doriche, è ornata con affreschi a motivi geometrici e floreali sulla volta a botte lunettata. In adiacenza si erge la canonica in pietra, risalente al 1594.[60][76][77]

Chiesa di San Bartolomeo a Ravarano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Bartolomeo (Calestano).
Chiesa di San Bartolomeo a Ravarano

Citata per la prima volta nel 1230, l'antica cappella, posta in località Borello, fu distrutta da una frana nel 1589; ricostruita a Villa tra il 1602 e il 1676 in stile tardo-rinascimentale, fu ampliata tra il 1724 e il 1739 e modificata tra il 1905 e il 1920; decorata internamente nel 1934, fu arricchita della nuova facciata neoromanica nel 1949; danneggiata da un terremoto nel 2008, fu ristrutturata tra il 2009 e il 2013. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una facciata a salienti, scandita da lesene in laterizio; all'interno l'aula è decorata con affreschi sulla volta a botte lunettata; il presbiterio conserva un'ancona barocca contenente una pala settecentesca.[78][79][80][81]

Oratorio della Beata Vergine della Cintura a Iano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Oratorio della Beata Vergine della Cintura.
Oratorio della Beata Vergine della Cintura a Iano

Menzionato per la prima volta nel 1230, l'oratorio di Iano fu ricostruito nel 1630 in semplici forme barocche da Pellegrino Coruzzi e restaurato tra il 1950 e il 1960. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna, rivestita in arenaria come il resto dell'edificio; all'interno l'aula è decorata con lesene e affreschi sulla volta a botte lunettata e sulle pareti.[82][83]

Architetture militari

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Castello di Ravarano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Ravarano.
Castello di Ravarano

Costruito nell'XI secolo dal Comune di Parma, il castello di Ravarano fu acquistato da Pelavicino Pallavicino nel 1214; distrutto nel 1267 dai guelfi parmigiani, fu riedificato da Manfredino Pallavicino agli inizi del XIV secolo; assorbito dalla Camera Ducale di Parma nel 1687, fu riassegnato dapprima a Gian Simone e Lelio Boscoli, poi nel 1728 a Paolo Anguissola, indi nel 1744 a Beltrame Cristiani; alienato agli inizi del XIX secolo all'ingegner Francesco Bertè, nel 1832 fu completamente ristrutturato; rivenduto dapprima ai Pozzi, poi ai Prevedoni, indi a Egidio Forni e infine nel 1913 al nobile Roberto Fainardi, fu interamente restaurato, per essere in seguito trasmesso in eredità alla famiglia Nanni Fainardi. Interamente rivestito in pietra, l'edificio si erge sulla sommità di un ripido rilievo proteso verso la val Baganza; i prospetti, illuminati da poche finestre sui lati esterni, presentano alcuni portali in arenaria affacciati sulla corte seicentesca d'accesso, in cui trova spazio un pozzo risalente alla fine del XV o agli inizi del XVI secolo.[84][85][86][87]

Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Calestano.

Menzionato per la prima volta nel 1249 nell'atto di donazione al conte Alberto Fieschi, il castello di Calestano fu conquistato nel 1426, per conto del duca Filippo Maria Visconti, da Pier Maria I de' Rossi; assegnato successivamente a Niccolò Guerriero, ad Albertino de' Cividali, ai conti di Canino e a Giovanni da Oriate, fu restituito nel 1443 al conte Giannantonio Fieschi; ceduto nel 1465 al condottiero Giorgio da Gallese, passò nel 1474 a Giorgio del Carretto, poi nel 1475 a Pietro Landriani e nel 1498 a suo figlio Jacopo, per essere infine reso a Gian Luigi Fieschi negli anni seguenti; alienato nel 1650 al conte Camillo Tarasconi, fu completamente abbandonato e cadde in rovina, fino alla sua completa scomparsa.[88][89]

Castello di Marzolara

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Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Marzolara.

Menzionato per la prima volta nel 1313 nell'atto di donazione ai Fieschi da parte dell'imperatore Enrico VII, il castello di Marzolara fu conquistato nel 1426, per conto del duca Filippo Maria Visconti, da Pier Maria I de' Rossi, che lo fortificò; assegnato in seguito a Niccolò Guerriero, ad Albertino de' Cividali, ai conti di Canino e a Giovanni da Oriate, fu restituito nel 1443 al conte Giannantonio Fieschi; successivamente abbandonato, cadde in degrado già nel XVI secolo; alienato nel 1650 al conte Camillo Tarasconi, scomparve in epoca imprecisata e sulle sue rovine fu costruita entro il 1804 una casa colonica.[90][91]

Castello di Alpicella

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Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Alpicella.

Menzionato per la prima volta nel 1247, il castello di Alpicella, appartenente a Giacomo da Beneceto, fu occupato nel 1267 dai ghibellini e successivamente distrutto dalle forze guelfe del Comune di Parma; donato nel 1249 ai conti di Lavagna Fieschi, fu alienato nel 1650 al conte Camillo Tarasconi; abbandonato, scomparve in epoca imprecisata.[92][93]

Castello di Vigolone

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Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Vigolone.

Menzionato per la prima volta nel 1247, il castello di Vigolone, inizialmente appartenente a Lanfranco da Cornazzano, fu donato nel 1249 dal Comune di Parma ai conti di Lavagna Fieschi; conquistato nel 1426 dalle truppe di Pier Maria I de' Rossi per conto del duca Filippo Maria Visconti, fu assegnato in seguito a Niccolò Guerriero, ad Albertino de' Cividali, ai conti di Canino e a Giovanni da Oriate, per essere infine restituito nel 1443 al conte Giannantonio Fieschi; occupato per alcuni mesi dall'esercito imperiale durante la guerra di Parma nel 1551, fu alienato nel 1650 al conte Camillo Tarasconi; abbandonato, cadde successivamente in profondo degrado. Ne sopravvivono soltanto alcune tracce, seminascoste dalla folta boscaglia sulla cima del monte nei pressi dell'abitato.[88][94]

Architetture civili

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Palazzo Coruzzi Barbieri

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Facciata del palazzo Coruzzi Barbieri
Loggiato del palazzo Coruzzi Barbieri

Costruito nel XVIII secolo unendo alcuni distinti fabbricati d'antica origine, il palazzo, interamente rivestito in pietra, si sviluppa su una pianta irregolare. La simmetrica facciata elevata su due livelli principali è caratterizzata dalla presenza dell'ampio portale centrale ad arco a tutto sesto con cornice in arenaria, ornata in chiave di volta con un medaglione; superiormente è collocato nel mezzo un balconcino; sul retro si apre una corte a C, dominata sul lato est da un porticato ad arcate a tutto sesto sormontato da un doppio loggiato, retto da pilastri in mattoni coronati da capitelli dorici.[60][95][96][97]

Palazzo Tarasconi

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Portale d'accesso e ala sud-ovest del palazzo Tarasconi

Appartenuto anticamente ai conti Tarasconi e successivamente ai Savani, il palazzo si sviluppa a lato della chiesa di San Lorenzo. Interamente rivestito in pietra, l'edificio conserva l'androne e due sale del pianterreno decorate con affreschi, parzialmente frammentari, eseguiti all'incirca nel 1629 probabilmente da Girolamo Curti, detto "il Dentone"; nella prima stanza sono rappresentati un grande stemma nobiliare dei Tarasconi e Quadrature architettoniche, mentre nella seconda sono raffigurate le scene di Noè che esce dall'arca e La Verità con la bilancia della giustizia.[60][95][98]

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[99]

Etnie e minoranze straniere

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Al 31 dicembre 2024 erano presenti 441 stranieri, pari al 20,7% dei residenti.[100]

Le nazionalità erano complessivamente 33; quelle maggiormente rappresentate erano:[101][102]

L'ex casa del popolo di via Giuseppe Mazzini 1 è sede della biblioteca comunale "L'Albero Maestro".[103]

A Calestano ha sede in via Roma un polo scolastico, costituito da una scuola primaria denominata "Verti-Ollari" e una scuola secondaria inferiore intitolata a "G. Micheli".[104]

Museo del tartufo di Fragno

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Lo stesso argomento in dettaglio: Museo del tartufo di Fragno.

Inaugurato nel 2024, il museo del tartufo di Fragno trova spazio all'interno delle antiche cantine e prigioni del palazzo comunale di Calestano; il percorso, suddiviso in sei sezioni, illustra, attraverso una serie di pannelli e tecnologie multimediali, le caratteristiche e le tradizioni legate alla raccolta e all'utilizzo culinario del tartufo nero di Fragno.[105][106]

Tartufo nero di Fragno

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Lo stesso argomento in dettaglio: Tartufo nero di Fragno.

Riconosciuto come PAT,[107] il tartufo nero di Fragno è una varietà di tuber uncinatum, di raccolta autunnale, diffusa nella zona di Fragno, frazione posta a est del capoluogo in prossimità dello spartiacque tra le valli dei torrenti Parma e Baganza. La zona di raccolta, compresa tra il monte Sporno e il monte Bosso, presenta caratteristiche peculiari: conformazione geologica a flysch, terreno morbido e privo di ristagni d'acqua, esposizione a nord, collocazione ai margini o all'interno di boscaglie di latifoglie e altitudine compresa tra i 500 e i 1000 m s.l.m. La raccolta e la vendita sono disciplinate dal consorzio del tartufo di Fragno.[108][109] Il comune di Calestano fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Tartufo.[110]

Prodotti tipici della zona sono i piatti a base del tartufo nero di Fragno, tra cui vari primi, come risotti, tagliatelle, tortelli e polenta, e alcuni secondi di carne.[111]

Il comune di Calestano fa inoltre parte dell'itinerario eno-gastronomico della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma.[112]

Dal 1991 annualmente, da metà ottobre a metà novembre, si svolge ogni domenica nel capoluogo la "Fiera nazionale del tartufo nero di Fragno", che sostituisce la "Festa del tartufo nero di Fragno" organizzata dal 1984 al 1987 nella piccola piazza della frazione di Fragno e dal 1988 al 1990 nel centro di Calestano. Nel corso delle manifestazioni, oltre a mercatini di prodotti tipici della zona, degustazione di piatti locali e intrattenimenti musicali, vengono organizzati giochi, gare e vendite di tartufi.[113][114]

Geografia antropica

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Il capoluogo, adagiato sulla sponda destra del torrente, è attraversato dalla provinciale di fondovalle della Val Baganza, che lambisce il centro storico. Quest'ultimo si allunga verso monte lungo la curvilinea via Giuseppe Mazzini, in direzione dell'antico castello scomparso. Nonostante le modifiche effettuate tra il XIX e il XX secolo, il borgo antico conserva in parte integra la configurazione originaria; la porzione più antica è costituita da borgo Manone, che, fiancheggiato da edifici a schiera e corti cintate di origine medievale, si allarga in un piazzale in cui anticamente sorgeva la bastia costruita da Pier Maria I de' Rossi nel 1426.[115]

Lo stesso argomento in dettaglio: Marzolara.
Panorama di Marzolara

Marzolara è la frazione principale del comune; posta sul fondovalle 4,71 km a nord-est del capoluogo, in corrispondenza di un ponte sul torrente Baganza, conta circa 530 abitanti, pari a oltre un quarto dell'intera popolazione comunale.[116] La zona risultava abitata già nel neolitico, come testimoniato dal rinvenimento di alcuni oggetti,[117] mentre il borgo, fondato in epoca medievale, fu menzionato per la prima volta nel 1230, insieme alla sua primitiva cappella. Donato nel 1249 dal Comune di Parma al conte Alberto Fieschi insieme a Calestano, il centro abitato fu dotato di un castello difensivo, nominato a partire dal 1313; appartenuto quasi ininterrottamente per circa 400 anni ai Fieschi, nel 1650 il territorio fu alienato al conte Camillo Tarasconi, i cui discendenti ne mantennero il possesso fino all'abolizione dei diritti feudali del 1805, dopodiché Marzolara divenne frazione di Calestano.[90][118] Tra il 1910 e il 1952 la località fu capolinea di una tranvia collegata a Parma, che ne favorì per anni lo sviluppo turistico invernale.[47][119] Nel centro abitato si conserva la chiesa di San Pietro e Santa Maria della Pace,[72] mentre dell'antico maniero non sopravvivono tracce.[120]

Lo stesso argomento in dettaglio: Fragno (Calestano).
Il piccolo centro di Fragno

Fragno è una piccola frazione di 70 abitanti, situata 2,83 km a sud-est del capoluogo, su un pianoro che si erge a 656 m s.l.m. alle pendici del monte Sporno, in prossimità dello spartiacque fra le valli del Baganza e del Parma.[121] La zona risultava abitata già durante l'età del bronzo, quando probabilmente i Liguri vi costruirono un castellaro,[19] mentre il borgo, fondato in epoca altomedievale, fu menzionato per la prima volta nel 999; dotato di una cappella nominata a partire dal 1230, il centro abitato fu donato nel 1249 insieme a Calestano dal Comune di Parma al conte Alberto Fieschi, i cui eredi ne mantennero quasi ininterrottamente il possesso per circa 400 anni; alienato nel 1650 al conte Camillo Tarasconi, appartenne ai suoi eredi fino all'abolizione dei diritti feudali del 1805, dopodiché Fragno divenne frazione di Calestano.[122][123] In seguito all'Unità d'Italia, la strada di collegamento tra Calestano e Fragno fu resa carrozzabile[19] e nel 1929 fu completata fino a Langhirano.[124] La località divenne in seguito nota per l'omonimo tartufo nero, riconosciuto come PAT.[125] Nel centro abitato si conserva la chiesa di San Pietro Apostolo.[63]

Lo stesso argomento in dettaglio: Ravarano.
Il borgo di Castello di Ravarano

Ravarano è una frazione di quasi 100 abitanti, situata 4,41 km a sud-ovest di Calestano, a mezzacosta lungo la strada provinciale per Berceto.[126] La sua storia è strettamente connessa a quella del suo castello, innalzato agli inizi dell'XI secolo dal Comune di Parma a difesa dalle incursioni provenienti dalla Lunigiana.[127][128] Acquistato nel 1214 dal marchese Pelavicino Pallavicino, appartenne quasi ininterrottamente ai suoi discendenti per oltre 450 anni; assegnato nel 1687 ai conti Boscoli, nel 1707 tornò alla Camera Ducale di Parma, che nel 1728 ne investì il conte Paolo Anguissola e infine nel 1744 il conte Beltrame Cristiani; sua figlia Carlotta ne mantenne i diritti fino alla loro abolizione nel 1805, dopodiché Ravarano divenne frazione di Calestano.[129][130] Ravarano è costituita da una serie di centri minori; i principali sono Villa, in cui è conservata la chiesa di San Bartolomeo,[80] e Castello, in cui ha sede l'antico maniero, appartenente alla famiglia Nanni Fainardi;[127] in località Chiastra si trovano i Salti del Diavolo, affioramenti di rocce sedimentarie che tagliano ortogonalmente la vallata.[131]

Frazioni minori

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Lo stesso argomento in dettaglio: Vallerano (Calestano), Ramiano, Canesano e Vigolone.

Vallerano e Ramiano sorgono a monte di Marzolara, rispettivamente a 5,5 km dal capoluogo a un'altezza di 516 m s.l.m.[132] e a 3,3 km dal capoluogo a un'altezza di 545 m s.l.m.[133] Fondati in epoca medievale, i due borghi furono difesi per secoli dal castello di Marzolara, appartenente ai Fieschi dal XIII secolo al 1650, quando fu acquistato, insieme a Calestano, dal conte Camillo Tarasconi, i cui eredi ne mantennero i diritti fino alla loro abolizione nel 1805;[90][64][118][134] i due piccoli centri abitati, situati lungo il percorso dell'antica strada a mezzacosta di collegamento tra Felino e Calestano, si spopolarono a partire dagli inizi del XX secolo, quando fu tracciata la provinciale a fondovalle.[46] A Vallerano si conserva la chiesa di San Giacomo Apostolo,[65] mentre a Ramiano si trova la chiesa dei Santi Gervasio e Protaso.[68]

Canesano sorge 3,3 km a sud del capoluogo, a un'altezza di 795 m s.l.m. su un piccolo altopiano nella valle del rio Spingone.[135] Il territorio risultava abitato già in età preistorica,[46] mentre il borgo fu fondato in epoca medievale, non lontano dal castello di Alpicella, che fu donato nel 1247 dal Comune di Parma al conte Alberto Fieschi;[136] alienato nel 1650 dai suoi discendenti al conte Camillo Tarasconi, appartenne ai suoi eredi fino all'abolizione dei diritti feudali del 1805;[137] il piccolo centro abitato si spopolò a partire dagli inizi del XX secolo, quando fu tracciata la provinciale a fondovalle.[46] Nella frazione si conservano la chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine[74] e il campanile della chiesa originaria;[137] ad Alpicella si trovano le rovine dell'oratorio di Sant'Agata,[138] mentre non sopravvivono tracce dell'antico castello.[92]

Vigolone sorge infine presso uno sperone di roccia 2,81 km a sud del capoluogo, a un'altezza di 853 m s.l.m.[139] Il territorio risultava abitato già in età preistorica,[46] mentre il borgo, fondato in epoca medievale, fu per secoli difeso da un castello, donato nel 1247 dal Comune di Parma al conte Alberto Fieschi; alienato nel 1650 dai suoi discendenti al conte Camillo Tarasconi, appartenne ai suoi eredi fino all'abolizione dei diritti feudali del 1805;[140] il piccolo centro abitato si spopolò a partire dagli inizi del XX secolo, quando fu tracciata la provinciale a fondovalle.[46] Nella frazione si conservano la chiesa di San Giovanni Battista[77] e pochi ruderi del castello seminascosti dalla boscaglia.[141]

Dal punto di vista economico, il settore agricolo rimane prioritario, con la diffusa coltivazione soprattutto di cereali e i numerosi allevamenti di bovini, suini e avicoli. Connesse a questi ultimi sono le aziende alimentari, principalmente del settore lattiero-caseario, ma non mancano anche alcune industrie dei comparti edile e metalmeccanico. Per quanto riguarda infine il settore terziario, hanno sede nel capoluogo tutti i principali servizi di base, oltre a varie attività commerciali e ricettive.[142]

Infrastrutture e trasporti

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Il capoluogo è attraversato dalla strada provinciale 15, che, costruita agli inizi del XX secolo lungo il fondovalle della Val Baganza, oltrepassa anche le frazioni di Marzolara a nord-est e Ravarano a sud-ovest.[46][143] Il centro abitato è inoltre unito a Langhirano e a Fornovo di Taro rispettivamente dalle strade provinciali 61 e 39, costruite a partire dal 1915 per consentire un collegamento diretto con la val Parma e la val Taro.[48][144]

Tra il 1910 e il 1954 la frazione di Marzolara fu capolinea di una tranvia per Parma.[19][47]

Amministrazione

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Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Sindaci eletti dal Consiglio comunale

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1945 1946 Rodolfo Fainardi Sindaco [145]
1946 1955 Giovanni Calzolari Sindaco [145]
1955 1960 Pasquale Abelli Sindaco [145]
1960 1970 Francesco Illari Sindaco [145]
1970 1975 Tiziano Del Sante Sindaco [145]
1975 1990 Federico Gennari Democrazia Cristiana Sindaco [145]
1990 1996 Mario Bertani Democrazia Cristiana Sindaco [145]

Sindaci eletti direttamente dai cittadini

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Luigi Pini centro-sinistra Sindaco [146]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Filippo Abelli lista civica Sindaco [146]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Filippo Abelli lista civica Sindaco [146]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Mariagrazia Conciatori lista civica Sindaco [146]
26 maggio 2014 27 maggio 2019 Francesco Peschiera lista civica: "Calestano volta pagina" Sindaco [146]
27 maggio 2019 9 giugno 2024 Francesco Peschiera lista civica: "Calestano volta pagina" Sindaco [146]
9 giugno 2024 in carica Enzo Magri lista civica: "Uniti per cambiare Calestano" Sindaco [146]

Sul territorio comunale vi sono due squadre di calcio: l'AC Marzolara, che milita nel campionato di prima categoria nel girone B,[147] e l'ASD Calestanese, che milita nel campionato di seconda categoria di Parma nel girone C.[148]

  1. Secondo lo storico Federico Federici, Calestano, Vigolone e le terre dei dintorni rientravano nei domini fliscani già dalla fine del XII secolo, mentre altri studiosi sono concordi nel ritenere che la cessione della zona fosse avvenuta nel 1249, in segno di riconoscimento per l'aiuto fornito da Alberto Fieschi l'anno precedente nella battaglia di Parma, contro l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia. Vedi Capacchi, 1979, p. 53.
  2. Mehemed Reknitzer morì ad Auschwitz il 6 febbraio 1944, mentre sopravvissero gli altri: la cognata Melania Bermann Reknitzer (deportata a Bergen-Belsen) e i suoi due figli, Adolfo (deportato a Buchenwald) e Carlotta (deportata a Ravensbrück). Vedi Reknitzer, famiglia, su pietredinciampoparma.it. URL consultato il 20 gennaio 2026..

Bibliografiche

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